Niger: una rivoluzione multipolare che esce dai dogmi della sinistra post-marxista

La Rivolta antimperialista del Niger s’inserisce nella transizione ad un Nuovo Ordine Multipolare, un sistema socio-politico esterno all’anglosfera basato sullo smantellamento dello Stato neoliberale-fallito, tipico dei regimi colonizzati e la transizione ad un modello di Stato-sociale dinamico e centralizzato sulla sovranità economica. Niger, Mali e Burkina Faso, rilanciando l’antimperialismo militare inaugurato durante la ‘’guerra fredda’’ da Nasser, hanno ridefinito gli assetti geostrategici regionali indebolendo, prima di tutto, gli interessi geoeconomici francesi e la proiezione unilaterale del Pentagono; il sub-imperialismo francese (totalmente subalterno al Pentagono ed alla dottrina della ‘’guerra eterna’’) e l’imperialismo USA, dopo una attenta disamina della Rivoluzione civile/militare nigerina, ne escono declassati al rango di Imperi delle banane, con una establishment incapace d’analizzare e prevedere gli sviluppi, nei singoli Paesi, della conflittualità sociale.

 

Niger: l’esercito come avanguardia di classe?

 

Il Niger, uno dei paesi più poveri del pianeta, conta un organico militare composto da 12mila soldati a cui il presidente deposto aggiunse altri 40mila uomini integrati in organizzazioni paramilitari; un organico, nel complesso, insufficiente a difendere il Paese dal terrorismo wahabita finanziato ed armato dagli Stati Uniti per estendere la dottrina della ‘’guerra eterna’’ all’Africa. Il Consiglio Nazionale per la Salvaguardia della Patria (CNSP) nacque come componente antimperialista, d’ispirazione panafricanista, all’interno dell’esercito nigerino con l’obiettivo – finora limitato – di combattere la corruzione imperante nelle istituzioni e garantire la ‘’sicurezza nazionale’’ davanti le incursioni di Boko Haram. I governi militari di Niger, Mali e Burkina Faso, per quanto multipolari, non sono certo (ancora) ‘’Che’’ Guevara e Thomas Sankara, ma la vittoria dell’Operazione Militare Speciale Z contro l’Occidente collettivo ha contribuito a radicalizzare il nazionalismo panafricano: il sottosviluppo è un prodotto dell’americanizzazione del mondo, di cui, per quanto arrogante e spocchioso, l’Elisio è soltanto una pedina consumata.

Le fonti consultate mi spingono a dedurre che il nuovo capo del governo nigerino, Abdourahamane Tchiani, ex comandante della guardia presidenziale, abbia legittimamente anticipato un golpe postmoderno (sul ‘’modello’’ pakistano) della fazione filo-statunitense dell’esercito; una azione rivoluzionaria/multipolare la quale ha trovato un ampio consenso popolare, a fronte della corruzione dell’élite vergognosamente legata allo Stato colonizzatore francese ed alle multinazionali anglosassoni. In Niger non c’è stato nessun colpo di Stato, ma soltanto un processo di democratizzazione del Paese egemonizzato dall’esercito, un processo semi-rivoluzionario che rompe con gli schemi della sinistra eurocentrica, ‘’politicamente corretta’’ e diversamente razzista.

La rivolta antimperialista – da appoggiare incondizionatamente – ha colpito gli interessi delle multinazionali francesi e del complesso militare-industriale USA:

 

‘’Tchiani e la sua squadra governativa cercano legittimità mentre Stati Uniti e Francia, da un lato, e Russia dall’altro, si stanno muovendo. In un primo momento, sia Washington che Parigi sembravano avere un certo vantaggio, non solo perché la maggior parte dei comandi militari nigerini è stata addestrata dalle loro forze militari, ma anche perché entrambi i Paesi sono riusciti a creare, contro il popolo del Niger, solidi interessi reciproci a Niamey.
Gli Stati Uniti hanno la base aerea dei droni di Agadez, che consente loro di tenere d’occhio il territorio e rispondere alla minaccia jihadista, tenendosi, oltretutto, aggiornati sui movimenti migratori e sul commercio illegale. Da parte sua, una società statale francese gestisce diverse miniere di uranio nel Paese (circa il 24% dell’uranio utilizzato in Europa proviene dal Niger). Nel caso della Francia, tale percentuale è del 15% e Parigi ha anche un contingente militare stimato, in Niger, in circa 1.500 soldati. Soldati francesi a difesa dell’esproprio imperialista di uranio nigerino.’’ 1

 

Lo stesso imperialismo ‘’straccione’’ italiano ne uscirebbe ridimensionato, davanti all’auspicabile rimpatrio dei sui 300 mercenari operativi (a spregio del Diritto internazionale) nel Paese africano. Al di là del sostegno economico, la Federazione Russa, con la presenza della CMP Wagner in Mali e Burkina Faso, potrebbe offrire appoggio logistico-militare ai rivoluzionari nigerini in caso d’una improbabile aggressione imperialista: USA, Francia ed Italia non apriranno un secondo fronte di guerra (oltre a quello Ucraino), mentre fra i Paesi aderenti all’Ecowas soltanto la Nigeria potrebbe muoversi militarmente, ciononostante ne risulterebbe una manovra militare osteggiata dalla base dell’esercito. L’Africa è oramai parte integrante del Nuovo Ordine Multipolare.

La Rivoluzione militare nigerina ha sconvolto gli schemi della sinistra post-modernista e “neo-anarchica”: gli africani odiano l’Occidente collettivo e le Onlus progressiste le quali promuovono lo sradicamento, in nome di nuove forme di sfruttamento neoborghese. I popoli africani non vogliono la compassione della lobby progressista, ma rivendicano un ruovo attivo nella costruzione del Nuovo Ordine Multipolare.

https://www.cumpanis.net/niger-per-comprendere-una-rivolta-civico-militare-che-si-autodefinisce-nazionalista-e-antimperialista/

Niger, il domino del Sahel

Fonte foto: Altrenotizie (da Google)

 

 

 

9 commenti per “Niger: una rivoluzione multipolare che esce dai dogmi della sinistra post-marxista

  1. Giulio Bonali
    4 agosto 2023 at 15:58

    Tutto questo é molto auspicabile e non impossibile (non é da escludersi inevitabilmente a priori).
    Ma l’ esperienza suggerisce estrema prudenza e cautela e sconsiglia i facili entusiasmi ottimistici quando si tratta di “rivoluzioni dall’ alto”, condotte e praticate da ristrette elitès (specie se militari) e non da larghe masse popolari più o meno consapevoli: tradimenti, corruzioni e volgimenti di gabbana vari sono almeno altrettanto da non escludersi necessariamente a priori.

    • Fabrizio Marchi
      5 agosto 2023 at 10:50

      Giusta e condivisibile cautela.

  2. gianna
    4 agosto 2023 at 18:23

    Follow the money…
    …in Niger i cinesi controllano il petrolio e i francesi controllano l’uranio, ma la prima risorsa in valore del paese è l’oro, di cui è facile impossessarsi privatamente.
    Come un fiume il percorso dell’oro, scoperto a partire dal 2012, parte dal Sudan e prosegue per Ciad, Niger, Burkina Faso e Mali.
    Un fiume d’oro, milioni di tonnellate all’anno, estratte solo in parte dalle aziende statali dove comunque domina la corruzione.
    Un’altra parte, altrettanto grande, sono miniere illegali controllate da gruppi armati, dove lavorano milioni di minatori in condizioni di sfruttamento estremo e di tragico pericolo per la salute e per la vita, anche per i periodici crolli.
    L’oro non è come il petrolio o l’uranio, è facilmente smerciabile per arricchirsi privatamente con destinazione Emirati Arabi Uniti.
    I colpi di stato in questi paesi si fanno per impossessarsi privatamente dell’oro e arricchirsi, appoggiandosi a chi conviene di più.
    Non a caso sono ad alcuni di questi paesi e alle loro miniere d’oro che hanno puntato i mercenari Wagner appoggiando i militari.
    Dando per scontati gli interessi del colonialismo francese, perà per chi conosce questa zona del mondo veder dipingere i militari del Niger, e quelli degli altri paesi dell’area che hanno preso il potere, come dei rivoluzionari fa ridere per non piangere.

    • Fabrizio Marchi
      5 agosto 2023 at 11:08

      Sono senz’altro d’accordo nel non caricare di chissà quale enfasi rivoluzionaria gli artefici di questo golpe (che sembra però sostenuto da una larga parte della popolazione), e mi rendo perfettamente conto delle contraddizioni reali che tu stessa hai menzionato. Tuttavia il solo fatto che la principale potenza colonialista in loco, la Francia (sostenuta da tutto il mondo occidentale), sia stata estromessa, e che la nuova giunta al potere abbia fatto capire di essere vicina alla Russia e alla Cina, mi sembra un fatto nel complesso da salutare positivamente nell’ottica del processo verso un mondo multipolare. E’ ovvio che gli interessi in gioco sono molteplici, in primis la questione del controllo di quelle materie prime (uranio e petrolio) e di quella grande quantità di oro a cui tu stessa hai fatto riferimento. Ma la politica è (anche) questa, da che mondo è mondo.

      • gianna
        7 agosto 2023 at 14:18

        Non mi intendo molto di geopolitica, comunque non metterei sullo stesso piano cinesi e russi.
        In Africa i cinesi gestiscono miniere d’oro ufficiali, soprattutto in Tanzania, ma finora non si macchiano delle nefandezze dei russi nelle miniere d’oro illegali del Sahel.

    • gino
      5 agosto 2023 at 21:03

      gianna,
      milioni di tonnellate? il maggior produttore di oro 2022 é la cina con 332 tonnellate.
      “Secondo un rapporto dell’International Crisis Group (ICG) del novembre 2019, l’oro ricavato in maniera “artigianale” oscillerebbe tra le 20 e le 50 tonnellate ogni anno in Mali, tra le 10 e le 30 tonnellate in Burkina Faso e intorno alle 15 tonnellate in Niger”.

      decine… non milioni.
      Z.

      • gianna
        7 agosto 2023 at 14:13

        Sì, grazie della correzione. Ovviamente era un lapsus, milioni sono i minatori ipersruttati dei quali ho scritto poco dopo.
        Milioni di minatori dei quali nessuno si occupa come fossero invisibili, mentre in quei paesi militari corrotti con mercenari Wagner, jihadisti di varie organizzazioni e banditi locali si combattono per spartirsi l’oro.

  3. Pierpi
    5 agosto 2023 at 15:19

    Concordo che serve “estrema prudenza e cautela” (Giulio Bonali) oltre che per i motivi spiegati da Gianna anche per altri punti che mi sono poco chiari e su cui pongo dei dubbi assumendomi la parte di “avvocato del diavolo”:
    1. Il vertice: il generale Tchiani, capo della giunta militare, ha un curriculum tutto interno al sistema di potere del Niger: fedelissimo dell’ex presidente che ha designato l’attuale che lo ha confermato, ha sventato il colpo di stato che ne voleva impedire l’insediamento dopo che ha vinto le elezioni e anche un colpo di stato successivo quando il presidente ora deposto era all’estero. Che la rottura con il presidente non sia dovuta a una improvvisa conversione ideologica o geopolitica (come Paolo di Tarso sulla via di Damasco?) ma a interessi divergenti molto tangibili, se non sarà certo mi pare probabile al 99%.
    2. La base: le manifestazioni nella capitale sono indice di un sostegno della popolazione nel paese? Può essere, ma mi sono venuti dei dubbi guardando i risultati delle elezioni vinte dal presidente deposto al 55% nel paese, ma perse nella capitale, che quindi non è indice del paese, e per il fatto che comunque a organizzare queste manifestazioni nella capitale sia un movimento che si è schierato con la giunta militare, ma non gli altri partiti, nemmeno quelli di opposizione alla coalizione governativa. Il che mi fa sorgere forti dubbi (magari mi sbaglio) sull’esistenza di un consistente consenso dal basso.
    3. Geopolitica: mi è capitato di leggere un comunicato del Ministero degli Esteri cinese, dove c’è scritto papale papale:”Il presidente Bazoum è un amico della Cina” e in generale il tono non mi è sembrato molto favorevole alla giunta militare. Bandiere cinesi non si sono viste nelle manifestazioni. Quelle russe, già sventolate in passato da questo movimento, sembravano riferite al ruolo nella zona del gruppo mercenario Wagner (che si è schierato con la giunta militare), ma è poco chiaro se Wagner da quelle parti si muova per il governo russo (che non ha preso posizione a favore della giunta militare) o ormai come soggetto indipendente, interessato unicamente a massimizzare il proprio profitto.
    Come ho scritto all’inizio ho voluto esternare dubbi come “avvocato del diavolo”. Quindi non escludo certo che queste ombre si diradino, ma per il momento eviterei “facili entusiasmi ottimistici” come ha scritto Bonali.

  4. Giulio Bonali
    7 agosto 2023 at 8:00

    Devo dire che un paio di articoli sull’ argomento apparsi ne L’ Antidiplomatico (uno dell’ ottimo Enrico Vigna) mi inducono all’ ottimismo.
    Ma ne ho viste troppe nella mia lunga vita per abbandonare un cartesiano scetticismo metodico.
    Finché non era evidente l’ incombente pericolo di estinzione “prematura e di sua propria mano dell’ umanità” (Sebastiano Timpanaro) ero assolutamente certo che il sacrificio di tanti martiri come Patrice Lumumba e Thomas Sankara prima o poi avrebbe dato i suoi frutti. Ma anche oggi, in inevitabile mancanza di certezza, noi che lottiamo per un futuro migliore e che ci sentiamo cittadini del mondo (e non affatto, proprio per nulla. suprematisticamente europei!) ne trarremo sempre una forte speranza …almeno fin che ci sarà vita per l’ umanità.

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