Israele non vuole la pace

‘’Netanyahu è un maniaco’’ Norman G. Finkelstein

La politica estera è la perfetta continuazione della politica interna, come ben diceva Von Clausevitz. Dando uno sguardo a quello che succede in Israele – fra razzismo di Stato, un governo travolto dagli scandali e sproloqui bellici – ci rendiamo ben presto conto che lo Stato ‘’per soli ebrei’’ si sta trasformando in una distopia capitalista ed imperialista. Non è un semplice Stato capitalistico e colonialistico, perchè riesce a tenere insieme il neoliberismo con il razzismo di Stato ed un progetto militarista fomentato dal fanatismo dei rabbini. Pochi stati imperialistici sono stati storicamente tanto ben strutturati.

La ministra Ayelet Shaked, riciclando il linguaggio dei neofascisti europei, ha denunciato il pericolo di una sostituzione etnica, senza considerare che gli africani che migrano verso Israele, comprendono gli stessi ebrei falasha, prigionieri di un vero e proprio Stato lager. Per Ayelet Shaked se non ci fosse stata la recinzione al confine con l’Egitto, gli israeliani si troverebbero ‘’adesso a fronteggiare una specie di conquista strisciante da parte dell’Africa” 1. La tesi è quella del piano Kalergi, vero piatto forte dei neonazisti europei, soltanto che a parlare è una donna ebrea. Nessuna anima bella si sognerebbe di definirla ‘’neonazista’’, vero? Israele è in preda ad un vero e proprio delirio oscurantista. Il figlio del primo ministro, Netanyahu, ha condiviso in rete post deliranti su un fantomatico complotto alieno. Il figlio di Netanyahu è un pericolosissimo alcolizzato? Non a caso, questo losco figuro (al pari di suo padre), mantiene rapporti informatici con David Duke ed altri esponenti del neonazismo USA. Nel mentre, il suo paese, si macchia di crimini su crimini.

E’ di oggi la notizia di due ragazzini – 17 anni a testa – uccisi dall’aviazione israeliana. Aerei militari per assassinare due ragazzi. La notte scorsa, vicino Jenin, gli squadroni della morte dell’IDF hanno fatto irruzione in una casa, dando letteralmente in pasto Mabruk Jarrar, insegnante di 39 anni, ad un cane ben addestrato nella caccia all’arabo. Il racconto del giornalista Gideon Levy è agghiacciante: ‘’Il suo braccio sinistro e la gamba sono bendati, il dolore cocente che tuttora accompagna ogni suo movimento è chiaramente visibile sul suo viso. Sua moglie Innas, 37 anni, è al suo fianco. Si sono sposati appena 45 giorni fa, il secondo matrimonio per entrambi. I bambini del primo matrimonio di lui – Suheib, che ha 9 anni, e Mahmoud di 5 – hanno assistito a come i soldati e il loro cane hanno lavorato su loro padre. I bambini ora stanno con la madre a Jenin, ma il loro sonno è agitato, Jarrar ci dice: si svegliano con degli incubi, gridano per lui, e bagnano i letti per la paura’’ 2. La politica estera è la continuazione di quella interna. Cosa trama Netanyahu? La risposta è facile, una nuova guerra.

Alla Conferenza sull’insicurezza di Monaco, il ‘’grande’’ capo del sionismo imperialista ha nuovamente accusato l’Iran di minacciare Israele. Il leader sionista, ovviamente, è un bugiardo.

L’Iran e gli Hezbollah avrebbero attraversato la ‘’linea rossa’’, la destra israeliana lo ripete da anni. Per quale ragione? La risposta è semplice: Israele è stata umiliata in Siria grazie all’intervento russo. Gli stessi russi i quali, furbescamente, dicono al partner traumatizzato ‘’se entrerai in guerra con l’Iran ti sosterremo’’, ovvero (interpretando il linguaggio della diplomazia) ‘’ti proteggiamo noi’’. Rassicurare uno Stato imprevedibile era, un tempo, il miglior modo di fare diplomazia, poi sono arrivati gli USA con i loro colpi di Stato e le guerre imperialiste e tutto si è perso sotto le macerie.

Israele non sopporta l’umiliazione militare mentre Netanyahu, travolto dagli scandali per aver scassinato come un mafioso le casse dello Stato gettando un popolo intero nella spazzatura, non accetta d’essere riconosciuto, da gran parte dei leader mondiali, come uno psicopatico. Uno psicopatico, però, con molto potere, che se non verrà fermato potrebbe trascinare il mondo intero nel baratro. Nulla di cui sorprendersi, il motto del Mossad è ‘’attraverso l’inganno faremo la guerra’’.  Non c’è verità negli sproloqui bellici dei gruppi dirigenti israeliani, tutto il loro armamentario propagandistico, la cosiddetta hasbara, si fonda sulla menzogna sistematica. Una cosa è certa: Israele non vuole la pace.

Il prossimo obiettivo è il Libano, ce lo ha spiegato – con un articolo eccellente, ma diffuso in Italia soltanto nel blog di Diego Siragusa – il giornalista israeliano Idan Landau. Leggiamo:

‘’Quale “linea rossa” è stata attraversata questa volta? Secondo Israele, è stata la creazione di una fabbrica di missili iraniana nel territorio libanese. Per quanto ricordo, Israele ha almeno tre fabbriche che producono missili guidati con precisione (Rafael, IAI ed Elbit), ma questo non è apparentemente un pretesto sufficiente per un attacco libanese. Tali pretesti sono solo un privilegio israeliano. Israele ha a lungo messo in guardia il suo vicino contro l’acquisto di armi (missili a lungo raggio e guidati con precisione), e sta attento a distruggere i convogli che trasferiscono tali armi in Libano. 

Questo è, a dir poco, orwelliano. Non esiste un “equilibrio” tra la precisione dei missili israeliani e quelli nelle mani di Hezbollah. Le armi “rimuovendo gli equilibri di potere” nelle mani dell’organizzazione ristabiliscono l’equilibrio. Ma un vero equilibrio tra la capacità di deterrenza di Hezbollah e quella dell’IDF è un pensiero intollerabile per i vertici di comando della difesa israeliana. Pertanto, è necessario bombardare qualsiasi segno di armi che “rimuova l’equilibrio del potere” – un attacco progettato per distruggere l’equilibrio tra le due parti. Questo ciclo è autodistruttivo per Israele. I commentatori vedono ancora chiaramente che questa è una guerra di scelta. “Israele sta scalando un cavallo alto”, scrisse Alex Fishman a Yedioth Ahronoth il mese scorso, “e si sta avvicinando con passi da gigante a una ‘ guerra di scelta’: senza parole minatorie, è una guerra iniziata in Libano.” Si è scritto sul rischio putativo di Hezbollah che spara per primo, come ha commentato Edelist Ran di Maariv: “Non c’è pericolo di guerra, Hezbollah non ha alcun motivo o intenzione di andare in guerra contro un nemico che lo travolgerà facilmente dopo alcuni giorni di battaglia.” Ben Caspit ha anche scritto su una giusta prospettiva di una “guerra di scelta”, mentre un editoriale di Haaretz ha scritto quanto segue: 

Il governo israeliano deve quindi ai cittadini israeliani una spiegazione precisa, pertinente e persuasiva del motivo per cui una fabbrica di missili in Libano ha cambiato l’equilibrio strategico fino al punto di giustificare l’entrata in guerra. Deve presentare valutazioni all’opinione pubblica israeliana in merito al numero atteso di vittime, danni alle infrastrutture civili e al costo economico dell’andare in guerra, rispetto al pericolo rappresentato dalla costruzione della fabbrica di missili’’ 3

La macchina bellica israeliana, comprese le industrie che producono armi, non può fermarsi.

 

http://www.ossin.org/israele/2312-il-ministro-della-giustizia-israele-deve-mantenere-una-maggioranza-ebraica-anche-a-costo-di-violare-i-diritti-umani

 

http://www.bocchescucite.org/un-insegnante-palestinese-sbranato-da-un-cane-dellesercito-israeliano-mentre-i-soldati-guardano/

 

http://diegosiragusa.blogspot.it/2018/02/unaltra-guerra-non-necessaria.html

 

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Foto: plustvbelize.com (da Google)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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