In risposta all’appello di Sandro Valentini

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

A Sandro Valentini in risposta al suo appello del 2 febbraio 2024

Il caloroso ed appassionato invito che Alessandro Valentini rivolge, dalle pagine de L’Interferenza, a discutere insieme un’azione politica adeguata alla nuova fase politica, coglie a mio parere un bisogno diffuso; quello di essere parte attiva nel dibattito politico e di partecipare nella ricerca e costruzione di un’azione politica adeguata, all’altezza della situazione.

La prima parte dello scritto è un’analisi geo-politica del mondo d’oggi, storica ed economica, che mi trova pienamente concorde e che non riassumo arrivando direttamente al punto. Siamo in una fase della ‘guerra a pezzi’, come disse Papa Bergoglio, una nuova fase che definisci un tornante della storia come fu il momento della Rivoluzione francese o quello della Rivoluzione d’Ottobre.

A questo punto della sua analisi Valentini si chiede, ci chiede, cosa fare? affiora il drammatico e classico stringente interrogativo: che fare?

Le prossime elezioni per il Parlamento europeo sono di estrema importanza. La posta in gioco è molto alta sia per la necessità di sanzionare il ruolo prono a Washington svolto dall’UE ultraatlantista, iperliberista e bellicista sia per gli equilibri interni che si verificheranno in ogni singola nazione.

E’un’occasione che interpella ciascuno di noi e tanto più chi proviene da una ultradecennale militanza a sinistra. Purtroppo il panorama che offre la sinistra italiana è desolante (non intendo il PD che non assimilo al concetto di sinistra) e ripercorre con un perseverare diabolico gli errori del passato. Ancora una volta le alleanze poco prima della scadenza elettorale ed ogni volta con nomi e sigle nuove. Ad esempio RC fu nella lista Tsipras nel 2014, nella coalizione con SEL nel 2019 La Sinistra ed ora ancora non sappiamo quale sarà il nome per il 2024. Il Segretario Acerbo ci informa di essere disponibile ad una coalizione o lista per la pace in cui dovrebbe esserci Luigi De Magistris già in Unione Popolare. Inoltre cosa deciderà Santoro? anche lui propugnatore di una lista per la pace che ovviamente pescherà i consensi nella stessa fascia elettorale pacifista, di arresto degli invii di armi in Ucraina, no a Nethaniau e stop alla distruzione di Gaza, per un’Europa protagonista di un processo di pace. Tematiche che in modo non troppo diverso sono anche di Marco Rizzo (e per colmo di paradosso anche di Alemanno) e della sua lista Italia sovrana e popolare. Non sappiamo se Italexit di Paragone sarà della partita anche questa volta. Le percentuali raggiunte da questi tre raggruppamenti concorrenti alle ultime politiche del 2022 furono l’1,9 per Italexit, l’1,4 per UP el’1,2 per Italia Sovrana e Popolare.

E’ realistico pensare che a distanza di un anno dal voto politico qualcuno di questi raggruppamenti superi il 4 %? Facile preconizzare come dice Valentini che l’insieme della sinistra andrà incontro all’ennesima sconfitta. Forse solo la coalizione di Fratoianni e Bonelli potrebbe riuscire a raggiungere per poco il quorum.

All’indomani del voto cosa guarderanno per prima cosa i commentatori politici, quale risultato scruteranno con gioia o preoccupazione? Se Rizzo ha superato il quorum? Se Santoro ha avuto più voti di RC? Il rapporto di forze che si delineerà tra la Meloni ed i suoi alleati ? Guarderanno soprattutto il risultato di PD e 5 Stelle, il rapporto di forze tra PD e 5 Stelle.

I giornalisti del mainstream, i seguaci del PD-partito del sistema, vedranno con rabbia e timore l’eventuale sorpasso di Conte sulla Schlein, un uomo che disturba il sistema, il granello di sabbia nell’ingranaggio, l’intruso, il non invitato nel salotto buono. Per dirla tutta penso che oggi il voto di un elettore di sinistra non possa non essere che per il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte. Hegel forse direbbe che a mettere sulla strada della sinistra un uomo che di sinistra non è, o non era, sia stata l’astuzia della ragione, l’apparente casualità degli eventi che determina fatti imprevedibili e nuovi.

Giuseppe Conte è un work in progress, un politico che non era un politico ma che ha appreso velocemente i meccanismi della professione e che la forza delle cose, la cattiveria degli insulti di cui è stato fatto oggetto, le emergenze gravi che ha dovuto affrontare, dal crollo del ponte Morandi alla pandemia, i tradimenti subiti, da Salvini a Di Maio, hanno man mano trasformato l’avvocato, il professore universitario prestato alla politica radicalizzandolo e consacrandolo leader del terzo partito politico italiano.

La sfida che è dinanzi a noi è “la costruzione di un terzo polo alternativo al centrodestra ed al centro sinistra con caratteristiche di massa” e che non rinunci alla prospettiva del socialismo e della sovranità nazionale, dice Valentini, cosa che condivido pienamente come orizzonte strategico. Anche io avverto che il Movimento 5 Stelle è tuttora gravato da limiti e contraddizioni ma credo che un’azione ed una presenza di militanti di sinistra spinga nella direzione auspicata. L’altro ieri a Faenza nell’affollata riunione regionale alla presenza di Conte, sono comparsi cartelli con la scritta “mai con il PD” prova che già oggi nella base del Movimento vi sia una presenza che vuole “scongiurare una eventuale alleanza tra PD e 5 Stelle” come auspica Valentini. Nell’intervista di Conte al Corriere della Sera del 5 febbraio, forse la più politica tra le tante recenti, Conte ribadisce con forza che 5 Stelle e PD sono due forze distinte, che le alleanze si fanno sui contenuti, che le differenze sono notevoli sul MES, sull’Ucraina, sulla RAI, sullo Ius Soli, sull’inceneritore e su tanti altri temi. Il giudizio di Prodi sul fatto che i 5 stelle non abbiano deciso da che parte stare, la risposta di Conte è sferzante “Non siamo in attesa di ricevere attestati di progressismo dall’esterno. Questi attestati ce li siamo conquistati sul campo con il Reddito di cittadinanza, lo Spazzacorrotti, il decreto dignità, e tante altre riforme” e rincara la dose aggiungendo che bisognerebbe chiedere al PD “quanti nostalgici ci siano ancora nel PD del Jobs Act e della buona scuola, quanti sostengono il turbo atlantismo e politiche europee neo-liberiste”.

In conclusione scrive Valentini “E’ fondamentale battersi per evitare che Conte e i suoi siano fagocitati dal blocco politico dominante, per dare invece tutti insieme forza e vigore a una critica di massa all’attuale quadro politico, per riaprire la partita del cambiamento”.

Critica di massa all’attuale quadro politico, riaprire la partita del cambiamento, resuscitare il desiderio di partecipazione alla politica, lotta per la pace; per questi motivi darò il mio voto ai 5 stelle di Conte, un politico che ha realizzato, forse a sua insaputa, naturaliter, una connessione sentimentale con larghe masse di popolo italiane. Cosa che non ricordo avvenisse dai tempi di Enrico Berlinguer.

Giorgio Salerno

5 febbraio 2024

Conte, la pandemia e il paese guasto | Il Foglio

Fonte foto: da Google

 

 

 

2 commenti per “In risposta all’appello di Sandro Valentini

  1. Francesco
    7 febbraio 2024 at 19:31

    Abbiamo ancora in tanti la speranza che l’area sia attiva e diventi protagonista.Così come manca a tanti un soggetto politico in grado di suscitare partecipazione ed entusiasmo.Allo stato attuale, sarebbe necessario riflettere prima di tutto,sul quadro generale della situazione politica per capire, se e quale direzione si dovrebbe prendere.Partendo da zero,l’obiettivo di creare un terzo polo alternativo ai finti centrodestra-centrosinistra è del tutto irragionevole.
    Secondo me un movimento che voglia essere alternativo al sistema,dovrebbe essere innanzi tutto autonomo.Autonomia del soggetto politico come necessità per un’area che necessita di ricostituirsi in tutto,obiettivi inclusi ovviamente.Anche su questo,formare un gruppo politico che guardi ai 5stelle quale forza da influenzare nelle sue scelte è velleitario.E’ soprattuto non politico se è vero che non si fonda un partito in funzione degli altri ma in funzione delle proprie strategie al fine di potenziare la propria posizione,non certo per essere una forza in stile lobbistico. Tanto più che i 5 stelle hanno dimostrato di essere prima contro il sistema e di accettare poi il sistema,anche sul piano dell’europeismo che invece tanti di noi sono intenzionati a combattere.Credo come Valentini, che sarebbe auspicabile una forza socialista,per la sovranità nazionale, ed effettivamente autonoma nel rispetto dei suoi obiettivi.Escludendo dunque collaborazioni con forze del tipo 5 stelle.Comunque al momento,sarebbe già gran cosa arrivare ad un momento di incontro e di rflessione per tentare di riunire chi auspica una riattivazione dell’area.

  2. Filippo
    7 febbraio 2024 at 20:02

    Ah, il Conte dei dpcm del famoso triennio.
    Andiamo bene

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