I liberal e la Salis

Sì, siamo tutti antifascisti, ci mancherebbe. L’ingiusta detenzione della compagna Salis in Ungheria atterrisce tutti coloro i quali hanno speso l’esistenza per combattere il fascismo in ogni sua forma: vecchia e nostalgica nei raduni di Predappio, liberista tra le giunte in mimetica del Sudamerica o ammodernata nella civilizzazione dei battaglioni di guerra ucraini. E tutti ci sdegniamo per le condizioni inumane della detenzione, per i guinzagli, le manette ai polsi e alle caviglie così come non riteniamo possibile applicare un 41bis a un militante politico, anche nel caso in cui abbia commesso reati o sia a capo di una formazione militante che espressamente concepisce la violenza quale linguaggio politico. Questo perché l’etica sottostante a quella violenza non può essere equiparata a quella di un’organizzazione criminale tout court.
Ma è davvero miserevole utilizzare il caso Salis per piccoli tornaconti di bottega, per trasformare la prigionia di un’antifascista in un caso geopolitico da sbandierare contro il governo, per sottolineare quanto la destra sia così poco atlantica o così poco europeista nel momento in cui è amica di un regime che ostacola i finanziamenti a battaglioni uncinati a cui il fascismo piace eccome. Bel modo per far avvizzire le giuste battaglie in opportunismo furbetto che fa solo del male alla Salis e a tutti quelli che in prima linea li trovi sempre. Per esempio oggi nelle piazze contro il genocidio dei palestinesi. Piazze osteggiate dai liberal, così bravi a scoprire l’antifascismo solo quando torna utile al prestigio della ditta.

La lettera di Ilaria Salis dal carcere e il modulo senza referto

Fonte foto: da Google

2 commenti per “I liberal e la Salis

  1. Giulio Bonali
    6 febbraio 2024 at 8:21

    Mi sento in dovere di segnalare che per quel che mi riguarda una che invece di combattere i peggiori nazisti (in senso lato) attualmente più criminali e pericolosi va a creare problemi al governo “europeo” (nel senso di “appartenete all’ UE) fascista (sempre in senso lato) attualmente meno assatanato nel sostegno alla criminale junta golpista di Kiev NON E’ un’ antifascista (e men che meno una “compagna”).

    Inoltre non do alcun peso a innocue pagliacciate folcloristiche come le manette ai polsi e alle caviglie o le catene imposte ai detenuti quando é necessario farli uscire dalle loro celle.
    I reali problemi nelle carceri di buona parte del mondo sono ben altri, come testimoniano i numerosi suicidi e gli omicidi perpetrati da guardie carcerarie (e non sempre puniti e comunque, anche nei casi in cui lo sono, con molte difficoltà e in seguito a dure lotte legali dei familiari delle vittime e delle opinioni pubbliche) nel nostro paese (almeno in questo ultimo caso senza alcuna esibizione pubblica di innocue pagliacciate).

    Tralascio la grossissima, importante questione (per chi sia democratico e antifascista) del doppiopesismo non affatto casuale e men che meno “innocente” di giornali e televisioni occidentali che dedicano decine di minuti di telegiornali e pagine e pagina di quotidiani a “casi” come questo e trattano (falsamente, facendolo passare per una spia o comunque uno che se lo merita) il trattamento dai governi occidentali di Gran Bretagna, Svezia, Equador (in particolare quello di Lenin -absit uiniuria verbis- Moreno), Stai Uniti d’ America, un tantino più biecamente fascista, nella fattispecie di quello (comunque tale; ma ci vuole senso delle proporzioni…) ungherese …senza inscenare innocue pagliacciate: mai visto con le manette e men che meno con catene al collo (fisiche).

    Nulla da obiettare sul resto (il poco che resta) dell’ articolo.

    • Giulio Bonali
      6 febbraio 2024 at 8:24

      Mi era rimasto nella penna:

      (il trattamento [omissis]) perpetrato nei confronti di Julian Assange.

      Imperdonabile!

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