L’anno scolastico
2024-2025 si conclude il 31 agosto. Nelle scuole di primo e di secondo grado proseguono le operazioni di
recupero dei “debiti e si prepara il nuovo anno scolastico”. Ancora una volta
siamo di fronte ad operazioni di promozione quasi totale. I saperi e le
conoscenze sono giudicate ormai superate, pertanto la scuola è ormai il
surrogato della comunità cannibalizzata dal sistema liberale. Si include, come
nella retorica pedagogica, si afferma. In realtà i voti di fatto sono superati
e l’inclusione implica la distribuzione di voti positivi a quasi tutti i
clienti della scuola azienda. Ecco il problema perennemente ovviato e che il
sistema con il suo catechismo liberale operante neutralizza. La scuola azienda
è inclusiva, in realtà, non per essere l’ultimo baluardo di socialità nel
deserto delle solitudini, ma per includere e addestrare ai principi liberali di
selezione ed esclusione. Non è una contraddizione, ma è coerenza sillogistica
del sistema. La scuola include la quasi totalità degli studenti e somministra a
non pochi l’individualizzazione della
didattica e ciò non potrebbe che essere positivo, ma ad una analisi più
attenta, si scopre altro. Ciò che si deve valutare è il fine per poter
comprendere la qualità del “mezzo”. L’inclusione non è il fine, in realtà è il
mezzo con cui si giunge al “catechismo della cultura liberale”. Si somministra
in ogni contesto la parola “competizione”, si educano i futuri sudditi del
mercato ad accettare come naturale e positivo l’agire competitivo. Il neodarwinismo è mascherato da solidarietà.
I futuri sudditi devono, mediante l’inclusione, introiettare il neodarwinismo
sociale, e in tal modo, la lotta di classe perisce sostituita da forme di
individualismo allevate nelle istituzioni e che producono gli effetti che
constatiamo.
La famiglia è un’azienda, in cui si soddisfano i desideri e
la scuola è speculare a tale logica dell’annichilimento di ogni forma reale e
razionale di solidarietà umana. Con la scuola azienda, espressione e ornamento
del liberalismo senza freni, agonizza la formazione. L’infelicità e i malesseri
dei giovani non sono imputabili allo smartphone, ma all’assenza di formazione.
Non è morto dio, come affermava Nietzsche, ma i padri sono stati neutralizzati.
L’uccisione di dio è stata simbolica, dio non può morire, in realtà si sono uccisi
i padri che con la loro presenza rappresentavano e testimoniavano la legge da
mediare nella concretezza dei casi mediante la razionalità delle madri. Sono stati
uccisi i padri reali e simbolici, pertanto restano solo le individualità
ipertrofiche e vuote in lotta. La scuola azienda è parte del sistema che
naturalizza tale logica. L’azienda deve includere per rispondere ai desideri
del cliente e, di conseguenza, individualità fragili continuano a nutrirsi del
cattivo cibo del sistema. Dove ci sono resistenze il sistema interviene dimidiando
i docenti critici verso di esso, le modalità sono plurali e a volte efficienti.
A perderci in tale organizzazione darwiniana sono i più giovani, i quali sono
deformati nella loro natura e nella richiesta di umanità, a cui si risponde con
contenuti minimi. Capire è d’ausilio per emanciparsi dai propri spettri, si
ovvia a questo con la medicalizzazione del disagio, a cui anche i genitori e i
docenti credono religiosamente. In media uno studente che coglie le
contraddizioni del sistema e si percepisce come soggetto politico che può agire
su di esso si emancipa dal senso di impotenza che causa malessere psicologico. Capire
la realtà sociale e immaginare l’alternativa esige studio, contenuti e impegno,
tutto questo è minato. Margaret Mead, antropologa statunitense, durante una
lezione dimostrò che il primo femore fratturato di un essere umano è stato
registrato 15000 anni fa durante uno scavo archeologico. Per guarire da tale
frattura ci vogliono, in una società senza medicine, sei settimane. Se il
femore ritrovato riportava guarigione della frattura ciò era dovuto alla cura
che gli altri esseri umani avevano dedicato al fratturato, altrimenti non
sarebbe sopravvissuto. Tale ritrovamento nelle parole dell’antropologa dimostra
l’innaturalità della competizione, essa non “include nessuno”, ma lascia morire
i più fragili. Margaret Mead dimostrò mediante tale ritrovamento che l’essere
umano è per natura solidale e, dunque, la competizione non è conforme alla
natura umana. Nell’anno che si apre bisognerebbe ricominciare a parlare della
natura solidale dell’umanità per uscire dall’inquietante super-paradigma
darwiniano che ha trasformato un intero sistema in un’azienda infinita in cui
le grandi domande e i saperi sono stati sostituiti dalla retorica competitiva
che ignora la natura umana solidale ed etica e la sostituisce con parole e slogan
senza contenuti reali.
In realtà stiamo assistendo alla decadenza della modernità che muore nello schianto pauroso individualistico di guerre ad ogni dimensione. I nostri giovani necessitano di risposte che possono contribuire alla guarigione da un individualismo irrazionale e narcisistico dinanzi al quale ci si sente soli e sempre inadeguati e da ciò seguono patologie e violenze incontenibili. Nell’anno che verrà a ciascuno spetta il compito di testimoniare la natura solidale dell’essere umano e di porre in discussione il super-paradigma competitivo.
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