Se i cinesi salvano gli stabilimenti di auto europei. Dall’odio anticinese al silenzio assenso?


I marchi autoctoni tirano poco sul mercato, allora la soluzione sarà quella di produrre auto cinesi  negli sta­bi­li­menti sot­tou­ti­liz­zati in Europa di Stel­lan­tis?

La notizia è vecchia di mesi, tornata di attualità dopo la pubblicazione di un articolo su Bloom­berg che indica ben 4 siti euro­pei (per l’Ita­lia, Cas­sino) ove saranno assemblate macchine cinesi del marchio Dong­feng. Intanto non ci sembra di avere sentito qualche parola dal Governo, quindi o la notizia era già nota oppure l’Esecutivo non sa che dire o, peggio ancora, ritiene di non dovere entrare nel merito delle strategie capitalistiche pur accordando generosi contributi anche sotto forma di ammortizzatori sociali.

Dopo anni impiegati nell’imprecare contro i cinesi, la Via della Seta, dopo tanti luoghi comuni sull’arte orientale di riprendere e copiare, a basso costo e con pessima qualità, i prodotti italiani ed europei, qualche dichiarazione ce la saremmo attesa. Facile parlare con stereotipi senza fare i conti con una realtà scomoda che vede il Sud est asiatico da anni impegnato in un salto tecnologico di cui oggi si vedono i primi frutti ossia prodotti competitivi, per qualità e prezzo, sui mercati europei.

Alle critiche avanzate a Stellantis sul disimpegno progressivo nella produzione di auto in Italia era stato risposto parlando di un grande piano di investimenti, eppure la produzione è in continuo calo e si incentiva l’esodo ossia si scambiano alcune migliaia di euro per licenziamenti volontari. E in questo panorama di desertificazione industriale, di crollo dei prodotti europei, l’auto­mo­tive cinese si presenta altamente competitiva avendo investito per lustri e potendo contare su quanto serve oggi per produrre auto moderne: bat­te­rie, micro­chip, tecnologia digi­tale, automazione attraverso robot.

In queste settimane l’Unione Europea sta accelerando per approvare un piano industriale che dovrebbe, negli intenti di Bruxelles, raddoppiare la quota del prodotto interno lordo derivante dalla manifattura. In che modo? Con investimenti tecnologici verdi Industrial Accelerator Act (IAA); è un regolamento in bozza presentato a inizio Marzo dalla Commissione europea  per ” aumentare la domanda di tecnologie e prodotti a basse emissioni di carbonio di fabbricazione europea”. Nel frattempo i cinesi sbarcano in Europa, offrono vie di uscita a marchi che da anni ricorrono strutturalmente agli ammortizzatori sociali, vendono poco e sfornano pochi prodotti sui mercati che poi al cospetto di marchi orientali risultano poco attrattivi. Con grande ritardo, i marchi tradizionali hanno compreso di avere perso la sfida con l’Oriente e per questo non resta loro che aprire gli ultimi stabilimenti all’assemblaggio delle vetture cinesi senza le quali gli stabilimenti italiani potrebbero chiudere in pochi anni.  

La pro­du­zione ita­liana pur in lieve crescita resta inferiore al periodo pre covid, siamo in ritardo sull’elettrico, sull’ibrido ma per capire le reali intenzioni della multinazionale dovremo attendere Maggio quando il nuovo Amministratore delegato di Stel­lan­tis presenterà il Piano industriale e le  strategie del Gruppo. Ma intanto non sarebbe corretto un intervento del Governo per comprendere cosa sta accadendo? E le voci di un utilizzo di Cassino per assemblare prodotti cinesi sono solo notizie infondate o invece  una scelta aziendale con la quale il Governo non vuol interferire? 

Chi è Dongfeng, quali auto produce e quanto costano

Fonte foto: da Google

1 commento per “Se i cinesi salvano gli stabilimenti di auto europei. Dall’odio anticinese al silenzio assenso?

  1. Giulio larosa
    25 Aprile 2026 at 13:50

    La salvezza non solo nell industria automobilistica ma in tutti i settori industriali e tecnologici avanzati viene dalla Cina. Nel periodo della via della seta ho lavorato in collaborazione con Huawei e Zte. Pareva di essere tornati all epoca gloriosa dell Italtel!!!

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