Meloni paga il (dovuto) tributo ad Israele

Le manganellate della polizia agli studenti e a coloro che manifestano sotto le sedi Rai (giustamente) in favore della Palestina non sono un rigurgito di fascismo, ma soltanto uno squallido tributo che la destra paga ad Israele. Una marchetta, per dirla in modo ancora più esplicito.

La storia è zeppa di paradossi e questo è uno di quelli. La destra, in primis quella neo-ex-post fascista oggi al governo, è la prima paladina delle “ragioni” di Israele, prima ancora della “sinistra” pidina che pur ribadendo ad ogni piè sospinto che “innanzitutto la sicurezza di Israele”, deve comunque assumere una posizione più morbida  rispetto alla questione, se non altro per ragioni elettorali e per non sputtanarsi completamente agli occhi di una parte consistente del suo elettorato.

Il sostegno marcatamente ostentato della destra e del governo Meloni ad Israele è lo stesso che manifesta nei confronti dell’Ucraina, e quindi della NATO e degli USA con la ormai sbrindellata UE al seguito. Meloni deve dimostrare ai padroni del vapore di essere più realista del re e più affidabile della “sinistra”, e al momento ci sta senz’altro riuscendo (un cicisbeo sarebbe meno stucchevolmente servile…).

Più avanti, in base all’esito delle elezioni americane che sono le uniche che hanno ormai un peso reale, potrebbe modificare la sua posizione e quindi, in caso di un governo “Trump 2”, ammorbidire la sua posizione contro la Russia per aderire anima e corpo alla guerra santa contro la Cina, oggi sullo sfondo, e naturalmente contro i comunisti. Due piccioni con una fava. Praticamente manna dal cielo per Meloni e sodali che hanno dovuto mandare giù il boccone (non che gli sia costato particolare fatica…) della guerra contro quel Putin che fino a qualche anno fa era nelle loro simpatie. L’eventuale affermazione di Trump consentirebbe alle destre, in particolare di FdI e della Lega (per FI è sostanzialmente indifferente che a muovere le fila ci siano i dem o i rep) di muoversi su un terreno a loro ideologicamente più congeniale, quello dei difensori dell’Occidente contro il nemico di sempre, il comunismo. Non che gliene freghi qualcosa, sia chiaro, perché ciò che gli sta a cuore è soltanto l’essere preferiti da Washington e da Tel Aviv;  è soltanto una posizione in cui si trovano maggiormente a loro agio.

Gli strepitii dell’area liberal (Calenda, Renzi, Bonino) e della “sinistra” pidina  contro le manganellate della polizia agli studenti e i rigurgiti repressivi del governo in odore di fascismo sono solo campagna elettorale (qualcosa devono pur dire…) in vista delle prossime, totalmente inutili, elezioni europee.

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Fonte foto: da Google

 

 

2 commenti per “Meloni paga il (dovuto) tributo ad Israele

  1. Sergio Binazzi
    25 Febbraio 2024 at 11:37

    L’importante in Italia, non c’è diversità tra le cosidette fazioni politiche, è sempre la solita triste monotona e deleteria conclusione: portare l’asino dove vuole il padrone. Che destino infame ci è toccato!!!

  2. Enza
    25 Febbraio 2024 at 11:56

    Analisi precisa!
    Sui fatti di Pisa, intanto, mi sono giunte notizie più dentro a quanto accaduto. Sei ragazzi sono in ospedali, gravi. Parrebbe che, addirittura, all’inizio, dopo la violenta aggressione ai figlioli, sia stato impedito alle ambulanze di arrivare.
    Gli è che non pagheranno. Resteranno impuniti e premiati, come sempre.
    Si es culpable… ( Ferrer alla folla ne I Promessi sposi)

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