Tra gli esperimenti più controversi e simbolici del XX
secolo, Universo 25 dell’etologo John B. Calhoun rappresenta un modello
suggestivo e disturbante per comprendere le dinamiche della società moderna.
Condotto tra gli anni ’60 e ’70 per studiare gli effetti della
sovrappopolazione in ambienti controllati, l’esperimento si è trasformato negli
anni in una potente metafora per la riflessione psicologica e sociologica sul
comportamento collettivo.
Alla luce della psicologia sociale, Universo 25 offre una lente attraverso cui
analizzare i meccanismi di disgregazione sociale, perdita di ruolo, alienazione
e apatia, non solo tra i topi, ma anche tra gli esseri umani.
L’esperimento: una società ideale
destinata al collasso
Calhoun progettò un ambiente chiuso e perfettamente
fornito per una colonia di topi[1]:
cibo e acqua in abbondanza, temperatura controllata, assenza di predatori.
Inizialmente la popolazione crebbe rapidamente, godendo di condizioni ideali.
Ma, superato un certo livello di densità, il comportamento dei topi cominciò a
cambiare drasticamente:
– aumentò
l’aggressività interindividuale,
– si ridussero le cure parentali,
– si diffusero comportamenti apatici e antisociali,
– la natalità crollò fino all’azzeramento,
– la popolazione si estinse completamente.
Tra i comportamenti più emblematici, emersero quelli dei cosiddetti ‘beautiful ones‘: individui maschi che
si ritiravano dalla vita sociale, dedicandosi solo a se stessi, senza
interazioni, né riproduzione, né aggressività.
Universo 25 e Psicologia Sociale
L’esperimento “Universo 25”, se letto alla luce della psicologia sociale,
fornisce un modello per indagare come le condizioni ambientali e relazionali
influenzino la coesione, i ruoli sociali e il benessere collettivo.
1. Sovraffollamento e stress sociale
Gli studi di Altman (1975) e Stokols (1972) hanno
evidenziato che l’alta densità abitativa può indurre stress cronico, ridurre i
comportamenti empatici e pro-sociali, aumentare l’aggressività e il conflitto.
L’ambiente iperpopolato di Universo 25 può essere paragonato a quello delle
metropoli moderne, dove il ‘rumore sociale’ e l’eccesso di interazioni forzate
logorano le relazioni.
2. Ruoli sociali e identità
Secondo la Teoria dell’identità sociale (Tajfel &
Turner, 1979), l’identità dell’individuo è strettamente legata ai suoi ruoli e
all’appartenenza a gruppi sociali significativi. La disintegrazione della
struttura sociale nei topi di Universo 25, con la perdita delle funzioni di
genitore, protettore, partner, riflette una crisi identitaria, simile a quella
vissuta da individui in contesti sociali disgregati.
3. Deindividuazione
Concetto elaborato da Zimbardo (1969), la
deindividuazione si verifica quando gli individui perdono il senso del Sé in
contesti affollati o anonimi, portando a comportamenti impulsivi o antisociali.
Nei topi dell’esperimento, l’ambiente sovraffollato ha annullato l’identità
individuale, con conseguente collasso dei codici comportamentali.
4. Effetto spettatore e apatia sociale
Latané e Darley (1968) descrissero l’effetto spettatore (bystander effect), secondo cui la
presenza di molti osservatori inibisce l’azione individuale in situazioni
critiche. In Universo 25, questo si manifesta nella mancata difesa dei cuccioli
e nella totale indifferenza collettiva. Anche nella società umana, l’aumento
della densità sociale non sempre corrisponde a una maggiore solidarietà.
5. Anomia e disintegrazione normativa
Il concetto di anomia, formulato da Durkheim (1897) e
sviluppato da Merton (1938), descrive una condizione in cui le norme sociali si
dissolvono, lasciando l’individuo privo di orientamento. Nell’esperimento, i
topi smettono di seguire “regole naturali” come la protezione dei piccoli o la
ricerca del partner. Nelle società umane, la perdita di valori condivisi genera
senso di vuoto, cinismo e devianza.
6. Hikikomori e Movimento MGTOW: l’uomo nei panni dei “beautiful ones”
Contesti impersonali e disumanizzati, come alcuni
ambienti urbani o lavorativi, possono
generare alienazione, cioè distacco psicologico da sé, dagli altri e dalla
comunità. Uno dei comportamenti più inquietanti osservati nell’ultima fase
dell’esperimento “Universo 25” è quello dei cosiddetti “beautiful ones”, topi maschi[2] fisicamente
sani, ben curati, che rifiutano ogni interazione sociale: non si accoppiano,
non difendono il territorio, non mostrano aggressività né empatia. Vivono in
isolamento, ripiegati su se stessi, totalmente disconnessi dalla collettività.
Questo comportamento trova un sorprendente parallelo nel
fenomeno degli hikikomori, termine
giapponese che indica adolescenti e giovani adulti (principalmente maschi)[3]che si ritirano dalla vita sociale per
mesi o anni, vivendo chiusi nelle loro stanze, evitando ogni contatto con il
mondo esterno, inclusi amici e familiari.
Dal punto di vista della psicologia sociale, gli hikikomori rappresentano una forma estrema di alienazione sociale, ovvero il distacco dell’individuo dai legami affettivi, dai ruoli sociali e dalle strutture relazionali[4]. Esattamente come i topi maschi isolati di Universo 25, gli hikikomori non sono spinti da mancanza di risorse materiali, ma da un collasso simbolico: la perdita di senso e di appartenenza nella società in cui vivono. Tra i fattori comuni possiamo individuare:
– iperstimolazione sociale (scuola, lavoro, società),
– sovraccarico relazionale in ambienti emotivamente aridi,
– crisi del ruolo sociale (l’incapacità di “essere qualcuno” all’interno di una rete sociale),
– rifugio in un mondo chiuso e autoreferenziale che sostituisce la relazione autentica con una presenza passiva.
In entrambi i casi, la disconnessione non è una semplice “preferenza per la solitudine”, ma un meccanismo di difesa da un ambiente percepito come eccessivo, privo di senso o ostile. È il sintomo di una patologia del vivere collettivo, in cui l’individuo non trova più spazio per esprimere se stesso o per contribuire al benessere della comunità. Analogamente, anche nel movimento MGTOW si ravvisa una sorta di “ritiro sociale” umano in risposta a un ambiente percepito come ostile o opprimente.
MGTOW è l’acronimo di Men Going Their Own Way, ossia “Uomini che prendono la propria strada”. Si tratta di un movimento, o meglio di una comunità online, nata nei primi anni 2000 negli Stati Uniti, che raccoglie uomini decisi a vivere, evitando relazioni sentimentali o matrimoniali con le donne. L’obiettivo dichiarato è proteggere la propria libertà, il proprio benessere economico e psicologico da ciò che i membri percepiscono come rischi o svantaggi derivanti dal legame con il sesso femminile.
Il MGTOW non è un’associazione con statuto o leadership
formale, ma piuttosto un insieme di forum, blog, canali YouTube e gruppi social
dove si scambiano opinioni e strategie di “distacco volontario” dal mondo
femminile.
Anche se la metafora non è perfetta, indica come il rifiuto delle
interazioni sociali fondamentali (come le relazioni affettive) possa essere una
risposta estrema a un sistema di regole o condizioni percepite come dannose o
minacciose.
Conclusioni: una metafora valida ancora
oggi
Dal punto di vista della psicologia sociale, “Universo 25” può essere interpretato come un modello semplificato di fenomeni legati al sovraffollamento, alla riduzione della coesione di gruppo e all’emergere di comportamenti disfunzionali in contesti di saturazione ambientale. La forza simbolica di queste osservazioni non deve oscurare i limiti metodologici che impediscono un trasferimento automatico delle conclusioni all’essere umano. Le differenze biologiche, cognitive e culturali, l’artificialità dell’habitat, i cicli vitali diversi, ci impediscono di trasporre meccanicamente dinamiche murine alle società umane.
“Universo
25” non deve essere letto come una profezia deterministica sul destino delle società
umane, ma come un monito per le sue implicazioni ancora oggi estremamente
attuali. Mostra che in sistemi chiusi e statici, anche in assenza di carenze
materiali, senza legami significativi, confronto sociale, valori condivisi e
spazi di appartenenza, una società “perfetta” può cadere nell’autodistruzione.
Riferimenti bibliografici
– Altman, I. (1975).
*The Environment and Social Behavior*. Brooks/Cole.
– Calhoun, J. B. (1962). “Population Density and Social Pathology.” *Scientific
American*, 206(2), 139–148.
– Calhoun, J. B. (1973). “Death Squared: The Explosive Growth and Demise of a
Mouse Population.” *Proceedings of the Royal Society of Medicine*, 66, 80–88.
– Durkheim, E. (1897). *Le Suicide*.
– Latané, B., & Darley, J. M. (1968). “Group Inhibition of Bystander
Intervention in Emergencies.” *Journal of Personality and Social Psychology*,
10(3), 215–221.
– Merton, R. K. (1938). “Social Structure and Anomie.” *American Sociological
Review*, 3(5), 672–682.
– Stokols, D. (1972). “On the distinction between density and crowding: Some
implications for future research.” *Psychological Review*, 79(3), 275–277.
– Tajfel, H., & Turner, J. C. (1979). “An Integrative Theory of Intergroup
Conflict.” In: *The Social Psychology of Intergroup Relations*, 33–47.
– Zimbardo, P. G. (1969). “The Human Choice: Individuation, Reason, and Order
Versus Deindividuation, Impulse, and Chaos.” *Nebraska Symposium on
Motivation*, 17, 237–307.
– Saito, T. (2013).
*Hikikomori: Adolescence without end*. University of Minnesota Press.
– Ando, N., et al. (2013). “Clarifying the definition of hikikomori.”
*Psychiatry and Clinical Neurosciences*, 67(7), 448–454.
– Teo, A. R. (2010). “A new form of social withdrawal in Japan: A review of
hikikomori.” *International
Journal of Social Psychiatry*, 56(2), 178–185.
[1] https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC1644264/pdf/procrsmed00338-0007.pdf
[2]
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC1644264/pdf/procrsmed00338-0007.pdf
[3] https://www.idesohei.net/contents/gender_en.html?utm_
https://www.idesohei.net/contents/caogo2016_en.html?utm_
[4] https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5573567/