Il Tabù Inviolabile

L’ignobile sketch https://youtu.be/cK5pmR3LyHg andato in onda su Rai 3 alcuni giorni fa nella trasmissione condotta da Serena Dandini e interpretato da Angela Finocchiaro ha fortunatamente sollevato le legittime proteste di molte persone, indignate per quanto accaduto.

Le uniche forze politiche che, sull’onda di tali proteste, hanno fatto sentire la loro voce contro questa manifestazione di palese sessismo (antimaschile) sono state la Lega, attraverso Massimiliano Capitanio, segretario della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, https://video.corriere.it/gli-uomini-sono-pezzi-m-battuta-angela-finocchiaro-fa-infuriare-lega/b4b20d1a-ec13-11e8-a70c-410ca07c6063 e Simone Pillon, vicepresidente della Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza https://www.adnkronos.com/intrattenimento/spettacolo/2018/11/19/gli-uomini-sono-pezzi-bufera-angela-finocchiaro_knQBcwWuIJZvk8JaJ3YKVM.html e Fratelli d’Italia, con il consigliere Rai Giampaolo Rossi http://www.ilgiornale.it/news/cronache/finocchiaro-consigliere-rai-format-sia-pi-linea-col-servizio-1604872.html

E’ un fatto oggettivo e va registrato come tale.

Silenzio totale, e complice, di tutte le altre forze politiche, di tutta la “sinistra”, sia di quella liberale che di quella radicale o “antagonista” (e anche di quella neonata “sovranista”), di Forza Italia e anche del M5S (felici di esserci sbagliati e quindi di rettificare qualora ci fossero smentite in tal senso).

La cosa, purtroppo, non ci sorprende affatto e conferma come l’ideologia femminista sia da tempo parte integrante dell’ideologia neoliberale politicamente corretta dominante. Da Forza Italia a Potere al Popolo, la narrazione femminista, con alcune varianti, è più o meno la stessa. Quando si parla di violenza maschile, di “femminicidio”, o di presunta disparità salariale a parità di qualifica e mansione fra uomini e donne, Carfagna, Boldrini, Raggi, Fedeli e Carofalo suonano lo stesso identico spartito.

Sfuggono, in parte, a tali logiche, come abbiamo visto, quelle forze politiche organiche al sistema capitalista neo liberista dal punto di vista economico e politico ma ancora ideologicamente ancorate ai paradigmi conservatori e tradizionalisti della vecchia ideologia vetero-borghese.

Non esiste infatti – a parte rare eccezioni come quella rappresentata da questo giornale (e da un paio di altri pregevoli blog che solo recentemente hanno cominciato a fare loro tale critica), una critica al femminismo elaborata da un punto di vista socialista e marxista (o neo-marxista).

Si preferisce, per opportunismo, paura e quieto vivere, assecondare lo “spirito dei tempi”, cioè la narrazione neo-femminista dominante. Questo modo di agire (vile, diciamolo…) può dare dei frutti nell’immediato, ma sul lungo periodo (e forse neanche così lungo…) sarà pagato ad duro prezzo, perché quella narrazione sta cominciando a diventare indigesta a tante persone, sia uomini che donne, e la reazione spontanea (migliaia e migliaia di lettere ed email di protesta che hanno spinto quegli esponenti della Lega e di FdI a farsi sentire) provocata da quello sketch della Finocchiaro, lo dimostra.

La “sinistra”, tutta, si sta letteralmente suicidando, sotto questo profilo. A questo punto, visto come stanno le cose, meglio che esali l’ultimo respiro, così forse dalle macerie ci sarà la possibilità, con il tempo, di ricostruire una nuova e moderna (nel senso di adeguata ai tempi e capace di leggere la realtà con occhi lucidi) forza di classe, neo socialista e neomarxista, depurata dall’ideologia politicamente corretta (e quindi, in primis, dal femminismo) che è parte integrante dell’ideologia neoliberale e neoliberista dominante.

Non possiamo, a questo punto, nostro malgrado, esimerci dal raccontare un episodio – decisamente squallido –  accadutoci pochi giorni fa e che è significativo rispetto a quanto dicevo.

Alcuni amici e compagni, fra cui il sottoscritto, che ruotano attorno a questo giornale e che fanno anche parte del Movimento degli Uomini Beta  http://www.uominibeta.org/home/lettera-aperta-agli-uomini-e-alle-donne-di-potere-al-popolo/(un movimento di ispirazione neo-marxista e radicalmente critico nei confronti del femminismo), sono stati espulsi, senza nessuna comunicazione, dal “gruppo aperto” su Facebook di un’associazione chiamata “Rinascita! Per un’Italia sovrana e socialista”.

L’espulsione è avvenuta in seguito ad una discussione che si era aperta dopo che un nostro compagno aveva postato su quel gruppo il video della Finocchiaro. Peraltro, per lo meno fino a quando ho avuto modo di seguire (prima cioè di essere buttato fuori insieme ad altri), non mi pare che ci fossero state particolari asprezze, anzi, sicuramente in misura nettamente inferiore rispetto a quanto non accada normalmente su FB, specie quando si affrontano questi temi. Per lo meno fino a quando non è intervenuto un autorevole (per lo meno così lo considero, e non ne faccio il nome perché non è certo una questione personale e non mi interessa fare del gossip…) esponente dell’associazione che ha sostanzialmente detto che eravamo dei casi “psichiatrici”.

In ogni caso riporto integralmente il suo commento (abbiamo lo screenshot ma non lo pubblico per le stesse ragioni di cui sopra…):” Faccio presente un invito (pubblicamente) a…(segue un nome) e a tutti noi (Rinascita! Per un’Italia sovrana e socialista) di gestire politicamente questo nostro spazio di potenziale dibattito e confronto! Traduzione: viviamo in una società (a capitalismo maturo e in crisi declinante) che produce (fra l’altro) oltre allo sfruttamento, alienazione e malessere psicologico e psichiatrico. E dato che non siamo (né per volontà né per possibilità) un centro qualificato di igiene mentale, è obbligatorio segnalare le presenze…Gli interventi, chi/coloro che manifestano evidenti problemi psichiatrici, devono essere esclusi da questo spazio. Non è infatti la nostra materia! Gli sfoghi isterici e offensivi (come se il suo non lo fosse…va bè, stendiamo un velo pietoso…) devono essere giudicati per ciò che sono e conseguentemente allontanati. Amen!”.

Subito dopo interviene un tizio che ci paragona a degli squadristi fascisti ma non vale neanche la pena pubblicare le sue scemenze.

Dopo di che prende la parola uno dei principali se non il principale fondatore e dirigente dell’associazione che commenta:” Come avevamo scritto pochi giorni fa, questo spazio ha l’ambizione di essere di confronto, animato se si vuole, ma civile. E avevamo già stigmatizzato il comportamento di uno/alcuni. Ciò è tanto più necessario quando si affronta un tema difficile e delicato. E l’attenzione di tutti è ancora più importante nel momento in cui vogliamo un nuovo campo politico e culturale. Chi non è interessato non si interessi di noi. C’è una questione di comportamento ma anche alcuni contenuti, per come sono posti, non sono compatibili con questo spazio.  Questo spazio non è un ring e nemmeno uno sfogatoio. In questo senso stiamo provvedendo a stoppare la “discussione” che è andata in onda sul post dello scioglimento di LeU. Non vogliamo che nessuno possa scrivere “Questa chat è un delirio”. Così faremo in automatico per qualsiasi altra situazione e chi ne è responsabile”.

A questo punto arriva un commento interessante e onesto (e anche ingenuo) da parte di una donna che scrive:” Lo chiedo senza ironia. Su questo gruppo non sono state bannate persone che offendevano pesantemente i propri interlocutori, tuttavia adesso vi preoccupate di chiudere un post che in fin dei conti non ha prodotto così tanti insulti tra i presenti al dibattito? Qual è il criterio che vi spinge ad adottare tale scelta? Grazie”.

Segue e conclude la discussione la risposta secca di una delle dirigenti dell’associazione che scrive:” Ti ha risposto …(segue il nome). Hai letto? Comunque sono stati tutti bannati”.

Naturalmente la signora, in totale buona fede, ha manifestato il suo stupore, dimostrando di non conoscere certe dinamiche che purtroppo appartengono fisiologicamente alla politica e che però assumono connotazioni grottesche quando si tratta di microcosmi ininfluenti sul piano numerico e inconsistenti sul piano della proposta politica.

Avevamo seguito i lavori dell’associazione fin dalla sua nascita, dal momento che sosteneva, fra le altre cose, di voler rompere con l’ideologia politicamente corretta e con l’attuale “sinistra” che di quell’ideologia è portatrice sana. In realtà la rottura è stata solo parziale ma ha riguardato solo i temi, pur importanti, della sovranità nazionale e dell’immigrazione. Su quest’ultimo tema, essendo personalmente in profondo disaccordo su come affrontare la questione, il sottoscritto si è allontanato in modo assolutamente pacifico dall’associazione, anche in seguito ad un dibattito che ci ha visti impegnati per un paio di giorni. Nulla di male, succede che ci si conosca e che ci si saluti in seguito a divergenze politiche. Io stesso avevo comunicato che avevo comunque l’intenzione di mantenere una relazione dialettica con l’associazione pur nell’impossibilità di aderirvi, così come mantengo rapporti cordiali e amichevoli anche con altre associazioni e organizzazioni politiche.

Ma questo può valere per tutti i temi ma non per il tabù dei tabù, cioè il femminismo. La critica al femminismo non è ammessa, in nessun consesso. C’erano già state delle avvisaglie in tal senso in precedenti discussioni, peraltro quasi tutte virtuali (cioè su FB) dove, di fatto, la linea dell’associazione è stata ed è dettata da una compagna a cui è stata data carta bianca. Di fronte ai suoi interventi nessun altro, al di fuori di noi, ha mai replicato oppure criticato, tanto meno i dirigenti, onde per cui, da che mondo è mondo, “chi tace acconsente”.

Certo, la contraddizione è a dir poco stridente per un’associazione che dice di voler rompere con l’ideologia politicamente corretta, cioè con l’ideologia neoliberale capitalista attualmente dominante, ma tant’è. E’ altresì doveroso sottolineare (di questo sono assolutamente convinto) che se non fosse stato per la presenza (e il ruolo assunto e che gli è stato lasciato assumere…) di questa donna, non solo non saremmo stati cacciati in questo modo meschino ma avremmo forse anche potuto affrontare l’argomento in modo serio, ragionato, magari in forma seminariale (come avevamo auspicato), così come è stato fatto per altri temi. E invece la rottura si è consumata prima, con la solita tattica del “poliziotto cattivo e di quello buono” che agiscono di concerto. Prima arriva quello a dirci che siamo soggetti affetti da patologie psichiatriche (in perfetto stile vetero stalinista riadattato in salsa politicamente corretta) , e poi arriva quell’altro a fare la chiosa politica e a spiegare che quel gruppo aperto non è un ring e chi non è interessato se ne può anche andare. Il che è quanto meno contraddittorio per quello che, almeno sulla carta, vuole essere un gruppo aperto. Devo dire che ho personalmente pubblicato in quel gruppo “aperto” degli articoli su altri temi (ad esempio sull’immigrazione) che sapevo che non erano condivisi dagli altri membri dell’associazione, e tuttavia sono stati pubblicati. Del resto, a cosa serve aprire un gruppo aperto (infatti ne hanno anche uno chiuso…) se non per dare la possibilità a tutti/e di esprimere liberamente la propria opinione?

E’ evidente che ci sono argomenti che non possono essere affrontati, o meglio, un argomento che non può essere affrontato (in modo critico) e naturalmente sto parlando del femminismo. Dopo di che conosco i miei polli e so bene che il vero obiettivo di quell’associazione è dare vita ad un microrganismo, una sorta di “tesoretto” che possa essere speso sui vari tavoli delle varie (il più delle volte micro) trattative politiche e in prospettiva elettorali per cercare di ritagliarsi uno spazio e soprattutto un ruolo politico (meglio se con qualche candidatura…). Personalmente, la cosa mi lascia del tutto indifferente, e posso anche augurargli di avere fortuna anche perché mi rendo conto che chi per una vita ha fatto solo attività politica, nel momento in cui si ritrova senza il “giocattolo”, comincia ad annaspare. E’ una specie di “droga” di cui soffrono molti professionisti e semi professionisti della politica, cioè coloro che hanno svolto un ruolo politico e poi lo hanno perso, ma anche quelli/e che hanno da sempre ambito ad averlo ma non ci sono mai riusciti e questo ha alimentato in loro un profondo senso di frustrazione e di fallimento (lo stesso che condividono con chi quel ruolo lo ha avuto e non lo ha più). Dietro a tanti bei discorsi ideologici, ideali e politici, in realtà si cela, purtroppo, questa triste condizione esistenziale…

Resta lo squallore umano, prima ancora che politico, di determinati comportamenti, ma insomma, sopravviveremo…

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8 commenti per “Il Tabù Inviolabile

  1. Giovanni
    21 novembre 2018 at 16:43

    La “sinistra”, tutta, si sta letteralmente suicidando, sotto questo profilo. A questo punto, visto come stanno le cose, meglio che esali l’ultimo respiro

    Temo purtroppo che tu abbia pienamente ragione su questo punto. Sono amaramente convinto da tempo che anche fra le due forze di governo la lega sia quella “meno inaffidabile”. Da sinistra non verrà proprio nulla se non uno stanco rilanciare vecchie idee ormai stanche e deleterie. In fondo M5S è il più maturo sviluppo delle idee liberalsessantottine della sinistra.

    Non sono andato a votare, non voterò alle europee, resto però ancora convinto che qualche tipo di strategia entrista sia comunque giusta. Tuttavia non voto proprio perché convinto che l’unico voto utile sia per la lega, cosa per me doppiamente indigesta visto che sono del sud oltre che elettore di sinistra. Tutto mi separa dalla lega e anche da forze come quella di Pillon (qui l’indigestione diventerebbe addirittura tripla), ma non vedo altre forze in grado di fare piazza pulita delle troppe idee balorde da che decenni vengono falsamente spacciate per emancipative (e non parlo solo del femminismo, su cui concordo con voi anche se personalmente mi tocca poco).

    La sinistra purtroppo è identificabile in una riuscita parodia della Dandini fatta tempo fa dalla Germani. La trasmissione è Artù, una di quelle di sistema, lo so bene. E anche Gnocchi è un cabarettista di sistema e che non fa neppure ridere, ma dimentichiamocene un momento visto che in fondo qui fa solo da spalla alla Germani.

    La parodia è questa qui, in particolare dal minuto 1.20 al minuto 2.20. Essi si appellano in modo grottesco ai soliti luoghi comuni politicamente corretti, che ormai sono solo un vuoto formalismo buono per certi benpensanti, e quando sono presi in castagna la buttano in caciara (la banda Osiriiiis). E questo vale purtroppo per tutte le sinistre, anche quelle radicali.

    Se non sbaglio la Germani è la stessa che fece una riuscita imitazione dell’orrida Maria De Filippi e che fece incazzare lei e suo marito, forse perché nel dipingerla come persona autoritaria essa ha colto nel segno. Non so se abbia una posizione politica, ne ho visto solo qualche sketch ed in modo occasionale, ma questo spezzone di imitazione (non ho visto neppure il finale) è ahimè molto veritiero.

    • Giovanni
      21 novembre 2018 at 18:51

      Aggiungo. Al di la dei veri a propri insulti che sono stati mossi a voi, che già di per sé sono inaccettabili, sono proprio le argomentazioni che usano ad essere intollerabili specialmente a sinistra. Io, in quanto persona colpita dalla crisi, da tali argomentazioni mi sento chiamato in causa.

      Addossare alle persone che sono colpite dalla crisi il marchio infamante di soggetto affetto da patologia psichiatrica cui dare un pietoso aiuto rivela tutta la loro insopportabile presunzione di superiorità. Sempre la solita argomentazione dei livorosi e frustrati perché falliti.

      Tutto ancora perfettamente in linea con quanto fa la destra liberista che riversa sull’individuo già debole la responsabilità del suo stato di debolezza per dominarlo meglio attraverso i meccanismi psicologici della colpevolizzazione.

      Ricordo a proposito questo vecchio articolo intitolato “La società suicidogena”, comparso purtroppo su un sito vicino al pessimo terzo settore, ma ciononostante gli spunti sono interessanti.

      Allora, estraendolo proprio dall’articolo, qualcuno dovrebbe avvisare l’autorevole esponente che “la risposta psicologico-psichiatrica continua a inserirsi in una logica di trattamento individualizzato volto a risolvere il problema a livello individuale”. Se queste sono le sue argomentazioni un partito socialista non è il posto politicamente coerente col suo pensiero.

      E questa sarebbe una sinistra?

  2. RDV
    21 novembre 2018 at 19:03

    Suicidio, certo.
    .
    Quanto tale fine, miserevole e meritatissima, verrà analizzata retrospettivamente (diciamo fra 50 anni) non sarà lecito a nessuno dire “…eravamo figli del nostro tempo…” “…bisogna contestualizzare…” “…è stato un errore…” .
    .
    Non sarà lecito a nessuno, perché noi oggi vediamo che essi non hanno voluto vedere la luce del sole. Non hanno VOLUTO. E lo testimonieremo (dalle tombe, certo, ma lo testimonieremo).
    .
    La condanna politico-morale per gli orbi di questo tempo non ammetterà giustificazioni.
    .
    Nessuna attenuante, nessun condono, nessuna pietà etico-politico-filosofica per questi servi coscienti della Padrona.
    .
    Per questi sciagurati.
    Per questi inqualificabili.

  3. giacinto lombardi
    22 novembre 2018 at 7:48

    E’ vero che il capitalismo ha usato il femminismo per dividere e distruggere la classe lavoratrice, la famiglia, la nazione… ma la verità è che ogni potere tende per sua natura al totalitarismo; per essere totalizzante ha bisogno della solitudine dell’uomo, della sua debolezza e depressione; ogni piccolo nascondiglio che l’individuo si crea per difendersi dall’assillo dell’educazione di stato e cercare di ragionare con la propria testa per il sistema destabilizzante. “Divide et impera” rimane la regola aurea di ogni potere.

  4. gino
    22 novembre 2018 at 11:28

    purtroppo ogni “zona” della sinistra ha il suo (o i suoi) tabù non negoziabile.
    e per questo perde.
    magari sarà pure furbizia tattica, ma oggi la destra è più disposta a superare i propri tabù, ovvero è più democratica, tollerante, conciliante. e vince su larga scala.
    se sei di sx e scrivi cose fortemente critiche in un sito di dx, non ti bannano.
    la sinistra coi suoi tabù (insopportabili ormai perfino ai suoi stessi adepti, molto più di quanto non ammettano pubblicamente) invece sembra interessata solo a vincere all’interno del proprio gruppetto dello zero virgola.
    e questo è anche segno della sua intolleranza alla diversità, una sorta di “razzismo” che fa chiudere i rapporti umani all’interno della sola sfera dei suoi simili ideologici.
    ecco che vediamo ste ridicole diatribe che hanno senso solo per gentina chiusa nel proprio zero virgola.

  5. Lorenzo
    24 novembre 2018 at 0:05

    Di che meravigliarsi? “Il connotato quintessenziale della fede religiosa è una rabbia distruttiva contro i simboli degli altri culti” (A. Mathiez, Les origines des cultes révolutionnaires 1739-1792) e le parole sono simboli per eccellenza. Fa poca differenza se l’idolo di turno abbia natura devota ovvero profana.

    Come i teologi medioevali definivano stultus l’ateo e il miscredente e i giudici staliniani mandavano in manicomio gli scismatici troskjsti, i sinistrati odierni si sono abituati a declinare il totem umanista in chiave narcisistico-sessantottina e lanciano il proprio anatema su chiunque gli tocchi i soggetti portanti delle loro diversità. Se i seguaci del dio giudeo credevano nel dio antropomorfico che impregna una donna mortale, i loro succedanei odierni potranno credere nell’intangibilità di femmine, negri e quant’altro.

    Senza tabù non esistono fedi e senza fede non si dà vita associata. Quando poi una fede degenera in moda decadente aliena da ogni istanza vitale nonché dal sentimento popolare, portata avanti da una pletora di capetti sessantottini alla ricerca di un’assemblea da arringare (e/o di una prebenda da addentare), il rifiuto del confronto diventa regola di sopravvivenza.

    • Fabrizio Marchi
      24 novembre 2018 at 8:48

      Quanto dici (e hai ragione), cioè quel “connotato quintessenziale della fede religiosa” è applicabile a tutti, e sottolineo tutti i sistemi ideologici e politici che si sono avvicendati nel corso della storia, in primis, e sottolineo IN PRIMIS, al fascismo, al nazismo e a TUTTI i regimi fascisti in TUTTE le loro varie declinazioni che non mi pare abbiano brillato per libertà, tolleranza e democrazia né siano venuti meno a quel “connotato quintessenziale” di cui sopra di cui erano invece imbevuti.
      Come vedi, anche e forse soprattutto te, percorri lo stesso binario, perché pervaso dal tuo odio se non disprezzo viscerale nei confronti di tutto ciò che non appartiene alla tua ideologia (una fra le varie sottocorrenti ideologiche fasciste o naziste, non so quale ma ha pochissima importanza…), “dimentichi” (si fa per dire…) che anche e soprattutto il fascismo e il nazismo (in tutte le loro declinazioni) erano sistemi “religiosi” (tu stesso scrivi giustamente che “Fa poca differenza se l’idolo di turno abbia natura devota ovvero profana”…) nel senso che tu stesso hai evidenziato. Però, guarda caso, ometti di dirlo, e vieni a dire tutto ciò su un giornale che coerentemente dovresti disprezzare. E però da una parte ci odi e dall’altra ci stimi perché hai capito che siamo di un’altra pasta rispetto a quella “sinistra” liberal, radical e sessantottina che noi stessi critichiamo duramente. E’ quella sorta di amore-odio che i fascisti hanno con i comunisti perché, a differenza di quegli altri (la “sinistra” di cui sopra) ne riconoscono la tempra, diciamo così… E’ una sorta di rispetto per l’avversario che si deve comunque distruggere ma di cui si riconosce la consistenza e anche la forza. E siccome nell’ “antropologia” fascista la forza – intesa nella sua dimensione più brutale, cioè la sopraffazione dell’altro – è l’elemento centrale e costitutivo (alla fin fine, non è che ci sia molto altro, sconfiggi un fascista sul piano fisico, del combattimento, e lo hai distrutto completamente anche dal punto di vista psicologico…), nei confronti dei Komunisti col K (di cui si riconosce la forza…) c’è una sorta di rispetto , appunto di “amore-odio”. “Amore” (che in questa caso sta per considerazione, per rispetto), perché viene appunto riconosciuto il valore fondamentale della loro forza, ma una forza nello stesso tempo al servizio di una ideologia per sottouomini, per schiavi. Da qui questo rapporto contrastato. Il Komunista col K è portatore di una ideologia mefitica, di un veleno, e però nello stesso tempo è uno “con le palle”, è uno tosto, è “quasi un fascista da un certo punto di vista”, come molti camerati parlavano dei komunisti una volta…
      Vi conosco molto più di quanto tu possa pensare, sia dal punto di vista ideologico che politico che personale, ho una storia alle spalle, anche di antifascismo militante, e conosco perfettamente la vostra forma mentis, la vostra natura, il vostro modo di essere, pensare ed agire. Mi dispiace soltanto – devo essere sincero – di non poter mettere in atto nei vostri confronti quella forza di cui sopra perché il contesto in cui ci troviamo per ora non lo consente. Potrei andare nel Donbass dove spararvi addosso sarebbe (giustamente) del tutto normale e lecito e mi darebbero pure una medaglia, ma ormai c’ho un’età. Largo ai giovani…

      • Lorenzo
        26 novembre 2018 at 21:43

        Non so se Lei conosca i fascisti, ma non sembra conoscere me.

        Io prendo sul serio l’imperativo al perseguimento di un criterio di lucidità avalutativa (cioè sradicata) e non faccio alcuna differenza di sostanza fra le religioni del comunismo, della razza, della nazione, dei diritti umani, di Cristo o di Allah: sistemi di pregiudizi tutti egualmente goffi e arbitrari, buoni a incanalare le pulsioni gregarie delle scimmie glabre.

        Ogni vincitore di turno inculca il proprio Manitù nelle povere teste del gregge sconfitto, prima tramite le armi e poi tramite scuola e televisione.

        Al massimo le mie simpatie possono girovagare fra l’una e l’altra narrazione sulla base di affinità estetiche e/o di crucci epidermici (come il fatto di trovarmi a vivere in mezzo a un’ininterrotta cacofonia di belati umanistici). Un ruolo lo svolgono anche le tendenze artistiche nelle quali ogni regime presentifica la propria Weltanschauung (e sotto questo aspetto trovo il nazionalsocialismo impareggiabile).

        Fra le istanze estetiche che mi stanno a cuore c’è un criterio di salvaguardia della complessità e della ricchezza della lingua: e questo, coniugandosi coll’appello (da Lei formulato) al rispetto del principio di continenza verbale, mi induce a chiederLe il favore di proseguire la conversazione in terza persona.

        Cordiali saluti.

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