La nuova Intifada palestinese

Il popolo palestinese si ribella al fondamentalismo sionista e razzista

Il conflitto fra l’imperialismo israeliano e il popolo palestinese che in queste settimane si è nuovamente riacutizzato – denominato stupidamente dagli asserviti giornalisti occidentali come ‘’Intifada dei coltelli’’ – segue le stesse dinamiche sociali che storicamente hanno caratterizzato tutti i processi di colonizzazione, dal mondo arabo all’America Latina fino all’Asia.
Gli arabi israeliani che camminano lungo le strade di Gerusalemme rischiano il linciaggio e questo perchè la società israeliana è profondamente intrisa di razzismo, di fatto una nuova forma di fascismo latente e pervasivo. Certamente non è una novità, come spiega lo storico israeliano Ilan Pappe: ‘’Tale atteggiamento non è unico nella storia. La maggior parte delle società coloniali formate da coloni (si distinguono dalle colonie che si dedicano all’estrazione di risorse, n.d.t.) hanno adottato questo atteggiamento verso i nativi che per le società di questo tipo sono un ostacolo che va rimosso, insieme alle pietre nei campi, alle zanzare nelle paludi, e, nel caso del primo sionismo, insieme agli ebrei meno adeguati, sia fisicamente che culturalmente’’.
Si tratta di un naturale processo evolutivo: se il popolo palestinese cerca una nuova guida politica, solida e in grado di respingere fermamente i ricatti dell’imperialismo statunitense e israeliano, il regime di Tel Aviv si sposta sempre di più a destra. Anche dal punto di vista ideologico, il governo Netanyahu ricalca le orme della dittatura pinochetista (eloquent in tal senso le recenti aberranti posizioni revisioniste nei confronti di Hitler assunte dal premier israeliano). Non si tratta di fare nessuna ipotetica ed improbabile difesa della causa palestinese ma solo di osservare i fatti: già Gideon Levy, giornalista intellettualmente e deontologicamente onesto, vicino alla sinistra israeliana, aveva denunciato la progressiva ed intollerabile militarizzazione del paese. Un aspetto, questo, che ha sempre caratterizzato ogni regime liberticida. Israele è ormai da tempo fra questi: inutile girarci intorno.
In tutto il mondo gli analisti politicamente onesti e in particolar modo quelli di orientamento marxista, non hanno dubbi sul carattere genocidiario delle politiche di Israele. James Petras è sempre tanto duro quanto puntuale: ‘’Israel está matando en todos lados a palestinos que tratan de reivindicar su territorio, tratando de asegurar el acceso a las regiones, a los sitios religiosos. Podemos decir que Israel no tiene ninguna razón para atacar así a muchachos con piedras o manifestántes. Los israelíes dicen que están bombardeando la Franja de Gaza, porque allí hay instalaciones y fábricas de armas. Pero en realidad, casi las únicas víctimas de estos bombardeos fueron una mujer palestina embarazada y su hija de tres años que perecieron’’.
Petras, nel suo intervento settimanale a lahaine, smaschera le bufale dei media ufficiali: nessuna autodifesa, gli squadroni dell’IDF (l’esercito israeliano) sionista uccidono in modo indiscriminato civili, donne, uomini e bambini. I termini esatti sono questi: pulizia etnica nella totale impunità e nell’indifferenza dell’ “opinione pubblica” mondiale.
La reazione delle principali organizzazioni palestinesi non si è fatta attendere: Hamas in particolare (ma anche altre formazioni come ad esempio la Jihad islamica) ha chiamato il popolo palestinese alla ribellione contro l’occupazione coloniale.
E le forze politiche di ispirazione marxista ? L’appello del Fronte popolare di liberazione della Palestina si spinge oltre: ‘’Tutte le componenti del nostro popolo – comitati popolari nei campi e nei villaggi, giovani, studenti, donne, lavoratori ed intellettuali – devono impegnarsi, sotto la bandiera palestinese, nel movimento popolare contro l’occupazione e contro i coloni, intensificando la rivolta popolare verso un livello successivo, che sia in grado di sviluppare tutto il suo potenziale in tutti i territori occupati, per scontrarsi vittoriosamente con l’occupazione nelle aree in rivolta’’.
Parole forti con le quali si chiede ai lavoratori arabi di ‘’intensificare le fiamme della rivolta’’, contro la brutalità dei coloni. Il perno di questo movimento? I comitati popolari, i giovani, gli studenti, il mondo del lavoro e – molto importante da segnalare – il movimento dei prigionieri politici. Queste forze sociali e politiche potranno un giorno rappresentare la spina dorsale di una Palestina libera ed indipendente.
Scontro di classe o guerra di religione ?
La natura del conflitto, in questi giorni, ha fatto discutere importanti studiosi che, con modalità differenti, si collocano nel campo antisionista. Gilad Atzmon, studioso ebreo ostile al regime razzista israeliano, afferma che ‘’Un conflitto religioso è quello in cui le azioni e la retorica del conflitto sono dominate da simbolismi, argomentazioni e ideologie religiose’’. E ancora: ‘’Sembra che la moschea di Al sia diventata il fattore unificante dei palestinesi. E questa unificazione è stato uno sviluppo positivo per i palestinesi. Se per qualche tempo è parso che Israele fosse riuscito a piegare la volontà dei palestinesi e a spezzare la loro capacità di combattere come un solo popolo, l’attuale assalto ebraico ad Al Aqsa ha unito i palestinesi e gli arabi e non solo i musulmani’’.
L’analisi di Atzmon è interessante ma incompleta: il colonialismo prima e l’imperialismo poi hanno sempre cercato di distruggere le culture dei popoli colonizzati portando avanti un sistematico ‘’genocidio culturale’’. Questo avviene su scala internazionale laddove – anche nei confronti del mondo arabo e musulmano – vengono imposti i (dis)valori dell’americanismo e nel caso specifico del sionismo, attraverso un sofisticato, martellante e sistematico “bombardamento” mediatico e ideologico, oppure facendo ricorso al militarismo e alla violenza (o entrambe le cose nello stesso tempo).
I coloni fanno riferimento ad una ideologia che predica una sorta di supremazia, quella del Talmud di Babilonia, smascherata dagli studiosi Israel Shahak e Alan Hart in quanto antiebraica e quindi, essa stessa, antisemita. Essi non rispondono alle Leggi della Torah, ma a precetti rabbinici fasulli che legittimano le pretese imperiali e imperialiste della borghesia israeliana. Il loro modo di agire ricalca di fatto quello dei narcos messicani, ma a differenza dei narcotrafficanti questi uccidono nel nome di Dio. Su questo punto, concordo certamente con Atzmon e con la sua coraggiosa analisi.
Leggiamo ancora le parole di llan Pappe, storico e membro del Partito comunista israeliano, in un suo recente articolo:
‘’Quando si analizza l’origine dell’attuale Intifada, si può giustamente indicare l’occupazione e l’estesa colonizzazione ebraica.
Però la disperazione che ha prodotto gli attuali disordini non è una conseguenza diretta della colonizzazione del 1967, ma piuttosto di quasi 100 anni di invisibilità, disumanizzazione e di potenziale distruzione dei palestinesi, ovunque siano’’
Il risvolto religioso della questione che ci concretizza nella battaglia, ideologica e religiosa, contro il razzismo talmudico e sionista – è una conseguenza dell’occupazione coloniale. I coloni sono così violenti perché sono ideologicamente coperti e perché alle loro spalle hanno una struttura statale e militare che li sorregge. E’ ovvio che l’elemento soggettivo è presente ( l’aggressività e la violenza dei coloni, ecc … ), quello ideologico è importante ( il razzismo del Talmud di Babilonia contrapposto alla Torah ) ma è la forza economica e militare di Israele (e delle lobby americane che lo sostengono) a rendere possibile tutto ciò..
Continua Pappe ‘’E’ stata la politica israeliana e le azioni contro la Moschea Al-Aqsa che hanno acceso l’attuale ondata di proteste e di attacchi individuali che è stata però innescata da un’atrocità lunga un secolo: il culturicidio crescente della Palestina’’. Aggiungo: alcuni degli aspetti fondamentali cose che rendono possibile la politica israeliana è la presenza massiccia e determinante del capitale israelita in occidente e in particolare negli USA e la presenza di uomini chiave (filosionisti) all’interno delle organizzazioni sovranazionali. Questi soggetti avranno anche il loro credo, talmudico o protestante che sia ma una cosa è certa: il datore di lavoro a cui rispondono è l’economia capitalistica di cui, oggi, Israele, è una colonna portante.
E’ quindi evidente come quella condotta dal popolo palestinese non sia solo una lotta religiosa, sia pur legittima, in difesa della cultura musulmana – ma anche uno scontro di classe portato avanti in nome e per gli interessi delle masse popolari.
http://www.hispantv.com/newsdetail/Reportajes/72232/hamas-yihadislamica-palestina-intifada-alquds
http://www.lahaine.org/mundo.php/otro-ejemplo-de-la-atrocidad
http://antimperialista.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3406:lintensificare-le-fiamme-della-rivoltar&catid=5:terra-di-palestina-cat&Itemid=119
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=15730
http://frammentivocalimo.blogspot.it/2015/10/ilan-pappe-la-colonizzazione-di-israele.html

Stefano Zecchinelli

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