La lunga marcia dei rossobruni verso Israele

La contrapposizione valoriale fra la destra e la sinistra è più che mai attuale, per quanto ne dicano i vari cultori della geopolitica, e resta la chiave interpretativa dei processi storico-sociali dettati dalla conflittualità di classe.
Destra e sinistra esprimono due visioni del mondo contrapposte: la destra propone il culto delle gerarchie, prediligendo, in politica internazionale, la realpolitik; la sinistra si fonda su una visione del mondo egualitaria, di classe e ha storicamente ispirato i movimenti rivoluzionari, dal giacobinismo francese alle lotte antimperialiste di liberazione nazionale.
Il pensiero di Marx e successivamente il bolscevismo non sono slegati – spiega Lenin – da questo filone progressista che nasce con la Rivoluzione francese. In un saggio intitolato, Tre fonti e tre parti integranti del marxismo, il rivoluzionario russo chiarì che ‘Il marxismo è il successore legittimo di tutto ciò che l’umanità ha creato di meglio durante il secolo XIX: la filosofia tedesca, l’economia politica inglese e il socialismo francese’ 1, dando un colpo durissimo a tutte le riletture ‘’tradizionaliste’’ della teoria marxiana.
Purtroppo, nel campo socialista, non sono nuovi i ripiegamenti nazionalistici e gli ibridi ideologici. Già nel 1921 Gyorgy Lukàcs dovette puntare il dito contro il nazionalbolscevismo ucraino: ‘’L’elemento interessante di questo nuovo infuso controrivoluzionario è costituito solamente dal fatto che esso vorrebbe realizzare il superamento del bolscevismo all’interno della Terza Internazionale’’ ( Gyorgy Lukàcs, Cultura e rivoluzione, Newton Compton Editori, 1975 ). Inquadrare l’attuale fenomeno ‘’rossobruno’’, significa risalire alle sue radici storiche, in forza di ciò è bene continuare a leggere la pagina lukacciana.
Continua Lukàcs: ‘’La tesi fondamentale di questo nuovo marxismo si basa su una autonomia culturale, afferma che una indipendenza nazionale ( si noti bene: nel sistema dei consigli e non nella società capitalistica ) è impossibile senza l’autonomia economica’’. Secondo il filosofo comunista ungherese l’antico Stato nazionale – in un’epoca storica di grandi rivolgimenti sociali – è un ostacolo all’unità dei lavoratori. Per l’autore di Storia e coscienza di classe: ‘’la nuova organizzazione economica delle Repubbliche Sovietiche si limita solo provvisoriamente, per l’attuale stato della rivoluzione mondiale, alla base attuale dell’attuale Russia; che ogni nuova Repubblica Sovietica – anche se ha in comune soltanto i confini con la Russia – deve necessariamente aggregarsi ad essa; che solo tramite la futura unificazione di tutte le repubbliche consiliari si potrà uscire dallo stato generale di distruzione provocato dalla guerra mondiale e giungere alla realizzazione di una organizzazione economica mondiale razionale, non turbata dalle barriere del profitto; che il socialismo significa una economica mondiale organizzata e che la vera indipendenza ‘’nazionale’’ e ‘’culturale’’ dei popoli potrà sorgere solo da tali premesse’’.
Quest’ultimo passo di Lukàcs è illuminante perché ci consente di capire come mai l’ibrido ideologico che tiene insieme post-fascisti e post-stalinisti si sia potuto realizzare concretamente solo dopo la distruzione, per mano dell’imperialismo americano, dello “Stato proletario seppur degenerato” sovietico, secondo la ben nota definizione di Lev Trotzschj. La presenza dell’Urss, nonostante il processo di burocratizzazione, era una linea rossa invalicabile per i tradizionalisti alla Dugin ma anche per i neofascisti alla Claudio Mutti: il passaggio dal socialismo sovietico (ripeto: malgrado le evidenti contraddizioni della società sovietica e in particolare la burocratizzazione) alla Russia capitalistica ha cambiato le carte in tavola.
L’odierna elaborazione teorica rossobruna ruota attorno a questi due punti programmatici: (1) il primato dello Stato nazionale – quindi il primato della geopolitica – rispetto alla conflittualità di classe; (2) la nazione non viene più definita sulla base dei rapporti sociali di produzione bensì gli elementi sovrastrutturali – come la religione, l’ideologia di Stato e l’ordinamento giuridico – la rendono, a seconda delle circostanze, ‘amica’ o ‘nemica’. Ovviamente il ‘terzismo’ ha anche altre caratteristiche ma, per il momento, voglio concentrare la mia analisi su questi due aspetti ed in particolare sul primo.
Il caso di Socialismo Patriottico: una anomalia tutta italiana ?
In Italia il movimento chiamato Socialismo Patriottico, fino a poco tempo fa Stato&Potenza, ha legato la sua strategia politica alla cooperazione economica con i paesi Brics: Russia, Cina, India, Brasile e Sudafrica. Qualsiasi paese che si avvicina all’Unione Euroasiatica viene, per forza di cose, considerato ‘progressista’. Notiamo all’interno di questa prassi almeno due rilevanti astrazioni. Analizziamole separatamente.
(a) I paesi Brics non sono assimilabili nella medesima struttura socioeconomica e, soprattutto, hanno governi, molto spesso, ideologicamente contrapposti.
Il governo brasiliano di Dilma Roussef, facente capo al PT, nonostante il sociologo marxista James Petras l’abbia accusato di aver rovinato l’immagine della socialdemocrazia sudamericana, continua a cooperare col Venezuela bolivariano, garantisce agibilità politica al Movimento dei Senza Terra ed è solidale col popolo palestinese e la Siria baathista. Possiamo assimilare il Brasile laburista con l’India governata da una banda di reazionari induisti? Ritornerò successivamente a parlare del governo indiano ma la contraddizione che ho appena sottolineato – incompatibilità fra i governi laburisti sudamericani e quelli conservatori del versante asiatico – basterebbe, da sola, a far cadere tutto l’impianto teorico rossobruno.
(b) La realpolitik degli Stati capitalisti è un piede di porco contro i movimenti di liberazione nazionale. Pongo due domande eloquenti: (1) qual è la posizione dei terzisti rispetto alla feroce repressione anticomunista in India ?; (2) Se l’Unione Euroasiatica dovesse includere, su direttiva indiana, nella categoria di terrorismo le numerose guerriglie maoiste che operano in quell’area geopolitica, S&P si lancerebbe in una nuova crociata sciovinistica ?
Il sostegno ai movimenti antimperialisti – dalle FARC agli Hezbollah, dal DHKP-C turco al Fronte popolare di liberazione palestinese fino ai naxaliti indiani – è una pregiudiziale inopinabile per ogni marxista, socialista o radicaldemocratico. Lenin a suo tempo ruppe, non a caso, con la Seconda Internazionale di Kautsky e Plekanov proprio su questo punto, stigmatizzando la degenerazione ‘’socialpatriottica’’ dei riformisti.
L’insostenibilità del rossobrunismo appare evidente, così come il suo carattere profondamente antiprogressista che – sulla scia di una concezione “mussoliniana” – vorrebbe cancellare la lotta di classe per sostituirla con il corporativismo in politica interna e con una politica da ‘grande potenza’ in politica internazionale. Questi novelli terzisti, paradossalmente, si trovano nell’imbarazzante posizione di dover appoggiare gli ex atlantisti passati alla cooperazione con Mosca. Il punto è questo: gli ex atlantisti che diventano improvvisamente ‘’filorussi’’ o ‘’filocinesi’’ possono, nella stessa maniera, ritornare agli ordini del gendarme statunitense. Arrivati a quel punto ai rossobruni non resterebbe che fare cartastraccia delle loro analisi.

Le relazioni pericolose dei rossobruni: (a) El Sisi; (b) Modi; (c) Orban

La politica estera di Socialismo Patriottico e simili è contrassegnata dall’appoggio a piccoli boss di destra radicale. Dove vogliono arrivare i rossobruni ?
El Sisi
Il generale El Sisi subito dopo il colpo di Stato, con il quale ha rovesciato l’ugualmente indifendibile governo dei Fratelli Musulmani, è stato proclamato dal Likud israeliano un ‘’eroe di Israele’’.
Un criminale di guerra, Netanyahu, riconosce un suo simile: il Pinochet di El Cairo. Ma ecco che S&P entra all’opera, scrive Alessandro Lattanzio ( redattore anche della rivista Eurasia ): ‘’Difatti, continuare con la solfa idiota che un generale, casualmente egiziano, avendo fatto sei mesi di scuola di guerra a Washington, lo trasformi automaticamente in pupazzo degli USA, dimostra solo malafede ignorante o ignoranza in malafede, visto che un ‘marxista’ (come si piccano essere in genere tali ‘assaltatori di palazzi invernali’) dovrebbe ben sapere che esistono le ‘CONTRADDIZIONI’ interne o internazionali; quindi, invece di dedicarsi a deliqui solipsistici sulle tombe di chi è morto da decenni, costoro farebbero bene a leggere (non si pretende che la studino, comprendendone i limiti intellettuali), la disprezzata Geopolitica, guadagnerebbe maggior lucidità prima di sparare sentenze gratuite su cose che interpreta come se leggesse un dazebao del, per fortuna, sepolto periodo della Rivoluzione Culturale di non si sa cosa’’. 1
Lattanzio fa un inopportuno riferimento alla ‘’teoria delle contraddizioni’’, ma il discorso – purtroppo per lui – si pone su tutt’altro piano: non sa Lattanzio che l’esercito egiziano è integrato nel complesso militar-industriale occidentale e quindi risponde delle sue azioni direttamente all’imperialismo nord-americano? Il redattore della rivista Eurasia non è al corrente di come l’esercito egiziano sia una sorta di azienda armata, corresponsabile, insieme ai Fratelli Musulmani, dell’imboccata – e catastrofica – via neoliberista, una ricetta economica che sta gettando nella miseria interi popoli e nazioni.
Eppure Manlio Dinucci, subito dopo il golpe, ci comunicò che El Sisi è ‘’Uomo di fiducia del Pentagono, perfezionatosi allo US Army War College di Carlisle (accademia militare della Pennsylvania), già capo dei servizi segreti militari, principale interlocutore di Israele, nominato meno di un anno fa dal presidente Morsi capo di stato maggiore e ministro della difesa’’ 2. Lo scorso anno, sul giornale online Interferenza.info, pubblicai un articolo in cui, facendo ricorso a numerose fonti, chiarivo i rapporti di El Sisi con l’imperialismo israeliano: ‘’Il governo egiziano si sta comportando come un vero e proprio carceriere del Mossad. Le cifre attuali sui detenuti politici sono impressionanti. Cito James Petras: “Secondo il Centro egiziano per i diritti sociali ed economici, nel secondo semestre del 2013, sono state arrestate 21.317 persone che manifestavano in favore della democrazia. A partire da aprile 2014, oltre 16.000 prigionieri politici sono incarcerati e la maggior parte è stata torturata.’ ( fonte: infopal )’’ 3
I rossobruni vedono, in modo balordo, il golpe come un punto d’arrivo della rivoluzione egiziana contro il neoliberismo di Morsi, ma Michel Chossudovsky li ha smentiti con grande acume analitico: “Il ruolo delle forze armate (egiziane) non è quello di proteggere un movimento popolare. Piuttosto il contrario: l’obiettivo è di manipolare l’insurrezione e il dissenso in nome di Washington’’ 4.
El Sisi va verso Israele: Socialismo Patriottico lo segue ?

Modi
Il governo di Modi è sicuramente uno dei più reazionari di tutto il versante asiatico: giornalmente abbiamo notizie preoccupanti sullo stato dei movimenti operai e contadini, oltre a minacciare apertamente l’esperimento maoista nepalese.
La scorsa estate documentavo che ‘’La polizia del Chhattisgarh, lo stato indiano più colpito dall’insurrezione maoista, ha lanciato un’applicazione per smartphone, che permette di comunicare anonimamente con le forze dell’ordine con registrazioni audio e video e altre informazioni sui maoisti. L’applicazione può essere scaricata da Google Play Store, il magazzino di applicazioni degli smartphones Android. La polizia spera che l’applicazione fornisca loro preziosi informazioni sul campo. L’applicazione in funzione anti-maoista è stata progettata in particolare dalla Chhattisgarh Infotech & Biotech Promotion Society (CHIPS), una società appartenente allo Stato del Chhattisgarh. 146 torri di telecomunicazione per la telefonia cellulare saranno messe in servizio nella “zona rossa” del Chhattisgarh il prossimo settembre. Una torre di telecomunicazione di telefonia è stata fatta saltare in aria dai maoisti ( nel distretto di Muzaffarpur nello stato del Bihar)’’ 5. La conclusione a cui sono giunto è stata chiara: ‘’La guerriglia fa davvero tanta paura ad una struttura governativa che, senza problemi, possiamo definire parafascista? Sembra proprio di sì dal momento che i governi in carica, di privatizzazione in privatizzazione, si sono alienati il sostegno del mondo del lavoro che, schiacciato dalle multinazionali, tende inevitabilmente a trovare “rifugio” in una sorta di “contropotere operaio e contadino”, per usare il linguaggio tipico della tradizione rivoluzionaria. I maoisti, dopo ben 40 anni di lotta armata, rappresentano, agli occhi di tanti lavoratori indiani, una alternativa credibile’’.
Alcuni storici – fra cui l’italiano Aldo Giannuli – hanno messo in risalto le somiglianze ideologiche fra il Rss indiano ed il Likud israeliano: “La dirigenza della Rss – nonostante apprezzamenti verso il regime nazista e le teorie sulla purezza della razza – si è dimostrata da subito ammiratrice del desiderio di molti ebrei di costituire uno stato sulla base dell’appartenenza religiosa, schierandosi dall’inizio a favore della nascita di Israele”. All’articolo di Giannuli, aggiungevo come: ‘’Un dossier apparso nel blog Impicci e segnalato dallo stesso Giannuli ci spiega chi siano i principali esponenti del gabinetto Modi. Non mi dilungherò molto su questo tema: mi limito solo a rendere noto che il Ministro degli Interni è un certo Rainath Sing il quale si è fatto conoscere per essere sostenitore dell`interpretazione nazionalista della Hindutva, chiave con cui interpreta alcuni degli aspetti controversi della società indiana. Un esempio su tutti: nel 1992, militanti della Rss e del Bjp rasero al suolo la moschea di Babri, colpevole di sorgere sopra il presunto luogo di nascita del principe divino Rama ( domanda: l’islamofobia è forse il movente ideologico dell’alleanza con Israele ? ). Questa azione generò mesi di violenti scontri tra hindu e musulmani, lasciando sul terreno circa duemila morti. Ancora oggi la ferita resta aperta e pronta a sanguinare nuovamente. Un rischio che non sembra certo spaventare Singh, convinto della necessità imprescindibile di costruire al più presto un tempio dedicato a Rama sulle rovine della moschea. Posizioni che risultano inquietanti se si pensa che il Ministro sarà diretto responsabile della polizia.( domanda: dobbiamo aspettarci un inasprimento del regime repressivo verso le sinistre ? )’’.
Dopo El Sisi, fra i modelli di Socialismo Patriottico si aggiunge Modi, come dire: prendete un nazionalista filolikudista e mettetegli a fianco un rossobruno italiano. Si innamoreranno ? Ovviamente, questa strana cooperazione economica dei paesi Brics non disdegna accordi pericolosi col sionismo internazionale e l’imperialismo israeliano, andando a rafforzare l’apparato militare di Tel Aviv. Nessuna contraddizione: i terzisti non hanno il problema di sporcarsi le mani con le lotte di liberazione nazionali, per loro conta la realpolitik e Israele –cioè il regime guerrafondaio e razzista israeliano – diventa un potenziale socio in affari.

Orban
Il calvinista Viktor Orban, leader del Fidez, è un caso particolare: siamo davanti un ex uomo di Bush e della destra statunitense passato dalla parte di Putin.
Un documento, pubblicato in Italia dal Campo antimperialista, ci chiarisce la sua parabola politica. Leggiamo:
(1) Orban, dopo che giovanissimo aveva fatto parte della Gioventù comunista, nel 1989 va a studiare a Oxford grazie ad una borsa di studio della fondazione Soros. Nel 1992 è già leader di Fidezs, che in questo momento fa parte dell’internazionale liberale.

(2) Il primo governo di Fidezs, dopo la vittoria elettorale del 1998, si distinse per le sue misure ultraliberiste: privatizzazioni, abbattimento del disavanzo con tagli alla spesa pubblica, norme sulla flessibilità del mercato del lavoro, politiche di deflazione salariale. Misure antipopolari che incoraggiarono i capitali stranieri, anzitutto tedeschi, a colonizzare di fatto il paese.

(3) Nel 1999 (erano i tempi dell’aggressione NATO alla Iugoslavia) il governo di Orban fa entrare l’Ungheria nella NATO.

(4) Nell’anno 2000 il partito, che nel frattempo aveva assorbito altre formazioni di centro-destra, nella prospettiva di sostenere l’ingresso dell’Ungheria nella Unione europea, entra nel Partito popolare europeo.

(5) Nel 2001 il governo Orban aderisce alla richiesta di Bush e fa partecipare l’Ungheria alla forze ISAF di occupazione dell’Afghanistn e poco dopo viene premiato da due famigerate fondazioni atlantiste, la New atlantic initiative e l’ American enterprise institute. 6
Tutto questo, nel 2011, non gli impedisce affatto di: ‘’muovere il suo governo in due direzioni, non opposte ma complementari: da una parte inverte la rotta rispetto alle politiche liberiste chieste dagli oligarchi europei e dal FMI (controllo pubblico della banca centrale, svalutazione della valuta nazionale, alcune rinazionalizzazioni come quelle dei fondi pensione, rifiuto di entrare nell’eurozona); dall’altra procede, grazie alla maggioranza assoluta verso una modifica antidemocratica della legge elettorale e della Costituzione’’. Ma di che Costituzione si tratta ? Il documento dei comunisti ungheresi ci aiuta a comprendere davanti a che razza di reazionario siamo: ‘’Per quanto riguarda la nuova Costituzione, che Fidezs si approvò da sola, salta agli occhi il suo carattere reazionario. Nel famigerato Preambolo esplicito il riferimento nazionalista alla “Grande Ungheria”: si rivendicano infatti le parti del territorio magiaro che alla fine della prima guerra mondiale vennero assegnati a Romania, Austria, Slovacchia e Iugoslavia’’, ed ancora: ‘’Non meno grave l’abolizione del potere di veto della Corte costituzionale, ridotta a protesi del governo e la limitazione del potere giudiziario. Viene creata, inoltre, la norma secondo cui, se il parlamento non è in grado di approvare una legge finanziaria entro il 31 marzo di ogni anno, il presidente della Repubblica (per i prossimi anni Pál Schmitt, proprio del Fidesz) lo può sciogliere e indire nuove elezioni’’.
Orban ha semplicemente avvicinato l’Ungheria alla Russia, ma la sua idea riguardante il ruolo e la funzione dello Stato è rimasta quella di un neoconservatore. Il rossobrunismo cancella la dicotomia destra/sinistra senza capire che gli uomini politici di destra sono strutturalmente portati ad agganciarsi ai grandi centri di potere: Orban è già filoisraeliano, ma verrà il momento in cui da Mosca ritornerà sotto il pugno duro di Washington. L’ennesimo castello di sabbia geopoliticista crollerà e di Socialismo Patriottico resterà solo il ricordo delle tante posizioni bigotte e antiprogressiste assunte da tale movimento.

La novità dei moderni rossobruni: la rimozione della questione palestinese
I rossobruni moderni – al contrario di quello che dice la ‘’sinistra imperiale’’ – riducono la lotta per l’egemonia ad un mero scontro, tutto geopolitico, fra l’imperialismo Usa e la Russia capitalista: Israele all’interno di questo conflitto diventa per loro un partner, magari utile per rompere il predominio statunitense, e questo perché attribuiscono ad Israele una posizione autonoma e cercano di riassorbirla nel versante euroasiatico. La novità di questo insidiosissimo terzismo, è la silente collaborazione col sionismo. Eppure, chi analizza le questioni internazionali da un punto di vista antimperialista, sa che la causa palestinese è uno degli snodi principali del conflitto politico nella nostra epoca storica.
Lo studio di Nina Andreeva, marxista ucraina Segretaria Generale dell’AUCPB (All-Union Communist Party of Bolsheviks), ci aiuta a capire quanto rilevante sia questo problema: ‘’Il sionismo contemporaneo è una ideologia estremistica nazionalista e razzista, la politica e la prassi al servizio degli interessi della grande borghesia israeliana, strettamente legata alla borghesia monopolistica degli Stati imperialistici. Esso ha come contenuto fondamentale lo sciovinismo bellicoso, il razzismo, l’anticomunismo e l’antisovietismo, il progetto di conquistare il dominio planetario e di affermare il cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale’’ 7, e continua: ‘’Fidel Castro ha osservato che alla fine della seconda guerra mondiale, combattuta dai popoli contro il nazifascismo, si costituì un nuovo potere che si è impossessato del mondo ed impone l’attuale ordinamento crudele ed assolutistico’’. Secondo Andreeva ‘’Al marxismo-leninismo si contrappone oggi l’ideologia borghese. L’ideologia di Stato della classe dirigente della borghesia USA, ossia della superpotenza imperialistica mondiale, è il sionismo bellicoso’’. Il rossobrunismo, senza ombra di dubbio, si colloca a destra della barricata: esaltando El Sisi, Modi ed Orban, rifiuta di fatto il marxismo (e anche il leninismo), restando imbrigliato nelle maglie dell’ideologia dominante. L’approdo al sostegno ad Israele, implicito od esplicito, è un punto d’arrivo prevedibile. Bisogna solo valutare quali camuffamenti ideologici, da qui a poco, subentreranno.
Fino ad ora Socialismo Patriottico ha appoggiato partiti conservatori come il Fidez ma anche il Fronte Nazionale di Marine Le Pen; proclama l’adesione al ‘’socialismo’’ ma il suo programma è privo di qualsiasi accenno al mondo del lavoro. Il fenomeno migratorio viene ricondotto ad un delirante ‘’complotto anti-italiano’’, mentre il giornalista di sinistra Antonio Mazzeo ha giustamente focalizzato l’attenzione sui ‘’conflitti militari in corso, l’esistenza di governi militar fascisti, le pesantissime condizioni di vita di buona parte delle popolazioni, l’assenza di agibilità politiche e democratiche determinano o condizionano sparizioni, assassinii, deportazioni ed espulsioni più o meno forzate di potenziali oppositori e delle fasce sociali ed economiche più deboli. Si spiega così come mai, oggi, in Europa i “migranti” (ma in realtà rifugiati a cui sono negati l’asilo e i diritti di protezione e accoglienza previsti dalle convenzioni internazionali) provengano in buona parte dalla Siria, dall’Iraq, dal Kurdistan, dall’Afghanistan, dal Corno d’Africa, dalla Libia, dall’Egitto e da molti paesi dell’Africa Subsahariana’’ 8.
Netanyahu, da buon fascistoide, vuole far recintare Israele con un muro ‘’protettivo’’ anti-migranti. L’Iran, al contrario, ospita ben 3 milioni di rifugiati afghani. I nazionalisti sciovinisti di SP, a chi vi sembrano più vicini con i loro slogan sostanzialmente razzisti?
Il rossobrunismo, che fino a tre o quattro anni fa poteva trarre in inganno i meno avveduti, oggi ha le armi spuntate: i terzisti hanno gettato la maschera e non ci sono più alibi per nessuno.

1.
http://www.statopotenza.eu/8533/che-succede-in-egitto
2.
http://www.voltairenet.org/article179371.html
3.
http://www.linterferenza.info/esteri/el-sisi-e-netanyahu-il-gatto-e-la-volpe/
4.
http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=article&sid=2707
5 .
http://www.linterferenza.info/esteri/lotte-di-classe-e-repressione-in-india/
6 .
http://www.antimperialista.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2797%3Aungheria-chi-e-davvero-viktor-orban&catid=134%3Aungheria&Itemid=1
7.
http://lanostralotta.org/?p=87
8.
http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/2015/11/contro-il-capitalismo-e-le-sue-guerre.html

 

12 commenti per “La lunga marcia dei rossobruni verso Israele

  1. armando
    14 febbraio 2016 at 16:07

    Non entro nel merito, perchè non lo conosco, di Socialismo Patriottico e delle sue idee su El Sisi etc. Dico solo che mi sembra improbabile che i “geopolitici” , in particolare gli eurasiatisti, possano rifluire sotto l’influenza USA/Israele, e ciò proprio in virtù del fatto che scorgono nella contrapposizione fra potenze di terra e potenze di mare la contraddizione principale che attraversa la nostra epoca.
    Invece, è un’altro punto su cui mi interessa attrarre l’attenzione.
    Quando Luckas auspica la ” realizzazione di una organizzazione economica mondiale razionale, non turbata dalle barriere del profitto; che il socialismo significa una economica mondiale organizzata e che la vera indipendenza ‘’nazionale’’ e ‘’culturale’’ dei popoli potrà sorgere solo da tali premesse’’, a me sembra pecchi di economicismo, come Marx stesso del resto, e di sottovalutazione della così detta sovrastruttura. Stando ai fatti, l’organizzazione economica mondiale razionale, è proprio l’obbiettivo del capitalismo globalizzato, ed meno di pensare diciamo così alla Toni Negri, la cosa dovrebbe far riflettere. D’altra parte, stando alla lettura codificata del rapporto struttura/sovrastruttura, in una organizzazione economica mondiale unificata, quantunque fosse anche in senso socialista, le produzioni ideologiche e culturali (sovrastrutturali) dei diversi popoli, tenderebbero nel tempo a uniformarsi, perdendosi le differenze dovute al tramonto dei credi religiosi, degli stili di vita , degli usi e delle consuetudini tradizionali. Ma anche questa omologazione culturale e politica è l’obbiettivo dichiarato del capitale, perfettamente congrua col suo espandersi planetario. Vale quanto detto sopra. O si considera l’omologazione indotta dall’impero americano come una condizione favorevole alla rivoluzione, e quindi si finisce necessariamente per auspicarla, oppure la si considera una iattura. Nel secondo caso, dovrebbero essere riviste alcune cose, anche dello stesso Marx. D’altra parte, comunque la si pensi in merito alle questioni teoriche, è un dato di fatto che oggi il cemento di “classe” non riesce affatto a unificare i proletariati mondiali, ancor meno di ieri. In ciò esiste un fattore oggettivo, la latente scomparsa della classe operaia di fabbrica con quello che ne consegue in termini di coscienza di classe (che nessuna moltitudine potrà mai sviluppare nei termini pensati da marx ma anche da Lenin). Esistono però anche fattori di altro tipo. Insieme all’eclissi della classe (momentaneo o meno è altro discorso su cui non mi addentro), assistiamo al rifiorire del concetto di comunità, ossia di aggregazioni che non si fondano sulla posizione occupata rispetto ai rapporti di produzione. Naturalmente esistono comunità storicamente fondate (etniche, sedimentate culturalmente) e comunità effimere, provvisorie e distraenti (come quelle che nascono sui social). Tutte esprimono però un forte bisogno di appartenenza su cui fondare un’identità. Ritengo che sottovalutare il fenomeno o etichettarlo sic et simpliciter come di “destra” costituisca un errore grave sul piano politico, ma anche e prima ancora su quello teorico. L’essere umano è più di “ciò che mangia”, e quando Marx parlava di Gemeinwesen lo capiva benissimo, anche se poi lui stesso (e più ancora Engels) è rimasto invischiato nella speranza di fondare un socialismo “scientifico”, quasi che i rapporti sociali ed umani fossero assimilabili a quelli della natura inorganica, e quindi studiabili, alla loro stregua.

  2. Stefano Zecchinelli
    14 febbraio 2016 at 17:44

    Armando ti rispondo brevemente, cercando però di essere preciso.

    (1) I rossobruni di matrice ‘euroasiatista’ tendono a contrapporre all’atlantismo la creazione di uno spazio di libero commercio che sposti gli equilibri mondiali ad est. Israele, all’interno di questa visione geopoliticista ( e non di classe ), (a) viene privata della sua funzione sociale che è quella di un paese imperialistico particolarmente forte ed aggressivo, (b) viene ricollocata in quanto mera entità statuale ed allora partner commerciale. Quindi, se l’Islam politico è per loro soltanto un nemico e gli ebrei-russi, rappresentati dal partito del razzista nazistoide Lieberman, un ponte verso Putin poco ci scappa: Israele è – nella loro logica – una pedina dell’euroasia.

    Quello che caratterizza il moderno rossobrunismo – di matrice geopoliticista – è la sostituzione del nemico di classe col nemico geopolitico. Quindi – come ho cercato di spiegare – spesse volte sostengono ex atlantici che, per esigenze del momento, diventano filorussi. Il problema è questo: chi nasce ”atlantico” è nel dna filoimperialista quindi, prima o poi, torna agli ordini di Washington. Così è stato per Berlusconi ed Erdogan e così sarà per Orban.

    Ecco la loro debolezza unita ad una evidente pericolosità. Perchè pericolosità ? Semplice, il gruppo ”Socialismo Patriottico” è riuscito a tenere insieme (a) i settori più retrogradi dello stalinismo italiano, (b) alcune componenti ”socialriformiste” fallite come quelle di matrice craxiana, (c) la destra xenofoba e razzista. Quindi porta in piazza ex attivisti del Prc col mito di Stalin, ed i neofascisti ( mascherati o meno ) della Lega Nord ( questi mascherati ) e Casa Pound ( questi non mascherati ). Con gli stalinisti usa lo slogan della ”difesa popolare” ( quando un marxista sa che il ‘popolo’ è un amalgama di più classi. Noi comunisti siamo, prima di tutto, dalla parte degli operai ); coi craxiani usa lo slogan della ‘sovranità’ ( quando la sovranità deve avere un contenuto politico. Dall’euro si può uscire da destra come da sinistra, mai appiattirci su posizioni non nostre ); coi neofascisti e la Lega Nord fa ricorso all’arsenale razzistoride antimigranti ( e qui non servono commenti ).

    Insomma, quello che ho voluto dire ( è la seconda volta su questo giornale che scrivo sui rossobruni ) è questo: se una parte rilevante del trotskismo e dell’anarchismo sono degenerati e cadono nella bolgia della ”sinistra imperiale”, qui, santi non ce ne sono. Lo stalinismo, in questo periodo di confusione ideologica, si è rivelato sensibilissimo alla propaganda terzista e parafascista, degenerando in un modo altrettanto folcloristico. E’ un segno dei tempi ed un campanello d’allarme grave.

    (2) Mi pare che Lukàcs, invece, abbia ragione.

    Il testo citato è del 1921 ( salvo errore ) e quindi l’egemonia imperialistica Usa era visibile a pochi ( Trotsky fu uno dei primi ad analizzarla ). Cerchiamo di contestualizzare, nella concezione dei marxisti di allora, cosa significa ”dissoluzione delle barriere nazionali”. Mi pare che Negri, sproloqui, su basi completamente diverse.

    Le altre posizioni da te espresse le trovo interessanti, soprattutto per gli addetti ai lavori in campo filosofico, campo, purtroppo, non mio.

    Ciao, Stefano.

  3. Gianni Sartori
    16 febbraio 2016 at 9:07

    http://csaarcadia.org/blog/2014/approfondimenti/fascisti-tenete-giu-le-mani-dallirlanda/

    segnalo questo “contributo al dibattito” (anche se datato)
    NO PASARAN!

    GS

  4. Stefano Zecchinelli
    16 febbraio 2016 at 20:22

    Ciao, Gianni, ma sei tu ad aver intervistato il socialista Eoghain O’Neill ? Se sì ho avuto il piacere di citare la tua intervista in un articolo pubblicato ieri su questo giornale. Mi farebbe piacere che tu lo leggessi per dirmi che ne pensi, è un bel tema e potresti aiutarci a capire molte cose. Scrivici !

  5. Gianni Sartori
    20 febbraio 2016 at 9:40

    Salve
    Sì, credo sia proprio sia la mia intervista (che comunque risale a molti anni fa).
    Preciso che nel frattempo ho interrotto la collaborazione con “Indipendenza” (diciamo che ho: “sospeso il giudizio”) per le polemiche in merito con i miei amici anarchici (personalmente mi considero soltanto “consiliare”, più o meno…).
    Solo una precisazione: a me risulta che l’INLA non nasce come costola di OIRA ma di PIRA. Meglio verificare.
    ciao
    Gianni Sartori

    PS sulla questione OIRA – PIRA, strumentalizzata dai fascisti (in mancanza di idee, oltre che di ideologia, vagano alla ricerca di riferimenti in casa d’altri alimentando confusione e ambiguità) riprendo una mia nota ad un articolo sul Galles

    *nota: su questo contenzioso (una lite in famiglia, per quanto aspra) le destre fasciste italiane, vecchie e nuove, ci marciano da anni. A sentir loro si sarebbe trattato di una divisione tra “sinistra marxista” e “destra nazionalista”. Effettivamente negli Official la componente marxista era ben presente (come in tutto il movimento repubblicano, almeno da James Connolly), ma si trattava in realtà di riformisti (“revisionisti”?) che approdarono prima all’eurocomunismo e poi alla socialdemocrazia.
    La componente più rivoluzionaria e antimperialista (e sostanzialmente m-l, v. stella rossa, pugno chiuso etc.) uscì dagli Official per fondare l’INLA (v. Seamus Costelo, in seguito eliminato sembra proprio dagli Official. Nei primissimi anni settanta aveva partecipato ad un convegno internazionale organizzato a Firenze da Potere Operaio, credo invitato da Piperno).
    Quanto ai Provisional, il loro riferimento erano le lotte di liberazione delle colonie portoghesi (Angola, Mozambico, Guinea portoghese), l’Algeria, Cuba, il Vietnam (ma anche, mi dicevano, l’OLP, la SWAPO in Namibia e l’ANC in Sudafrica),…In sostanza la loro era una lotta di sinistra e antimperialista (come per i baschi dell’ETA) con la prospettiva della liberazione nazionale e del socialismo.
    Stavo ora consultando un vecchio opuscolo del Movimento repubblicano, quello derivato dai Provisional (“Notes for revolutionaries” del 1982) in cui sono riportati i pensieri di vari personaggi a cui far riferimento. Sono tutti di sinistra, molti comunisti: Patrice Lumumba, Alexandra Kollontai, Samora Machel, Oliver Tambo, Lenin, Mao Tse-tung, Antonio Gramsci, George Jackson, Vo Nguyen Giap, Che Guevara, Fidel Castro, Carlos Marighela, Rafic Khouri, Kwame Nkrumah, John Reed, Trotsky, Dolores Ibarruri…
    Perfino una voce anarchica (una sola, peccato), quella di Emma Goldman. Dimenticavo. Ci sono anche, giustamente, Tashunka Witko (Crazy Horse) e Sitting Bull che non erano comunisti o anarchici ma semplicemente già “oltre” e “altrove”. Questi erano i riferimenti politici di combattenti come Bobby Sands.
    E quindi ribadisco: ”fascisti, giù le zampe dall’Irlanda”.

  6. Ezio Polonara
    21 febbraio 2016 at 8:08

    Sono stupefatto da come questi “marxisti del terzo millennio” continuino a maneggiare i concetti di “destra” e di “fascismo” senza ancora aver tentato di capirne niente e dimostrando al riguardo una completa ignoranza….tra l’altro omettono di prendere atto dell’esistenza di una “sinistra nazionale” che poi, a ben vedere, è il nucleo ideologico del vero fascismo (italiano)….

    • Fabrizio Marchi
      21 febbraio 2016 at 10:41

      Caro Ezio Polonara, da “marxista del terzo millennio” quale ritengo di essere, ho studiato e soprattutto mi hanno raccontato e spiegato mio padre e mio nonno e tanti altri della loro generazione (che il fascismo lo hanno combattuto armi in pugno) che quella che tu chiami “sinistra nazionale”, cioè il fascismo, ha frontalmente, brutalmente e fisicamente aggredito il Movimento Operaio, le sue organizzazioni politiche, i suoi sindacati, i suoi giornali, i suoi uomini e le sue donne in carne ed ossa, operai e braccianti, e ha potuto farlo anche e soprattutto perché appoggiato, finanziato e armato dagli agrari e dai grandi capitalisti e perché il governo, lo stato, la monarchia e il Vaticano erano con esso conniventi e lo hanno lasciato fare per difendere i loro interessi di classe. Cosa che il fascismo ha puntualmente fatto.
      Inoltre ho anche studiato e mi è stato raccontato che il fascismo, che a parole si fregiava di essere portatore dei concetti di nazione e di patria ha brutalmente militarmente aggredito popoli, nazioni e stati sovrani imponendo a quei popoli un altrettanto brutale dittatura imperialista, colonialista e razzista.
      Dopo di che ho studiato e mi hanno raccontato che si è alleato con la Germania nazista partecipando a pieno titolo alla guerra imperialista (a sfondo ideologicamente razzista) che il nazismo ha scatenato in Europa e in particolare all’aggressione e all’occupazione della Grecia, dell’Albania, della Jugoslavia e dell’Unione Sovietica.
      Questi sono i fatti, se parliamo del Fascismo italiano, ma non mi pare che gli altri fascismi che hanno fatto la loro comparsa sulla scena storico-politica abbiano fatto cose diverse o svolto ruoli diversi, a partire da quello “cattoclericale” di Franco (e altri fascismi europei, portoghese, romeno, greco ecc.) fino a quello delle più feroci dittature militari liberiste (e fasciste) sudamericane e asiatiche al servizio degli USA e delle multinazionali americane.
      Questa è la storia e la concreta determinazione politica dei vari fascismi, in estrema sintesi. E non mi pare proprio di vedere altro.
      Cosa tutto ciò abbia anche solo lontanamente a che vedere con il concetto di “Sinistra” lo sanno solo (si fa per dire) i fascisti, vecchi o nuovi, o i cosiddetti “rossobruni”, che poi sono solo fascisti camuffati.

      • Ezio Polonara
        30 dicembre 2017 at 6:59

        “Questa è la storia” come ve la raccontate da allora in ogni sede…ma la storia vera è ben diversa…ci sono troppe cose che non avete capito sul fascismo italiano. Prenderò all’ uopo a prestito le parole di Vinciguerra: ”
        Benito Mussolini, il 28 ottobre 1922, portò a Vittorio Emanuele III l’«Italia proletaria e fascista», la camicia nera era mutuata da quella che gli zolfatari usavano nel lavoro, la guerra contro le potenze anglo-sassoni fu presentata come quella del “sangue contro l’oro”, il 19 aprile 1945 il socialista Carlo Silvestri informava Lelio Basso che il Duce chiedeva al Partito socialista di accogliere i fascisti. La rivoluzione fascista si rappresentava come quella della sintesi: dopo la rivoluzione borghese del 1789, quella comunista del 1848, in antitesi fra loro, quella fascista del 28 ottobre chiudeva il ciclo delle rivoluzioni, conciliando il meglio di quanto avevano espresso le altre due e proiettandolo nel futuro dell’ umanità. Rispetto per la proprietà privata, rifiuto del dominio di una classe sull’altra, pari dignità fra lavoro e capitale. Non avremmo mai dovuti essere chiamati a definirci di destra e di sinistra, perché il fascismo era andato oltre.
        Ma se dobbiamo adottare il linguaggio corrente, siamo a sinistra, mai a destra. A destra si colloca la borghesia («la borghesia -disse Mussolini negli ultimi giorni- è stata la rovina dell’Italia»), il capitale, le banche, la difesa dei privilegi acquisiti non per nobiltà ma per denaro, la conservazione ad ogni costo dello status quo, la diseguaglianza sociale prodotta dall’ingiusta ed iniqua distribuzione della ricchezza.
        Quando, dopo il 18 aprile 1948, i deputati missini si collocarono all’estrema destra dell’aula di Montecitorio, la base missina insorse e pretese spiegazioni. Almirante si giustificò dicendo che erano stati i comunisti ad occupare i posti all’estrema sinistra e che, di conseguenza, i missini non avevano potuto fare altro che sedersi al lato opposto. Non si può portare avanti la legge sulla socializzazione delle imprese, imporre il controllo dello Stato sulle aziende con più di 100 dipendenti, introdurre impiegati ed operai nei consigli di amministrazione perché lavoro e capitale devono stare sullo stesso piano e condividere le responsabilità e la gestione delle imprese, ed essere di destra che vuol dire capitalismo selvaggio, libero da ogni vincolo, insofferente ad ogni controllo, con il padrone che comanda e l’operaio che obbedisce, con una distribuzione della ricchezza basata sul salario ai dipendenti e i dividendi agli azionisti, mille lire a te e un miliardo a me.
        È la destra che decreta la fine del fascismo. È la grande industria che lavora per le potenze anglo-sassoni, che boicotta la produzione bellica; è il potere bancario che mantiene i contatti con gli alleati; sono gli aristocratici, i monarchici, i ricchi che temono che la sconfitta militare possa travolgerli a fare il 25 luglio. Dino Grandi, che ne fu, ufficialmente, l’artefice aveva due poli: la Chiesa e Casa Savoia. Nel dopoguerra, lo voleva il Partito liberale. La destra fu grata al fascismo perché riportò ordine nel Paese, bloccò l’avanzata socialista, aiutò la grande industria, ecc. ma, quando, il fascismo si schierò contro le potenze anglo-sassoni ne decretò la fine.
        La destra non ha Patria. È nazionalista nella misura in cui guadagna. Non si può essere ideologicamente fascisti e proclamarsi di destra. Non si può essere storicamente fascisti e politicamente di destra. A destra, al massimo, si collocano i profittatori del fascismo, coloro cioè che durante il regime hanno tratto beneficio dall’ordine sociale, dalla sicurezza pubblica e dagli interventi statali a favore delle banche e dell’industria, e dopo il fascismo hanno strumentalizzato gli aderenti al MSI, tramite la disonestà dei capi, per farne carne da cannone ancora contro i comunisti.
        Ma non credo che i profittatori del fascismo possano essere definiti fascisti.”…

  7. Gianni Sartori
    21 febbraio 2016 at 9:49

    http://www.veja.it/2014/05/18/fascisti-tenete-mani-dallirlanda/

    Vedi l’immagine qui riportata di un manifesto della Charlemagne:
    alle mie considerazioni sull’uso improprio dell’aggettivo “celtica” quando si parla della “croce cerchiata delle ss francesi” andrebbe aggiunto che inequivocabilmente tale simbolo richiama la “svastica tonda” (v. il manifesto della Charlemagne e il proposito di utilizzarla non solo come mostrina, ma come simbolo della Charlemagne stessa; proposito non conclusosi solo per la fine della guerra).
    E’ presumibile che in tale guisa (di “svastica tonda”, intendo) venisse poi adottata dal fascistume d’oltralpe e poi da quello nostrano.
    GS

  8. Stefano Zecchinelli
    21 febbraio 2016 at 12:39

    Ciao Gianni, sulla questione del movimento nazionale irlandese trovo molto utili queste tue precisazioni. Ti andrebbe di scrivere qualcosa anche per noi, in modo che, ci spieghi nell’analitico quali sbocchi antimperialistici ha il movimento irlandese ?

    Ezio Polonara, ancora la storia della ”sinistra fascista” ? Ma a quale ”sinistra” alludi: quella che dava fuoco alle Camere del Lavoro, cosa condivisa anche dalle ”anime di sinistra” ? Oppure a quel bandito di D’Annunzio che provò una operazione di sciacallaggio imperialista nei Balcani ? Il fascismo reale è stato, non solo di destra, ma il punto più macabro della storia colonialistica italiana. Faccio un solo esempio: tutte le anime del fascismo erano d’accordo nella distruzione dell’Etiopia ed il razzismo anti-africano fu endemico nello sciovinismo italiano. Mussolini stesso aveva come amante Margherita Sarfatti: una fanatica sionista, molto razzista contro i popoli del vecchio contenente. Poi, nell’articolo, faccio esempi ben precisi, sarebbe il caso di entrare nel merito. Il succo è che lo sciovinismo – in questo caso si parla del fascismo – predilige la politica di potenza ( il fascismo lo fa anche su basi razziali ed etniche ), quindi la marcia verso Israele, dal mio punto di vista, era nell’ordine delle cose. Del resto sia fascisti che sionisti predicano la folle idea della purezza razziale. Questa sì che è una cosa balorda e priva di fondamento scientifico. Comunque ci hai definito ”marxisti del III millennio”, sì mi definisco apertamente neo-marxista, tu invece come ti identifichi politicamente ? Giusto per sapere con chi parlo.

    • Ezio Polonara
      30 dicembre 2017 at 7:03

      Difficile rispondere pacatamente ad uno che definisce gli eroi nazionali come D’Annunzio…”banditi”…

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