Vacciniamoci! Si, ma da cosa? Questioni di priorità

Vacciniamoci! Si, ma da cosa? Questioni di priorità

E’ Niccolò Machiavelli che nel suo Il Principe scrive “Dal momento che l’amore e la paura possono difficilmente coesistere se dobbiamo scegliere fra uno dei due, è molto più sicuro essere temuti che amati”.

Chi di noi che ha più di 30 anni non ricorda con nostalgia le giornate piovose e fredde tra le coperte e le camomille calde portate amorevolmente dalle nostre mamme per alleviare i sintomi dell’influenza? Il latte con il miele e gli sciroppi per la tosse, dolci ed appiccicosi e soprattutto il piacere di poter dormire oltre le sette di mattina, dopo la sudata notturna di sfebbramento, senza la preoccupazione di andare a scuola? In quella settimana sentivamo dire alle nostre mamme dalle ‘vecchie’: non ti preoccupare dopo la febbre i bambini crescono.

Insomma che mondo è mai questo nel quale ogni minimo malanno diventa una tragedia, una ‘pandemia’. è davvero necessario curare con farmaci antivirali le comuni influenze addirittura mobilitare ricercatori, medici, biochimici e quant’altro per cercare improbabili ‘soluzioni definitive’ alle influenze stagionali?

Trovo estremamente preoccupante l’isteria istituzionale con la quale viene affrontato il fenomeno della riduzione percentuale dei bambini vaccinati, con attacchi violenti nei confronti dei medici minacciati addirittura di possibile radiazione dagli albi professionali. Sulla questione sono stati fatti passi indietro dal ministro della salute Lorenzin eppure, nonostante le proteste del dott. Troise, presidente dell’ANAAO, nel decreto legge in discussione viene comunque scritto che “il Pnv prescrive il sostegno «a tutti i livelli», del «senso di responsabilità degli operatori sanitari, dipendenti e convenzionati con il Ssn, e la piena adesione alle finalità di tutela della salute pubblica collettiva che si realizzano attraverso i programmi vaccinali, prevedendo adeguati interventi sanzionatori qualora sia identificato un comportamento di inadempienza”[1]

Prima di affrontare i risvolti economici e politici di questo decreto vediamo in sintesi cos’è una vaccinazione.

La prima osservazione sulla possibilità d’immunizzazione fu fatta da C.Jenner che notò come le mungitrici, venute a contatto con mucche affette dal vaiolo bovino, dopo un periodo breve di un’infezione lieve restavano per sempre immuni dal virus del vaiolo umano.

I virus hanno un comportamento complesso, così come complessi sono i meccanismi biologici che regolano il sistema immunitario.

Anzitutto sappiamo che i virus sono genomi che abbisognano di cellule per potersi moltiplicare mancando del substrato biologico per la loro replicazione. In sostanza sono solamente catene geniche che entrando in una cellula vivente utilizzano tutte le sue strutture riproduttive. Senza cellule viventi di qualsiasi tipo: vegetale o animale, restano, per così dire in standby.

In sostanza a differenza dei batteri non hanno vita propria per cui non si possono ‘uccidere’ se non sono all’interno di un organismo vivente. Le operazioni che il virus compie per replicarsi, quindi per vivere, sono correlate alle operazioni che le cellule vive adoperano per la loro sopravvivenza, quindi ogni farmaco che tende a colpire il virus, inevitabilmente colpisce le funzioni vitali delle cellule dell’organismo vivente che lo ospita.

I batteri hanno un diverso meccanismo di replicazione e i farmaci antibiotici agiscono direttamente sulla replicazione batterica avendo un impatto minore sulle cellule dell’organismo ospite.

Tanto più un organismo vivente è complesso tanto più ha difese per proteggere la sua sopravvivenza: il sistema immunitario, che non solamente combatte con sostanze difensive specifiche (gli anticorpi), che si formano nell’organismo ‘specificamente’ per quel determinato virus ma ne conserva la memoria.

Il sistema immunitario è il grande laboratorio naturale che solo può elaborare anticorpi specifici, che tende a cogliere le minime differenze biochimiche del virus attraverso una memoria altamente sofisticata che permette anche, per la maggior parte delle volte di salvaguardare le stesse cellule dell’organismo ospite. Su questa memoria si basano le procedure delle vaccinazioni. Attivare la memoria immunitaria degli esseri viventi è lo scopo delle vaccinazioni, immettendo parti espressive, ma non dannose, del virus nell’organismo.

All’interno di questo quadro, per completezza bisogna aggiungere che anche i virus hanno la possibilità di registrare eventuali attacchi e di modificarsi. Quindi per colpirli è necessario trovare punti essenziali alla loro replicazione, espressivi quindi di quel determinato virus, in modo da impedire la replicazione delle varianti  registrate nella sua memoria.

In sostanza le vaccinazioni sono l’unica vera arma contro i virus per il fatto che provocano una forte risposta immunitaria senza ledere le cellule ospiti.

Esempi notevoli di vaccinazioni efficaci, per individuazione delle parti espressive dei genomi virali sono quelle contro il vaiolo e la poliomielite. Le vaccinazioni sono uno dei grandi traguardi dell’umanità ed è criminale chi le demonizza senza entrare nel merito. Il mio discorso toccherà solamente di sfuggita il contenuto del decreto legge, ma aspetti importanti sociali economici e culturali, sollevati dalla messa in cantiere del decreto stesso..

Quando un virus è stato soggetto di un’epidemia, accade spesso, che pur apportando delle varianti al suo genoma perda di aggressività, restando endemico, forse per una vaccinazione naturale parziale o forse perché, per le leggi della sopravvivenza valida anche per loro, si ‘adattano’ ad una convivenza con gli organismi ospiti e diventando virulenti solamente in particolari condizioni di diminuite difese degli organismi ospiti.

Contro i batteri abbiamo gli antibiotici come risorsa immediata che permette anche di circoscrivere eventuali epidemie con la profilassi di persone vicine ai focolai epidemici.

A questo punto alcune domande ed alcune  considerazioni :

1- gli antivirali sono la cura più adatta per le influenze o per malattie virali a decorso benigno?

2- I vaccini antinfluenzali, da quando sono stati messi in commercio hanno portato ad una       immunità reale, ossia per tutta la vita, dai virus influenzali?

Gli antivirali, come abbiamo visto sono farmaci altamente tossici e le complicanze, possono essere gravi.

Ad esempio l’oseltamivir , farmaco d’elezione dell’influenza suina riduce il decorso della malattia di meno di un giorno. E come effetti collaterali ha vomito, incubi, depressione grave fino al suicidio oltre a morte improvvisa..

Certamente gli antivirali sono utili quando vengono adoperati per patologie gravi che comporterebbero la degenerazione di alcuni tessuti vitali fino alla morte dell’individuo. Per cui il rischio di usarli è molto inferiore rispetto al rischio di tutte le conseguenze dovute al progredire della malattia, un esempio è il caso dell’infezione da Hiv.

Alla seconda domanda; è possibile prevenire le forme influenzali? Possiamo rispondere con certezza di no. No perchè i ceppi che determinano l’influenza oltre a essere numerosi in natura di fatto hanno un’alta capacità di produrre varianti. Insomma è un adattamento continuo e incessante la battaglia tra i vari virus, non solamente  influenzali, e gli organismi viventi.

Allora perché tanto accanimento dei ricercatori su virus di poco conto, e si tratta poi di vero accanimento o di un giochetto semplice quello di produrre vaccini su virus ampiamente conosciuti, con pochi costi e molti guadagni? Perché non lasciare ai nostri figli la possibilità di godere di una settimana di riposo insieme ai propri genitori, per crescere un millimetro in più? Certo ci sono i casi con complicazioni anche mortali, lasciamoli curare agli esperti in doveroso rispetto per tutti.

A questo punto è necessario analizzare i due punti del Piano Nazionale Vaccinazioni (PNV) nel quale, come abbiamo già introdotto, non mancano aspetti di grande criticità sui vaccini ma non solo.

Primo fra tutti è l’attacco sconsiderato alla classe medica, accusata d’incompetenza per aver a volte guardato con sospetto alcuni tipi di vaccinazioni di massa come inutili e forse dannose.

Non è possibile escludere eventi avversi o effetti collaterali di farmaci e vaccini ed è proprio nella valutazione dell’opportunità di somministrarli, valutando le variabili  del caso singolo che si concretizza l’atto medico. Allora cosa c’è dietro l’attacco ai medici ?

Costantino Troise , presidente dell’ANAAO, il sindacato dei medici ospedalieri dichiara:

“L’ipotesi di sanzioni ai medici che sconsigliano i vaccini “e’ folle, ridicola, a questo punto sanzionassero i medici perche’ esistono..”

Per comprendere la sua dichiarazione esasperata, ma che centra in pieno una reale difficoltà ad esercitare la professione, bisogna considerare che la polemica in corso  sui vaccini è a poca distanza di tempo da un altro grave attacco da parte del ministro della salute Lorenzin sulla possibilità di sanzionare i medici del SSN prescrittori di esami costosi convenzionati se risultano inadeguati.

Chi dovrebbe decidere l’adeguatezza di esami e cure? Quale organismo può assumersi una tale funzione? Insomma oggi i medici sono sotto tutela occulta, senza timore di essere tacciati di complottismo.

Il medico, infatti, non ha solamente perduto la sua leadership gestionale, all’interno di una visione che vedeva l’esigenza di un ruolo maggiore, di soggetti altri: le organizzazioni sindacali e le forze politiche, come nei vecchi comitati di gestione con funzioni di controllo e di gestione appunto, ma è andato gradualmente perdendo addirittura la propria autonomia professionale all’interno delle ASL, sottoposto al ricatto aziendale sulla produttività.

La perdita di autonomia professionale è registrabile in diversi punti di seguito sintetizzati.

Il ricatto è insito nelle regole di assunzione della dirigenza, che prevedono assunzioni fuori dai concorsi.

Infatti il blocco delle assunzioni permette solamente il trasferimento con N.O., a discrezione dei capi dipartimento (espressione politica della maggioranza di giunta regionale) che hanno altresì discrezionalità nell’assegnazione degli incarichi dirigenziali, compresi quelli di secondo livello.

Questi ultimi, infatti, sono contratti quinquennali, sottoposti sì a concorso, ma senza graduatorie e pertanto non utilizzabili, nemmeno per incarichi di unità semplici. Per gli idonei non esistono graduatorie, é un pool al quale accede discrezionalmente il capo dipartimento. È evidente che tali dispositivi bloccano qualsiasi posizione individuale, finalizzati tutti alla fidelizzazione alle politiche aziendali.

Così la standardizzazione dei processi terapeutici, finalizzata alla politica dei DRG ha comportato una rigidità dei protocolli terapeutici, che stanno incidendo negativamente    sull’efficacia della cura, spesso mediata dall’esperienza e dalla capacità legata alla creatività del singolo professionista.

A livello culturale la professione, nella struttura pubblica assume sempre più un’identità tecnica, figura tecnica di mera esecuzione di protocolli stabiliti ora per legge.

L’arte medica è praticata nel privato si creano così due diversi sistemi assistenziali secondo le condizioni economiche del singolo.

Riguardo alla famosa formazione continua in sanità(ECM) esistono le agenzie per la formazione spesso finanziate dalle case farmaceutiche  con la proposizione di aggiornamenti pilotati, con obiettivi altri rispetto alla formazione, come la sponsorizzazione di farmaci.

https://youtu.be/3YRzXur_la4

L’operazione vaccini viene portata avanti come iniziativa per un alto livello di prevenzione e con questo si conquista il consenso a prescindere dalla bontà complessiva del pacchetto proposto. Chi non condivide viene tacciato d’infedeltà e d’incompetenza.

Prevenzione nel suo significato più alto può solamente voler dire migliorare le condizioni di vita e di lavoro di tutti i cittadini. Di questo non se ne parla mai.

Certamente non sono preventive per l’insorgere di complicanze, le dimissioni previste dai DRG  a distanza di due o tre giorni dopo interventi anche complessi, per l’inevitabile rischio della compromissione del buon esito del risultato, spesso legato al periodo postoperatorio o l’importanza di una diagnosi precoce, possibile solamente a pagamento viste le liste di attesa lunghe mesi per un appuntamento. Tutto ciò denunciato più volte ha solamente anestetizzato la nostra volontà e auspicherei un risveglio che veda una grande protesta dei sindacati, di base ovviamente, magari con uno sciopero generale contro l’ultimo atto di demolizione del SSN.

Infatti è urgente entrare nello specifico e non diluire questo tema centrale per la comunità all’interno di altre tematiche.

Spero di essere riuscita con questo scritto a focalizzare i due problemi centrali del dramma che vive la sanità : il colpo finale, con la storia delle vaccinazioni di massa, alla classe medica, ma non ne sono esenti nemmeno le altre figure professionali operanti nel SSN, privandole completamente della possibilità di scegliere in scienza e coscienza il rimedio migliore di cura.

Come è possibile accettare l’acquisto di un’ingente quantità di vaccini anche per eventuali epidemie d’influenza, spesa che si aggira oltre i 500 milioni di euro[2] a fronte di un taglio sconsiderato di prestazioni diagnostiche dirimenti per una diagnosi.

Negare una risonanza ad un sessantenne e poi incentivare  la vaccinazione antinfluenzale per il 90% della popolazione. Dov’è la priorità?

Riprenderci la sanità pubblica significa anche restituire la possibilità a chi ha le conoscenze adeguate di poterle utilizzare.

[1] http://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/dal-governo/2015-10-19/piano-nazionale-vaccini-ecco-testo-all-esame-regioni-100035.php?uuid=ACk1kwIB

[2] http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/20/vaccini-slitta-il-piano-nazionale-spesa-aumenta-di-300-milioni-dipende-da-legge-di-stabilita/2146046/

Fonte: http://contropiano.org/scienza/item/33584-vacciniamoci-si-ma-da-cosa-questioni-di-priorita

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