La presenza nell’assenza

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

 

Si dice che chiesero nel 1972 a Ciù En-lai, allora Primo ministro del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese, quale era stata l’impatto storico della Rivoluzione Francese. La sua risposta fu quella “che era troppo presto per giudicarla”, perché forse intendeva che gli avvenimenti storici di tale portata sono difficili da stabilire perché non sono venuti ancora a galla e hanno portato nella vita, nella coscienza e nella cultura dell’umanità sconvolgimenti e conseguenze nei secoli a venire.

 

Un regista cinematografico nel rispondere a questa domanda forse avrebbe formato un quadro con le mani, come si usa per vedere l’inquadratura, come farei per “Spazio Ligera”, detta romanticamente solo “La Ligera”, e adesso ripensarci è come quando ti accorgi quanto è importante l’elettricità quando ti viene a mancare, o quando si interrompe la proiezione di un film in celluloide in una sala cinematografica con nessuna ripartenza, come in una poetica della memoria dove il tempo non dovrebbe scorrere, perché il ricordo porta inevitabilmente con sé la struggente malinconia di ciò che si è perduto.

 

“La Ligera” non poteva essere che ai bordi della città di Milano, dove finisce ma anche comincia la città in via Padova 133, cuore pulsante di strada in cui tutti i suoni di ogni parte del mondo trovano riparo, e dove la “gente” non capitava mai di passaggio, perché comprendevi che da soli non si è nessuno ma “scintille” nel ventre dell’essere collettivo, dove valeva sempre la pena di restare e di abbandonare la solitudine perché si teneva assieme artisti e spettatori con nessuna fuga dalla lotta culturale, perché non si poteva rimanere inerti, dove la sete di conoscenza vinceva sempre sull’indifferenza.

 

La storia della “Ligera” è fatta di più storie, come una grande scatola che ne contiene altre più piccole. Storie che molte volte sono state anche le nostre del “Circolo Itinerante Proletario Georges Politzer”. Rimescolando spesso le carte, perché spesso le iniziative si montavano e si rismontavano spontaneamente dentro di tutti noi, insegnandoci vincedevolmente a cambiare il nostro punto di vista, siamo riusciti a realizzare grazie all’entusiasmo e umanità che ci portava in alto di Federico e Riccardo della “Ligera”, percorsi cinematografici che si pensavano impossibili da realizzare con ostacoli incontrati che sembravano insuperabili, su sentieri per nulla battuti, come il ciclo sul cinema albanese dell’epoca socialista; portare le locandine poi tutti giù nello scantinato, come un vecchio cineclub, dove la proiezione accompagnata sempre da suoni e rumori partiva lenta e dove batteva forte il cuore dell’emozione, anche per sapere quante persone si era riuscito a raccogliere su quelle sedie.

 

Si comincia adesso a vivere la memoria della “Ligera”, ma con nessun addio da portare, perché i suoi fuochi sono rimasti tutti accesi con fiamme su i tutti i lati della città,  perché l’energia culturale che ha generato non potrà mai morire e perché quella bandiera rossa che è spesso stata alzata, non è stata dispiegata. Adesso però vado a scrivere una sola parola su quelle pareti: Ricordaci.

 

Stefano Contena Valsecchi

“Circolo Itinerante Proletario Georges Politzer”

Dieci anni di Ligera a Milano - Trovaserata - la Repubblica Milano.it

 

 

 

 

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