Ecosistema e migrazioni. E’ in gioco il pianeta

Risultati immagini per migranti in Africa subsahariana immagini
Foto: the Submarine (da Google)

Pubblichiamo questa interessante e largamente condivisibile analisi di Guido Viale segnalataci da un nostro lettore (Fonte: http://www.eddyburg.it/2018/07/ecosistema-e-migrazioni-e-in-gioco-il.html):

Che cosa ci siamo dimenticati? Chiedeva Urbi et orbi, a Roma e al mondo, the Young Pope di Sorrentino. Ci siamo dimenticati i cambiamenti climatici e la conversione ecologica.

I cambiamenti climatici provocati dai combustibili fossili colpiscono tutto il pianeta. Ma devastano di più i paesi fragili ed esposti, quelli da cui proviene la maggioranza dei profughi e dei migranti odierni, per lo più sfuggendo a guerre e conflitti innescati da una riduzione delle fonti di sopravvivenza e dall’appropriazione da parte di alcuni, o di pochissimi, delle terre e delle risorse ancora disponibili. Sono guerre e conflitti in gran parte alimentati anche da diversi Governi dell’Occidente e non, che hanno trasformato in rapina economica e degrado ambientale il controllo diretto che esercitavano quando quei paesi erano ancora le loro colonie.

I cambiamenti climatici in corso si possono ancora frenare, e in parte anche invertire; le terre che ne vengono devastate si possono bonificare e recuperare; i profughi ambientali e di guerra costretti ad abbandonarle potrebbero, e in molti vorrebbero, tornare da dove sono partiti per ricostruire i loro paesi e rigenerare le loro terre e le loro comunità, se solo ne avessero la possibilità; e molti altri loro connazionali potrebbero a loro volta partire alla volta dell’Europa, decisi a fare ritorno, dopo aver lavorato qualche anno con noi, se avessero la possibilità di farlo per vie sicure e legali. Niente di ciò che sta trasformando l’Europa in una caserma, il Mediterraneo in un cimitero e la Libia in un Lager è irreversibile, ma non c’è più molto tempo. Tra breve quei processi diventeranno irreversibili: il pianeta Terra si trasformerà in un habitat insopportabile per la maggior parte dei suoi abitanti, compresi quelli che oggi si sentono al sicuro; le persone costrette ad abbandonare il loro paese per cercare di sopravvivere si conteranno a centinaia di milioni; il falso benessere che molti di noi (in realtà sempre meno) pensano di poter difendere con barriere sempre più alte intorno al proprio paese, affidando a politici menzogneri il compito di costruirle, è destinato a dissolversi nel giro di pochi decenni. Ne beneficeranno solo i ricchissimi: sempre di meno è sempre più ricchi, come già sta succedendo da tempo sotto i nostri occhi.

Per anni i padroni del petrolio e quelli delle industrie che ne dipendono, corrompendo studiosi, politici e giornalisti, hanno cercato di negare il pericolo mortale dei cambiamenti climatici e loro cause, pur sapendo benissimo quanto quel pericolo fosse invece reale; anche i militari lo sapevano benissimo e si preparavano da tempo a combattere non più il comunismo, il narcotraffico o il terrorismo (tutte cose con cui hanno giustificato in passato la necessità di armarsi sempre di più), bensì le ondate migratorie che avrebbero investito le cittadelle ricche dell’Occidente quando gli effetti dei cambiamenti climatici cominceranno a farsi sentire in modo diffuso e profondo: lo testimonia un documento del Pentagono di 15 anni fa.

Oggi non si nega più niente di tutto ciò; semplicemente lo si ignora: lo fanno politici, media, giornalisti, intellettuali, solo flebilmente contraddetti dal grido di quegli scienziati che vedono avvicinarsi la notte per la vita umana sul nostro pianeta. Il problema al centro della politica, in Europa come negli Stati Uniti, è ormai solo come fermare i profughi ai confini esterni o interni degli Stati, come se i migranti si materializzassero improvvisamente ai bordi del Mediterraneo o alla frontiera con il Messico, senza preoccuparsi né del prima né del dopo.

Il “prima” è la devastazione delle terre, la rapina delle risorse, le guerre e la vendita di armi che hanno costretto tanta gente, e continueranno a costringerla, a fuggire. Il dopo, se un dopo ci potrà ancora essere, non è certo “la crescita”, i pochi punti o decimali di punto di aumento dei PIL, purchessia, che economisti, politici e banchieri si affannano a inseguire come se fosse quella la chiave della salvezza per tutti (lo è solo, e per poco tempo, per alcuni di loro). Il vero “dopo”, se sapremo costruirlo, è quello che può offrire terra, casa, lavoro a tutti, migranti e nativi, anche a chi si ritrova sempre più ai margini di una società che non offre e non promette più niente, se non rinunce e sacrifici; e proprio mentre fa balenare davanti agli occhi di tutti i lussi sfrenati dei pochi che possono permetterseli. Quel futuro per tutti c’é solo nella conversione ecologica, nella cura della casa comune, nella salvaguardia della Terra; cioè nell’abbandono in tempi rapidi di tutti i combustibili fossili, nella riconversione delle industrie inquinanti e delle fabbriche di armi, nella chiusura di tutti i cantieri delle “Grandi opere” che devastano il territorio e non creano né occupazione né benessere, nell’arresto del saccheggio delle risorse, nell’abbandono della cultura e dell’economia dello scarto, che trasforma uomini e cose in rifiuti nel più breve tempo possibile, nella lotta alla povertà e allo sfruttamento garantendo a tutti, migranti e nativi, un reddito sufficiente a vivere, ma anche la possibilità di studiare, imparare e trovare un lavoro che valorizzi le capacità di ciascuno.

Sono le cose che tutti (tranne chi vive dello sfruttamento altrui) sognano, ma che sono riusciti a farci credere che siano irraggiungibili perché il problema vero sarebbe la crescita che non porta più nessun vantaggio se non a chi ha già tutto e vorrebbe avere sempre dì più. Sono le uniche cose di cui dovrebbero parlarci i partiti politici, invece di impegnarsi in una corsa cinica, crudele e mortifera a chi fa di più e meglio per respingere i migranti che cercano di raggiungere l’Europa: pochissimi, finora, rispetto ai tanti costretti ad abbandonare le proprie terre. Così la politica è avvizzita e si è incrudelita; e invece di capire, studiare e spiegare come tutti quegli obiettivi, e altri ancora, si potrebbero ricondurre a un unico grande programma per rimettere in sesto il nostro pianeta, articolandolo paese per paese, città per città, quartiere per quartiere, azienda per azienda, campo per campo – e che senza l’arrivo di nuovi migranti e senza dare loro la possibilità di tornare per risanare le terre e le comunità che hanno lasciato – nessuno di quegli obiettivi potrà mai essere raggiunto (e le nostre condizioni peggioreranno sempre più), ci si accanisce lungo una spirale che ci sprofonda nella miseria.

Ma chi potrà fare quello che finora nessuno ha fatto? Possiamo cominciare con le associazioni, i comitati, i gruppi impegnati sul terreno della solidarietà e dell’accoglienza, che sono tanti ma non hanno voce né peso, soffocati da un dibattito insulso che parla d’altro e si svolge altrove. Di lì possono nascere e crescere le forze in grado di misurarsi con ciò che il nostro tempo mette all’ordine del giorno.

Fonte: http://www.eddyburg.it/2018/07/ecosistema-e-migrazioni-e-in-gioco-il.html

Foto: Associazione Carta di Roma (da Google)

4 commenti per “Ecosistema e migrazioni. E’ in gioco il pianeta

  1. Aliquis
    16 luglio 2018 at 10:15

    E’ l’articolo più lungimirante che abbia mai letto.

  2. antonio
    16 luglio 2018 at 11:30

    come l’altro articolo di antonello caporale (pieno di “inesattezze”, per essere gentili), anche questo, pur parlando di tematiche in parte reali, mi pare che si inserisca nel filone propagandistico immigrazionista-ultras

    • Fabrizio Marchi
      16 luglio 2018 at 12:40

      Le tematiche non sono in parte reali, sono reali…Ed è da quelle che bisogna partire per analizzare con lucidità il fenomeno dell’immigrazione, al di là della collocazione politica dell’autore dell’articolo che è Guido Viale, che fa parte, anche se con una posizione autonoma, della cosiddetta “sinistra radicale”. infatti la sola cosa dell’articolo che non condivido è la chiusura dove lui si richiama al mondo dell’associazionismo, ecc ecc.
      Però bisogna uscire dalla logica immigrazionisti/anti immigrazionisti perché è una logica fasulla. Si tratta delle due narrazioni ideologiche, entrambi funzionali al capitale. Oggi sta solo prevalendo quella di destra anti immigrazionista perché è quella che fa leva sulla “pancia” dei ceti popolari completamente sprovvisti di coscienza di classe che sono stati convinti che la causa del loro malessere sia dovuta alla presenza degli immigrati. Invito a leggere questo articolo di Eros Barone e anche del successivo scambio di commenti fra lui e il sottoscritto, così forse può darsi che riusciamo ad uscire da questo ridicolo e falso dibattito fra immigrazionisti(“sinistra”) e anti immigrazionisti (destra). Almeno noi…
      https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/12796-eros-barone-perche-gli-sforzi-di-salvini-sono-destinati-a-fallire.html

  3. ARMANDO
    18 luglio 2018 at 16:51

    A me non piace particolarmente il termine “decrescita” perchè da luogo ad equivoci nell’immaginario collettivo, ormai falsato da una narrazione mediatica ossessiva e tendenziosa. Crescita viene automaticamente associata a più lavoro e più benessere. decrescita evoca il contrario. Ovviamente non è affatto così. Detto questo, proprio di decrescita nel senso che gli attribuisce l’inventore del concetto Serge Latouche, si parla nell’articolo. Si potrebbe parlare anche di “antichizzazione” per contrasto con “modernizzazione”, termine che tutti i partiti politici di dx e di sx usano costantemente, ma che è un falso come la “crescita”. Quanto al mondo dell’associazionismo, si impone una riflessione, oltre la collocazione politica di Viale.
    Per lo meno nel tempo corrente e non sappiamo per quanti anni a venire, la lotta di classe non mi sembra possa essere il grimaldello col quale far saltare il “sistema”. E anche nel passato, nonostante la grandosità e il valore di avvenimenti epocali come la rivoluzione d’ottobre ecc. ecc. , nel complesso non è riuscita vincente. Perchè allora non tentare un approccio diverso, magari bene emendato dalle aporie e dalla sciocchezze che presumo anche Viale condivida in quanto appartenente alla sx radicale, ad esempio il femminismo? C’è modo e modo di pensare l’associazionismo, ma il suo carattere è la concretezza, la delimitazione spaziale, e quindi la vicinanza alle persone e alla loro quitidianità. Basta? No di certo, ma potrebbe essere un modo concreto e visibile per far riavvicinare le persone alla politica, anzi alla Politica.

Rispondi a Aliquis Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di essere al corrente che i commenti agli articoli della testata devono rispettare il principio di continenza verbale, ovvero l'assenza di espressioni offensive o lesive dell'altrui dignità, e di assumermi la piena responsabilità di ciò che scrivo.