L’Italia conceda asilo politico ad Assange

“Avete fatto una grande impresa sbaragliando la stampa corrotta grazie alla guida di Beppe. Anche nel Regno Unito, dove sono detenuto illegalmente da sei anni, c’è chi sta facendo una cosa simile, penso a Jeremy Corbin. Vedere quello che state facendo voi in Italia mi dà conforto” Julian Assange

 

Il giornalista Julian Assange meriterebbe di essere riconosciuto in quanto eroe della libertà d’informazione: ha svelato al mondo i crimini dei neoconservatori USA, prendendo di mira la cerchia di Bush definita da Chomsky un pericolo per l’umanità; nel 2016 è stato l’architetto della ‘’demolizione controllata’’ della Regina del Caos, “Killary” Clinton, una signora che ha promesso la guerra termonucleare contro la Federazione russa. Ha vinto il (falso) isolazionista Trump, facendo guadagnare anni preziosi ai movimenti popolari. Come mai la sinistra non si mobilità per questo antimperialista radicale? In Italia abbiamo davvero pochissimi appelli in favore del fondatore di Wikileaks; soltanto Risorgimento Socialista e Programma 101 si sono mobilitati attivamente, con proposte concrete, in questi – drammatici – giorni. Il Movimento Cinque Stelle (ora alleato della Lega) ha fatto pericolosi passi indietro, ma ne parleremo a breve.

Dal lato giornalistico l’Interferenza, da anni, si è schierata dalla parte di Julian Assange trovando su scala internazionale preziosi riferimenti: Noam Chomsky, Naomi Klein, John Pilger, James Petras ed Israel Shamir. Insomma, la ‘’sinistra’’ europea soffre della sindrome di Pedro Sanchez – sarebbe meglio dire Pancho Sanchez, per sottolineare la poca spina dorsale del piccolo “caudillo” spagnolo – dimostrandosi arrendevole e subalterna. Il partito della Rifondazione comunista o il Partito comunista dei lavoratori hanno preferito – per mero opportunismo? – ficcare la testa dentro il sacco.

Assange fa paura ed il motivo ce lo ha chiarito Edward Snowden: “Io sono un riformista, lui un rivoluzionario” 1. Per il fondatore di Wikileaks il capitalismo può (e deve) bruciare. Detto questo le proposte debbono essere concrete, quindi la linea di Sollevazione – foglio telematico del Movimento popolare di liberazione (Programma 101) – mi sembra in questo caso coerente e politicamente  sensata. Leggiamo: ‘’Il nuovo presidente dell’Ecuador, Lenin Moreno, contro la decisione del presidente precedente Rafel Correa, avrebbe deciso di consegnare il fondatore di Wikileaks agli Stati Uniti. Un atto gravissimo vista la durissima condanna che gli sarebbe inflitta dalla “giustizia” USA’’ 2.

E dunque, perché non chiedere al governo di offrire lo status di rifugiato al numero uno dei perseguitati politici?’’. Il governo ‘’giallo-verde’’ sostiene di essere il ‘’governo del cambiamento’’? E allora ci dimostri (anche se ci credo poco) che davvero persegue ideali indipendentisti salvando la vita di un eroe come il nostro cyber dissidente, perseguitato dall’imperialismo americano-sionista con i suoi lacchè europei. Sarebbe un gesto lodevole, soprattutto da parte del M5S vicino – anche in questi giorni – all’ex presidente dell’Ecuador: Rafael Correa. Adesso ci vogliono i fatti, quelli (come diceva Lenin) hanno la testa dura.

Vediamo come il giornalismo di regime, il giornalismo venduto ai sicari della CIA, infanga il nostro. Riporto il commento di Rino Della Vecchia, collaboratore dell’Interferenza, politicamente inoppugnabile:

“Non potendo accusarlo di aver usato la libertà di stampa, si è dovuto cercare altrove.
Si doveva scovare un capo di imputazione capace di sterilizzare ogni obiezione, di castrare ogni difesa. Ci voleva un’accusa infamante. Non importa se totalmente avulsa, eterogenea rispetto alle sue azioni e depistante riguardo all’obiettivo della repressione. Doveva essere moralmente degradato, esposto al ludibrio universale tanto da poter serenamente scavalcare i più giurati princìpi e le più inviolabili leggi: renderlo indifendibile.

E quale miglior stigma in quella stagione storica, quale più grave scomunica in questo contesto che l’etichetta di stupratore? Bella pensata!’’ 3

 

Quindi Assange ha contro la destra reazionaria con il supporto ‘’teorico’’ della sinistra neoliberista e gli strepiti delle femministe; i colpi inguinali (non sanno fare altro) della lobby LGBT non mancano mai. Alle femministe e ai gay liberal non gliene frega nulla di tematiche come guerra e pace, per loro il mondo può bruciare sotto i bombardamenti americani, dal momento che il loro scopo esistenziale sembra ridursi alla libertà di fare sesso nei locali gay di Londra e Tel Aviv. Sono delle miserie sociali, Sartre li avrebbe scherniti. Vanno individuati in quanto “fanteria leggera del capitale”, quella pesante arriva subito dopo con la destra ‘’yankee’’, Netanyahu ed il contorno nazi-fascista impiantato dal Deep State statunitense nei paesi periferici (Ucraina, Venezuela e Nicaragua). La sinistra imperiale fa da apripista all’imperialismo delle portaerei (cit. Bordiga); ha conquistato il monopolio dell’ideologia, è arrogante, pensa di rendere etici bombardamenti ed uccisioni su larga scala. Netanyahu, ‘’sionista religioso’’, ha bisogno dei gay ultra-ricchi di Tel Aviv; danno una (falsa) ragione alla prassi neonazista dei coloni. Dal golpista Soros all’estrema destra israeliana: le maschere del capitalismo si preparano a condannare.

Il M5S è eterogeneo, adesso purtroppo mal alleato della Lega; si tratta di una alleanza tattica del ‘’nuovo’’ (nuova ‘’sinistra’’ e nuova ‘’destra’’) contro il vecchio e decrepito establishment (PD e Forza Italia). Se la Lega rappresenta una destra nazionalista e territoriale amica del criminale Stato israeliano, il M5S dovrebbe trasformarsi nella sinistra liberale del futuro, promotrice di nuove forme di democrazia partecipativa. Certamente rimane all’interno del capitalismo – mentre la Lega rivendica la peggiore tradizione dell’imperialismo italiano – ma la politica contempla espedienti tattici per indebolire il campo avverso.

Nel 2013, Alessandro Di Battista (M5S) incontrò Assange nell’ambasciata ecuadoriana di Londra. Emerse, con grande stupore della sinistra politicamente corretta, una idea condivisibile sulla democrazia partecipativa: ‘’Siamo orgogliosi di aver incontrato Assange, lui sta cambiando il modo di vedere l’informazione e noi “cittadini nelle istituzioni” quello di vedere la politica. Assange continuerà la battaglia per liberare l’informazione da controlli verticistici. In molti lo detestano, lo attaccano, qualcuno vorrebbe vederlo morto ma il suo lavoro resterà nella storia del web. Le notizie messe in circolo da Julian, Snowden, dalla rete Wikileaks, non hanno causato danni, al contrario hanno dato acqua fresca a tutti i cittadini che hanno sete di conoscenza e che mettono in discussione il pensiero dominante. Uomini come Julian sono necessari per costruire un nuovo mondo, una nuova Europa una nuova Italia che abbia come fondamenta la libertà dell’informazione’’ 4.

Sia coerente: il governo Conte, su pressione dei ‘’cinque stelle’’, dia asilo politico al fondatore di Wikileaks. Fra le tante cose, si tratterebbe di un durissimo colpo inferto al nemico principale: l’imperialismo americano-israeliano. Una battaglia nobile, meritevole di essere appoggiata.

La vita di Assange è in pericolo, non possiamo perdere tempo prezioso. Ogni metodo o alleanza politica è valida pur di salvarlo. La “sinistra” si tira indietro? Vuol dire – semplicemente – che si è trasformata in una destra ben camuffata.

http://www.repubblica.it/esteri/2018/06/30/news/snowden_contro_i_russi_governo_corrotto_-200425056/

http://sollevazione.blogspot.com/2018/07/proteggere-julian-assange.html

http://www.linterferenza.info/attpol/assange-un-regalo-imprevisto/

https://www.facebook.com/dibattista.alessandro/photos/a.310988455679892.65829.299413980170673/455463644565705/?type=1&theater

 

 

 

4 commenti per “L’Italia conceda asilo politico ad Assange

  1. armando
    1 agosto 2018 at 16:27

    ci spero ma non ci credo. Oltre qualche timida presa di distanza da Ue Nato non si è andati? almeno x ora. In compenso si è detto si alle sanzioni. Non sono addentro ai machiavellismi della politica e ai tatticismi che alle volte sono necessari, ma non credo che il governo voglia compiere un gesto platealmente antiamericano. Intanto sulla Rai Salvini sembra non avere il coraggio di rompere davvero col Berlusca che non vede l’ora di abbracciare il Pd. Mah……

  2. ndr60
    2 agosto 2018 at 10:28

    La UE non darà mai l’assenso, e poi l’Italia è totalmente succube degli USA. L’unica possibilità per Assange è ottenere asilo politico in uno degli stati-canaglia (uno a piacere: Iran, Venezuela, Corea del Nord). Ci sarebbe anche la Russia, in cui Assange farebbe compagnia a Snowden, però c’è il rischio che Putin faccia un gradito regalo a Trump, per (tentare di) normalizzare i rapporti con gli USA.

  3. Filippo
    2 agosto 2018 at 17:29

    Sempre un piacere leggerla, sign. Zecchinelli.
    Purtroppo credo che il movimento 5stelle del 2013 non esista più, sempre sia mai esistito.

  4. maria cristina
    7 agosto 2018 at 6:45

    dell’Italia non mi fiderei Ricordate Ocalan?

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