25 novembre. Un movimento neoliberale di massa

 

Il movimento sceso in piazza ieri in tutta Italia “contro il patriarcato e la violenza maschile” può essere definito, a mio parere, come un movimento neoliberale di massa.

Un fenomeno costruito dall’alto, alimentato dai media, in totale simbiosi con le istituzioni e lo stato, che ha come collettore un femminismo mediatico, istituzionalizzato, interclassista, antimaschile, totalmente egemonizzato dall’ideologia neoliberale. Un movimento, naturalmente, non solo del tutto innocuo ma funzionale al sistema capitalista che lo utilizza per spostare completamente l’attenzione dalle grandi contraddizioni sociali e dalle grandi questioni internazionali – cioè dal possibile conflitto sociale che potrebbe scaturire da tali contraddizioni e dalle guerre imperialiste che ne sono la necessaria e inevitabile conseguenza  – al conflitto fra i sessi, o meglio quello del genere femminile contro quello maschile.

La controparte viene individuata nel patriarcato, ormai un fantasma del passato, un cadavere tenuto in vita artificialmente, altrimenti se se ne dichiarasse l’avvenuta estinzione la narrazione femminista, mattone fondamentale dell’attuale sistema dominante, si squaglierebbe come neve al sole.

La violenza maschile, secondo tale narrazione, esercitata a senso unico dagli uomini contro le donne, diventa la necessaria e inevitabile conseguenza del sistema patriarcale. Una violenza ovviamente non episodica (o legata a fattori soggettivi di ordine psicopatologico o sociale) ma sistematizzata, perché tutti gli uomini sarebbero potenzialmente protetti e armati dal dominio patriarcale che li porterebbe a considerare le donne come degli oggetti di loro proprietà di cui possono disporre a piacimento, quindi picchiarle, stuprarle, brutalizzarle, umiliarle in ogni modo, ucciderle.

Uno striscione esposto ieri alla manifestazione di Roma recitava testualmente:” Quando esco voglio sentirmi libera, non coraggiosa”.  Si descrive in tal modo ad arte un mondo che per le donne sarebbe una specie di inferno, costantemente sottoposte alla minaccia di essere vittime di violenza in qualsiasi momento oltre, naturalmente, ad essere sistematicamente, tutte, sottoposte ad ogni genere di discriminazione, economica, sociale, morale, culturale, psicologica e quant’altro.

Le correnti femministe minoritarie, cosiddette “intersezionali” o sedicenti”di classe” (una contraddizione in termini…), resesi conto della deriva o, dal mio punto di vista, della inevitabile e concreta determinazione di una ideologia, già minata alle origini dal virus sessista e antimaschile, tentano affannosamente di coniugare l’inconiugabile, cioè la questione sociale con quella di genere, ma si tratta di un tentativo maldestro che cozza clamorosamente con la realtà perché sia le classi sociali dominanti che quelle subalterne sono ovviamente formate da uomini e da donne che vivono le diverse condizioni e contraddizioni della rispettiva classe di appartenenza, come è evidente a chiunque sia ancora provvisto di un briciolo di buon senso, di razionalità e di onestà intellettuale.

Si tratta quindi di una clamorosa nonché evidente falsificazione della realtà e di un depistaggio ideologico di proporzioni colossali.

Siamo di fronte al più subdolo fra tutti i conflitti orizzontali che sono stati posti in essere e alimentati in tutti questi anni (autoctoni contro immigrati, “millenials” contro “boomers”, lavoratori privati contro lavoratori pubblici, giovani lavoratori contro pensionati, pro vax contro no vax) perché va a toccare corde profonde e delicatissime: l’affettività, la sessualità, le relazioni familiari, la relazione intima fra uomini e donne, il rapporto interno alle coppie, fra mogli e mariti, padri e figlie, fratelli e sorelle e così via. La finalità di questo conflitto non è soltanto quella di lacerare il corpo sociale e di dividerlo per poterlo meglio soggiogare, ma di minare alla radice la stessa idea di umanità che viene così separata, con i maschi che diventano i carnefici e il male per definizione e le femmine le vittime, comunque e dovunque, sempre per definizione.  Gli uomini, sottoposti ormai dalla mattina alla sera ad un bombardamento mediatico a tappeto, vengono colpevolizzati, criminalizzati e naturalmente psicologicamente paralizzati. Gli effetti devastanti di tale processo soprattutto sulle giovani e giovanissime generazioni sono già evidenti e lo saranno drammaticamente ancora di più nel prossimo futuro, e questo riguarderà non solo gli uomini ma anche le donne. E’ bene sottolineare che la distruzione psichica e psicologica del maschile è propedeutica, sul lungo periodo, a quella del femminile, in una prospettiva che in linea teorica deve vedere ambo i sessi deprivati di una reale identità e coscienza di sé. Si tratta del processo di distruzione di ogni identità, che non sia la forma merce, che è nel DNA del sistema di dominio capitalistico esclusivamente finalizzato alla sua in linea teorica illimitata e infinita riproduzione.

Palmiro Togliatti, uno degli storici leader del Partito Comunista italiano, definì il fascismo come un regime reazionario di massa. Aveva ragione perchè quel regime (come altri, sia chiaro) riuscì a costruire un consenso di massa attorno a sé soprattutto dopo aver conquistato il potere. Certamente, la macchina di costruzione del consenso all’epoca era molto più rozza (anche se avanzata per i tempi) rispetto a quella attuale, e il controllo delle menti avveniva soprattutto attraverso il controllo della sfera pubblica delle persone. Oggi la situazione è profondamente mutata e la costruzione del consenso – molto più sofisticata rispetto al passato – si fonda principalmente sull’occupazione e la manipolazione della sfera privata, del foro interiore degli uomini e delle donne, ben prima del controllo della loro sfera pubblica, come appunto avveniva in passato. Possiamo anzi dire che quest’ultima è la conseguenza della prima.

L’assassinio di Giulia Cecchettin da parte di questo ragazzino psicopatico – derubricato come l’ennesimo atto di violenza sistematica dell’oppressione patriarcale (a mio parere è invece il comportamento di un soggetto maschile spappolato ed estremamente fragile, prodotto di quell’attacco sfrenato al genere maschile e di un contesto ultracapitalista che ha atomizzato ogni vincolo sociale e comunitario, ma di questo mi occuperò in altro articolo) – è avvenuta casualmente pochi giorni prima della rituale scadenza del 25 novembre, contestualmente alla carneficina di civili a Gaza tuttora in corso. Mentre però le manifestazioni per chiedere di porre fine al genocidio in Palestina hanno visto al massimo la partecipazione di alcune decine di migliaia di persone (per lo più appartenenti alla solita e sempre più striminzita area della sinistra radicale), quelle di ieri sono state popolate da centinaia e centinaia di migliaia di persone. Questo perché quelle svoltesi ieri in tutto il paese sono il risultato finale di un processo cominciato decenni fa che ha scavato in profondità nella sfera subliminale delle persone, al punto che la morte di una ragazza per mano del suo fidanzato o ex fidanzato suscita oggettivamente (molta) più emozione del massacro di circa seimila bambini e bambine (più altre migliaia di mutilati) vittime delle bombe di uno stato razzista e imperialista.

Ecco, dunque, che anche la sensibilità e l’indignazione sono state abilmente e artificialmente condizionate da un sistema altamente sofisticato e pervasivo. Una trappola in cui cadono in tanti. Non a caso ieri in piazza a manifestare insieme alle donne e agli uomini del mondo liberale e neoliberale contro “il patriarcato e la maschilità tossica e violenta” c’erano anche le solite micro formazioni della “sinistra” cosiddetta “antagonista”, anch’esse imbevute, senza peraltro esserne consapevoli (non so se più grave la stupidità o l’opportunismo ma è dl tutto irrilevante) di ideologia neoliberale e politicamente corretta.

25 novembre: il fotoreportage di THR Roma dal corteo a Roma

Fonte foto: The Hollywood Reporter Roma (da Google)

 

10 commenti per “25 novembre. Un movimento neoliberale di massa

  1. Gennaro Varriale
    26 novembre 2023 at 19:18

    Al contrario penso che è il patriarcato una delle colonne dell’imperialismo/neoliberismo

    • Fabrizio Marchi
      26 novembre 2023 at 21:00

      Non avevo dubbi… 🙂 Sei in grandissima, enorme compagnia, di certo non ti senti solo…

  2. Giuseppe Casamassima
    26 novembre 2023 at 19:57

    La Propaganda muove i cervelletti delle persone come i fuscelli d’erba il vento.

    Anche in Calabria ci sono state sfilate contro il “patriarcato”…quando se qualcosa del genere esiste in questa terra è sempre stato, piuttosto, il “MATRIARCATO”. E non lo dico per scherzo.

    Riguardo all’immagine-castroneria che rappresenta la giovincella ritratta nella foto, vorrei sottolineare che, secondo un recente sondaggio Gallup, il 40% degli Americani ha paura di uscire a piedi di notte, temendo di essere derubati o uccisi (e questi rappresenterebbero i cittadini più progrediti del “mondo libero e democratico dell’Occidente”).

    Si tratta, in Amerika, del livello più alto di paura civica degli ultimi 30 anni, vicino alla percentuale del 1993, quando di notte certe Avenues delle metropoli americane si trasformavano in zone off limits, dominate dalla microcriminalità diffusa.

    Ora l’aspettativa di poter uscire di casa in sicurezza, per come rivendicato dalla giovincella in foto, sta in rapporto con una REALTÀ SOCIALE.
    Mentre il caso di Filippo Turetta e della Giulia Cecchettin inerisce al rapporto assolutamente INDIVIDUALE di una coppietta, di due fidanzatini…che, se stavano insieme o si erano voluti bene, vuol dire che avranno pur avuto pur qualche caratteristica profonda in comune per piacersi…Ergo: che cazzo c’entra in questa tragedia il patriarcato??

  3. Aluquis
    27 novembre 2023 at 8:01

    Ma, sono contrario al complottismo, eppure ci sono cosi’ tante coincidenze da far pensare alla non casualita’ dell’ evento……..sicuri che Filippo Turetta abbia fatto tutto da solo?

  4. Ros* lx
    27 novembre 2023 at 16:12

    Articolo condivisibile..ma purtroppo….o si ripetono le solite affermazioni in perfetto stile da gregge orwelliano come si può leggere qui trai commenti senza sentire la necessità di confrontare gli argomenti… oppure si ricorre alla censura….il commento all’articolo “la violenza catartica” riportato di seguito è stato censurato da il giornale on line la città futura :

    La protesta catartica

    Per quanto risulta dai dati statistici la violenza di genere verso le donne è uno stereotipo classista. Il neofemminismo dell’opposizione e il neomaschilismo del governo sono fondati su teorie antiscientifiche, vere e proprie ideologie sessiste,che producono una polarizzazione dell’opinione pubblica attraverso la legittimazione degli hate speech sessisti…equivalenti ai 2 minuti di odio del Grande Fratello orwelliano ,che nella realtà attuale durano senza soluzione di continuità H24…E così…
    Stiamo assistendo ad una realtà orwelliana…mentre avvengono massacri colossali che essere i prodromi
    della terza mondiale potrebbero ci sono manifestazioni di massa contro guerra il maschilismo residuo del patriarcato…
    Grottesco!

    Mentre la
    dichiarazione della Presidente della Commissione di Garanzia sugli scioperi(1) non ha ricevuto nessuna replica ufficiale da parte del movimento neofemmminista …Nessuna che abbia sentito la necessità di ricordare che l’8 marzo era in origine uno sciopero generale internazionale proclamato su proposta di Rosa Luxemburg e Clara Zetkin…
    Il governo si dichiara pronto ad accogliere le istanze femministe mentre nega il diritto di sciopero…
    Mentre le donne comuniste e il sindacato partecipano alle manifestazioni neofemministe, il movimento neofemminista è indifferente se non addirittura ostile al diritto di sciopero e non ha partecipazione neanche alle manifestazioni dello sciopero del 17 novembre.

    Il movimento neofemminista è ormai palesemente classista e reazionario.

    (1)«Serve una revisione», dice Bellocchio. «Lo dicevano anche i miei predecessori. Lo sciopero generale deve essere sempre un fatto eccezionale. Ormai se ne indice uno persino per la Festa della Donna».
    https://www.open.online/202

  5. Zukor
    28 novembre 2023 at 5:48

    In questo caso, mi sento di condividere riga per riga l’articolo di Fabrizio Marchi.

  6. Lucilio Santoni
    28 novembre 2023 at 14:54

    Lo spostamento dell’attenzione, come tu lo chiami, a mio parere è funzione secondaria. La primaria si basa sul fatto che le donne consumano molto molto più degli uomini, pressoché in tutti i campi. Quindi i grandi poteri economici hanno tutto l’interesse a dare loro il potere assoluto nella società. Io dico sempre che quando l’avranno ottenuto, fra non molto, il mondo sarà un’unica grande parrucchieria.

    • Fabrizio Marchi
      28 novembre 2023 at 16:49

      Certamente c’è anche il risvolto consumistico-economico, non c’è dubbio. Ci sono tante altre cose se è per questo, però in un articolo non si può affrontare l’universo mondo altrimenti ogni volta bisognerebbe scrivere un libro… 🙂
      Un caro saluto e a presto!

    • Ndr60
      29 novembre 2023 at 0:34

      Concordo, indubbiamente la pubblicità incentrata sulla donna (oltre alla femminilizzazione della figura maschile) è il motore principale del consumismo. Più la donna si sente inadeguata e infelice, più è portata all’ acquisto. Non sorprende che il potere economico sia molto interessato a prolungare il più possibile l’infelicità generalizzata, esclusa quella degli azionisti delle corporations. 🙂

  7. ANDREA
    28 novembre 2023 at 20:01

    Suggerisco, qualora non lo si fosse già letto, uno straordinario-drammatico libro di SHOSHANA ZUBOFF : IL CAPITALISMO DELLA SORVEGLIANZA. (Il futuro dell’umanità nell’era dei nuovi poteri)

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