Chiudere politicamente (amnistia) con gli anni ’70

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Fonte foto: Studio Legale Associato (da Google)

 

Concludo la riflessione sul caso Battisti e sugli anni ’70 che ho voluto suddividere in più articoli, data la complessità del tema.

E’ evidente come non solo non ci sia la volontà di trovare una via di uscita politica da quegli anni ma come in realtà le attuali forze di governo e in particolare la Lega (ma anche il M5S ha offerto il peggio di sé nel caso specifico…) abbiano intenzione di insistere con la strategia della persecuzione degli ultimi latitanti rimasti, e della sua spettacolarizzazione (e politicizzazione). I latrati di Salvini all’insegna dell’ “assassino comunista che deve marcire in galera” ci dicono quanto nulla questa oscena messinscena abbia a che vedere con i principi del diritto, delle leggi e della giustizia che vengono ipocritamente sbandierati (al di là ora dell’interminabile dibattito che si dovrebbe aprire sulla intrinseca contraddittorietà di questi principi nell’ambito dell’ideologia liberale…). A distanza di quarant’ anni, si sceglie di utilizzare o meglio di strumentalizzare politicamente quella grande e certamente anche tragica stagione politica (con tutte le sue contraddizioni) e naturalmente di derubricarla e ridurla a mera questione giudiziaria, quindi a un fatto sostanzialmente criminale. Ma, ripeto, questa strategia è palesemente smentita dai rozzi atteggiamenti degli stessi esponenti del governo, che sconfinano nell’indecenza e nella violazione di quegli stessi principi liberali di cui si fanno paladini, come anche l’Unione delle Camere Penali ha sottolineato: https://www.linterferenza.info/attpol/loscena-sceneggiata-salvini-bonafede/

E’ altresì evidente come tutto ciò sia l’ennesimo depistaggio ideologico (che si aggiunge agli altri ben noti https://www.linterferenza.info/editoriali/immigrazione-e-femminicidio/ ) che serve ovviamente a dirottare l’attenzione delle masse popolari dalle reali problematiche economiche e sociali.

Il tutto assume toni vergognosamente di parte, dal momento che a subire tale accanimento giudiziario e mediatico sono appunto gli “assassini comunisti” – come li definisce il leader della Lega – e non certo i responsabili e i mandanti  delle innumerevoli stragi che hanno insanguinato questo paese per più di un decennio, delle trame eversive di pezzi consistenti dello stato colluse con la P2, con la criminalità organizzata, con la mafia, con lobby potentissime e naturalmente con ambienti NATO e USA che hanno concepito e orchestrato la cosiddetta “strategia della tensione” (per la quale alcuni fascisti, peraltro ormai da molto tempo in libertà, furono utilizzati come manovalanza). Detta strategia fu la risposta delle classi dominanti al movimento operaio che stava premendo e alla Sinistra che ancora all’epoca esercitava un notevole peso nel paese. La strategia della tensione fu uno degli strumenti attraverso il quale le classi dominanti fecero la loro lotta di classe, e la fecero senza esclusione di colpi come è normale che sia (e come è sempre stato).

Il che è ancora più sconcertante se pensiamo che subito dopo la seconda guerra mondiale, dopo vent’anni di dittatura, di occupazione nazista, con un paese distrutto, con tutto il carico immane di lutti, tragedie e sofferenze che quegli eventi provocarono, fu concessa l’amnistia (per volontà di tutte le forze politiche ma in primis del PCI) a tutti i fascisti di cui goderono anche criminali di guerra responsabili di massacri e genocidi, come ad esempio il maresciallo Graziani, il “macellaio del Fezzan”, come era stato soprannominato, massacratore di migliaia di civili libici ed etiopi, mai stato perseguito e mai estradato nonostante le ripetute richieste del governo etiope che voleva appunto processarlo per crimini di guerra.

E poi il cupo dopoguerra caratterizzato anch’esso da una potente offensiva sociale e politica nei confronti delle classi lavoratrici che si tradusse in politiche violente e repressive che causarono decine se non centinaia di morti (per i quali nessuno, anche in questo caso, è stato mai perseguito, esecutori e tanto meno responsabili politici), uccisi nelle piazze dalla polizia o dai carabinieri durante scioperi o manifestazioni. E poi infine, gli anni ’70.

Ora, uscire politicamente da quella stagione – il cui “cadavere” viene tenuto artificialmente in vita per ragioni strumentali – non può che tradursi nell’amnistia generalizzata, cioè appunto in una soluzione Politica.

Sia chiaro che, come ho già scritto in questo articolo https://www.linterferenza.info/attpol/ulteriori-considerazioni-sul-caso-battisti-sugli-anni-70/ ciò non significa, per lo meno per quanto mi riguarda, rivendicare politicamente tutto quello che si è verificato in quegli anni. Personalmente, non sono d’accordo nel generalizzare il concetto di “responsabilità politica collettiva” in base al quale determinate azioni di alcuni potrebbero essere state poste in essere anche da altri o da qualsiasi altro solo perché comunque facenti parte di quel movimento (mi riferisco al movimento degli anni ’70 nella sua totalità e complessità, ovviamente…). Ho vissuto pienamente e da militante quella stagione, anche se ero molto giovane, e non avrei mai compiuto determinati atti che altri hanno invece hanno scelto consapevolmente di  porre in essere e di cui portano la esclusiva responsabilità politica e personale. Mi riferisco, ovviamente, in particolare, a fatti che riguardano l’ambito della lotta armata che, personalmente, ritengo sia stata un tragico errore politico, e sulla quale magari scriverò prossimamente un altro articolo. Ma anche in quell’ambito credo che sia importante, come ho già spiegato, fare dei distinguo, perché, al di là della loro condivisione politica o meno (ed io non li condivisi…), non si può fare di tutt’erba un fascio. Ci furono azioni che a mio parere avevano la “dignità” o la valenza di azioni di guerriglia, e altre che a mio parere (anche se erano ideologicamente motivate, su questo non c’è dubbio…) non l’avevano e che io non mi sento affatto di rivendicare e tanto meno di ascrivere ad una responsabilità politica collettiva. Ma questo è appunto un discorso di natura prettamente politica che a mio parere può e deve essere affrontato proprio e solo nel momento in cui sia stata superata la questione giudiziaria. E questa non potrà essere superata se non con una soluzione politica, cioè con un’amnistia.

L’incaponimento su Battisti, al di là della vicenda giudiziaria, ha una valenza tutta politica, come i comportamenti di Salvini e di Bonafede (ma anche di tutti gli altri leader politici) hanno ampiamente dimostrato. Battisti è stato estradato subito dopo la vittoria del neonazista fedelissimo degli USA, Bolsonaro, e anche questo conferma la natura politica della vicenda. E’ evidente come tutto ciò non sia che l’inizio di una campagna di strumentalizzazione politica a senso unico destinata a durare nel tempo. L’intenzione è ovviamente quella di continuare ad utilizzare quella stagione per fini politici, e questo è inaccettabile.

Proprio per queste ragioni, credo purtroppo che non si arriverà mai a quella auspicata soluzione politica, anche perché nessuna forza politica ne ha manifestato l’intenzione. Il piatto è troppo ricco e in tanti ci inzuppano il pane. Prepariamoci a nuove oscene e gravissime sceneggiate.

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3 commenti per “Chiudere politicamente (amnistia) con gli anni ’70

  1. Gian Marco Martignoni'
    20 Gennaio 2019 at 15:41

    Ogni occasione, compresa quella tutt’altro casuale della cattura di Battisti, fa parte di quel ” depistaggio ideologico “, come giustamente ribadisce Fabrizio, che è funzionale a Salvini e alla Lega per criminalizzare i comunisti, nel mentre perseguono una campagna elettorale permanente, contando sul servilismo di governo dei 5Stelle e della Casaleggio Associati.D ‘altronde , la strategia mediatica della Lega è ben chiara, tra l’altro a costo zero e sulla pelle dei migranti sia nel Mar Mediterraneo che nel nostro paese.Tocca a noi, collettivamente, contrastare la Lega ( e non solo ) sul piano dell’egemonia politica e culturale.

  2. mauro recher
    20 Gennaio 2019 at 16:04

    Criminalizzare i comunisti in assenza di comunisti, il che lascia quanto meno perplessi, d’altronde non è una cosa nuova, anche nel 1994 Berlusconi ha vinto grazie al pericolo comunista e Salvini continua su quell’onda (dimenticando per un momento il grottesco “comunisti” padani)

  3. Gian Marco Martignoni
    20 Gennaio 2019 at 21:14

    I comunisti non sono assenti,anche se mancano formazioni politiche in grado di organizzarli e rappresentarli adeguatamente sul piano teorico e politico.Purtroppo, l’inevitabile e squallida vicenda di R .Comunista ha completamente desertificato un’intera area militante, con la dispersione di un notevole patrimonio di quadri ad ogni livello.In un paese dove l’anticomunismo ha sempre avuto un certo peso, ecco che per Berlusconi e Salvini – che sempre individuano un nemico da indicare al proprio elettorato – i comunisti sono simbolicamente il meglio per caratterizzare il loro ” depistaggio politico “.

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