L’operazione
terroristica israeliana in Libano contro il Movimento di Resistenza Islamico Hezbollah,
è stata facilitata dalla caduta della Siria baathista, ultimo bastione, nel
mondo panarabo, di uno Stato d’ispirazione socialista (e in orbita sovietica).
Il martirio del Partito Baath, il quale sotto la protezione dell’Urss
instaurò un sistema socioeconomico pianificato, è stato consumato nel dicembre
2024 per mano dei tagliagole islamisti del HTS sostenuti attivamente
dagli imperialismi statunitense, israeliano e britannico, più la cooperazione
militare del terrorismo curdo del PKK/YPG.
Il PKK,
negli anni ’80, nacque sotto la protezione sovietica e della Siria socialista
di Hafez al-Assad; integrati in un Paese plurale ed antimperialista, in Siria i
curdi hanno goduto di pieni diritti politici e sociali riorganizzandosi
militarmente contro la Turchia filo-occidentale figlia del golpe atlantista del
1980, un sistema di potere foraggiato da Gladio ed appoggiato
silenziosamente anche dal Vaticano. Hafez al-Assad non è stato soltanto uno
statista lungimirante, ma anche un soldato straordinario: addestrò le milizie
curde e palestinesi, istruendole nella guerriglia asimmetrica contro la
potenza nord-americana. Contrariamente al figlio Bashar, nel 1982 non fece
sconti alla sovversione islamista dei Fratelli Musulmani, ristabilendo
la legalità socialista violata dalla rivolta neoliberale di Hama.
Alla
fine degli anni ’90, il PKK cambiò orientamento geopolitico: preso in
custodia dal regime sionista, abbandonò il marxismo-leninismo abbracciando
il “con-federalismo democratico” una versione post-moderna
preconfezionata dalla CIA del socialismo-colonialista dei kibbutz. La
pulizia etnica nel Nord Est della Siria è stata ispirata ad una ideologia
anacronistica che, sovvenzionata dalla “perfida Albione”, ha
martirizzato anche la Terra di Palestina.
La geopolitica
sionista e l’unilateralismo del Pentagono stanno insanguinando il mondo
arabo e (più in generale) musulmano coadiuvati dal separatismo etnico curdo e
dalla loggia londinese dei Fratelli Musulmani. Una modalità di intendere
i conflitti sistematizzata dall’MI6 britannico all’inizio del ‘900,
approfondita dai nazisti i quali introdussero per primi l’etnopolitica,
e perfezionata da Soros: la creazione di tanti micro-stati etnici e teocratici.
L’obiettivo è sempre lo stesso: combattere un nuovo ordine multipolare e
socialista.
Scrive
il reporter antimperialista Fulvio Grimaldi: “Protetti
dagli USA, i curdi invasero terre arabe, occuparono le strutture pubbliche, ne
cacciarono gli abitanti. Il nord-est era la regione da cui provenivano il
petrolio e i prodotti agricoli necessari alla vita della popolazione e al
funzionamento dell’economia. Da lì il governo traeva i mezzi per mantenere in
piedi l’esercito.” 1 Informazioni preziose che trovano conferma nella
disamina del giornalista turco Ismet Özçelik (poi ripreso dalla testata marxista Sinistra.ch) il
quale conferma che “in realtà il PKK/PYD non è un nemico dell’HTS: avevano
già fatto un accordo tra loro. In effetti il fabbisogno petrolifero dell’HTS
viene fornito proprio dei separatisti curdi” 2. Una inedita alleanza,
quella fra il terrorismo curdo ed Al Qaeda, la quale c’è stata
confermata da una fonte di prima mano.
Una volta tradita la Siria baathista,
storica protettrice delle popolazioni oppresse dal sionismo nella regione, i
curdi hanno abbracciato l’ideologia sionista diventando un Cavallo di Troia del
Pentagono. Più di recente, Ilham Ehmed, dirigente di
primo piano del YPG ha dichiarato:
“Non accettiamo un ritorno al vecchio sistema baathista. Non
possono aggrapparsi alla centralizzazione e alla tirannia. La costruzione di
una nuova Siria può essere realizzata solo attraverso il riconoscimento
dell’identità di tutte le componenti”. 3
In poche parole i separatisti curdi, palesando la loro
adesione al neoliberismo, non accettano il ritorno all’economia pianificata,
teorizzata dal Partito Comunista Siriano purtroppo costretto alla
clandestinità dai tagliagole di Al Qaeda, nuovi soci in affari
(soprattutto per quanto concerne la svendita del petrolio) dell’YPG.
La distruzione dello stato (con alcuni elementi di
socialismo) di Assad, un modello solidale anche per la Palestina resistente,
comprende la distruzione dei sindacati rivoluzionari e dei partiti comunisti;
una linea politica reazionaria, sistematizzata nella politica culturale del Mossad
e veicolata nella regione dal PKK-YPG
attraverso l’ideologia bislacca del “con-federalismo democratico”
del tutto ostile al concetto di centralizzazione delle forze produttive. Il
cosiddetto “Rojava” è un secondo Kosovo: una immane tragedia umanitaria
per le popolazioni autoctone fatto di deindustrializzazione, persecuzione delle
minoranze e messa a bando dei sindacati conflittuali.
Il destino della dittatura israeliana, una macchina mortifera
che sta devastando la regione, è “parallelo e contrario” a quello della
Siria socialista di Assad. Scrive Grimaldi:
“Si potrà individuare un equilibrio tra passo e contrappasso,
confrontando il suicidio israeliano con il nazionicidio della Siria. Da un lato
l’avventura militare risoltasi in genocidio senza vittoria e con la perdita
secca in termini umani (suicidi, diserzioni, rifiuti, migrazione al contrario),
economici (i costi della guerra, la perdita di quadri professionali, la
scomparsa di investimenti esteri), di credibilità e legittimazione. Ma è nel
destino di uno Stato, nato, cresciuto e morituro fuorilegge, compiere la
missione che s’è dato: oggi, avendoli definiti terroristi, lo Stato fuorilegge
decreta che i suoi prigionieri, combattenti della libertà, attualmente 10mila
nelle carceri della tortura verificata, debbano essere condannati a morte. Dopo
Marzabotto, le Fosse Ardeatine. E in Cisgiordania il genocidio strisciante va
assumendo i caratteri totali di Gaza. Uno Stato deciso a non morire da solo.
E le stelle stanno a
guardare.
Dall’altro lato,
l’annichilimento di una realtà identitaria, culturale, di comunità
sovranazionale, di valore strategico regionale e ben oltre, segnata dal felice
sposalizio di antico e moderno, laicità, pluralismo, fiducia nell’uomo. Chi ci
rimette, ma in misura rimediabile, sono i giusti. Chi di più, gli ingiusti.
Perché i giusti, come hanno sempre prevalso sull’oscurità, prevarranno anche
stavolta. I fascismi, sotto qualsiasi forma si propongono, alla fine
soccombono. Tempo al tempo. Ma la Storia sta dalla parte dell’umanità.” 3
Israele
ed i suoi alleati regionali (ISIS, HTS, PKK/YPG ed i terroristi
neoliberali iraniani del MEK-MKO) sono destinati a finire in ciò che Trotsky,
capo militare e costruttore dell’Armata Rossa, definì la “spazzatura della
storia”.
https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2025/11/la-musica-e-finita-gli-amici-se-ne.html
https://www.sinistra.ch/?p=16470
https://www.retekurdistan.it/2025/08/05/ilham-ehmed-non-accettiamo-un-ritorno-al-vecchio-sistema-baathista/