Il “golpe bianco” di Mario Draghi (dopo quello di Monti del 2011)

Siamo al secondo commissariamento del Paese dopo quello del 2011 quando Berlusconi fu defenestrato dal “golpe bianco” di Monti, sostenuto ovviamente dall’establishment dell’Unione Europea, di cui Monti è un solerte e fedele funzionario.

All’epoca in tanti (un po’ gonzi, lo vogliamo dire?…) festeggiarono per la caduta di Berlusconi, non capendo che si stava aprendo l’era della “tecnocrazia” come vera e propria “tecnica” e modalità di governo.

Ora sta accadendo la stessa identica cosa, cambiano solo gli attori, protagonisti e comprimari, con Mario Draghi che entra prepotentemente sulla scena, dopo che molti illustri analisti o presunti tali (lo ricordo benissimo) per molto tempo avevano ripetuto che il “nostro” non aveva nessuna intenzione di “scendere direttamente in politica” e tanto meno di assumere le redini del governo.  In realtà è proprio questo il modo per preparare la scesa in campo di un tecnocrate, costruendogli l’immagine di uomo super partes, appunto, di “tecnico” fuori dalle beghe e dalle litigiosità dei partiti ed estraneo ad una classe politica arruffona, inadeguata e screditata; insomma, una sorta di salvatore della patria. Ma noi sappiamo che il “tecnico” in politica e in economia (non a caso, politica) non esiste né può esistere perché ogni decisione in materia politica e/o economica presuppone una scelta, inevitabilmente e necessariamente politica.  Non esistono governi più politici di quelli “tecnici”.

Sono in molti ad esultare per la caduta del governo Conte, preparata da tempo. Renzi, uno spregiudicato e cinico avventuriero al servizio e a stipendio (direttamente o indirettamente) della Confindustria e dei vari potentati economici e finanziari europei e internazionali (e anche del monarca assoluto saudita), è stato chiamato a recitargli il de profundis. Ha aperto la crisi in modo del tutto pretestuoso, sapendo che non si sarebbe mai andati ad elezioni anticipate; cosa che sapevano, ovviamente, anche Salvini e Meloni che fingevano di volere elezioni “per restituire la parola al popolo” e che ora, con il “cadavere” ancora caldo di Conte già dichiarano di non essere pregiudizialmente contro il nuovo governo. Buffoni, non c’è altro modo per descrivere questa destra e in particolare il leader della Lega…

Ma anche all’interno della ex maggioranza i mal di pancia non erano pochi ed è noto che il PD o gran parte di questo mal digeriva la leadership di Giuseppe Conte, che peraltro stava diventando sempre più popolare, come capo di governo. Del resto anche il PD è chiamato ad obbedire ai diktat dell’UE che da tempo stava preparando il cambio della guardia. Chi mastica un po’ di politica non ha avuto dubbi leggendo o ascoltando i vari Severgnini e De Bortoli che invocavano la necessità di un governo forte, autorevole e soprattutto allineato all’Unione Europea.  Il guitto fiorentino, campione assoluto di autoreferenzialità e opportunismo, è stato usato e si è lasciato usare allo scopo. Verrà premiato per i suoi servigi. Non possiamo che “elogiare” (si fa per dire…) la sua spregiudicatezza e la sua indiscussa e machiavellica abilità nel galleggiare e nel districarsi nei meandri della politica nostrana. Dopo essere riuscito a diventare segretario del PD (vi ricordate il “rottamatore”?…) nonchè Presidente del Consiglio è stato fatto fuori, in gran parte vittima del suo stesso delirio narcisistico (vedi la sconfitta del referendum, da lui stesso voluto, per modificare la Costituzione…). Ma è lo stesso delirio narcisistico che, nonostante le sconfitte, lo ha tenuto a galla e lo ha fatto tornare protagonista della scena politica, prima come regista del governo Conte bis e della improbabile alleanza fra PD e M5S stelle e poi come suo affossatore.

Ed ecco che ci ritroviamo con l’ennesimo “governissimo” “tecnico”, presieduto da un tecnocrate che di fatto deciderà in prima persona in tutto e per tutto (è evidente che il prossimo ministro dell’economia, chiunque sarà, avrà ben pochi margini di autonomia…). Dal punto di vista politico-economico Draghi è diverso da Monti. Quest’ultimo è un monetarista e convinto sostenitore delle politiche di austerity, mentre Draghi ha una visione relativamente più ampia. Alcuni mesi fa, come alcuni ricorderanno, aveva sostenuto l’idea di una politica economica simil keynesiana (ma solo apparentemente, perché la sua idea era sostanzialmente quella di accollare allo stato le imprese in crisi e di lasciar galoppare quelle in attivo…) al fine di fronteggiare la crisi non perché, come ho già avuto modo di scrivere, avesse a cuore i destini dei lavoratori e dei ceti popolari bensì perché consapevole che senza una ripresa dei consumi anche i profitti sarebbero crollati e la tenuta della pace sociale sarebbe stata a rischio.

Ora c’è in ballo una partita fondamentale che è quella del Mes e del Recovery fund e i vertici dell’UE non potevano tollerare che fosse gestita da un governo sia pure pallidamente non completamente allineato ai diktat europeisti. Lo dico in modo molto chiaro: il governo Conte (fondamentalmente un democristiano riveduto e corretto, dati i tempi, con una concezione non del tutto subalterna del ruolo dello Stato) è stato e avrebbe probabilmente continuato ad essere quello meno allineato, sia pure molto timidamente, al neoliberismo galoppante. Contro questo governo, e in particolare contro il suo presidente che, sempre molto timidamente e in modo spesso contraddittorio e maldestro, ha provato a privilegiare la tutela della salute alle necessità e agli interessi del mercato e delle imprese, si è formata una santa alleanza di tutti gli attori in commedia, con l’eccezione dell’ormai scombiccherato M5S ridotto ad un branco di ragazzotti interessati solo a conservare lo scranno di parlamentare.

La “tecnocrazia” – questo è il dato più allarmante – si prepara a sostituire di fatto la democrazia (pur con tutte le sue strutturali contraddizioni…), già ampiamente e sostanzialmente svuotata da tempo, soprattutto in assenza di una vera e autentica dialettica politica e di conflitto sociale.

Ci aspettano tempi ancora più duri, è bene saperlo, sotto ogni punto di vista.

Mario Draghi: chi è e quale eredità lascia il governatore della Bce —  idealista/news

 

6 commenti per “Il “golpe bianco” di Mario Draghi (dopo quello di Monti del 2011)

  1. Gian Marco Martignoni
    3 febbraio 2021 at 22:01

    Condivido l’opinione di Fabrizio, in particolare su due questioni : in primo luogo l’operazione condotta da Renzi è a libro paga di Confindustria e dei potentati economici, inviperiti dal fatto che Conte non concedeva loro tutto quello che si aspettavano come fatto naturale ; in secondo luogo, è evidente che la ciccia riguarda la gestione del Recovery found.Il solo pensiero che Confindustria e i suoi accoliti non possano fare e disfare a loro piacimento, li faceva impazzire di giorno e tramare di notte.Infine,il solo fatto che Renzi sia riuscito a scalare il Pd è indicativo del degrado politico e antropologico a cui siamo pervenuti.

  2. Panda
    6 febbraio 2021 at 13:50

    Concordo ovviamente su Draghi (per quanto la situazione odierna sia per aspetti assai rilevanti diversa da quella del 2011); per nulla su Conte. Mi riesce veramente inspiegabile come si possa accreditare una qualche positività a un’azione di governo che ci ha dato il record mondiale, tra i paesi sviluppati, di morti e di caduta del PIL (solo l’Argentina ha fatto un po’ peggio). Come se un primato della salute, di cui non si vedono i risultati, dovesse manifestarsi attraverso una crisi che colpisce i più deboli e che ad alcune imprese, quelle più grandi, è tutt’altro che sgradita. Che poi si possa sempre peggiorare è sicuramente vero, ma definire il governo Conte altrimenti che catastrofico significa veramente voler ignorare quelle che la Arendt chiamava “modeste verità di fatto”.

    • Marcus
      7 febbraio 2021 at 19:21

      Vivo da diversi anni all’estero, per cui forse non ho la chiara percezione di come sia stata gestita la pandemia in Italia, quindi non posso commentare più di tanto su questo punto.
      Posso solo dire che in base alle politiche di gestione ala cazzo adottate qui nei Paesi Bassi con i ben noti risultati, magari averlo avuto qui Conte.
      Per l’Italia, anche io sono sorpreso dalla sproporzione tra la severità dei provvedimenti e la scarsità dei risultati, probabilmente si poteva fare di meglio (anche se non saprei come, e non invidio Conte e governo per aver dovuto prendere decisioni in merito), però concordo totalmente con Fabrizio quando sottolinea il merito di aver dato la priorità alla tutela della salute pubblica.
      Inoltre i governi Conte hanno avuto alcuni aspetti positivi in politica estera. L’accordo con la Cina, che tanto ha fatto preoccupare UE e USA. Il ribadire la posizione di neutralità (inconcepibile per i governi occidentali) verso la politica interna venezuelana, che pur non essendo stata un sostegno a Maduro è stata comunque sufficiente a rompere la compattezza del fronte UE nel sostegno a Guaido (e come risultato forse non è poco, perché se i golpisti non hanno prevalso forse è stato anche perché l’appoggio internazionale non era abbastanza forte). La denuncia del franco CFA del beota Di Maio, che ogni tanto fa qualcosa di giusto pure lui (denuncia velleitaria e demagogica quanto si vuole, e a cui non sono seguiti fatti, ma che almeno ha portato a far conoscere all’opinione pubblica un problema spinoso e volutamente ignorato, e la piccola crisi diplomatica seguita lo dimostra).
      Alla fine sono d’accordo col giudizio di Conte come democristiano tendenzialmente statalista e non completamente allineato al neoliberismo dominante. È sufficiente per noi? Certo che no, ma purtroppo per i tempi che corrono non è poco.

      • Panda
        8 febbraio 2021 at 14:49

        Mi sembra tu abbia dimenticato, Marcus, il sì alla riforma del MES e l’accettazione dei prestiti del Recovery Fund: due dettagliucci non proprio irrilevanti per qualificarne il grado di allineamento al neoliberismo. Ma poi Conte non è un democristiano per la banale ragione strutturale che non esiste più la DC: quando mai un democristiano avrebbe governato a colpi di dpcm tagliando fuori il Parlamento??

        Sai che quando parlate di una priorità data alla salute non capisco veramente a cosa vi riferite? Ai lockdown? La cui efficacia rispetto alla protezione dal Covid è, come minimo, dubbia: https://twitter.com/the_brumby/status/1349478824606502912 , infatti devi riconoscere l’ovvio, ossia che da noi hanno dato pessima prova di sé, ma i cui effetti devastanti sull’economia, e quindi anche sulla salute, sono pesantissimi. O qualcuno pensa che un crollo del PIL del 10% (pardon: pare sia solo del 9, allegria!), rinchiudendo la gente in casa, possa avere effetti benefici sulla salute della maggioranza dei cittadini? La differenza di aspettativa di vita fra, poniamo, l’Italia e la Nigeria dipenderà dalla superiore cultura occidentale o dall’economia? L’ho già citato, lo ripeto: “We are disappointed by the false dichotomy implicit in the assertion that there “should be no trade-off between health and wealth”. The wealthy might profit from the economy, but the poor live by it.” (https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)31422-7/fulltext).

        Tra l’altro tu vivi all’estero e sei scusato, ma chi vive in Italia avrà avuto a che fare, direttamente o indirettamente, con la sanità per patologie non legate al Covid oppure no? Non voglio scadere nell’aneddotica, cosa che con parenti anziani mi riuscirebbe facile, ma intanto spunta questa notizia, che non mi stupisce affatto: https://www.adnkronos.com/covid-30mila-morti-per-altre-malattie-trascurate_2difOiSOAXHlHbkOCeX1H5 E sugli effetti psicologici del confinamento, eccone un’altra molto rassicurante: https://www.huffingtonpost.it/entry/i-giovanissimi-si-tagliano-e-tentano-il-suicidio-mai-cosi-tanti-ricoveri-prima-della-pandemia_it_6006f714c5b697df1a09146e?ncid=tweetlnkithpmg00000001

        Non capisco veramente di quale realtà parallela parliate…

        • Marcus
          8 febbraio 2021 at 23:46

          Sulla riforma del MES ti do pienamente ragione (anche se il governo non l’ha poi richiesto come voleva Renzi, e questo è secondo me uno dei motivi del golpe bianco ed una delle prime cose che il prossimo governo farà). Sul recovery fund, non piace neanche a me e credo fosse davvero troppo sperare che un tale governo non lo appoggiasse, infatti ho detto che quanto fatto non è comunque sufficiente per noi. Lo scopo del mio commento non era incensare Conte ma solo far notare qualche elemento di discontinuità positivo rispetto agli esecutivi passati.
          Sui dettagli legati alla caduta del Pil non commento perché non ho competenze economiche, vista la tua conoscenza della materia non faccio fatica a crederti, però quando parlo di tutela della salute pubblica mi riferisco a un’altra cosa, e cioè che Conte avrà anche agito in maniera maldestra o stupida, lo ha fatto sulla base di una scelta etica, cioè che la salute deve venire prima dei profitti. Ha applicato questo principio in maniera sciocca e poco lungimirante? Se ne può discutere, e molte cose non son piaciute neanche a me, ma almeno lui tale principio lo aveva. Tu parli di realtà parallela, ma se mi consenti il gioco di parole la realtà qualche parallelo più a nord dell’Italia è ben diversa. Qui Rutte, da bravo calvinista, ha adottato dall’inizio il principio “business as usual” senza nessuna cautela. In un paese di 17 milioni di abitanti ma con poco più di mille posti di terapia intensiva, se ne sono bellamente fregati. Qui quando gli ospedali eran saturi, pur di non metter limitazioni che potevano danneggiare l’economia, si è arrivati al punto che il ministero della sanità ha chiesto ai medici di base di contattare i pazienti sopra gli 80 anni per chiedere loro se, in caso si fossero ammalati, sarebbero stati disponibili a non farsi ricoverare ed a morire in casa per non sottrarre posti di terapia intensiva ai più giovani! Si è arrivati a questo! Salvo poi invertire frettolosamente la rotta e mettere limitazioni alla cazzo quando era chiaro che non si poteva più far finta di niente. E di fronte a sciacalli pronti a scelte antietiche e disumane di questo tipo non posso non preferire l’approccio di Conte, per quanti errori possa aver commesso.

          • Panda
            11 febbraio 2021 at 14:25

            Sul MES: l’accettazione della riforma è in sé potenzialmente esiziale, non occorre chiederlo. Se ti interessa Brancaccio ci ha scritto un articolo: https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2020/12/07/approvare-il-mes-senza-usarlo-e-unillusione/
            E perché mai evitare i prestiti del Recovery era sperare troppo? Spagna e Portogallo l’hanno fatto: https://www.huffingtonpost.it/entry/non-solo-il-mes-spagna-e-portogallo-rifiutano-anche-i-prestiti-del-recovery-fund_it_5f8d8ca8c5b67da85d203805 Vorrei far notare che le due decisioni di cui sopra, e in particolare l’autoapplicabilità delle country-specific recommandations, sono il prius logico e fattuale dell’odierno arrivo di Draghi plenipotenziario.

            Sull’elegia del Conte etico alzo le braccia, anzi, mi tolgo il cappello davanti a Casalino e all’efficacia di una campagna stampa che riesce a far sembrare uno ammanicato con tutti i centri di potere più loschi della capitale, dalla massoneria al Vaticano, che mente più o meno come apre bocca (qui un esempio banale ma lampante: https://twitter.com/GiuseppeConteIT/status/1154392407024250880 ), che ha governato facendo del calpestamento della Costituzione una disciplina olimpica (questo l’ha scritto un ex presidente della Corte Costituzionale, vedi un po’ tu: https://www.unicost.eu/covid-19-e-costituzione/), che può vantare i risultati peggiori al mondo in fatto di Covid una specie di eroe della salute pubblica, magari maldestro, ma puro di cuore. Lo ripeto: il lockdown colpisce sì i profitti, ma soprattutto di alcuni, i piccoli, laddove i grandi non hanno affatto a soffrirne, anzi: https://www.ft.com/content/ab30d301-351b-4387-b212-12fed904324b In effetti trovo molto preoccupante questa strana idea masochista secondo cui anteporre la persona ai profitti significherebbe agevolare le crisi economiche, che sono la via attraverso cui il capitalismo si ristruttura a nostre spese (una spiegazione, questa, che ha almeno il pregio di non dover ignorare i fatti per provare a scrutare l’homo interior di Conte); le persone si mettono al primo posto attraverso un intervento pubblico che *ignori* le esigenze di accumulazione del capitale, prima di tutto quella di avere un ampio esercito industriale di riserva (ma ce lo ricordiamo Gualtieri che assicurava che nessuno avrebbe perso il lavoro??), invece di chiedere “atti d’amore” alle banche di cui si sono garantiti i prestiti al 100% (forse il punto più grottesco dell’infausta parabola contiana).

            Con questo vengo all’unico punto su cui sono perfettamente d’accordo con te: Rutte è un disgustoso figuro e il mito dei virtuosi (“frugali” è l’aggettivo più usato) paesi del nord, in Italia ahimè assai radicato, è privo di qualsiasi barlume di fondamento; mi pare però tu cada nel riflesso opposto: siccome il blocco di potere in Olanda fa schifo, allora quello italiano sarà meglio. Possono tranquillamente far ribrezzo entrambi. 🙂 Tra l’altro una selezione negli ospedali è stata sicuramente fatta anche qui, seppure in modo più coperto. Non saprei dire se è meglio l’ipocrisia oppure no, perché in effetti di grida di allarme qui se ne sono sentite pochine; tra questi rari benemeriti ricordo volentieri Cavicchi: http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=82936 E come ti ho detto la situazione attuale della sanità è difficilissima: per farti un esempio, in Piemonte una visita cardiologica non urgente semplicemente non è più possibile averla (se non pagando, chiaro).

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