Elezioni regionali in Basilicata: nulla di nuovo sul fronte politico

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

 

L’elemento forte che caratterizza la competizione regionale in Basilicata è la scelta del centrosinistra di  candidare Trerotola a Presidente della Regione. E’ una scelta trasformista che mira a recuperare voti a destra. I sondaggi pubblicati due mesi fa sulla Gazzetta del Mezzogiorno davano il centrosinistra terzo, gli ultimi sondaggi, risalenti alla scorsa settimana, registravano la vittoria del centrodestra con un risultato che si attestava 37 – 38% dei consensi, il centrosinistra risulta sotto di sette punti percentuali e il M5S intorno tra il 22 e il 25% . Dopo mesi di scontri il centrosinistra ha trovato l’accordo. I vari leader e capi bastone di centrosinistra hanno utilizzato la possibile candidatura della giornalista Carmen Lasorella come arma di distrazione per poi “scaricarla” quando la sua funzione è stata ritenuta non più utile.  Pittella, dopo le vicende giudiziarie che ancora lo interessano, ha rinunciato a candidarsi come Presidente, ma presentandosi in coalizione con una sua propria lista in modo da garantirsi la rielezione a consigliere regionale e scegliendo il candidato presidente, il dott. Trerotola. Questa scelta è in linea con quanto Pittella ha già fatto cinque anni fa. Allora vinse le primarie, per la candidatura a presidente della giunta per il centrosinistra, grazie all’appoggio di molti sindaci di centrodestra. Vinte le elezioni regionali, per mancanza di concorrenti credibili e grazie ad un’astensione che arrivò al 53 %, nel corso del mandato ha allargato la propria maggioranza in Consiglio ad esponenti del centrodestra mettendo all’angolo gli oppositori presente nel PD. Ha occupato il PD mettendo al vertice persone fidate. Art.1 Mdp, guidato da Speranza, dopo i soliti tatticismi ha accettato la soluzione e si è accordato con Pittella. La candidatura di Trerotola, persona per bene ma fondamentalmente di destra per cultura e forma mentis  e di antica appartenenza al MSI – DN, viene giustificata dai solerti apparatniki del PD e di Art.1 Mdp dicendo che è persona che viene dal mondo cattolico, la verità è che è la foglia di fico dietro la quale si nasconde lo stesso sistema che Pittella ha ereditato da De Filippo e che lui ha peggiorato spostando il PD sempre di più verso destra tutelando le posizioni di rendita che in questa regione non hanno appartenenza politica. Il centrodestra con la candidatura di Bardi tenta di fare la stessa cosa di Pittella. Il generale Bardi viene fa una famiglia socialista, non è da escludere che tra non molto ci diranno che Bardi è un socialista lombardiano nella speranza di recuperare voti a sinistra. La verità è che si sta scrivendo una delle più brutte pagine della storia politica della Basilicata. Operazioni trasformiste all’insegna del mantenimento delle rendite di posizione. Siamo in presenza dell’arrembaggio dei ceti dominati lucani che se le danno di santa ragione per spartirsi le spoglie di una regione prossima alla morte. La Basilicata negli ultimi anni è stata spesso un laboratorio politico che ha anticipato le tendenze politiche. È stata un laboratorio politico quando, all’indomani della fine dei partiti politici della prima repubblica, il centrosinistra vinse le elezioni regionali con la lista dei Progressisti che anticipò ciò che poi è stato l’Ulivo. Cinque anni fa con l’operazione che Pittella fece, di allargamento verso destra, anticipò il PD renziano. Pittella vinse con il 59% a fronte di un vistoso crollo della partecipazione elettorale che anticipò quanto, di lì a non molto, sarebbe accaduto nelle elezioni regionali in Emilia Romagna e in altre regioni con il centrosinistra renzizzato che vinceva per mancanza di validi competitor.  Alle elezioni Europee, tenutesi prima delle regionali, il PD prese il 40% con una partecipazione al voto che raggiunse il 53% , in tutte le elezioni regionali,  quando il centrosinistra ha vinto è stato solo per mancanza di concorrenti e in presenza di un’alta percentuale di astenuti. Anche oggi la lista di centrosinistra si presenta come una sorta di laboratorio politico provando ad anticipare il listone di Calenda che si presenterà alle europee. Come in Abruzzo e in Sardegna anche in Basilicata il centrosinistra prova a superare  le divisioni che travagliano un ceto politico decotto e privo di visione con l’appello al popolo di centrosinistra, candidata una persona che viene dalla società civile, evita accuratamente di presentare una proposta politica se non le solite frasi fatte e nel contempo si sposta ancora di più verso posizione a difesa degli interessi dei ceti dominanti contendendoli alla destra. Il simbolo del PD diventa quasi invisibile come se il problema fossero il nome e il simbolo e non le politiche sin qui condotte e il ceto politico che le ha messe in campo. Gli elettori della sinistra storica, in particolare quelli provenienti dal PCI,  si apprestano, in buona fede, ad abboccare. L’apparato ex PCI dopo 25 anni di governo di centrosinistra è diventato parte del sistema e del ceto dominante, pur di continuare a mantenere la posizione di rendita è ben disposto a digerire Trerotola e non solo. In conclusione,  le elezioni regionali che si terranno in Basilicata il prossimo 24 marzo, rappresentano una delle peggiori operazioni trasformiste che ha come unico fine non il rilancio della Regione ma la sola salvaguardia di posizioni di rendita. Di fronte alla spoliticizzazione del confronto tra centrodestra e centrosinistra che per interessi ed elettorati si sovrappongono alla fine vincerà chi riuscirà a portare i rispettivi clientes a votare. Come successe cinque anni fa, alla fine vincerà l’astensione e la rassegnazione dei lucani, da sempre abituati a cercare soluzioni personali alla crisi del sistema sociale, economico e demografico. Purtroppo il M5S, in ambito locale, per mancanza di una organizzazione visibile non sembra capace dell’exploit raggiunto alle elezioni politiche. La lista che mette insieme candidati vicino a Possibile, Sinistra Italiana e ambientalismo si presenta come una proposta velleitaria e priva di qualsiasi rapporto con la Società lucana. Stando ai sondaggi non  supererà nemmeno la soglia di sbarramento prevista dalla recente legge elettorale lucana. Il M5S, in molti paesi lucani, alle ultime politiche ha raggiunto percentuali del 40- 50%. Nonostante percentuali di questo tipo riuscire a trovare una qualche forma di organizzazione è cosa ardua. E’ più facile trovare un ago nel pagliaio che una qualche forma di organizzazione politica che conduca al M5S. Per la Basilicata, purtroppo, o vince il centrodestra o vince il centrosinistra non cambia nulla. Parafrasando il titolo di un famoso romanzo di E.M. Remarque Nulla di nuovo sul fronte politico.

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Fonte foto: Gazzetta del Mezzogiorno

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