Lo sfruttamento invisibile nel porto di Civitavecchia

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

 

CIVITAVECCHIA – Esistono delle torbide situazioni che si trovano sotto gli occhi di tutti, ma che nessuno sembra osservare con la dovuta attenzione, come se con il passare del tempo ogni tipo di anomalia fosse destinata a trasformarsi automaticamente in normalità. Chi di noi non ha un amico o un parente che non ha lavorato o lavora per le società che gestiscono il traffico croceristico a Civitavecchia? Quante volte abbiamo ascoltato distrattamente le loro testimonianze pensando “Beh, si sa che le cose vanno così”? Forse vale la pena di fermarsi questa volta ad ascoltare con più attenzione quelle “cose che vanno così” da chi per tanto tempo le vissute e subite, così che a fine pagina ci si possa invece chiedere: “È giusto che le cose vadano così”? A raccontarci in forma anonima la propria pluriennale esperienza è qualcuno che ha lavorato per le varie società che gestiscono il traffico croceristico a Civitavecchia, ricoprendo diversi ruoli, e che ora abbandonato questo mondo per dedicarsi ad altro.

Quali sono i ruoli che si possono ricoprire all’interno delle società?

“C’è il lavoro nel Terminal, che può essere al gradino più basso come runner, o per quanto riguarda la gestione della sala come accoglienza check-in dei passeggieri che sbarcano dalle navi. Poi può esserci anche il lavoro d’ufficio, ma è più raro.”

Tutto questo con che tipo di contratto?

“Contratto? Non esiste contratto. Si tratta di lavoro a chiamata, tu sei un libero professionista. La giornata può variare dalle 10 alle 15 ore lavorative per un compenso lordo che cambia da chi possedeva o meno il patentino da accompagnatore (pur lavorando in un ruolo dove il patentino non era richiesto). A seconda della società per cui si lavora i pagamenti sono a 60 o a 90 giorni. Non vengono calcolati sabati e domeniche né festività, perché a pagare sono le navi, in maggioranza americane e straniere, che seguono leggi diverse rispetto alle nostre, quindi se non è la stessa società a comunicare che stiamo lavorando in giorni festivi il compenso che calcolano dalle navi è di un giorno come un altro.”

Come funzionano le “chiamate”, c’è una lista?

“Sì, c’è un pool di persone che vengono chiamate per prime, ma in realtà nulla è sicuro. Tutto dipende dalla nave. Se in una data la nave chiedeva più o meno persone da lì dipendeva la tua possibilità di lavorare o meno. Le conferme della data lavorativa veniva data quasi sempre il giorno prima (togliendoti la possibilità di organizzare visite mediche o la tua vita in generale). A volte ti veniva cancellata all’ ultimo. Magari tu avevi rifiutato altre date e rimanevi a casa. Spesso accade poi che le società comunicano alle navi un numero di lavoranti maggiore rispetto a quello effettivo, così che il resto dei soldi finisce nelle tasche della società. Una volta una società mi propose addirittura 60 euro per una giornata lavorativa full-time di 10 ore, ma lì ho rinunciato.”

Che cosa succede se dici di no o non puoi lavorare in una data?

“Se dici di no dietro di te c’è una lunga fila di persone pronte a prendere il tuo posto. C’è gente che viene da Roma, si paga il treno per venire a guadagnarsi quei pochi euro. Forti di questo le società non alzano mai le tariffe, perché trovano sempre qualcuno, ma allo stesso momento non hanno mai un team definito e preparato. Privilegiando sempre la quantità alla qualità il risultato finale ne risente molto. Poi se dici di no per 2-3 volte a quel punto si vendicano proprio, cominciano a darti le mezze giornate, se non smettono proprio di chiamarti. Uno dei miei datori di lavoro addirittura ti veniva a fare le foto sul posto di lavoro se lavoravi per altre società.”

Che tipo di orari avevate?

“I notturni, che in alcune società iniziano alle 4:30 in altre alle 3.30, vengono pagati poco più di un turno normale, che comunque inizia alle 6:30. La pausa pranzo è di 20 minuti, ma non c’è un orario fisso dal quale comincia. Poi le zone dove lavori non sono attrezzate per pranzare, ci sono due pannelli dietro ai quali c’è qualche sedia, ma se ci sono troppe persone in pausa nello stesso momento capita che mangi in piedi.”

E a livello di regolamento invece?

“Regole molto rigide. Non si può bere davanti ai turisti, né tenere l’acqua sul desk dove si lavora, devi bere girato di nascosto. Non si possono tenere piercing di nessun tipo, non devi avere tatuaggi, devi avere una divisa, camicia e completo che non ti forniscono loro ma devi comprare tu. Inoltre per l’ingresso al porto bisogno avere un permesso, che si ottiene facendo un corso che costa 80 euro, pagati da te, e va rinnovato ogni anno al costo di 12 euro”.

Come sono le condizioni ambientali del posto di lavoro?

“Come ho detto non c’è un posto per pranzare, nell’area bagagli non c’è l’aria condizionata, molti ragazzi si trovano all’esterno in piedi sotto il sole, sotto la pioggia per 8-10 ore e, anche in queste condizioni, se si sgarra dal regolamento si incorre nei richiami dei superiori. D’estate spesso si sovraccaricavano i generatori e andava via la corrente, quindi l’aria condizionata dove facevamo i check-in si spegneva. Pensa che una volta stavamo soffrendo così tanto che alcuni passeggeri che sbarcavano ci hanno comprato e portato l’acqua dalle macchinette perché noi non potevamo smettere di lavorare. Ma poi c’è una fortissima pressione generale, oltre alla disorganizzazione, capita sempre di dover fare lavori che non dovrebbero competerti; una volta a delle ragazze al check-in è stato chiesto di spostare casse d’acqua da un luogo ad un altro e, dato che erano fredde di frigorifero, nello spostamento si sono bagnate le camicie. Beh, hanno avuto il coraggio di ammonirle perché non lo facevano abbastanza in fretta”.

Esiste un’assicurazione? Cosa succede se stai male?

“Per i passeggeri che scendono sì, ma per i lavoratori no. Se ti senti male o ti infortuni molto semplicemente te ne vai a casa e nemmeno ti vengono pagate le ore fatte. Del resto non esiste un registro, pur facendoti male e volendo chiedere un risarcimento non potresti dimostrare di essere stato a lavoro quel giorno. Allo stesso modo non esistono ferie o giornate di malattia, quindi se ti ammali saltando 3-4 date c’è il rischio che quella società non ti richiami.”

È mai capitato che i soldi non arrivassero?

“Di solito bisogna comunque sollecitare i pagamenti, perché non è detto che arrivino a 60 o a 90 giorni, quindi spesso bisognava telefonare alla contabilità e chiedere. Comunque sì, è capitato anche che non arrivassero proprio, e lì non puoi fare niente. Se ti rivolgi al sindacato ti chiedono 200 euro e se ne devi prendere 400 alla fine lasci perdere. Ugualmente non puoi rivolgerti ad un avvocato perché te ne chiede molti di più e quindi ti rimetti alla società quando ti vorrà pagare. Tutti i pagamenti poi sono lordi e se sei a carico dei genitori puoi fatturare massimo 2800 euro lorde l’anno, mentre se non sei a carico 5000 lorde. Oppure, se si supera questa cifra, si deve aprire la partita iva, che chiaramente viene preferita nel momento della scelta del personale”.

E le assunzioni come funzionano? Lo staff è preparato?

“Non è detto. Ci sono tante raccomandazioni, tanti figli di, cugini di… e non sono assunzioni ma assegnazioni date. I nuovi arrivati poi non vengono formati (se non dai tuoi colleghi più esperti e pazienti), ma vengono direttamente mandati a fare ‘esperienza sul campo’ facendo una prova di tre giornate lavorative, non retribuite. Ciò però significa che vengono direttamente messi ad esempio al desk, dove teoricamente dovrebbero apprendere il mestiere da chi sta lavorando. Visti gli altissimi ritmi di lavoro però con 80-90 check-in al giorno e avendo ogni ‘veterano’ 2-3 ragazzi a cui insegnare, finisce che i nuovi non imparano e gli altri lavorano il doppio”.

Che cosa ti ha spinto a continuare a fare un lavoro del genere per tanto tempo?

“Eh… un po’ è certamente la mancanza di lavoro, alla fine ti prendi quello che c’è. La cosa però che spingeva me di più era il tipo di lavoro, il contatto con le persone, la loro gratitudine nei confronti di noi lavoratori. Io a condizioni diverse avrei continuato, perché se ci fosse anche solo qualche bonus, qualche tipo di gratificazione, uno stipendio più consono per il lavoro effettivo che svolgiamo, non sarebbe stato per niente un brutto lavoro”.

Secondo te perché nessuno dice niente? Perché si decide di sottostare a questo trattamento?

“Perché non servirebbe a niente. Sei tu che accetti di lavorare a queste condizioni, non si potrebbe comunque denunciare niente. È un grande peccato, perché si potrebbero avere posti di lavoro reali, con lavori stagionali pagati decentemente. Il porto di Civitavecchia è uno dei più frequentati al mondo e, grazie a quelli come me che nonostante tutto lavorano bene, anche uno dei meglio funzionanti. Io non ho mai cancellato una data, sono andata a lavorare in ogni condizione, svolgendo mansioni di tutti i tipi e che non mi competevano e poi, alla fine, per che cosa…?”

Fonte: http://www.centumcellae.it/principale/lo-sfruttamento-invisibile-nel-porto/

 

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