Contro il gelido inverno della teologia narcisista

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Fonte foto: Puglia Reporter (da Google)

 

Nonostante l’austerity e i progetti Ue e Gialloverde di continuare nella politica di svendita del patrimonio industriale e pubblico e di crescita della disoccupazione reale, con abbassamento della capacità di acquisto della piccola borghesia e dei ceti popolari più svantaggiati, le luminarie primeggiano, assieme allo sfarzo di colori luccicanti delle vetrine dei negozi nei grandi centri abitati come nei più piccoli. Una festa per gli occhi e anche per le orecchie deliziate da musiche accattivanti.
Sembra che, nella “promenade”, tra le folle alberghi o si sviluppi finalmente una tranquillità liberatoria dalle fatiche del quotidiano, vuoi che siano problemi di salute o le ansietà del lavoro o gli eterni litigi famigliari.

In effetti, le feste natalizie hanno un che di magico sapientemente costruito dall’esposizione raffinata dell’abbigliamento, degli alimenti, dei giocattoli, delle primizie tecnologiche, del make-up…
Il passeggero ha l’impressione che, solo guardando gli oggetti, in parte se ne impadronisca e che, in quella massa di individui felici e gaudenti, anche lui ne sia parte come compratore e consumatore.

Del resto l’acquisto deve essere ben ponderato perché costituisca un esperimento per costruire la propria immagine sociale che deve adeguarsi ai canoni dell’epoca. Coltivare il proprio ego nella sua apparenza è un rito narcisista1) al quale nessuno sembra sfuggire secondo i differenti canoni del gusto ovviamente.
Per Erich Fromm se l’uomo moderno “osasse parlare del suo concetto di Paradiso descriverebbe una visione ove il Paradiso sarebbe il più grande emporio del mondo”.2)
Il consumo (oggi prevale come sistema “intelligente” di consumo il viaggio, il turismo sportivo, il turismo di guerra…) nell’uomo alienato e reificato del nostro tempo, incapace di esaminare la perversa azione di sfruttamento dell’uomo sull’uomo, appare sempre più come un dovere angosciante per il realizzarsi della persona…
Per M.Douglass e B. Isherwood. infatti, “Il consumo è un processo rituale la cui funzione primaria è di dare un senso al flusso indistinto degli eventi” 3)

Nella società imperiale naturalmente ognuno deve occupare il posto che gli è assegnato…come è vero che esiste una gerarchia fondata sul denaro e sul potere, come in un sistema piramidale, il livello di consumo deve essere adeguato al gradino che occupi relativamente al possesso di denaro e alla casella di potere che detieni… e quindi dopo la scorpacciata visiva e auditiva tra le merci in una sorta di apparente comunismo del mercato, si dovrà ritornare al posto che si occupa nella divisione sociale di classe.

Perché venga assicurato ai cittadini-clienti il godimento dello spettacolo consumista e narcisista risulta necessario da parte dei sindaci e dei consigli comunali che si costituisca all’interno dei centri urbani un enclave ben protetto da divieti e da vigili urbani dove il fiabesco mondo delle merci possa esprimersi senza contrasti negativi quale può essere il bivaccare di gente plebea che chiede l’elemosina oppure che sosti su di una panchina dopo essere stato sgomberato da casa.
Concentrare i propri sforzi finanziari sull’arredo urbano in termini di servizi nel trasporto pubblico, nella cura delle piazze, dei marciapiedi, dei lampioni, delle siepi, degli alberi, costituisce un obbligo per la creazione del “salotto buono” della città. Il vantaggio elettorale viene assicurato perché anche i cittadini delle periferie vedranno con soddisfazione l’impegno della classe politica locale e …non potranno che accettare, come fosse un destino inevitabile, il degrado di ciò che centro non è: discariche abusive, sporcizia, abitazioni modeste, marciapiedi inagibili, assenza di servizi pubblici…

Il “salotto buono” diventa un emblema della società divisa in classi. Ad esso appartengono realmente coloro che sono i privilegiati e coloro che non lo sono. In tal modo scompaiono – così sembra – le differenze di classe all’interno di un’ampolla che tutti contiene. Le periferie diventano un cattivo ricordo, un pensiero infelice, una nauseante immagine da rimuovere.

Che tuttavia non si può rimuovere, nonostante gli sforzi immani della grande finanza e dei politici maggiordomi. Marco Ferreri, in un suo film straordinario 4) immaginò che le periferie di Parigi fossero abitate da pellirosse che, una volta sconfitti gli yankees, si dirigessero verso il centro per conquistarlo…Una macchia rossa si espande dal luogo della battaglia per dilagare sulla Metropoli…

Inutile che ricordi che nelle periferie delle metropoli, in particolare, vivono ammassati i plebei del mondo, miliardi di esseri umani, dove la politica antagonista non è arrivata mentre invece si sono catapultate la criminalità, le orde fasciste per acuire drammi e contrasti e per favorire così la violenza, la corruzione, il degrado morale…

La borghesia delle metropoli si sta già attrezzando, dotandosi di vigilantes armati, di sistemi di sorveglianza elettronica, di muri. Niente di nuovo in ciò. Nel medioevo, nei castelli stavano i nobili, il clero e gli armigeri. Il popolaccio poteva stare all’interno per i servizi da svolgere per i castellani. Poi al tramonto, fuori dalle mura, pena la morte, tranne ovviamente i servitori personali delle loro maestà.

Riprenderò il discorso…Mi basti ora dire che il capitalismo può solo peggiorare le condizioni delle periferie delle città e del mondo, per sua congenita incapacità di risolvere a vantaggio delle masse il rapporto produzione-consumo. Che cosa sarà del pianeta? Penso un futuro orribile, a meno che la Bella addormentata nel bosco (le classi oppresse e le sue avanguardie) non si risvegli, recuperando quel conflitto di classe che tanti frutti nel passato aveva saputo recuperare in termini di democrazia e di dignità personale

NOTE
1) Vedi, tra i tanti saggi sul narcisismo, i sempre attuali Cristopher Lash “la cultura del narcisismo” Milano 1981, “L’io minimo” Milano 1985.
Il sottoscritto aveva esaminato il problema del narcisismo dilagante nella società neoliberista in “Mass media e letteratura” Cagliari 1989
2) Erich Fromm ”Psicanalisi della società contemporanea, Milano 1968
3) M. Douglas e B. Isherwood “Il mondo delle cose” Bologna 1984
4) Marco Ferreri “Non toccare la donna bianca” 1974

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2 commenti per “Contro il gelido inverno della teologia narcisista

  1. salvatore drago
    28 dicembre 2018 at 7:40

    Lucido, come sempre, lo scritto di Antonello. Ho paura, pero´che un eventuale “risveglio della bella addormentata” potrebbe essere salutare ma insufficiente. “La bella addormentata” che si risveglia, non trovando una guida, dei punti di riferimento precisi, rischia di fare ribellismo, e non rivoluzione. Un ribellismo che puo´essere cavalcato da chiunque, e, quindi, anche dagli sgherri di questo sistema. Le prospettive, non mi sembrano rosee, anche se qualche segno positivo lo si riesce a scorgere.

  2. Gian Marco Martignoni
    30 dicembre 2018 at 21:31

    Proprio ieri a Milano ho potuto verificare di persona cos’è l’immersione nel
    ” salotto buono ” a fianco del Duomo. Sceso alla Feltrinelli per cercare il primo numero della rivista Jacobin, un commesso , parecchio su di giri , mi ha urlato quasi soddisfatto : ” a parte Limes e MicroMega le riviste le abbiamo tolte tutte, dato che è da tempo che avete smesso di leggerle… ” Mi ricordo che in un passato non lontano c’era uno scompartimento apposito, con tanto di sedie per chi voleva soffermarsi a leggere qualcosa.Ma la logica del consumo redditizio ha distrutto anche quell’isola riservata ad un pubblico , probabilmente, in via di sparizione.

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