Sul tempio induista di Sabarimala e l’esclusione delle donne

In molti templi in India gli uomini non possono entrare, perché allora fanno scalpore solo i templi dove non entrano le donne?

Nell’immagine, alcune donne induiste che protestano contro la decisione della Corte Suprema di estendere l’entrata del tempio di Sabarimala alle donne tra i 10 e i 50 anni di età

 

Ringrazio Fabrizio per l’articolo che ha scritto sulla protesta delle donne in India relativa alla chiusura del tempio di Sabarimala nello stato indiano del Kerala alle donne di età compresa tra i 10 e i 50 anni.
Lo ringrazio perché rispecchia completamente l’intento antisessista che tutti noi che ci occupiamo di questioni maschili condividiamo. L’equiparazione dell’“attivismo per i diritti degli uomini” alla “misoginia” è infatti una bufala di dimensioni gigantesche: dare pari diritti agli uomini non vuol dire togliere diritti alle donne.

Questo, però, penso si possa applicare a un contesto laico, in cui si condividono servizi essenziali alle persone e tali servizi devono essere necessariamente estesi a tutti.
Da un punto di vista religioso, invece, ritengo possa esistere una differenziazione, ad esempio determinati spazi per uomini e altri per donne, l’importante secondo me è che ci sia un’equità.
Ad esempio se un tempio o determinati rituali sono preclusi agli uomini, devono esistere altri templi o altri rituali che siano preclusi alle donne, e viceversa.

Dato che solitamente chi è religioso crede che tali restrizioni abbiano senso, a differenza di altri ambiti, quelli laici, dove invece queste motivazioni sono pretestuose e ostacolano l’accesso a servizi destinati alla popolazione tutta (servizi che ovviamente non possono fare una distinzione in base al genere), non credo sia giusto rimuovere le limitazioni a templi o riti religiosi.

Perché mai? Molto semplicemente perché solitamente una persona che crede in una Divinità crede anche ai dogmi e ai miti che la circondano. Chi crede in un Dio o una Dea solitamente ha fede anche in tutte le credenze connesse a tale Dio o a tale Dea.
Quindi che senso ha estendere agli uomini o alle donne dati templi, se le credenze e i miti prevalenti in quei templi affermano che la presenza di uomini o donne offenda la Divinità locale?

Il fatto è che la religione non è un servizio laico, bensì lavora con forze che i devoti ritengono possano fare addirittura del male a chi non segue le regole ma si ostina a ritualizzare.

Inoltre, quando pensiamo all’Induismo tendiamo a vederlo dal punto di vista delle religioni abramitiche (Ebraismo, Cristianesimo e Islam), ma in realtà si tratta di un culto Indo-Europeo, che quindi è analogo a quello delle religioni europee pre-cristiane (Paganesimo Romano, Greco, Celtico, Germanico, Slavo, e così via).
In tutte le religioni Indo-Europee esistono riti o misteri maschili e riti o misteri femminili, e si crede che sia necessaria una simile differenziazione proprio perché alcune forze danneggerebbero gli uomini e altre danneggerebbero le donne.

Pensiamo ad esempio, nella Religione Romana, al tempio della Bona Dea che si trovava sotto l’Aventino: qui, in un Bosco Sacro vicino al tempio, solo le donne e le ragazze potevano partecipare alla celebrazione dei misteri della Bona Dea, che si teneva ogni anno nei primi di dicembre.
Il mito afferma che Ercole, escluso egli stesso, aveva istituito, per compensare tale esclusione maschile, presso il suo Altare, posto poco lontano da quello della Dea, cerimonie dove le donne non potevano partecipare.
(Fonti: Macrobio, Saturnalia, I,12,22-27; Sesto Properzio, Elegiae, IV,9).

Come vediamo, dunque, è normale che nei culti di origine Indo-Europea ci siano alcuni templi e alcuni rituali esclusi a un genere. Questo però non vuol dire che tale genere sia considerato “impuro”, semplicemente si pensa di lavorare con forze che beneficerebbero un sesso e danneggerebbero invece l’altro se esso vi si approcciasse.

L’importante quindi, in questi casi, è capire se effettivamente l’esclusione di un genere sia compensata dall’esclusione dell’altro genere in altri riti o in altri templi.
L’essenziale dunque non è estendere a tutti il singolo tempio o rituale, ma l’avere un corrispettivo.
Avere solo misteri femminili o solo misteri maschili è quindi sbagliato, ma non è sbagliato avere simili misteri maschili o femminili in sé, è però necessario che per ogni rito che esclude gli uomini ve ne sia uno che esclude le donne e viceversa.

Nel caso in questione si applica lo stesso principio. Ad esempio, Sadhguru, un mistico indiano molto famoso e popolare, afferma in proposito:

“Voglio che sappiate questo: diversi templi sono stati costruiti in modi diversi per scopi specifici […] (alcuni templi) possono seriamente impattare sulla loro vita, quindi dicono che le donne non dovrebbero andarci”.

Egli infatti afferma addirittura che alcuni templi, come quello del Dio Shani, sono stati costruiti per “scopi occulti”, per “magia nera”, per tale motivo le donne incinte e nel loro periodo di ciclo sarebbero particolarmente vulnerabili a tali energie, rischiando addirittura di trasmetterle al bambino che portano in grembo, quindi possono entrare nel tempio solo se non si trovano in queste due condizioni (ciclo o gravidanza); similmente, altri templi lavorano con altre energie che possono andare in contrasto con le energie di altre persone.
“Queste sono prescrizioni, queste non sono restrizioni”, afferma Sadhguru, “queste sono prescrizioni, non sono discriminazioni, sono fatte con uno specifico intento.”

Infatti, tali prescrizioni si applicano anche agli uomini, eppure nessuno protesta:
“Adesso che stai parlando dei diritti delle donne, perchè non lotti per i diritti degli uomini? Nel nostro tempio, nel tempio di Bhairav che abbiamo, gli uomini non sono ammessi all’interno del sanctum, perché non ti ribelli e combatti per quello? Perché non sono ammessi? Quel tempio è solo per le donne, gli uomini non sono ammessi, perché? È una discriminazione? Non c’entra la discriminazione, è una certa dimensione della vita. Se segui questa cruda concezione dell’uguaglianza, farai immensamente del male alle donne.
Ci sono milioni di templi aperti a chiunque; improvvisamente perché mai la discriminazione dovrebbe arrivare in un unico tempio? Di che stai parlando? Questa non è una cultura che discrimina le donne. Ci sono più Divinità Femminili in questo Paese che Divinità Maschili. In qualunque villaggio tu vada, c’è il tempio di una Devi [“Dea” in sanscrito, N.d.T.], e pensi che sia discriminazione?”
(Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=HcmaAbI2_pg)

“Al Linga Bhairavi, agli uomini non è permesso di entrare nel sanctum sanctorum, ma non protestano mai. Sono sposati e addomesticati – sono stati allenati a non protestare contro niente (risate).
[…] Vi sono templi per Shani Deva, dove Saturno è personificato come un Dio. Attualmente, vi è una controversia riguardo al permettere alle donne di entrare in un certo tempio a Maharashtra, il tempio di Shani Shingnapur. Processi molto potenti avvengono in questo tempio. I templi di Shani sono principalmente usati per scopi occulti ed esorcismi. Le persone arrivano lì principalmente per respingere influenze occulte o perché sentono di essere possedute. A causa dei processi occulti che avvengono lì, le energie non sono favorevoli alle donne. Dato che a una donna è affidata l’importante responsabilità di fabbricare la prossima generazione, il suo corpo è molto più ricettivo e vulnerabile a certi tipi di energie – specialmente durante la gravidanza e i cicli mestruali.
Le donne non dovrebbero entrare affatto nel sanctum? Potrebbero entrarvi se fossero addestrate adeguatamente, ma sarebbe molto più difficile addestrare le donne rispetto agli uomini a questo scopo, semplicemente a causa di alcuni vantaggi biologici che gli uomini hanno in questo settore della vita. Nella natura stessa della biologia femminile, le forze occulte possono avere un impatto più profondo sul suo sistema.
Per rimuovere le influenze occulte ed eseguire degli esorcismi, vengono usate certe energie che non sono affatto belle per una donna. Shani non è gentile. Ma è parte delle nostre vite – dobbiamo fare i conti anche con lui. A causa di queste forze occulte, alle donne viene chiesto di non entrare nell’area in cui sono fatte tali cose. Non sarebbe buono per il loro benessere fisico.
Quando certe cose vanno male nella vita, devi affrontarle in un certo modo, il che potrebbe non essere piacevole. Questi templi sono stati creati per questo scopo. Oggi, alcune persone percepiscono come una discriminazione che le donne non dovrebbero entrare in questo spazio. Non è discriminazione ma discrezione.
Forse il modo in cui viene applicata è grezzo e sembra discriminatorio, ed è per questo che queste donne protestano. **Se un giorno, gli uomini protesteranno davanti al Linga Bhairavi e vorranno entrare nel sanctum, io lo chiuderò a chiave. Non li lascerò entrare nel sanctum perché non è progettato per gli uomini a meno che non siano adeguatamente addestrati per questo.** Questa non è discriminazione – è necessaria discrezione. Lo spazio di Dhyanalinga, per metà del ciclo lunare, è gestito da uomini; per l’altra metà, è gestito da donne – poiché questa è la natura di una consacrazione inclusiva, come quella di Dhyanalinga.
In certi templi, come il tempio della collina di Velliangiri, alle donne viene impedito di salire la montagna, poiché il sentiero attraversa una fitta foresta che in passato era ricca di fauna selvatica, ed era considerato pericoloso per le donne intraprendere questo viaggio. Ma oggi queste regole possono essere allentate.
In vista della richiesta di consentire alle donne di entrare nel tempio di Shani, abbiamo bisogno di educare le persone sulla scienza che sta dietro questi templi – di cosa si tratta e perché sono stati costruiti. Nel fervore democratico di oggi, vogliamo stabilire l’uguaglianza, ma in certi contesti, ciò andrebbe a svantaggio delle donne. **In tutti gli altri casi, siamo una specie e due generi. Tranne che per alcune aree come questa, gli unici posti in cui il sesso dovrebbe avere importanza sono i bagni e le camere da letto.**

(Fonte: https://isha.sadhguru.org/us/en/wisdom/sadhguru-spot/shani-shingnapur-controversy-discrimination-or-discretion)

Quindi, come vediamo, esistono templi che non accettano gli uomini esattamente come esistono templi che non accettano le donne. Lo stesso proprietario di uno dei templi che non accetta gli uomini all’interno del sanctum, ci dice apertamente che se gli uomini provassero ad accedervi lui lo chiuderebbe a chiave.

Esistendo quindi tanti templi (alcuni sempre in Kerala, lo Stato in cui si trova il tempio della protesta) che escludono gli uomini, il problema non dovrebbe porsi. Diverso sarebbe stato se non fossero esistiti.
Ma anche in quel caso, essendo forze che danneggiano chi vi si approccia in maniera disarmonica, secondo la credenza dei fedeli, forse sarebbe stato meglio creare riti o templi solo femminili (analogamente a quanto fatto da Ercole nella leggenda romana per quelli dedicati agli uomini) che estendere riti o templi solo maschili danneggiando le stesse donne che vi si avvicinano.

Elenchiamo quindi adesso, a titolo esemplificativo, alcuni dei templi induisti in India dove agli uomini non è concesso di entrare per tutto o in alcune giornate:

– Tempio di Attukal – Thiruvananthapuram, Kerala

E’ chiamato anche “il Sabarimala delle donne” (e Sabarimala, lo ricordo, è il nome del tempio oggetto della polemica), il tempio di Attukal Bhagavathy è situato in Kerala (lo stesso Stato del tempio di Sabarimala), è dedicato alla Dea Bhadrakali, una forma di Mahakali.
E’ stato inserito nel Libro dei Guinness dei Primati per aver rappresentato, con la festa di Pongala, un festival della durata di 10 giorni che cade tra febbraio e marzo, il più grande raduno di donne al mondo, con ben 3 milioni di donne che vi hanno partecipato.
Durante questa festività, agli uomini è negato l’accesso al tempio.

– Tempio di Brahma – Pushkar, Rajasthan

Esistono pochissimi templi del Dio Brahma nel mondo, uno di essi è il famoso tempio di Brahma a Pushkar, nel Rajasthan, costruito nel 14° secolo.
I Purana (alcune delle principali scritture sacre induiste assieme ai Veda, alle Upanishad e ai Brahmasutra) riportano il mito per cui il Signore Brahma avrebbe eseguito uno yajna (sacrificio rituale con il fuoco) al lago di Pushkar, ma sua moglie, Saraswati, occupata a prepararsi per la cerimonia, non sarebbe riuscita a presentarsi in tempo. Senza una moglie, Brahma non poteva eseguire lo yajna al momento giusto, così dovette trovare un’altra consorte rapidamente e sposò quindi la Dea Gayatri per completare il rituale. Quando Saraswati finalmente arrivò, era furiosa che Brahma avesse sposato un’altra e lo maledisse, e da quel momento in poi a nessun uomo sposato fu permesso di entrare nel tempio di Brahma, e se lo avesse fatto un evento nefasto sarebbe capitato nella sua vita matrimoniale.

– Tempio di Devi Kanya Kumari – Kanyakumari, Tamil Nadu

Gli uomini non sono ammessi nel tempio salvo se eremiti (samnyasin), e anch’essi solo alle porte, perché la Dea in questione è la Devi “Kanya Kumari” (Dea del “sanyasa”), ovvero la Signora Bhagavathy in forma di ragazza adolescente. Il tempio è un Shakti Peeth, ovvero uno dei più importanti santuari e destinazione di pellegrinaggio dello Shaktismo, la tradizione induista secondo la quale l’Assoluto supremo coincide con il Principio Femminile, la Dea, Shakti.
Il mito su cui si poggia l’esclusione maschile è quello per cui la Dea avrebbe cercato quest’area per praticare la tapasya (una forma di austerità eremitica) in modo da poter ottenere che il Signore Shiva diventasse suo sposo, e per questo motivo gli uomini (specialmente se sposati, che non possono accedere nemmeno alle porte del tempio) vengono esclusi.

– Tempio di Chakkulathukavu – Alappuzha, Kerala

Questo tempio, collocato in Kerala (lo stesso Stato del famoso tempio di Sabarimala), venera la Dea Bhagavathi. Il tempio osserva un rito annuale, chiamato “Naari Puja”, che si svolge durante il Dhanu, a dicembre. Durante questo periodo, soltanto alle donne viene permesso di entrare nel tempio, e il sacerdote maschio lava i piedi di migliaia di donne devote che hanno digiunato per 10 giorni. Si sceglie inoltre un’ospite speciale, anch’essa donna, che viene fatta sedere su di un particolare trono (peetam), le si lavano i piedi, le si offrono fiori e ghirlande e si esegue in suo onore il rito dell'”aarti”, come se fosse una Divinità.

– Tempio di Durga Mata – Muzaffarpur, Bihar

Durante un particolare periodo, agli uomini è severamente proibito entrare in questo tempio che si trova a Muzaffarpur, in Bihar, al punto tale che addirittura il Pujari (sacerdote che esegue l’offerta, detta “puja”) del tempio non può entrare nell’edificio.
Le regole per la restrizione degli uomini nel resto dell’anno sono anch’esse molto strette.

– Tempio di Kamrup Kamakhya – Assam

Questo tempio è uno dei più antichi Shakti Peeth e si crede che qui siano cadute l’utero e la vagina della Dea Sati. Per questo la Divinità del tempio, la Dea Madre Kamakhya, si crede che passi attraverso un ciclo mestruale. Durante questo periodo, il tempio è permesso solo alle donne.
Solo le sacerdotesse o i sanyasi servono il tempio, e il tessuto mestruale di Maa Sati è considerato molto propizio, al punto che viene distribuito alle devote. Esiste un tempio simile, con una leggenda anch’essa molto somigliante, a Chengannur, sempre in Kerala, dove una Dea che passa attraverso un ciclo mestruale viene venerata solo da donne.

– Tempio di Linga Bhairavi – Coimbatore, Tamil Nadu

Il tempio di Linga Bhairavi è il tempio a cui accennava Sadhguru, essendo stato consacrato da lui.
Questo tempio non permette agli uomini di partecipare in alcuni rituali e agli uomini non è permesso di entrare nel sanctum sanctorum.

– Tempio di Santoshi Maa – Chhindwara, Madhya Pradesh

Le donne o le ragazze non sposate eseguono il “Vrata” per la Dea Santoshi Maa in questo tempio e solo le donne e le ragazze possono eseguire questo digiuno. Non possono mangiare frutta acida o sottaceti durante questo periodo.
Agli uomini non è permesso entrare nel tempio il venerdì.

(Fonti: http://www.fireflydaily.com/men-not-allowed/
https://www.ibtimes.co.in/heres-list-8-temples-india-where-men-are-not-allowed-enter-706187
https://www.freepressjournal.in/weekend/6-temples-rituals-in-india-where-men-are-not-allowed/834414)

Come abbiamo visto, esistono tantissimi templi che non accettano gli uomini, in toto o con piccole eccezioni ad esempio per gli asceti, similmente al tempio di Sabarimala che non accetta le donne, salvo oltre i 50 anni o le bambine di età inferiore ai 10.
Perché questi templi escludono gli uomini? Per motivi mitologici, spesso. Esattamente come il tempio di Sabarimala.
Alcuni di questi templi si trovano nello stesso Stato indiano in cui si è tenuta la protesta contro il tempio di Sabarimala e in cui è situato il tempio stesso. E allora perché in un caso vi sono proteste e negli altri no?
Il doppio standard è evidente.

L’idea stessa che è stata fatta passare, cioè che solo le donne venissero escluse da alcuni templi, è nient’altro che una bugia, una menzogna pericolosamente propagandata senza fact-checking da numerosi giornalisti che evidentemente dovrebbero cambiare lavoro.
Quello che sembra passare, tacendo dei numerosi templi per sole donne, è l’idea che sia giusto rimuovere le limitazioni femminili ma non rimuovere le limitazioni maschili.

Si vuole far passare come discriminazione qualcosa che non lo è. Se ci sono servizi per sole donne, allora i servizi per soli uomini smettono di essere discriminatori. Se ci sono templi che non accettano gli uomini, i templi che non accettano le donne smettono di essere discriminatori. Se esiste un corrispettivo non è discriminazione, altrimenti sarebbero discriminatori anche i bagni e gli spogliatoi.

Quello che si nota è il gap emotivo nella reazione tra esclusione degli uomini ed esclusione delle donne. Escludere le donne da un tempio è cosa inaudita; escludere gli uomini, invece, beh, per quello ogni giustificazione è valida. Come al solito, il femminismo si mette all’opera solo quando alle donne è impedito di fare qualcosa, a prescindere, senza pensare a null’altro. Che anche agli uomini sia impedito di fare la stessa cosa a pochi kilometri di distanza non importa. Gli uomini mica sono persone, in fondo!

Diciamo “preferisco fare il signore e lasciare che entrino” quando lo chiedono le donne, mentre diciamo “che bambino che sei a chiedere di entrare” quando lo chiedono gli uomini. È un doppio standard.
Non è lecito infatti valutare la superficialità o la profondità di una reazione, ma è lecito farlo solo di un problema. Se diciamo infatti che è stupido fare barricata per tenere chiusi certi templi, beh è stupido sia farlo nel caso di quelli per soli uomini, sia nel caso di quelli per sole donne.
Quello invece a cui assistiamo è un giudizio sulla reazione e non sul problema. È la reazione maschile a essere giudicata: se vuole estendere i templi delle donne perché “sii uomo e non comportarti da bambino”, e se vuole evitare di estendere i templi degli uomini perché “fai il signore, lascia fare, non alzare una barricata”.
Quello che vediamo dunque non è un giudizio sulla questione: nessuno giudica la reazione delle donne che tengono chiusi i templi femminili né giudichiamo come inutile e infantile la richiesta di estendere quelli maschili. Non giudichiamo la cosa in sé. Giudichiamo *chi* intraprende questa o quella lotta, questa o quella battaglia.

Il gap si vede anche e soprattutto nella nonchalance con cui molte persone vorrebbero risolvere la questione. “Facciamo i signori”, dicono, “e lasciamo che vadano nei templi per soli uomini, poi ai templi per sole donne ci penseremo in seguito o comunque non è così importante e possiamo anche lasciarli così”.
Alcuni potrebbero obiettare infatti che, in fondo, estendere solo alle donne i templi e mantenere la restrizione agli uomini non rappresenti un problema così grande, se lo vediamo da un punto di vista laico.
In realtà però anche dal punto di vista non-religioso la cosa è terribile, perché una simile decisione sdogana l’idea che gli spazi maschili possano essere invasi, mentre quelli femminili no.
E una volta che tale idea è stata sdoganata, beh, non la togli più via.

Se vuoi uno spazio femminile devi essere disposta ad avere anche uno spazio maschile. Lasciar fare – lasciare cioè che si estenda alle donne senza richiedere lo stesso per gli uomini – perpetra invece l’idea che sia giusto invadere gli spazi maschili ma non quelli femminili. E una volta che l’idea si è propagata, investe tutto.
Una simile idea parte da uno e poi procede con tutti gli altri spazi maschili, e alla fine ci si ritrova soltanto con spazi femminili e spazi per tutti. Gli uomini dunque alla fine della fiera si trovano così a vedersi diminuito il totale degli spazi a loro disposizione.

“Ah se le donne vogliono entrare in uno spazio maschile che entrino, che vuoi che succeda?”
Succede che poi dopo qualche tempo gli uomini continuano a non poter entrare negli spazi femminili mentre le donne possono entrare in quelli maschili.
Quindi lasciare che si estenda solo da una parte fa sì che tu abbia uno spazio in cui possono entrare tutti e uno spazio in cui può entrare solo un genere.

È necessario dunque difendere il diritto dei templi a escludere le donne fintanto che vi saranno templi che escludono gli uomini: fare barricata è vitale per poter permettere di agire in maniera equa, perchè o capisci che l’uguaglianza è a due vie, o non ti permetto di farla solo a una via. Perché se la fai a una via adesso, la farai a una via anche per cose molto più importanti ed essenziali.
Lasciar stare va bene solo se anche l’altra parte “lascia stare”. Se lasci stare solo tu perdi il tuo spazio e l’altro ce ne ha 2 al posto di uno: quello che aveva prima e il tuo che adesso è aperto anche a lui.
Dobbiamo rimarcare che voler rimuovere una limitazione per le donne senza rimuovere la corrispettiva o analoghe per gli uomini è sbagliato.

La portata di una simile azione, quella cioè di estendere alle donne un tempio maschile senza pretendere che si estenda al contempo anche agli uomini un tempio femminile, è enorme: perpetra l’asimmetria nella reazione all’esclusione di un sesso rispetto all’altro, non è roba da poco!
Quello che passa è che escludere gli uomini da un servizio o da uno spazio non sia grave quanto escludere le donne!
Quale servizio o quale spazio verrà inglobato nella prossima mossa del femminismo ancora non lo sappiamo: iniziamo con i templi, e poi si va a scalare.
Le idee non sono a compartimenti stagni. Un’idea sbagliata è molto pericolosa, perché anche presentandosi in ambiti “leggeri” (per quanto gli Dei, per un fedele, sono tutt’altro che leggeri), penetra e si diffonde ovunque.
Non si può pretendere di estendere solo da una parte. Estendere solo da una parte vuol dire creare una discriminazione.
E creare discriminazioni è sbagliato.

Un ulteriore punto da approfondire sulla questione è che, sebbene molte donne abbiano protestato per chiedere l’estensione di tale tempio, in primis questa protesta è stata organizzata dal Partito Comunista d’India (che, per quanto si possa apprezzare per altri versi, in questo ambito è ben noto che il comunismo sia fortemente anti-religioso e ateo), che governa il Kerala, e non si può ignorare la cospicua presenza di donne musulmane in questo evento, che ovviamente non rappresentano il sentire delle donne induiste, visto che le musulmane nei templi induisti non entrano perché non è la loro religione.
Anche le donne che hanno richiesto alla Corte Suprema di far aprire il tempio alle donne sembrerebbero non essere induiste.

Ora, la protesta di un partito ateo appoggiata dai musulmani sembra quanto di più lontano possibile dall’azione spontanea delle fedeli, che anzi risultano molto spesso contrarie, visto che ai templi per sole donne non vorrebbero veder spuntare qualche uomo.
Infatti a seguito della decisione della Corte Suprema, numerosissime donne induiste hanno protestato contro questa estensione.

La protesta anti-estensione si è effettuata simultaneamente in 200 locazioni diverse all’interno dello stato del Kerala, e in più vi è stata un marcia più grande che si è svolta a Pandalam (sempre in Kerala).

(Fonte: https://www.indiatoday.in/india/story/sabarimala-protests-put-kerala-on-hold-200-locations-blocked-1360237-2018-10-10)

Ad esempio, qui possiamo vedere un mare di donne (tra l’altro indigene) protestare *contro* l’estensione del tempio di Sabarimala alle donne nella sola città di Kannur: https://www.hinduhumanrights.info/video-a-sea-of-indigenous-hindu-women-defending-the-traditions-of-sabarimala/

Perché una donna dovrebbe appoggiare l’esclusione femminile? Perché, come fanno gli uomini con le esclusioni maschili, rispetta il mito che ne sta dietro. Secondo la leggenda del tempio di Sabarimala, infatti, il Dio locale, Ayyappa, sarebbe celibe.
Secondo il racconto locale, Ayyappa sarebbe nato dall’unione tra il Dio Shiva e il Dio Vishnu (nella sua incarnazione femminile, Mohini) per distruggere la demonessa Mahishi, che si voleva vendicare contro gli Dei per la morte di suo fratello, il demone Mahishasura.
Dopo averla uccisa, Ayyappa la benedì perché raggiungesse l’altro mondo in pace. Ma con quest’atto Mahishi si liberò della maledizione che la rendeva una demonessa e divenne una splendida donna, che gli chiese di sposarla. Lui a quel punto dovette rifiutare, dovendo vivere come brahmachari (cioè in celibato) fino a che l’ultimo fedele avesse smesso di andare al tempio di Sabarimala in suo onore.
Solo quando ciò sarebbe accaduto lui avrebbe potuto sposarla.
Per rispetto quindi nei confronti del giuramento tra i due, alle donne di età fertile (e non dunque a *tutte* le donne, come si è invece falsamente propagandato sui media occidentali) è vietato entrare nel tempio.
Ecco quindi che esiste un mito specifico per questa particolarità, e non è dunque vero che lo si faccia perché le donne sono viste come impure e cattive: come potrebbero esserlo ed esistere al tempo stesso numerosissimi templi dedicati a Dee e templi soprattutto dove gli uomini non possono entrare?

Dopo aver analizzato attentamente la questione, notiamo come le femministe, che si riempiono sempre la bocca di “parità”, non riescano a concepire che la parità è anche nell’esclusione: se vi sono Dee che non vogliono uomini nei loro templi, perché non dovrebbero esservi Dei che non vogliono donne nei loro?
Non si può chiedere di rimuovere spazi solo maschili se non si rimuovono contemporaneamente spazi solo femminili: questa non è parità, è invasione. La parità è rimuovere tutti e due i tipi di spazi o averceli entrambi; rimuoverne solo uno è oppressione.

Dato che non chiediamo e non vogliamo invadere i templi delle Dee, si smetta di cercare di invadere quelli degli Dei.
Il Signore Ayyappa non vuole donne attorno a lui. No significa no. Quanto è difficile rispettare il consenso?
Con che faccia una persona si definisce devota del Dio Ayyappa se non rispetta nemmeno il suo amore, il suo giuramento, il suo voto di brahmacharya?

Che Sri Ayyappa illumini le menti di chi concepisce la parità solo in una direzione.
La parità non è delle donne: la parità è di tutti.

 

4 commenti per “Sul tempio induista di Sabarimala e l’esclusione delle donne

  1. armando
    8 gennaio 2019 at 22:04

    sarei anche più drastico. ci si creda o no, le religioni non possono essere considerate alla stregua di altri fenomeni culturali. E tutte pullulano di divinità anche femminili. Anche in quelle monoteiste la donna ha gran spazio, persino dell’Islam che venera la Madonna più del cristianesimo
    Se poi si dice che le religioni sono sessista perché tutte fondate da uomini, ci si interroghi sul perché. Voler cambiare una religione secondo i criteri correnti significa stravolgerne il senso teologico, come ad esempio il sacerdozio femminile x il cristianesimo. Se una religione non piace, se ne fondi un’altra se si è capaci di farlo . Ma proprio questo è il punto.

  2. Alessandro
    9 gennaio 2019 at 15:46

    Bell’analisi su un mondo che è quasi sconosciuto ai più e su cui quindi l’estremismo di genere ha gioco facile nel portare avanti con successo le sue strumentalizzazioni.
    Il doppio standard è ormai acclarato e passivamente accettato da quasi tutti nell’odierno Occidente. Pensiamo, solo limitandoci all’ambito latamente sessuale, al diverso trattamento a cui sono sottoposti gli uomini o le donne quando pagano per prestazioni sessuali o in generale alla diversa considerazione della trasgressione sessuale femminile e maschile, con la prima considerata una simpatica goliardata, la seconda stigmatizzata come sfruttamento del corpo femminile e bla bla bla bla.
    In riferimento alle degenerazioni di matrice tradizionalistico-religiosa il diverso trattamento che l’opinione pubblica esprime riguardo, per esempio, alle mutilazioni genitali maschili e a quelle femminili, nel primo caso considerandole quasi benefiche, peccato che muoiano decine di bambini ogni anno anche nella sola Italia per queste vomitevoli pratiche, le seconde considerate, giustamente, abominevoli e combattute con innumerevoli campagne.

    • Alessandro
      9 gennaio 2019 at 17:34

      Mi correggo: non decine i morti, ma comunque decine i casi di bambini ricoverati d’urgenza e in qualche caso senza esito positivo.

  3. pier luigi
    10 gennaio 2019 at 16:19

    Questa esaustiva rappresentazione e conoscenza della realtà indiana, non essendo certo appannaggio di Alberto e pochi altri cultori della materia, ci dà l’esatta misura della cialtroneria di buona parte dei media.
    Verità a cui eravamo da tempo già approdati, ma che questa volta ha dato prova d’insuperabilità, data la macroscopicità della realtà occultata.
    Sarebbe bastato anche solo accennare alle contraddizioni di questa vicenda, che in questo articolo vengono abbondantemente descritte.
    In termini descrittivi.
    Niente di più.
    E invece…

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