Colonia: il buio oltre la siepe

“Il buio oltre la siepe” è il titolo di un bellissimo film del 1962 diretto da Robert Mulligan e interpretato da un bravissimo Gregory Peck, ispirato all’omonimo romanzo della scrittrice Harper Lee.

Entrambi narrano la storia di un avvocato che in Alabama, cioè nel profondo sud degli Stati Uniti,  difende un giovane nero ingiustamente accusato di aver violentato una donna bianca (era un classico, in quei tempi, non so quanti neri – ma anche tanti italiani – sono stati impiccati o linciati in America con la stessa falsa accusa…). Nonostante avesse fornito le prove dell’ innocenza del suo assistito, il pur bravo avvocato non riuscirà a prevalere sui pregiudizi razziali e “culturali” dei componenti della giuria (opportunamente imbeccata dalla pubblica accusa e dal presidente del tribunale) che finirà per condannare il giovane, il quale, a sua volta, consapevole che nessuno avrebbe mai creduto alla sua innocenza, tenterà di evadere durante un trasferimento da una prigione all’altra e verrà ucciso da una guardia. Ma chi ha ucciso quel ragazzo nero non è il poliziotto che gli ha sparato bensì  il contesto sociale che lo aveva già preventivamente giudicato e condannato.

In molti (sia a destra che a “sinistra”) obietteranno:”Si, va bene, ma che c’entra con quanto accaduto a Colonia?”.   C’entra, perché basta sostituire il nero con l’immigrato, mussulmano e maschio, per ottenere lo stesso risultato.

E’ questo, oggi, il combinato disposto che non lascia spazio a dubbi, che deve servire a tacitare ogni possibile critica e soprattutto a coprire ogni “spazio” politico, da destra a “sinistra”. Mussulmano/immigrato e maschio è già di per sé un indizio di consapevolezza. Perche se è vero che “in ogni uomo c’è un potenziale stupratore”, come recitava un celebre slogan femminista, e che “la violenza è maschile”, come continuano ancor oggi a insistere le giaculatorie del neofemminismo mediatico-politico ormai largamente dominante, è altrettanto vero (si fa per dire…) “che se non tutti i mussulmani sono terroristi, di certo tutti i terroristi sono mussulmani” (questa è invece è una fra le più ricorrenti filastrocche dei destri e dei “neodestri”). E siccome i mussulmani, oltre ad essere dei potenziali terroristi, sono anche portatori sani (ma infettivi) di una cultura patriarcale e maschilista, nel loro caso la presunzione di colpa raddoppia.

Naturalmente le due versioni si alternano in un ormai collaudato gioco delle parti. La destra (la scriviamo senza virgolette perché in effetti proprio di destra si tratta) criminalizza il mussulmano (e l’immigrato), la “sinistra” (le virgolette sono invece d’obbligo in questo caso perché l’attuale “sinistra” null’altro è se non una delle facce della medaglia dello stesso sistema capitalistico) criminalizza il maschio in quanto tale, indipendentemente dalla sua cultura di appartenenza. Anche perché -così spiegano – il maschilismo e il patriarcalismo non hanno nazione (una volta – bei tempi! – lo si diceva del proletariato…)  perché appartengono appunto – come non ha perso occasione di ribadire uno dei leader di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero (ma vale per tutti gli altri esponenti della “sinistra”, nessuno escluso) –  “alla subcultura maschilista e patriarcale che considera la donna un oggetto di cui disporre a piacimento, e questo per  tutta la popolazione maschile di tutti i continenti,  colori della pelle e religione”( http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=20911 ). Complimenti a lui, verrebbe da dire, perché da un certo punto di vista è un passo in avanti quello che ha compiuto, con il quale va a collocarsi su “equilibri più avanzati” (ca va sans dire) rispetto a quelli di tanti suoi colleghi di “sinistra”che ancora si ostinano a criminalizzare “soltanto” il “maschio bianco, occidentale e tendenzialmente cristiano (per lo meno per “difetto di origine”…)”.

In parole ancora più povere, la destra, cioè la finta opposizione al sistema, in realtà anch’essa un’altra delle facce della medaglia (per la verità è un poliedro, più che una medaglia) dello stesso sistema capitalista (in ogni caso più coerente rispetto alla “sinistra”) criminalizza l’immigrato, di colore e mussulmano (comunque maschio, perché anche per la destra vale ciò che vale per la “sinistra”, nel caso dei maschi immigrati e mussulmani) mentre  alla “sinistra” il compito di criminalizzare il bianco, occidentale e, per lo meno in linea teorica, come dicevo prima, cristiano (nel senso che in Occidente, che ci piaccia o no  – come sostiene anche il laicista Cacciari – non possiamo o non potremmo non dirci cristiani), sempre e comunque maschio, anche in questo caso.

I fatti di Colonia devono però aver provocato un salto di qualità all’interno dello schieramento di  “sinistra e progressista” del sistema, per lo meno a giudicare dalle dichiarazioni di alcune delle “maitre a penser” del femminismo e del neofemminismo nostrano, dalla Maraini alla Zanardo, dalla Terragni  fino addirittura alla Annunziata (che, tutto sommato, rispetto ad altre, non si era fatta notare per particolare ardore ideologico  femminista). Andiamo un po’ a vedere cosa dice proprio quest’ultima (le dichiarazioni delle altre, in fondo, sono più scontate). Riporto un paio di passaggi del suo articolo (di seguito il link onde evitare che qualcuno ci accusi di estrapolare degli stralci al fine di decontestualizzarli a fini manipolatori: http://www.huffingtonpost.it/lucia-annunziata/blog-direttore_b_8920534.html )

“La prima idea su cui lavorare per il futuro non è forse difficile da individuare perché è un po’ nelle cose: costruire un doppio percorso nella accoglienza. Dare priorità e immediata accettazione alle famiglie, ai bambini, alle donne, agli anziani. In qualunque condizioni e per qualunque ragioni arrivino. Costruire invece un percorso più lungo e approfondito per le migliaia di giovani uomini che per altro costituiscono la stragrande maggioranza anche degli illegali e clandestini. Davvero tutti questi giovani uomini sono in bisogno immediato e irreversibile di rifugio?” E ancora:” Le regole attuali, e possono essere migliorate, forniscono già la definizione per distinguere coloro che hanno diritto all’asilo politico; ugualmente esistono chiari requisiti necessari per poter invece entrare in un paese come immigrato. Intorno a queste definizioni vanno costruite barriere successive per fare dell’ammissione in un paese un lavoro di “integrazione” che cominci ben prima della stessa entrata”.

Il messaggio e l’invito esplicito della Annunziata sono molto chiari, sia pur camuffati tra le pieghe di un discorso più ampio, articolato e anche abile (non è certo una  sprovveduta) sui valori e sulle libertà conquistate dalle donne nella nostra parte di mondo (libertà che sono state conquistate a un carissimo prezzo anche e forse soprattutto grazie al contributo degli uomini, ma questo è un “particolare” su cui si può sorvolare) che potrebbe ingannare i meno avveduti: porte spalancate alle immigrate e alle rifugiate femmine (comunque innocenti per definizione, anche perché vittime del dominio maschilista e patriarcale anche e soprattutto nei loro paesi) e porte tendenzialmente (e soprattutto pregiudizialmente) chiuse agli immigrati e ai rifugiati maschi, a condizione che….

E quali sarebbero le condizioni per aprire anche agli immigrati di sesso maschile le porte della terra promessa, cioè del democratico e liberale Occidente? In cosa consisterebbero quel “doppio percorso” e quelle “successive barriere” (l’appartenenza sessuale?…) a cui la Annunziata fa riferimento? La risposta non è chiara né potrebbe, a mio parere, esserlo.  Di certo, la sua posizione trasuda sessismo (antimaschile) da ogni poro anche se, a mio parere,  goffamente camuffata.

Più o meno sulla sua stessa lunghezza d’onda il suo collega Pierluigi Battista, benpensante democratico moderatamente “progressista” che dalle colonne del Corsera (http://27esimaora.corriere.it/articolo/quelle-donne-libere-umiliatea-colonia-dal-fanatismo/ ci spiega che:”  Colonia ha lo stesso significato di aggressione simbolica dell’irruzione fanatica nella redazione di Charlie Hebdo : lì veniva scatenata un’offensiva mortale contro la libertà d’espressione, considerata un peccato scaturito nel cuore del mondo infedele; qui contro la libertà della donna, la sua emancipazione impossibile e temuta in contesti culturali che danno legittimazione ideale e persino religiosa al predominio e alla sopraffazione del maschio”.

Ancora una volta assistiamo alla sovrapposizione fra terrorismo  “islamico” (quindi i bombardamenti della NATO in Irak, Afghanistan, Libia, Siria, ex Jugoslavia sono bombardamenti “cristiani”?…) e “cultura” maschilista. L’Occidente viene attaccato nel suo cuore – spiega Battista –  cioè la libertà di espressione e la libertà della donna. Sarà per questo che da un secolo circa, i popoli arabi e/o mussulmani, oscurantisti, maschilisti e patriarcalisti, si prendono sulla testa le democratiche e liberali (nonché intelligenti) bombe dell’Occidente, a cominciare da quelle della Francia e, a seguire, di Gran Bretagna, USA e naturalmente Israele (e ora anche quelle dell’Arabia Saudita, che è vero che è oscurantista e medioevale ma date le circostanze si possono chiudere tutti e due gli occhi…).

Ma i fatti di Colonia hanno anche e soprattutto un altro risvolto, assai “delicato” se non scabroso.   Cos’è infatti che desta tanto scandalo? Il fatto che ad essere state vittime di quelle violenze siano state delle donne. Perché se gruppi di balordi, immigrati o autoctoni, ubriachi o sotto l’effetto di sostanze (o anche no) avessero aggredito dei tedeschi maschi e gli avessero rubato il portafogli e il telefonino o anche se gli avessero palpato il sedere (o anche di peggio), la fanfara mediatica non avrebbe suonato la stessa musica. Nel 1993, a Rostok , la casa di una famiglia turca fu data alle fiamme da alcuni skinheads e rimasero uccise cinque persone. Tre anni dopo, a Lubecca, un gruppo di  neonazisti appiccò il fuoco ad un ostello e 10 immigrati morirono bruciati vivi. In Italia, a Castel Volturno, nel 2008, sei immigrati africani furono massacrati senza nessuna ragione in un agguato camorristico. Si tratta soltanto di alcuni episodi, fra i più clamorosi, la punta dell’iceberg di una violenza diffusa, più o meno quotidiana, e di diversa natura, che coinvolge tante persone,  uomini e donne, e non certo solo gli immigrati. Dalle guerriglie urbane fra gruppi di ultras e fra questi e la polizia che esplodono più o meno sistematicamente fuori degli stadi con esiti spesso tragici, alle maxirisse dentro o fuori le discoteche per futili motivi che finiscono a colpi di coltello nell’addome (quando non si sparano) con esiti altrettanto tragici, alle infinite e variegate forme di violenza diffusa presente nei quartieri popolari e nelle periferie delle metropoli e tant(issim)o altro ancora, l’elenco sarebbe interminabile.

Se volessimo ampliare, di molto,  il discorso (ma lo faremo con un successivo articolo ad hoc), pochissimi sanno che negli USA (ma anche in tanti altri paesi del mondo dove vige la pena di morte) dal 1976 allo scorso anno sono state “giustiziate” 1359 persone di cui 13 donne (e ovviamente 1346 uomini), pari allo 0,96 sul totale. Una sproporzione a dir poco stupefacente (che non non può essere casuale) che a parti invertite, a dir poco, avrebbe già provocato (giustamente…) il finimondo

Eppure tutta questa violenza di cui le società occidentali sono intrise (a mio avviso forse addirittura in misura maggiore rispetto ad altri contesti sociali e culturali), e neanche quei tragici fatti a sfondo razzistico a cui accennavo prima e che hanno portato alla morte orribile per combustione di tante persone, hanno suscitato e suscitano tanto scalpore e tanta indignazione, moltiplicata all’ennesima potenza dai media, rispetto a quanto ne hanno suscitata gli accadimenti di Colonia. Lungi dal sottoscritto voler minimizzare quanto accaduto, però non mi pare (e so che questa affermazione  scandalizzerà molte/i) che sia successo qualcosa di eccezionalmente più grave rispetto a quanto descritto poc’anzi e ai livelli di violenza che vengono raggiunti in tanti altri frangenti.

Ci sono state molestie sessuali, furti, atteggiamenti intimidatori e violenti non però culminati in atti di  vera e propria violenza fisica.  A quanto risulta nessuna/o è stata/o malmenata/o o percossa/o né sessualmente violentata (al momento in cui scriviamo, a distanza ormai di molti giorni,  ci sono solo denunce per molestie e per furto, non per violenza sessuale), non ci sono stati morti, né feriti, né gente finita all’ospedale con ferite più o meno gravi di arma da taglio, corpi contundenti  o altro ancora. Tutto molto grave, certo, ma certamente non più grave di tanti altri episodi o fenomeni di violenza, individuale o di massa, a cui siamo purtroppo abituati che però non provocano la stessa reazione da parte dei media.

E allora perché tanto scalpore? Per una ragione molto semplice. Perché la violenza sulle donne non è tollerata. Tutte le altre forme di violenza, di fatto, lo sono. Perfino quella sui minori non ha la stessa eco sui media. Eppure sappiamo che esiste ed è molto diffusa, soprattutto nelle scuole e all’interno delle famiglie, perpetrata dagli uomini e molto spesso (se non il più delle volte) dalle donne, dalle madri, dalle insegnanti, dal corpo docente e dal personale impiegato nelle scuole materne ed elementari, pressoché tutto al femminile. Perfino quella sugli anziani, sui malati e sulle malate, è agita prevalentemente da donne, non certo perché sono più “cattive” degli uomini ma solo perché, percentualmente, sono impiegate in misura molto maggiore rispetto agli uomini ai lavori di cura della persona (vale naturalmente anche per la scuola).

Eppure tutte queste forme di violenza non trovano la stessa risposta da parte dei media. Un evento come quello di Colonia, grave ma certamente non gravissimo (per lo meno se comparato a molti altri), è stato deliberatamente ingigantito dai media.

La ragione di ciò? Più d’una. C’è chi sostiene si sia trattato di un atto organizzato e premeditato (come appunto sostiene anche la Annunziata), una sfida non si sa bene concepita e promossa da chi (da una centrale “islamica”, dallo Stato Islamico, da gruppi jihadisti? Da chi?) all’Europa e in particolare alla Germania, una sorta di avvertimento, di minaccia, per la serie “Questa è solo un’avvisaglia, un antipasto rispetto a quello che potremo farvi nel prossimo futuro”. Sarebbe a questo punto lecito interrogarsi chi è che sarebbe interessato a organizzare tutto ciò. Il fantomatico “mondo islamico” (concepito come un unico indistinto minestrone) che non significa assolutamente nulla? O forse l’Arabia Saudita (fedele alleata del’Occidente) o l’Iran degli ayatollah con le loro barbe e i loro turbanti?

Poi c’è un’altra tesi, che potremmo definire “complottista”, comunque sicuramente meno peregrina della precedente, che è quella di chi sostiene che ci sia una regia occulta (e neanche tanto…) dietro ai fatti di Colonia. La tesi sostiene che negli USA in parecchi vorrebbero levarsi di mezzo la Merkel, perché le sue politiche di apertura nei confronti dei rifugiati, in particolare di quelli provenienti dalla Siria, creerebbero degli squilibri in tutto il continente europeo http://l.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Ftrib.al%2FNyN5zSI&h=WAQFhuROP&s=1  ma in realtà, questo il non detto, molto più probabilmente  perché la Merkel non sarebbe poi così convinta di fare la guerra a Putin e questo, naturalmente, non sarebbe ben visto dagli americani.

Poi c’è invece chi pensa che quella di Colonia sia in tutto e per tutto una cosiddetta “falsa flag”, cioè un’operazione studiata ad arte per condizionare l’opinione pubblica europea e fargli ingoiare i prossimi inevitabili interventi militari della NATO in Medio Oriente. Quest’ultima non è di per se campata per aria ma, a mio parere, si tratta di un effetto o di uno degli effetti di quanto accaduto, non la causa.

La mia opinione, molto più semplice, è che il sistema politico soprattutto mediatico occidentale, cioè quella che può essere definita come una vera e propria “fabbrica del consenso”, sia ormai completamente colonizzato dall’ideologia politicamente corretta, di cui il femminismo o “neofemminismo” rappresenta uno dei mattoni fondamentali. Per rendersene conto, qualora ce ne fosse il bisogno, è sufficiente osservare questa vignetta di Vauro che il quotidiano Libero ha scelto, polemicamente con l’autore, di pubblicare (è la stessa che abbiamo pubblicato anche noi) e soprattutto leggere il breve commento dell’articolista: http://www.liberoquotidiano.it/news/sfoglio/11866239/vauro-vignetta-stupri-colonia-capodanno.html#.VpJQbf5DReU.facebook

Avete capito? La vignetta, secondo l’autore dell’articolo (un giornalaccio della peggior destra, per quanto mi riguarda), sarebbe uno sfregio alle donne di Colonia, non agli uomini (in questo caso occidentali), di fatto equiparati da Vauro stesso ad un branco di stupratori con tanto di crocifisso al collo.

La “fabbrica del consenso”, come vediamo ideologicamente trasversale (da Libero al Manifesto passando per il Corsera e Repubblica), serve a produrre una sola narrazione ideologica. Quella stessa narrazione  viene poi strumentalmente utilizzata o declinata in base ai rispettivi interessi di bottega di questa o quell’altra cordata politica (di destra o di “sinistra”). Ma queste sono frattaglie.

 

 

 

 

 

 

 

 

11 commenti per “Colonia: il buio oltre la siepe

  1. Thelma e Louise
    12 gennaio 2016 at 17:14

    Siamo d’accordo con l’idea secondo cui il neo femminismo dei media è solo una copertura per giochi e giochini politici, che non hanno sicuramente niente a che fare con la difesa del corpo femminile e dei diritti delle donne.
    Siamo anche profondamente indignate da questo polverone mediatico, che mette in risalto ancora una volta il presunto capro espiatorio da combattere, ovvero “l’uomo musulmano maschilista”, lasciando del tutto inascoltate le proteste mute di migliaia di persone, che sono state invece vittime innocenti di una mentalità cattolica e repressiva.
    Ne vogliamo parlare? pensiamo forse che sia l’appartenenza a una cultura o a una religione a definire la sensibilità di una persona? Pensiamo che essere musulmani significhi non rispettare le donne ed essere cattolici invece sì? Lascio a voi la risposta…..
    Nel nostro piccolo mondo occidentale abbiamo perso di vista valori umani fondamentali, dimenticando il concetto di dignità, il rispetto dell’essere umano, indipendentemente dal genere, il rispetto per l’individuo, al di là dell’appartenenza a un branco….
    Siamo sicuri che gli uomini musulmani siano tutti violenti verso le donne?
    Riferisco brevemente che spesso ho constatato in tanti contesti diversi l’aggressività e la violenza dei miei connazionali italiani. In altre circostanze ho invece notato la gentilezza e il rispetto verso le donne da parte di tanti uomini musulmani.
    Rimane a noi singoli la scelta tra essere preda dell’indottrinamento mediatico o invece sviluppare una sensibilità critica, che possa aiutarci a conservare la nostra umanità, in tempi così nebulosi, ambigui e incandescenti.

  2. Alessandro
    12 gennaio 2016 at 17:37

    Attendevo un tuo articolo sull’argomento, Fabrizio. In questi giorni ho cercato su internet degli articoli che potessero essere realmente critici nei confronti della versione di stampo razzista-femminista dell’episodio e non ve n’è quasi traccia, a dimostrazione di quanto l’Occidente sia paralizzato quando si tratta di prendere la parola contro la vulgata femminista.
    Condivido quanto da te scritto. Non penso che dietro quegli episodi ci sia chi sa quale regia. Ritengo che quegli atteggiamenti siano imputabili soprattutto alla cattiva interpretazione del clima festaiolo, all’aver alzato un po’ il gomito, al vedersi circondati da donne quando nei propri Paesi di provenienza vige spesso una rigida divisione tra i sessi e la promiscuità di quel tipo non è molto frequente, e così via. Questo in riferimento alle molestie-violenze sessuali. Il caso ha avuto eco solo per quest’ultimo aspetto; diversamente sarebbe stato derubricato molto velocemente, con l’eccezione della stampa di destra che però avrebbe trovato scarsa sponda a sinistra.
    Teniamo in considerazione tutto quello che accade in alcune città italiane, Napoli su tutte, in quella notte, con migliaia di persone che finiscono in pronto soccorso, ma la cosa viene vissuta come normale amministrazione.
    Personalmente ho avuto modo di trascorrere un Capodanno in piazza e devo dire che l’esperienza mi è bastata, perchè tra spintoni, colpi, petardi, lanci di bottiglie… ho capito che è meglio starsene tranquilli a casa propria e pensare alla propria incolumità personale.

  3. 13 gennaio 2016 at 11:01

    Complimenti per l’articolo!

    E’ davvero incredibile (per me) e accettabile e ovvio (per molti) ciò che riguarda le violenze contro le donne… ma difficilissimo da comprendere il concetto di violenza in generale, a prescindere dal sesso di appartenenza.

    Ho condiviso l’articolo. Quando avrò tempo lo farò girare su altri siti e pagine facebook.

    Jan

    p.s. Un consiglio, quando linkate una pagina o sito gli date apparenza sul web. Per un sito che non volete premiare con la visibilità, basta aggiungere l’attributo “no follow” al link ed il gioco è fatto.

    Ecco un po’ di informazioni e istruzioni su come usare l’attributo “no follow”.

  4. Giorgio
    13 gennaio 2016 at 19:27

    Sono in buon a parte d’accordo con te, tuttavia c’è un punto riguardo al quale dissento radicalmente, ed è questo:
    “Eppure tutta questa violenza di cui le società occidentali sono intrise (a mio avviso forse addirittura in misura maggiore rispetto ad altri contesti sociali e culturali),”.
    No, Fabrizio, mi spiace, ma non è assolutamente così.
    Potrei portarti numerosi dati al riguardo, che dimostrano come in luoghi non occidentali la violenza è molto più diffusa, solo che non se ne parla.
    Ad esempio, esistono studi ben documentati i quali dimostrano che in un Paese come la Russia (è un esempio tra i tanti) c’è il doppio delle possibilità di essere uccisi rispetto agli Stati Uniti.
    >>>
    PS: Tra l’altro, in Russia, che non può certamente essere definito un Paese femminista, tuttora è in vigore una legge che in caso di omicidio volontario prevede l’ergastolo (quello vero) per gli uomini e venticinque (25) anni per le donne.

    • Fabrizio Marchi
      13 gennaio 2016 at 20:09

      Caro Giorgio, intanto chiarisco che quando parlo di paesi o di mondo occidentale non lo dico in senso geografico ma in senso lato. L’America Latina per me è mondo occidentale, anche se con le sue peculiarità, idem tanti paesi asiatici (Giappone, Corea del Sud, Thailandia, Filippine ecc. ). Ad esempio in alcuni paesi latinoamericani c’è un tasso di violenza altissimo, penso in particolare al Messico, al Brasile, al Venezuela e all’Honduras. In Messico la guerra del narcotraffico semina migliaia di morti ogni anno, solo per dirne una, e in Honduras c’è una città, di cui non ricordo il nome, che è considerata la più pericolosa del mondo. E via discorrendo.
      Per la verità, quando dicevo che ci sono contesti sociali e culturali meno violenti rispetto alle società occidentali, mi riferivo proprio ai paesi arabi e mussulmani che, a mio parere e per esperienza personale, sono molto probabilmente i più sicuri, forse i più sicuri al mondo, dopo i paesi scandinavi e, presumo, a quanto mi dicono, il Canada. So perfettamente che la Russia è un paese tutt’altro che sicuro e anzi, con una violenza diffusa molto elevata. Un paese dove veramente il tasso di violenza è pressoché quasi inesistente è Myanmar (Birmania).
      Di certo però, posso dire, per esperienza, che i paesi arabi sono sicuramente tra i più tranquilli e sicuri, anche e soprattutto per le donne. La filastrocca che viene raccontata per la quale si sconsiglia alla donne da sole di viaggiare nei paesi mussulmani, è appunto una filastrocca, una balla totale. Al massimo, visto che siamo in tema, una turista occidentale può rischiare qualche manata sul sedere in un suk e nulla più.

  5. Paolo
    14 gennaio 2016 at 12:32

    Non si sono stati né morti, nè feriti, né risulta che questi molestatori fossero armati. E’ un fatto di cronaca e di ordine pubblico che non avrebbe avuto – credo – così tanta eco se la polizia fosse intervenuta subito a sedare questi (quanto fossero non è chiaro) esagitati.
    Però, ormai, toccare o palpeggiare una donna è un comportamento considerato nei media grave come uno stupro od un omicidio e così ecco scatenarsi il solito can can sulla libertà delle donne, il corpo delle donne, i diritti delle donne.

    Interessante questo articolo in cui si accenna al rapporto tra ultra capitalismo e frustrazione degli emarginati ma poi si finisce con la solita banale condanna del patriarcato e con l’immancabile chiamata in correità di tutto il genere maschile.

    http://www.huffingtonpost.it/marco-palillo/i-fatti-di-colonia-riguardano-tutti-noi-maschi-non-solo-i-migranti_b_8928918.html

  6. Rino DV
    14 gennaio 2016 at 18:47

    Sono giunte qui due Vittime Innocenti a rammentare ai Carnefici i loro delitti, sfidandoli ad occuparsi finalmente dei propri crimini, a salire a capo chino sul banco degli imputati per ascoltare in silenzio i capi di imputazione millenari ed universali stilati dalle donne di tutto il mondo contro di essi.
    .
    Ad ascoltare tacendo o, al più, balbettando scusanti inconsistenti e ridicole – demolite da tempo una ad una – nel penoso tentativo di sottrarsi alla responsabilità e perciò alla colpa e quindi al debito accumulato per generazioni col perpetrare un delitto universale di cui non si conosce l’inizio né si vede la fine.
    .
    Beneficiari ovunque e sempre dei delitti di una minoranza agente di cui tutti sono mandanti e direttamente attivi nell’esercizio quotidiano di ogni sopraffazione, oltraggio e offesa possibili e pensabili, dispensate senza pietà a fronte dell’immensità del bene ricevuto ogni giorno. Ed ogni notte.
    .
    Sono giunte qui due Ariane a ricordare ai malnati senza utero l’insolvibilità del loro debito, a incatenarli alla loro colpa, a piantare i chiodi della verità sulla loro Croce.
    .
    A fare giustizia, finalmente.
    A giustiziarli.
    .
    Parce subjectis.

    • fabrizio
      15 gennaio 2016 at 8:02

      Eccellente Rino.

  7. fabrizio
    15 gennaio 2016 at 7:57

    Ottimo articolo Fabrizio.
    Un unico appunto, Citare l’Annunziata è un insulto al giornalismo.

  8. Gianni Sartori
    20 febbraio 2016 at 17:17

    http://csaarcadia.org/blog/2014/notizie/lo-stupro-crimine-contro-lumanita-crimine-di-genere-e-contro-linfanzia/
    una segnalazione

    consiglierei poi la lettura di “Against our will” di Susan Brownmiller
    GS

    PS. Il capitalismo l’ha perfezionata su scala industriale, ma l’oppressione esiste da almeno 10mila anni. O no?

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