“Sofagate”: crepe all’interno dell’UE?

Il conflitto fra l’Atlantico e l’Eurasia mostra le prime crepe all’interno del polo imperiale europeo. Se la nuova Architettura di Potere non dovesse concretizzarsi, l’Ue ‘’prigione di popoli’’ conoscerebbe tendenze secessioniste che ne decreterebbero il collasso.

 

La stampa borghese dell’Ue ha presentato l’’’incidente’’ diplomatico di Ankara come una umiliazione inferta dal presidente turco Erdogan alla presidente della Commissione Europea Ursula  von der Layen, occultando la reale posta in gioco: l’autocrate turco ha contribuito ad elevare il presidente del Consiglio dell’Unione, Charles Michel, all’inesistente ruolo di capo di Stato.

Il cambio di amministrazione USA inizia a produrre i suoi effetti: Biden ritiene l’Ue un super-Stato alle dipendenze USA, ma soprattutto ha raccomandato ai governi del polo imperiale europeo di mantenere ‘’buoni rapporti’’ con la Turchia, perchè le cose potrebbero non essere tanto semplici. Il direttore dell’Interferenza, Fabrizio Marchi, ci ha spiegato come il ruolo semi-indipendente di Ankara potrebbe creare non pochi problemi alla Nato ed al ‘’partito atlantico’’ europeo:

‘’La mia opinione è che il governo turco sia interessato ad un rapporto privilegiato con la Germania ma non con l’UE; del resto quest’ultima non ha una politica estera univoca e unitaria per la semplice ragione che è un aggregato di stati all’interno del quale la fanno da padroni, appunto, la Germania, e la Francia che ha a sua volta una sua politica estera autonoma che potrebbe arrivare a confliggere con quella turca. Erdogan non ha nessun interesse a rinsaldare i legami interni dell’Unione Europea e a rafforzare il ruolo di quest’ultima, optando per costruire rapporti preferenziali con i singoli stati e in particolare con la Germania (cercando, per quanto gli è possibile, di indebolire il suo legame con la Francia) la quale, a sua volta, è interessata a mantenere una relazione con la Russia nonostante ciò faccia naturalmente irritare gli americani che vogliono una Europa completamente prona ai loro interessi geopolitici’’ 1

I terreni di scontro fra l’imperialismo francese e l’egemonismo turco sono molteplici: Siria, Libano e Yemen. La domanda è questa: perché Ankara si è prestata al gioco del presidente del Consiglio dell’Ue? Erdogan, sostenitore della de-globalizzazione ‘’da destra’’ del mondo, ha colto l’occasione per dividere in seno all’Ue il partito tedesco dal partito statunitense, gettando scompiglio fra gli alleati. L’opinione di Marchi coincide, per larga parte, con quella del giornalista investigativo Thierry Meyssan:

‘’È stato solo e soltanto Charles Michel a provocare l’“incidente protocollare” di Ankara. Il presidente Erdoğan è stato ben lieto di assecondarlo, cogliendo l’occasione di dividere gli unionisti europei’’ 2

 

Dove va Erdogan? La Nato attaccherà dal Mar Baltico, quindi diventerà cruciale il riposizionamento dell’autocrate tturco – democraticamente eletto – nel conflitto russo-ucraino. Come ha spiegato il post-marxista filo-cinese Dogu Perincek: ‘’L’attuale crisi sembra essere tra Russia e Ucraina, ma in verità il conflitto è tra l’Atlantico e l’Eurasia’’ 3. Qualora Erdogan scegliesse una declinazione conservatrice della de-globalizzazione, il conflitto sociale si collocherebbe all’interno di uno scenario atipico: atlantismo contro egemonismo turco? Gli antimperialisti siriani, i comunisti palestinesi ed i Guardiani della Rivoluzione hanno sacrosante ragione per dubitare della conversione di Erdogan data quasi per certa da Perincek.

Ankara tratta con Berlino sfruttando le divisioni inter-borghesi: la borghesia padronale tedesca guarda all’oligarchia liberista (non neoliberista) russa, intenzionata a costituire un polo proto-imperialista neo-carolingio; al contrario, il complesso militar-industriale continua a considerare la Germania una nazione neocoloniale. Il partito statunitense dell’establishment tedesca è subordinata politicamente alla geopolitica sionista del Pentagono: la conquista dell’Eurasia. Partendo da questo presupposto, l’ex presidente Trump impose agli alleati pesanti obblighi commerciali esonerandoli – parzialmente – da quelli imperiali. Joe Biden rilancia l’imperialismo in quanto ultra-imperialismo. Ha ragione Meyssan ‘’la battaglia è appena iniziata’’, ma Washington e Bruxelles sull’onda del Grande Reset potrebbero trovarsi travolte dalle tendenze inverse: la dissezione. Washington, secondo il demografo del KGB Igor Panarin, non sarebbe sopravvissuta all’Urss: per Meyssan, la catastrofe è rimandata.

Mosca ha chiesto agli Hezbollah di aprire una rappresentanza diplomatica in Russia, gettando nel panico Parigi e Tel Aviv. Ankara, in questo momento, sembrerebbe orientata verso Russia, Cina e la borghesia del bazar iraniana. La de-globalizzazione del mondo è l’antitesi della declinazione neoliberista del Grande Reset: USA ed Ue, qualora la nuova Architettura di Potere non dovesse realizzarsi, si ritroverebbero a reprimere, questa volta senza successo, rivolte razziali e tendenze separatiste.

Ankara è culturalmente più viva dell’ombrosa Bruxelles, figlia del lobbismo anglosassone. I media nascondono il collasso del mondo occidentale il quale, all’ombra del coronavirus, è diventato capitalismo di sorveglianza: estrema destra anti-musulmana, europeisti necrotizzati e sinistra ‘’libertaria’’ uniti nella menzogna confinano il giornalismo investigativo. Questa è la realtà europea.

https://www.voltairenet.org/article212668.html

https://www.linterferenza.info/editoriali/erdogan-von-der-leyen-divano-della-discordia/

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-dogu_perinek_piano_di_pace_dal_mar_nero_al_mediterraneo/39602_40573/

Erdogan lascia senza sedia von der Leyen, video e polemiche

Fonte foto: Adnkronos (da Google)

 

 

 

2 commenti per ““Sofagate”: crepe all’interno dell’UE?

  1. Francesco Scabar
    13 aprile 2021 at 18:09

    Caro Stefano sto pensando ad una cosa: prima l'”assassino” urlato da Biden a Putin, adesso il “dittatore” sibilato da Draghi ad Erdogan (che a differenza del “vile affarista” di Goldman Sachs comunque è stato eletto e gode di una certa popolarità in Turchia e presso le popolazioni turcofone). I casi sono due: 1) O le diplomazia ed i protocolli sono improvvisamente impazziti con Biden che è si dimostra un vecchio scemo e Draghi molto più imbecille di quel che si crede alla pari di un bibitaro qualsiasi. 2) Oppure si tratta di dichiarazioni fatte di proposito per buttare benzina sul fuoco ed iniziare l’azione di logoramento diplomatico dell’Eurasia. In ogni caso ci stiamo davvero suicidando. Tu per cosa propendi?

  2. Federico Lovo
    13 aprile 2021 at 19:34

    meglio prendere con le molle Perincek, personaggio con contenuti “di base” molto interessanti, ma spregiudicato nella sua collaborazione con lo stato profondo “erdoganiano”… Un po’ di tempo fa’ lo accomunai a Dugin, facendo forse un errore – Perincek non ha nulla a che vedere con sinofobia ed anti-comunismo/socialismo da operetta – ma i suoi rapporti con gli “apparati” ne limitano la credibilita’. Cmq anche a livello internazionale e’ parecchio attivo ed alcune sue iniziative possono essere definite “prestigiose” senza esagerare troppo.
    https://some-prog.blogspot.com/2020/11/the-strange-case-of-turkish-patriotic.html

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