Operacion Siglo XX: il Fronte Patriottico Manuel Rodriguez contro la dittatura pinochetista

Il 7 settembre 1986 ricorre un’importante anniversario per i movimenti di liberazione nazionale sudamericani, una data meritevole di memoria che, data l’enfasi suscitata dai due 11 settembre ( cosa chiaramente comprensibile ), è stata purtroppo rimossa dalla maggioranza delle organizzazioni antimperialiste europee: l’Operacion Siglo XX del Frente Patriotico Manuel Rodriguez contro il dittatore cileno (per conto della CIA) Augusto Pinochet.

Che cosa è successo quel 7 settembre ? Lo apprendiamo in una intervista rilasciata, anni fa, da Juan Carlos, un reduce dell’operazione: ‘’Quindici anni fa. Le sei e mezza di domenica pomeriggio sette settembre 1986. Venti ragazzi, il più grande non ha trent’ anni, il più piccolo diciassette, attaccano il convoglio militare che accompagna il dittatore cileno nel viaggio di ritorno, alla fine del weekend, dalla residenza sulle Ande, el Melocoton, alla capitale. Uccidono cinque uomini della scorta, incendiano tre auto, e sparano sulle due Mercedes bianche, identiche e blindate, nelle quali si trovano il medico personale del dittatore e Pinochet con il nipotino di nove anni. Alla fine della battaglia gli aggressori sono tutti illesi. Sei verranno arrestati un mese dopo. Quattro verranno uccisi, “giustiziati”, in seguito dalla Cni, la polizia politica. Altri quattro solo identificati. Degli ultimi sei, invece, Pinochet non riuscirà mai a sapere nulla. Uno di questi è Juan Carlos’’ 1. L’attentato a Pinochet fu una legittima risposta alla dittatura cilena colpevole d’aver commesso eccidi ed assassinii politici, a cui si aggiungono le migliaia di morti per fame prodotto diretto della economy shock, la dottrina economica neoliberista di Milton Friedman. Quello di Pinochet fu un regime totalitario appoggiato dall’imperialismo della triade – Usa, Gran Bretagna ed Israele –, dalla Chiesa cattolica e dalla maggioranza dei partiti democristiani europei.

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Foto: novara-cile.blogspot.com

 

Anche l’Italia diede il suo contributo alla dittatura pinochetista. Domenico Di Dato, studioso di storia del movimento operaio e militante, negli anni ’70 ed ’80, del Fronte Democratico di Liberazione della Palestina, riporta la sua esperienza personale, davvero di straordinaria importanza: ‘’Anche la DC italiana contribuì al golpe. Si scopri in seguito che molti finanziamenti ai fascisti di Patria e Libertà arrivavano in Italia e poi erano trasferiti in Cile. Tra l’altro l’Ansaldo, all’epoca industria di stato, affidò alla Ercole Marelli una commessa per cento motori ferroviari che il governo cileno aveva deciso di comprare proprio per non essere messo in ginocchio da scioperi dei camionisti, che furono determinanti per creare disordine e crisi di approvvigionamento. Come addetto al controllo qualità della Marelli, scoprii che i motori ormai finiti e con tutte le prove di collaudo superate, erano rimasti fermi alla Marelli senza essere consegnati per mesi. Fornii la documentazione ad Antonio Pizzinato, all’epoca responsabile della FIOM di Sesto S. Giovanni e ne mandai anche una copia al Manifesto che pubblicò un articolo’’. Quindi i crimini di Pinochet sono stati resi possibili non sono da Usa, Gran Bretagna e dagli immancabili sionisti israeliani ma anche dall’imperialismo straccione italiano.

L’azione del FPMR fu del tutto legittima, ricordare a trenta anni di distanza i militanti caduti è un gesto di coerenza per chi appoggia la causa dei popoli in lotta contro il colonialismo e le dittature, tanto neofasciste quanto neoliberiste.

 

Che cos’è il Frente Patriotico Manuel Rodriguez ?

 Il FPMR è un movimento di liberazione nazionale di orientamento marxista-leninista, che si staccò, nei primi anni ’80, dal Partito comunista cileno in polemica col segretario Luis Corvalan sostenitore di una linea di riconciliazione con la borghesia nazionale.

Gerardo, militante del Fronte, spiega: ‘’EL FPMR está inserto dentro de una política del Partido Comunista, y muchos de nosotros éramos militantes de esa tienda. Estábamos en la denominada Política de Rebelión Popular de Masas. El FPMR comienza a tener una existencia propia sólo cuando se separa del partido. Y ocurre porque el PC se quiebra en dos posiciones en esa época: los que están dispuestos a negociar con la dictadura y los que no estábamos dispuestos a ello’’ 2.

La radicalità dello scontro portò i rodriguesisti a rompere con un certo dogmatismo staliniano, abbracciando, nel giro di poco tempo, le posizioni del Movimiento de Izquierda Revolucionaria organizzazione guevarista che si ispirava alle teorie sulla ‘’guerriglia’’ d Ernesto ‘’Che’’ Guevara. Per il Fronte la transizione alla democrazia poteva essere reale solo se accompagnata da una rivoluzione ‘’patriottica ed antimperialista’’ capace di distruggere le strutture di potere pinochetiste e sostituirle con istituzioni democratiche e plurali.

Il 1987 fu l’anno della rottura definitiva del FPMR col Partito comunista cileno il quale propose una iimprobabile ‘’transizione democratica’’,  dato il contesto in cui ci si trovava. Domanda: sarà un caso che gli assassinii dei rivoluzionari Raul Pellegrin e Cecilia Magni sono rimasti impuniti e la magistratura abbia, proprio di recente, assolto i carabineros neofascisti? David Lifodi ha scritto un ottimo e coraggioso articolo sull’argomento: ‘’La comandante Tamara e il comandante José Miguel, questi i nomi di battaglia di Cecilia e Raúl, furono assassinati il 28 ottobre 1988, dopo almeno un giorno di torture selvagge, e i loro corpi apparvero sul río Tinguiririca il 30 ottobre: Magni aveva solo 31 anni, Pellegrin 30. Il ministro della giustizia Raúl Mera ha sempre preso posizione a favore dei quattro carabineros (Walther Soto, Juan Rivera, Julio Verne e Carlos Bezmalinovic) appoggiando il parere della Corte, per la quale è impossibile che la morte dei due guerriglieri sia avvenuta a seguito delle torture. Eppure il decesso per annegamento non sembra credibile. Il corpo di Raúl mostrava i segni di scariche elettriche su tutto il corpo, oltre ad evidenti lesioni derivanti da percosse, ma in un paese in cui ancora oggi continua ad essere accreditata l’idea che in Cile ci fu una guerra civile da cui derivarono perdite ed episodi delittuosi da entrambe le parti, e non un colpo di stato di ispirazione dichiaratamente fascista, è molto difficile per i familiari delle vittime del regime avere ragione’’ 3.

Le FARC, gli internazionali colombiani, conoscono molto bene gli effetti collaterali della ‘’giustizia di transizione’’ infatti hanno spiegato che ‘’grazie ai suoi meccanismi, le democrazie diventeranno intoccabili e chiunque si ribellerà sarà punito in modo esemplare. Ci sono dei giuristi che riconoscono che la giustizia transitoria permanente rappresenta in realtà il divieto di qualsiasi forma di resistenza popolare ai regimi politici. Il che non gli impedisce di tesserne le lodi’’ ( James Petras, Repubbliche Sorelle. Venezuela e Colombia di fronte all’imperialismo contemporaneo, Editore Zambon, pag. 195 ).

Un’ analisi di grande attualità soprattutto in rapporto agli Accordi di Pace in corso col governo Santos. Le parole di Guevara restano imprescindibili: ‘’dell’imperialismo non bisogna fidarsi nemmeno un poco’’. Impossibile rimuoverle.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/09/09/quel-giorno-che-gridai-ho-ucciso-pinochet.html

http://www.rebelion.org/noticia.php?id=113276

http://www.labottegadelbarbieri.org/cile-la-giustizia-ingiusta-che-assolve-i-carabineros-di-pinochet/

 

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