La “nuova” Destra

Questa mattina mi sono imbattuto casualmente su facebook nel post di un mio amico che commentava i tragici fatti di Napoli dove un giovane è stato ucciso durante una rapina dai due malviventi rivelatisi successivamente due carabinieri in congedo: http://napoli.repubblica.it/cronaca/2015/03/25/news/rapina_a_un_supermercato_conflitto_a_fuoco_e_dieci_feriti-110443709/?ref=HRER3-1

Il mio amico faceva giustamente notare che non si tratta dei “soliti” (si fa per dire…) immigrati extracomunitari, magari clandestini, ma di due cittadini italiani, per giunta due militari appartenenti all’Arma.  “E ora, Salvini, come la mettiamo?”, si chiedeva ironicamente il mio amico.

L’articolo e soprattutto il commento del mio amico hanno suscitato una discussione sulla solita e annosa questione immigrazione si/immigrazione no. Do un’occhiata ai vari commenti e ne trovo uno decisamente interessante di una signora che chiameremo con il nome – inventato – di Lucia (mi scuso con tutte le Lucie…) che rispondeva .

Lo riporto testualmente:

“Infatti non sono nazionalsocialista. Loro partivano sempre dalla razza. Io me ne frego della razza. Semplicemente non voglio qui barconi di africani senza arte ne” parte, che dobbiamo mantenere e che diventano arroganti e pretendono. A te piacciono? Ti senti arricchito? Ti senti buono? Be’ io no”.

Masse di disperati e nullatenenti che cercano disperatamente uno straccio non dico di prospettiva ma di una esistenza quotidiana appena dignitosa, disposti per questo a rischiare la vita (e molti la perdono), annegando nelle acque del Mediterraneo ammassati su barconi come bestie, più o meno come gli africani deportati nei secoli scorsi dai negrieri (al servizio delle grandi potenze occidentali dell’epoca), trasformati da questa signora in “persone senza arte e nè parte, per giunta anche arroganti, che pretendono di essere mantenuti”.

Ci sarebbe innanzitutto da chiederle quale sia per lei il concetto di arroganza ma sarebbe un esercizio inutile; probabilmente lei considera arrogante o insopportabilmente invadente il lavavetri del Bangladesh che “pretende” di pulirti il parabrezza o venderti un pacchetto di fazzoletti all’angolo di un semaforo per pochi spiccioli piuttosto che una banca che ti toglie la casa perché non hai pagato le rate del mutuo oppure Equitalia che ti sta col fiato sul collo.

Bisognerebbe spiegarle che l’immigrazione niente altro è se non il risultato di uno “sviluppo” (termine ipocrita per definire la spoliazione sistematica delle risorse e lo sfruttamento a cui da sempre i paesi e i popoli del cosiddetto terzo mondo sono stati sottoposti dalle grandi potenze, per lo più occidentali ma non solo, che nel corso della storia si sono alternate nel dominio del pianeta) terribilmente diseguale del mondo e spiegarle altresì che milioni e milioni di nostri padri, nonni e bisnonni, italiani “purissimi” del sud e del nord d’Italia, emigrarono per le stesse ragioni per cui oggi emigrano africani, asiatici e maghrebini nell’opulenta Europa (per i loro parametri lo è…). Spiegarle che non lo facevano per sport o perché in cerca di un’avventura esotica bensì per una dolorosa necessità alla quale, se avessero potuto, avrebbero volentieri rinunciato. E spiegarle ancora che non sono stati mantenuti ma per lo più sfruttati e trattati con grande ostilità, la stessa con cui in parte vengono trattati oggi i “nuovi” immigrati. Lucia, e per la verità la gran parte delle persone, non sa, ad esempio, che proprio gli immigrati italiani, dopo i neri, furono le principali vittime dei tanti linciaggi e delle tante impiccagioni sommarie avvenute negli USA tra la seconda metà del secolo XIX e la prima metà del XX. Stiamo parlando di migliaia e migliaia di assassinati, di una vera e propria prassi, di un uso e di una consuetudine (che poi il grande cinema americano ha saputo rileggere, reinterpretare e in alcuni casi occultare, laddove necessario, come ben sappiamo…) e non di qualche episodio isolato. Però il luogo comune vuole che quando si parla di italiani immigrati in America la nostra mente vada immediatamente e solo al “padrino” e alla “mano nera”.

Ecco, da molto tempo ci si interroga se abbia ancora un senso parlare di Destra e di Sinistra. La signora Lucia (che non è certo la sola a pensarla in quel modo) è la dimostrazione vivente e concreta che le categorie di Destra e di Sinistra, al di là della loro attuale declinazione storico-politica per lo meno dagli ultimi trent’anni in poi (due varianti dello stesso sistema che fingono di litigare nei talk show), sono di fatto tuttora attualissime. Chi sostiene che debbano essere concettualmente superate è in grave errore e nella gran parte dei casi in malafede, perché quello che quei signori (nella loro grande maggioranza, anche se non tutti…)  vorrebbe in realtà superare è il concetto di Sinistra, non quello di Destra.

Come definire infatti una persona che ragiona come la “nostra” Lucia? Certamente non una persona idealmente e concettualmente di Sinistra, questo è poco ma sicuro.

La signora Lucia è una persona di Destra, senza se e senza ma. Di più. Il suo modo di concepire le cose è tipico di quella cosiddetta “nuova Destra” (che oggi va molto di moda) che di nuovo, a mio avviso, ha ben poco, ma di Destra mantiene invece molto.

Come se la cava infatti la nostra “amica”? In corner, si direbbe in gergo calcistico. Proprio come nello stesso modo se la cavano gli intellettuali e i leader politici “neodestri”, da Salvini alla Le Pen (ispirati a loro volta da intellettuali come Alain De Benoist) . Infatti lei dice:”Non sono nazionalsocialista. Loro partivano sempre dalla razza. Io me ne frego della razza”.

Più chiaro di così non si potrebbe. Fatta le legge, trovato l’inganno, verrebbe da dire. Il razzismo biologico di derivazione nazista è ormai per ovvie ragioni improponibile appunto perché l’accusa di razzismo sarebbe inevitabile e scontata. Ecco, allora, che anche la Destra più estrema fa di fatto ricorso a quell’ideologia politicamente corretta che a parole afferma di voler combattere.

Non più, dunque, l’appartenenza di sangue che odora troppo di nazismo e di razzismo biologico, ma quella al suolo e alla comunità (meglio se micro) su base etnica. Tutti gli altri fuori dai coglioni (tranne, naturalmente, quelli necessari a lavorare, cioè a essere sfruttati, nelle fabbriche, nei retrobottega dei ristoranti o a cogliere cocomeri; quel tanto che basta, purchè zitti e capo chino…).

E’ vero, la signora Lucia, tecnicamente parlando, non è una nazionalsocialista. E’ qualcosa di simile, anche se camuffato. E non è certo la sola.

In conclusione, solo due parole sul fatto che noi “manterremmo” – come lei sostiene –  gli immigrati (che producono quasi il 10% del PIL nazionale…). Sarebbe bene – per vedere chi è che veramente manteniamo a nostre spese – che andasse a dare un’occhiata alle statistiche sull’evasione fiscale (non ricordo quante decine di miliardi di euro all’anno vengono evasi, se c’è qualche volenteroso può verificarlo…), oppure che si facesse una passeggiata in un bel carrozzone pubblico (un ente, un’azienda) per verificare quanto guadagna uno pseudodirigente, cioè un inutile burocrate (sono decine di migliaia a stipendi da capogiro…), oppure ancora i profitti accumulati dai grandi possessori di denaro, cioè i grandi capitalisti della finanza (e non solo), quegli stessi che impongono da anni l’ “austerity” per ripianare il “debito pubblico” grazie al quale si stanno continuando ad arricchire.

Alla luce di queste riflessioni, cerchiamo almeno di non essere ipocriti.

Signora Lucia, cambierebbe la sua vita con quella di un immigrato medio? La risposta è NO, se ha ancora un briciolo di onestà intellettuale. E allora si goda la sua condizione di occidentale privilegiata (perchè rispetto agli immigrati lo siamo, tutti…) e prima di far parlare la pancia provi a far funzionare il cervello, se le riesce.

La devo comunque ringraziare perché mi ha dato l’occasione per ribadire che le categorie di Destra e di Sinistra sono tuttora vive e vegete se non altro finchè continueranno ad esistere persone come lei (e purtroppo sono tante). Che a me, spero che apprezzerà la mia franchezza, provocano il mal di pancia, esattamente come a lei lo provocano quegli immigrati cenciosi “senza arte e nè parte che pretenderebbero di essere mantenuti”…

31 commenti per “La “nuova” Destra

  1. raffaella iannasso
    26 Marzo 2015 at 16:52

    Trovo molto vero ed umano questo articolo che sintetizza , secondo me, la diffusione di una certa cultura capitalistica americana che da sempre ha privilegiato i ricchi ed il potere che ne consegue.
    In Italia anche in ambienti e territori di ‘sinistra’ o addirittura nell’ ambiente scolastico (dal quale provengo) sono più che mai evidenti le differenze di classe, di razza e di ricchezza.
    In questo stato di cose l’ unico merito ( per fortuna non sempre!) non sta nel far valere le proprie capacità ma quello di cercare’ a tutti i costi ‘ di appartenere ad una classe ‘privilegiata’…Il bello è che queste stesse persone che hanno sgomitato per una buona parte della loro vita , sono le prime che manifestano una marcata ‘antipatia’ per quelli che lontanamente possano ricordare la loro subalterna condizione di prima(Manzoni docet).

  2. 26 Marzo 2015 at 17:44

    Fabrizio, c’è anche da considerare, per me, che la nuova destra che sta emergendo crede che ,questi immigrati si svegliano una mattina e dicono “Cosa facciamo oggi ,attraversiamo il Meditteraneo e andiamo a rompere i coglioni agli italiani ” …Su un punto però non concordo cioè su questo … condizione di occidentale privilegiata (perchè rispetto agli immigrati lo siamo, tutti…)
    Per me ,una sinistra con i contro cazzi (per spiegarmi) deve ragionare per classe ,quindi a scapito di etnia, sesso e religioni che dir si voglia una persona che ha difficoltà per me si chiama “povero” e, ripeto, una sinistra con i contro cazzi ,non deve fare nessuna distinzione ,un italiano che dorme in auto ha delle difficoltà al pari di un immigrato che lascia famiglia e tutto per tentare fortuna ,in sostanza fanno parte della stessa classe ..concordo anche con il commento di Raffaella ,dimostrando ancora che i soldi sono la vera discriminante che si tiene conto

    • Fabrizio Marchi
      26 Marzo 2015 at 18:32

      Mauro, sono senz’altro d’accordo con te, la mia non voleva essere una “discriminazione positiva” nei confronti degli immigrati ma solo sottolineare che nella maggior parte dei casi le condizioni di un cittadino italiano o europeo medio sono senz’altro migliori di quelle di un immigrato medio. Tutto qui.
      Po è ovvio che la discriminante è quella di classe, figurati, lo dici a me… “proletari di tutto il mondo unitevi” resta quanto mai attuale a mio parere…

  3. Alberto
    26 Marzo 2015 at 20:32

    Condivido lo “spirito” dell’intervento, mi limito comunque a fare qualche osservazione in merito alla complessa questione migratoria.

    “Masse di disperati e nullatenenti che cercano disperatamente uno straccio non dico di prospettiva ma di una esistenza quotidiana appena dignitosa, disposti per questo a rischiare la vita (e molti la perdono), annegando nelle acque del Mediterraneo ammassati su barconi come bestie, più o meno come gli africani deportati nei secoli scorsi dai negrieri (al servizio delle grandi potenze occidentali dell’epoca), trasformati da questa signora in “persone senza arte e nè parte, per giunta anche arroganti, che pretendono di essere mantenuti.”

    Direi che questa narrazione è parziale, non tutti arrivano con i barconi, non tutti arrivano perché poveri/indigenti. Solo una piccola parte degli immigrati arriva con i barconi e molti sono di fatto attratti dallo “stile di vita ” consumistico, materialistico occidentale, perché? perché l’occidente (USA in primis) ha colonizzato culturalmente il mondo intero ponendo le basi di un possibile (per certi aspetti inevitabile) livellamento culturale. L’uomo del futuro deve essere un nomade proprio come il capitale che si muove in cerca delle prospettive migliori tali da massimizzare il “profitto”.
    Il dramma dei “barconi” è uno strumento utilizzato da chi detiene le redini dell’informazione al fine di impostare la “discussione ” (direi quasi i monologhi ..) pubblica. Sulla questione coloniale ovviamente sono in perfetta sintonia con chi scrive, il punto che anche qui mi pare non si voglia cogliere è molto semplice: come ci si comporta nei confronti di chi delinque abitualmente ?rimpatrio? galera? c’è un limite oltre la quale l’immigrazione non è più tollerabile per la mancanza concreta di prospettive di vita nel nostro contesto sociale? non è un pelino ipocrita il commuoversi per la tristissima sorte dei disperati che cercano di attraversare il mare senza poi preoccuparsi del “dopo”? delle periferie lasciate a se stesse? della pressione sui salari ? della schiavizzazione ?

    Trovo stucchevole il solito accostamento tra FN e Alain De Benoist il quale ha più volte criticato il partito in questione per l’islamofobia e la xenofobia (più o meno latente), accostare il mondo della “nuova destra” (nome affibbiatogli dai detrattori) al solito ambiente razzista ecc ecc sinceramente lo trovo deludente e sminuente.
    Quello che mi pare di capire è che “destra” significherebbe (secondo quanto scritto sopra) comunità basata sul sangue e sul suolo, allora mi si indichi un passo del pensiero di De Benoist in cui sostiene che la comunità è basata su sangue e suolo.
    L’umanità è strutturata in comunità, malgrado l’incessante opera di propaganda individualista (per cui l’individuo viene prima della comunità) di matrice liberal-progressita la realtà è ancora questa.
    Facile non opporsi all’immigrazione di massa (non all’immigrato x,y,z) non riscontrando una chiara matrice capitalistica e criticare la globalizzazione economica, i mercati autoregolati e tutto il repertorio della religione capitalistica.
    Vorrei sottolineare che non sostengo l’idea di una società chiusa e “pura” in cui non c’è spazio per gli immigrati e per il diverso, sostengo una visione in cui l’immigrato è una persona con una sua identità che deve essere riconosciuta il dramma è che i disgraziati di cui sopra arrivano completamente “vuoti” e la mitica “integrazione” non è altro che l’assorbimento della pervasiva cultura consumistica che caratterizza l’Europa che è sempre più una colonia USA.
    Una comunità ha il diritto di determinare chi “entra”,può scegliere quindi le regole che disciplinano il fenomeno (opportunità, rifugiati, interesse comunitario ecc).

    “immigrati (che producono quasi il 10% del PIL nazionale…)”
    Sinceramente mi stupisce che in sito capitalista si faccia riferimento al PIl ma immagino che tale appunto sia riferito alla mentalità dell’amica Lucia (e la relativa mentalità piccolo borghese di molti italiani). Direi che se un immigrato lavora e partecipa alla creazione di vantaggi per la comunità (ma esiste una comunità oggi?) il problema non si pone ma come si fa a tacere di fronte alla marea di soggetti che vuoi per mancanza di prospettive vuoi per altre ragioni non partecipano in alcun modo alla vita nazionale? di questi immigrati si può parlare (un caso di scuola potrebbe essere quello di Terni)? che strumenti di difesa possiamo e dobbiamo creare per la nostra comunità (non di bianchi, ariani e cattolici ma di italiani di origine o meno; musulmani, cattolici, atei e via dicendo)? è ammissibile il concetto di allentamento dalla comunità di immigrati in determinate circostanze ? che la signora in questione rappresenti purtroppo parte consistente degli italiani non ci piove ma bisognerebbe sforzarsi di analizzare il fenomeno in modo più approfondito.

    “E allora si goda la sua condizione di occidentale privilegiata (perchè rispetto agli immigrati lo siamo, tutti…)”

    Per caso lo sono anche quelle migliaia (se non di più ) di invisibili che non hanno più nemmeno la forza morale di immaginari un futuri? quelli che si sono ammazzati ? quelli che sono stati costretti ad emigrare? non mi sembra che TUTTI gli europei siano privilegiati rispetto alla categoria eterogenea degli immigrati, anzi direi che in alcune fasce sociali ci siano dei gradi di povertà non solo materiale ma spirituale/morale enormi ! Forse non si coglie un punto: immigrati o meno stiamo facendo tutti la stessa fine.
    Se non si esce dalla logica capitalista i fenomeni in questione (distruttivi) continueranno , anzi diventeranno la norma che verrà interiorizzata tutti.

    “La devo comunque ringraziare perché mi ha dato l’occasione per ribadire che le categorie di Destra e di Sinistra ”

    La questione è complessa e dibattuta, dal mio punto di vista oggi vedo solo una destra e una sinistra del capitale.
    Il socialismo (persino quello scientifico ) non era né di destra (monarchici e reazionari clericali ) né di sinistra (repubblicani, borghesi, progressisti ), era una posizione particolare, tale fatto andrebbe ricordato.

    Grazie per l’attenzione e complimenti per il sito che leggo sempre con piacere.

    Alberto

    • Fabrizio Marchi
      26 Marzo 2015 at 21:26

      Caro Alberto, mi sembra di poter dire che in realtà condividi ben poco del mio articolo, al di là dell’approccio iniziale, quasi dovuto, diciamo così, nel quale sostieni di condividere lo “spirito” dell’articolo stesso. In realtà, a mio parere, non lo condividi quasi per nulla… 🙂
      Poco male, sa chiaro, anzi, va benissimo, siamo qui per discutere ed è bene che ci siano commenti articolati e ricchi di spunti come il tuo.
      Sarò impegnato nei prossimi giorni, ma risponderò punto per punto alle tue obiezioni non appena avrò tempo. Le tue critiche meritano una risposta adeguata.
      Ti ringrazio fin d’ora per l’attenzione e l’interesse che dimostri nei nostri confronti. E’ il segno che stiamo lavorando bene.
      A prestissimo!

    • Riccardo
      26 Marzo 2015 at 21:35

      Meno male che c’è qualcuno che non fa il “buonista” a prescindere ed osserva i fatti in maniera più obiettiva…

      • Riccardo
        26 Marzo 2015 at 21:35

        Ah, ovviamente mi riferisco ad Alberto.

      • Fabrizio Marchi
        26 Marzo 2015 at 22:19

        Ma cosa c’entra il buonismo, ma falla finta di dire scemenze e di parlare per slogan e prova ad articolare un’analisi seria, come appunto ha fatto Alberto…Ti comporti così da sempre e io non ho voglia di perdere tempo. Cerca di cambiare musica e di avere un atteggiamento più maturo altrimenti cambia aria. E te lo dico senza mediazioni proprio perchè tutto sono tranne che un buonista. E chi mi conosce lo sa bene, anche quelli che non mi conoscono personalmente ma leggono questo giornale. E lo sai anche tu, solo che giochi a fare il finto tonto. Falla finita perchè altrimenti ti banno e buonanotte ai suonatori. E lascia parlare chi ha idee, scritte in un italiano corretto o meno non importa, purchè siano idee, mentre tu ti diverti solo a provocare.

    • Fabrizio Marchi
      27 Marzo 2015 at 10:20

      Trovato un “buco”, ti rispondo per punti, caro Alberto:
      a) Non tutti gli immigrati sbarcano su un gommone ma valicano le frontiere per vie più o meno “normali” o legali, dici tu.
      In molti casi è vero. E allora? Cosa cambia? Cambia forse la natura del processo? Un immigrato che entra più o meno regolarmente vive forse una condizione diversa rispetto a quello che entra clandestinamente? Si, certo, in taluni casi, specie se ha un permesso di soggiorno e in tal modo evita anche un periodo più o meno lungo di “carcerazione” (perché di questo si tratta) nei centri di accoglienza per immigrati, i famosi o famigerati CIE (centri di identificazione ed espulsione, cioè dei penitenziari dai quali giustamente molti cercano di evadere…) si risparmia senz’altro tutta una serie di vessazioni e può forse trovare più facilmente un’occupazione rispetto ad un irregolare o a un clandestino. Ma certamente la sua condizione resta quella di uno sfruttato e di un emarginato. Poi che ce ne siano diversi che riescono con il tempo (e tanto lavoro) ad integrarsi e anche ad aprire delle attività commerciali (a Roma ad esempio molti fruttivendoli sono egiziani) non cambia, come ripeto, la natura sociale ed economica (e anche culturale) del processo. L’immigrazione c’è sempre stata, anzi, ci sono stati in alcune fasi della storia flussi anche più massicci in termini spazio-temporali (pensiamo a quella verso gli USA tra la fine del XIX e i primi del XX secolo o anche quella interna che abbiamo vissuto noi con la grande migrazione dei meridionali verso il nord Italia o anche la Germania). Del resto avere una massa di manodopera che preme sugli occupati autoctoni – come ricordava giustamente anche Rita Chiavoni nel suo commento – è strutturale a tutte le società e le economie capitalistiche. Questa massa di manovra può essere formata da disoccupati o precari autoctoni oppure stranieri e migranti. Ma il concetto resta comunque lo stesso. Se comprendiamo questo, comprendiamo anche quanto sia sciocco, assurdo e fuorviante, individuare il “nemico” nell’immigrato e non nel sistema capitalista che genera queste contraddizioni.
      Ergo, questa obiezione mi sembra decisamente priva di fondamento. Anche i nostri bisnonni, nonni e padri che sono emigrati negli USA, in Germania o in Svizzera entravano più o meno regolarmente se è per questo ma ciò non gli impediva dall’essere sfruttati o emarginati o dall’essere considerati dei cittadini di serie B. I nostri connazionali che tra gli anni ’50 e ’60 emigrarono in massa in Germania e che per lo più lavoravano come operai edili o come camerieri (quando gli diceva bene…) erano trattati forse anche peggio di come vengono trattati oggi gli attuali immigrati.
      Che poi, come tutto ciò che ormai avviene, anche la tragedia dei migranti che sbarcano (e che spesso annegano) coi gommoni venga ipocritamente utilizzata dal versante “sinistro e politicamente corretto” dell’attuale sistema capitalistico è un altro discorso. Ma sappiamo bene che la funzione dell’ideologia politicamente corretta è proprio quella di camuffare, di nascondere, di depistare, di fornire un utile strumento ideologico, quindi una falsa coscienza, al capitale. Per cui da una parte si aderisce in tutto e per tutto al sistema capitalistico e dall’altra si fanno discorsi “buonisti”. Ma questa non è certo una novità. E’ solo una faccia della medaglia dell’ideologia dominante che serve anche ad alimentare l’altra, quella securitaria, antimmigrazionista e di destra chiamata a svolgere anch’essa la sua funzione. Mi stupisce che una persona accorta e lucida (lo si evince da come scrivi…) come te non lo abbia capito…
      b) “Sinceramente mi stupisce che in sito capitalista si faccia riferimento al PIl ma immagino che tale appunto sia riferito alla mentalità dell’amica Lucia (e la relativa mentalità piccolo borghese di molti italiani).Direi che se un immigrato lavora e partecipa alla creazione di vantaggi per la comunità (ma esiste una comunità oggi?) il problema non si pone ma come si fa a tacere di fronte alla marea di soggetti che vuoi per mancanza di prospettive vuoi per altre ragioni non partecipano in alcun modo alla vita nazionale?” (Alberto)
      Sicuramente volevi dire anticapitalista, c’è un refuso, è evidente…Ciò detto, che discorso è, Alberto? Se è per questo oggi milioni di persone italiane, giovani e meno giovani non partecipano alla creazione della ricchezza nazionale o perché non riescono a trovare un’occupazione oppure perché sono state espulse dal mercato del lavoro perché licenziate o costrette a chiudere la loro microazienda da quella che ipocritamente continuiamo a chiamare “crisi economica” ma che invece dovremmo chiamare con il suo vero nome, cioè contraddizione strutturale del capitalismo.
      E allora? Questa massa di italiani per il fatto di non partecipare alla creazione della ricchezza della “comunità” (e qui ci sarebbe da aprire una lunga riflessione; quale autentica comunità potrà ma costruirsi in un contesto dominato dalle mere leggi del profitto e del capitale? Dovrei sentirmi vicino e solidale ad un banchiere, a un industriale, a un “palazzinaro”, a un tecnoburocrate o a un manager di stato o privato o anche a un mafioso solo perché sono italiani e avvertire invece come ostile un immigrato perché è straniero? Cosa significa “comunità”? Che significato attribuiamo a questo concetto? Io me ne sbatto altamente della “comunità” se questa è costruita su fondamenta classiste e interclassiste, io mi sento vicino ad un immigrato non in quanto straniero ma in quanto sfruttato e subordinato, nella stessa misura in cui mi sento vicino ad uno sfruttato e a un subordinato autoctono perché per me ciò che conta non è l’appartenenza etnica o tanto meno razziale ma una visione di classe della realtà. Si può dissentire, ovviamente, ma questo è un altro discorso…) diventano dei cittadini di serie B? Forse che tanti fra questi non delinquono per le stesse ragioni per cui delinque un immigrato? Vogliamo andare a dare un’occhiata nelle periferie di Napoli o di Roma (solo perché queste ultime le conosco meglio, non perché a Milano la situazione sia migliore…) per verificare chi è che è dedito ad attività criminali o illegali? Vogliamo andare a verificare chi è che controlla e gestisce il crimine in Italia e non solo nel meridione? Attribuire la responsabilità dell’insicurezza e del crimine al fenomeno dell’immigrazione è fuorviante, è un altro modo per depistare l’attenzione della gente, per creare degli specchietti per allodole, per costruire ad arte un nemico, o comunque un qualcuno e un qualcosa che sarebbe la causa del nostro disagio, dei nostri problemi. Ed ecco che si arriva alla famosa guerra fra poveri, scatenata ad arte e alimentata da quelle forze politiche come la Lega o il Front National della Le Pen chiamate a svolgere dal sistema la loro funzione politica (così come la “sinistra politicamente corretta” è chiamata a svolgere la sua…). E così poveri autoctoni e poveri immigrati vengono messi gli un contro gli altri e il capitale gongola. E anche in questo caso mi stupisce che uno come te non abbia colto la natura del “teorema”.
      Per quanto riguarda la questione del PIL, t sei risposto da solo. Figuriamoci se io misuro la realtà economica e sociale o la qualità della vita in base al PIL o alle statistiche sul reddito medio pro capite. Era ovviamente una risposta alla signora sul suo stesso terreno…
      c) “Direi che questa narrazione è parziale, non tutti arrivano con i barconi, non tutti arrivano perché poveri/indigenti. Solo una piccola parte degli immigrati arriva con i barconi e molti sono di fatto attratti dallo “stile di vita ” consumistico, materialistico occidentale, perché? perché l’occidente (USA in primis) ha colonizzato culturalmente il mondo intero ponendo le basi di un possibile (per certi aspetti inevitabile) livellamento culturale. L’uomo del futuro deve essere un nomade proprio come il capitale che si muove in cerca delle prospettive migliori tali da massimizzare il “profitto”. (Alberto)

      Anche qui la contraddizione è palese. Ma cosa significa questo? Certo che sono attratti dallo stile di vita occidentale, è del tutto normale dal momento che è il mondo occidentale con la sua cultura (e le sue armi…) a dominare il pianeta ed è ovvio che eserciti una forza di attrazione a tutti i livelli anche e soprattutto sulla psiche e sull’immaginario delle persone, specie quelle delle periferie del mondo.. Anche ai tempi dell’impero romano da ogni angolo del grande impero si guardava a Roma, si aspirava a diventare cittadini romani; è del tutto logico ed evidente. E allora? Cosa abbiamo scoperto? Che non esiste più da tempo una coscienza politica e di classe diffusa? Che la gente ha perso ogni punto di riferimento, che è stata spappolata fin nel suo foro interiore e nella sua identità? Lo sapevamo già. E di chi è la responsabilità di questo? Perché, forse la grande maggioranza degli autoctoni non aderisce a livello ideologico e culturale ai “valori” del sistema capitalistico dominante? O questo riguarda solo gli immigrati? Fermo restando che io sono più che convinto che se uno vive bene a casa sua non sceglie di emigrare, quindi la tua obiezione è fallace anche in questo caso. Che poi l’immigrato per le ragioni suddette sia attratto dall’ “american way of life” e sia stato culturalmente colonizzato è un altro discorso che, ripeto, già conoscevamo, ma non vedo cosa c’entri…
      d) So perfettamente che De Benoist ha preso più volte le distanze dal Front National e dalla Le Pen. Resta il fatto che per la Lega di Salvini (ma anche per tante altre forze politiche della cosiddetta nuova destra europea), a torto o a ragione, De Benoist rappresenta un punto di riferimento. Ma se DB abbia preso o meno le distanze da questa o da quella forza politica, conta poco o nulla. Perché ciò che conta sono le effettive determinazioni storiche e politiche che assume un’ideologia o una filosofia. E le effettive determinazioni storiche e politiche del pensiero di De Benoist, piaccia o meno, sono appunto quelle forze politiche ultra “identitariste”, ultra “differenzialiste” e fondamentalmente razziste (anche se il razzismo, come dicevo nell’articolo, è ora di natura culturale e non più biologica) che aspirano e lavorano ad un’Europa delle microregioni fondate su micro comunità dove l’appartenenza alla micro comunità su base etnica (anche se non più di sangue) è condizione essenziale anche per godere i diritti, civili e sociali. Una micro comunità in una micro regione, si badi bene, fondata su presupposti gerarchici e interclassisti, dove l’operaio resta l’operaio, cioè un subalterno, e il padrone resta il padrone, quindi dominante, dove il compromesso sociale è dato appunto dal fatto che l’operaio, in quanto appartenente alla comunità, è garantito rispetto allo straniero (che non viene proprio fatto entrare) e quindi accetta più o meno di buon grado la sua condizione di subalterno. Questo è il modello di comunità teorizzato dai “neodestri”, per quanto mi riguarda molto simile a quello fascista, con la differenza che il fascismo si rifaceva allo stato nazione e quindi ricomprendeva all’interno di questo anche la possibilità di far convivere più culture e più etniee.Questo invece è un modello ancora più differenzialista, “esclusivista” e identitario anche se l’idea dell’appartenenza del sangue è stata abbandonata. Infatti non ho mai detto che De Benoist sostenga questo, ho detto invece che De Benoist si è distaccato dalla vecchia “destra del sangue” per teorizzare appunto un nuovo modello. Naturalmente ora bisognerebbe aprire una riflessione più approfondita sul pensiero di De Benoist, la sua critica al mondialismo capitalista (ma attenzione, non è una critica di classe e anticapitalista, è una critica di tipo culturalista e identitarista…), all’’ideologia del consumismo, alla distruzione delle identità (concetto per alcuni versi condivisibile ma da presupposti e soprattutto orizzonti completamente diversi dai suoi, per quanto mi riguarda…), l’innesto di concetti come l’ecologismo o la decrescita in contrapposizione al fanatismo produttivista e all’industrialismo ideologico (anche questi in larga parte condivisibili se non fossero appunto innestati in una concezione fondamentalmente antisocialista e anticomunista, e secondo me anche antidemocratica, nonostante i richiami alla democrazia comunitaria e plebiscitaria…), concetti peraltro non farina del suo sacco ma largamente ripresi da Latouche, come ben sappiamo.
      In conclusione, io credo che anche Marx si incazzerebbe assai nel vedere che la sua scienza/filosofia si è storicamente declinata nelle forme storiche e politiche che ben conosciamo (per non parlare di Gesù Cristo…) ma questa purtroppo è la storia, o se preferisci, la contraddittorietà e l’imprevedibilità della storia che può prendere tutt’altre strade (sto rispondendo in parte anche ad Armando, in questo caso specifico…), ma tant’è, nessuno forse può avere una risposta logica se non forse ricorrendo al famoso concetto di “complessità” che è diventato in parte un po’ un escamotage a cui si ricorre quando non sappiamo dare risposte plausibili a fenomeni appunto contraddittori e complessi e comunque estremamente difficili da comprendere.
      e) “Per caso lo sono anche quelle migliaia (se non di più ) di invisibili che non hanno più nemmeno la forza morale di immaginari un futuri? quelli che si sono ammazzati ? quelli che sono stati costretti ad emigrare? non mi sembra che TUTTI gli europei siano privilegiati rispetto alla categoria eterogenea degli immigrati, anzi direi che in alcune fasce sociali ci siano dei gradi di povertà non solo materiale ma spirituale/morale enormi ! Forse non si coglie un punto: immigrati o meno stiamo facendo tutti la stessa fine” (Alberto)

      Su questo sono completamente d’accordo. Ma infatti non sono certo io a scatenare la guerra fra poveri ma appunto quelle forze politiche di cui sopra che speculano sul disagio degli autoctoni e li mettono contro altri poveri. Per me non c’è differenza fra “proletari”, il termine è desueto ma ci capiamo…Comunque io non volevo dire che tutti i cittadini europei sono privilegiati rispetto agli immigrati (ma forse mi sono espresso male anche se credo che il concetto fosse chiaro…) ma solo che nella maggior parte dei casi la qualità della vita media di un cittadino europeo è superiore a quella di un immigrato medio. Questo a me che sono un modesto osservatore della realtà, pare molto evidente. Il che, ripeto, non significa che non esistano sacche di grandissimo disagio sociale fra la popolazione autoctona che in taluni casi arrivano addirittura a superare quelle dei migranti. Ma questo per me non cambia nulla. Ero, resto e resterò per l’unità e la solidarietà di tutti le persone socialmente e quindi anche umanamente subordinate, indipendentemente dall’appartenenza etnica o di razza. Non alimenterò mai una falsa guerra fra poveri: La guerra si fa ai potenti e ai prepotenti, cioè ai padroni del mondo, non fra coloro che subiscono questo dominio.

      f) “La questione è complessa e dibattuta, dal mio punto di vista oggi vedo solo una destra e una sinistra del capitale.
      Il socialismo (persino quello scientifico ) non era né di destra (monarchici e reazionari clericali ) né di sinistra (repubblicani, borghesi, progressisti ), era una posizione particolare, tale fatto andrebbe ricordato”. (Alberto).
      g) Su questo posso essere anche d’accordo. Sappiamo bene quale sia la genesi dei concetti di Destra e di Sinistra. Per lungo tempo si sono sovrapposti però a quelli di socialismo-comunismo da una parte e liberalismo/capitalismo dall’altra, o meglio, la contraddizione di classe si è concettualmente e anche linguisticamente sovrapposta alle categorie di Destra e di Sinistra. Possiamo anche decidere (ma non siamo noi a deciderlo…) che queste categorie abbiano fatto il loro tempo e debbano essere definite altrimenti, ma la sostanza resta. Finchè esisterà la contraddizione di classe, finchè il mondo continuerà ad essere diviso in signori e in “ciandala”, una destra e una sinistra continueranno ad esistere. E questo è un fatto. In ogni caso ho dedicato il mio primo editoriale proprio su questo argomento. Lo riporto: https://www.linterferenza.info/editoriali/destra-e-sinistra/

      Ciò detto, ci sarebbe molto altro da dire per rispondere al tuo commento, ma mi fermo perché il tempo che avevo a disposizione è scaduto…

  4. Armando
    26 Marzo 2015 at 22:53

    Solo per dire che basta intendersi sul significato dei termini. Ad esempio, come classifichereste un paleoconservatore americano come Wendell Berry, contrario alla guerra, al razzismo, al capitalismo di rapina che depaupera persone e luoghi?

  5. rita chiavoni
    27 Marzo 2015 at 0:08

    Buona sera a tutti,
    potrei anche condividere ciò che sostiene Alberto secondo il quale ” Una comunità ha il diritto di determinare chi “entra”,può scegliere quindi le regole che disciplinano il fenomeno”, anche se su questo punto avrei molto da dire sentendomi cittadina del mondo.
    Solamente una domanda, Alberto:
    Gli occidentali hanno chiesto il permesso quando hanno occupato bombardando le popolazioni di mezzo mondo, fatto saltare governi come in Libia, in Siria, il diversi paesi dell’Africa? Hanno chiesto a quelle ‘comunità’ quali erano le regole per ‘scegliere chi doveva entrare’ a depredare i loro territori. A massacrare e distruggere ponti, infrastrutture, persino ospedali. hanno chiesto il permesso di far diventare diventare carne da macello per affogare nel mare o asfissiati nei camion che giungevano dall’ex Yugoslavia per arricchire trafficanti in accordo con i governi europei che avevano necessità di abbassare i salari della classe operaia, facendo di loro una riserva di manodopera a basso costo per salvare i loro profitti in crisi? Insomma hanno chiesto il permesso di ‘entrare’ per compiere tutto questo nelle loro comunità e distruggere il welfare nei nostri paesi utilizzandoli come forza lavoro schiavizzata? mi scuso di qualche errore di forma, ma l’indignazione è tanta.
    prego Alberto mi risponda!

    • Alberto
      27 Marzo 2015 at 14:41

      Prima di tutto grazie della risposta e del tempo che mi ha concesso.
      Vorrei prima brevemente dire a Riccardo che non mi reputo un “buonista” termine che personalmente mi disturba ma bensì un “critico”, cerco cioè di analizzare i fenomeni da più punti di vista possibile (sia chiaro magari sbagliando).
      Passando a Fabrizio:
      a) Non contesto ciò che sostieni, non nego che le migrazioni in sé siano fenomeni naturali quello che mi chiedo è : tutte le migrazioni di massa sono “naturali “?
      Ovvio che c’è una parte di soggetti che “scappa” da situazioni invivibili (povertà, guerra, persecuzioni )ma mi chiedo come mai in quei contesti capitano tali fatti che determinano tali spostamenti? la risposta che mi do io è che tutto è causato dall’attuale sistema capitalistico globalizzato, livellatore e sdradicante.
      Per motivi legati al capitale o alle scelte politiche improntante a logiche capitalistiche sono emigrati i nostri nonni (pensa che sono figlio di un calabrese e di una veneta, popolazioni che hanno conosciuto l’emigrazione di massa), magari tramite accordi intergovernativi (il padre di mio nonno paterno è morto in una miniera in Belgio). Quello che noto nell’attuale fenomeno migratorio è che non tutti emigrano per fame, molti sono attirati dal nostro stile di vita e quindi in ultima analisi dal consumismo che di fatto è l’unica vera identità che permea sempre più la nostra società (occidentale, europea, italiana), di fatto l’immigrato perde la sua identità quando emigra oppure la perde nel momento in cui avviene il mitologico fenomeno dell’integrazione, ma in che senso si integrano ? quali sono concretamente oggi i valori che formano l’identità europea o italiana? io, magari sbaglio, vedo che l’unico elemento sempre più comune è quello consumistico e allora ecco che l’immigrato diventa proprio come noi, una moltitudine caotica di individui senza alcuna identità, senza valori condivisi su cui edificare una comunità, insomma il perfetto uomo del mondo globalizzato: neutro, nomade, edonista (oggi i mercati sono sempre più immateriali) , senza alcun legame stabile, insomma un universo liquido alienante (Bauman ). Io non vedo più uomini ma schiavi.
      Condivido i punti legati alla questione sfruttamento emarginazione ma non credo che le dinamiche siano legate solo agli immigrati, ci sono italiani, europei emarginati ; ma emarginati in che senso? nel senso materialistico ? credo proprio di si perché pur essendo poveri molti desidererebbero esser ricchi, famosi, belli e quindi corrispondere ai modelli della società dello spettacolo, insomma poveri materialmente ma più di tutto spiritualmente/moralmente, colonizzati dai valori borghesi (come notava già negli anni ’70 Pasolini, la scomparsa della classe operaia, del mondo contadino e dei relativi valori ).

      b)”Se è per questo oggi milioni di persone italiane, giovani e meno giovani non partecipano alla creazione della ricchezza nazionale o perché non riescono a trovare un’occupazione oppure perché sono state espulse dal mercato del lavoro perché licenziate o costrette a chiudere la loro microazienda da quella che ipocritamente continuiamo a chiamare “crisi economica” ma che invece dovremmo chiamare con il suo vero nome, cioè contraddizione strutturale del capitalismo.”

      Concordo con tale visione, il fatto è, secondo me, che indipendentemente dalla contraddizione capitalistica (o meno) l’immigrazione di massa è funzionale solamente ai “padroni” (chiunque essi siano nel contesto complesso e internazionalizzato attuale ), la gran parte dei migranti di fatto rappresentano manodopera a basso costo e purtroppo la competizione più serrata la subiscono le classi più umili delle nostra (ex)società. Ai livelli più alti (professionisti ad esempio o piccoli e medi imprenditori) la competizione è invece globale, se non resti all’interno di certi parametri sei fuori dal mercato .

      ” Dovrei sentirmi vicino e solidale ad un banchiere, a un industriale, a un “palazzinaro”, a un tecnoburocrate o a un manager di stato o privato o anche a un mafioso solo perché sono italiani e avvertire invece come ostile un immigrato perché è straniero?”

      Assolutamente no, la solidarietà è cosa che si deve offrire ad ogni essere umano sfruttato ed emarginato, non conta la nazionalità.

      “Io me ne sbatto altamente della “comunità” se questa è costruita su fondamenta classiste e interclassiste, io mi sento vicino ad un immigrato non in quanto straniero ma in quanto sfruttato e subordinato, nella stessa misura in cui mi sento vicino ad uno sfruttato e a un subordinato autoctono perché per me ciò che conta non è l’appartenenza etnica o tanto meno razziale ma una visione di classe della realtà. ”

      Non mi sembra di aver sostenuto che l’attuale situazione sia desiderabile, il punto è che oggi non esiste una comunità, esistono tante realtà settarie che si scontrano tra loro, in Italia abbiamo sempre avuto in grosso problema con il concetto di comunità nazionale (lo stesso Gramsci criticava il cosmopolitismo degli italiani), non mi sogno minimamente di difendere lo status quo.

      ” mi sento vicino ad uno sfruttato e a un subordinato autoctono perché per me ciò che conta non è l’appartenenza etnica o tanto meno razziale ma una visione di classe della realtà. ”

      Certamente, come “principio” direi che è sacrosanto ma se non capiamo che il fenomeno migratorio (di massa) è un fenomeno capitalista allora non possiamo guardare solo ad una parte della questione (contraddizioni capitalistiche, sfruttamento lavorativo ecc) dobbiamo lottare anche contro dinamiche distruttive e livellanti come questa, cercare alternative in chiave internazionalistica in modo da garantire sviluppo, cooperazione e pace tra i popoli, non si può tacere di fronte alla mercificazione dell’uomo sempre più merce nomade che cerca le migliori possibilità (migliori per chi? per lui? per il sistema economico? ).

      c) “Forse che tanti fra questi non delinquono per le stesse ragioni per cui delinque un immigrato? Vogliamo andare a dare un’occhiata nelle periferie di Napoli o di Roma (solo perché queste ultime le conosco meglio, non perché a Milano la situazione sia migliore…) per verificare chi è che è dedito ad attività criminali o illegali? Vogliamo andare a verificare chi è che controlla e gestisce il crimine in Italia e non solo nel meridione? Attribuire la responsabilità dell’insicurezza e del crimine al fenomeno dell’immigrazione è fuorviante, è un altro modo per depistare l’attenzione della gente, per creare degli specchietti per allodole, per costruire ad arte un nemico,”

      Il punto è molto semplice dal mio punto di vista. Premetto che per questioni personali conosco il meridione e concordo nelle affermazioni fatte rispetto alla situazione materialmente e moralmente disastrosa. Vorrei però ricordare che proprio per queste ragioni bisognerebbe evitare di importare criminalità o possibile criminalità straniera nelle nostre già difficili periferie, se si permette ciò è proprio per alimentare quella guerra tra poveri a cui fai riferimento (tanto caro all’attuale dicotomia destra/sinistra sui cui ci si può costruire sopra una campagna elettorale) .
      Sto dicendo che lo straniero è per definizione delinquente ? no sto dicendo che se non vi sono prospettive concrete da offrire è ipocrita preoccuparsi del migrante solo nel momento in cui entra e poi far finta di nulla rispetto allo sfruttamento, all’emarginazione ma soprattutto rispetto alla mancanza di prospettive concrete.
      Nelle periferie disagiate non ci abitano i Berlusconi, i Monti, i Draghi o i membri dell’élite che ci stanno distruggendo, ci abitano i disgraziati, gli operai, i disoccupati, gli anziani e gli stranieri (non cittadini ) che un lavoro lo hanno trovato/ creato.
      C’è moltissima gente (basta guardarsi intorno ) che per tutta una serie complessa di ragioni (questioni biografiche, psicologiche, alienazione ecc ecc) non ha possibilità concrete e delinque ; tra i migranti, soggetti deboli da un punto di vista socio economico, è molto facile che in un periodo di crisi (contraddizione capitalistica) molti delinquano (vogliamo ricordare il boom dei furti nelle abitazioni, notizia di poco tempo fa? vogliamo parlare delle statistiche del ministero degli interni rispetto ad alcune fattispecie di reato e dai soggetti che li compiono? ). C’è un problema di organizzazione della giustizia italiana certo, (e lo sanno anche i criminali che volutamente operano nel nostro Paese) ma negare che una forte immigrazione non gestibile (e non gestita) non determini i problemi sopradetti significa, secondo me, non voler vedere la realtà concreta con cui i nostri connazionali si debbono misurare (quando dico connazionali intendo persone che hanno la cittadinanza italiana quindi anche italiani di origine straniera , non faccio alcun riferimento a categorie razziali o etniche).
      Se la cittadinanza avesse un valore allora una comunità (cosa che non esiste oggi) dovrebbe preoccuparsi in primis dei membri della stessa, ciò significa dimenticarsi degli altri? significa sostenere posizioni razziste/ xenofobe? no significa attribuire significato al concetto stesso di cittadinanza, gli stranieri che lavorano/ lavorerebbero in quel contesto dovrebbero aver diritto agli stessi diritti sociali dei cittadini per il semplice fatto che concorrono a produrre ricchezza per la comunità, siccome viviamo in un contesto di finitezza non è possibile che vi siano infinite possibilità in uno stesso luogo ragione per la quale chi non ha possibilità alcuna(perché oggettivamente non ve ne sono) dee essere allontanano (il che non significa che non gli si deva riservare un trattamento umano e rispettoso della sua umanità ). Sia chiaro faccio riferimento ad un contesto ideale che oggi non esiste ma le dinamiche sono le stesse nel nostro Paese (e in Europa) ergo scagliarsi contro il capitale libero e non dire nulla di fronte ad un fenomeno eminentemente capitalistico come l’immigrazione di massa è una posizione secondo me contraddittoria.

      “Anche qui la contraddizione è palese. Ma cosa significa questo? Certo che sono attratti dallo stile di vita occidentale, è del tutto normale dal momento che è il mondo occidentale con la sua cultura (e le sue armi…) a dominare il pianeta ed è ovvio che eserciti una forza di attrazione a tutti i livelli anche e soprattutto sulla psiche e sull’immaginario delle persone, specie quelle delle periferie del mondo.. Anche ai tempi dell’impero romano da ogni angolo del grande impero si guardava a Roma, si aspirava a diventare cittadini romani; è del tutto logico ed evidente. ”

      Sono attratti dallo stile di vita? e qual’è il nostro site di vita ? quali sono i famosi e strombazzati valori occidentali? il consumismo, la società dello spettacolo, la mercificazione di ogni aspetto della vita umana, li abbiamo colonizzati culturalmente ed è per questo che sognano l’eden che non esiste, si sta compiendo a mio modo di vedere un genocidio culturale al fine di creare una massa di consumatori anonimi e senza alcuna identità (religiosa, di gruppo, culturale), il modello perfetto dello schiavo moderno. Roma non è l’Europa e l’Occidente odierno, Roma rappresentava un modello di civiltà universale che sapeva coniugare il particolare e l’universale (e non è forse nel particolare che si riconosce l’universale? ), quando penso a Roma mi viene in mente il la frase: “fecisti patriam diversis gentibus unam”. Paragonare l’attuale Europa/ Occidente a Roma non ha senso alcuno a mio modo di vedere, periodi storici molto ma molti diversi. Proprio per queste ragioni il fenomeno in questione è deleterio sia per ne le nazioni costrette ad emigrare in modo massiccio sia per le nazioni che subiscono il fenomeno senza la possibilità di opporsi a causa della minaccia di tutto l’apparato mediatico che taccerebbe di razzismo chiunque osasse mettere in discussione il modello unico di società perfetta.

      d) Non sono un fan di Salvini ma seguo (tra mille dolori di stomaco) la politica, non mi sembra che nelle LN De Benoist sia un intellettuale di riferimento (magari in qualche gruppetto settario, mi viene in mente il sito “iltalebano), piuttosto mi sembra che De Benoist sia uno strumento, lo si cita parzialmente e in alcuni casi a sproposito.

      ” De Benoist, piaccia o meno, sono appunto quelle forze politiche ultra “identitariste”, ultra “differenzialiste” e fondamentalmente razziste (anche se il razzismo, come dicevo nell’articolo, è ora di natura culturale e non più biologica) che aspirano e lavorano ad un’Europa delle microregioni fondate su micro comunità dove l’appartenenza alla micro comunità su base etnica (anche se non più di sangue) è condizione essenziale anche per godere i diritti, civili e sociali.”

      Immagino che si faccia riferimento alla questione del “presunto ” razzismo differenzialista (Germinario ) , suggerisco di leggere qui (Tarchi ):
      http://digilander.libero.it/biblioego/deBenTarchi.htm

      in particolare cito:

      “È comunque il capitolo conclusivo, Approdi del differenzialismo, a racchiudere i maggiori difetti dell’opera. Usando come argomento di autorità le note (e infondate) insinuazioni di Pierre-André Taguieff sul “razzismo clandestino” che si celerebbe nelle pieghe del discorso della Nouvelle Droite, il libro rilegge la dottrina debenoistiana sul diritto alla differenza, Leitmotiv dei suoi interventi sulle questioni etniche, in modo parziale e polemico. Non volendo aggredirne frontalmente i contenuti, perché essi riecheggiano in larga parte tesi care alla sinistra radicale, Germinario la colloca, senza fornire prove, in una strategia mirante a “rivoltare contro la sinistra i suoi stessi argomenti o di appropriarsi da destra delle culture di sinistra” (approcci, a noi pare, in contraddizione) e la sottopone all’accusa di strumentalismo. Strumentale è, a suo avviso, il confronto con l’altro, che de Benoist predica in opposizione alle chiusure xenofobe, perché “finalizzato a sottolineare la propria specificità”, in quanto “l’io vede nell’altro da sé il mezzo per preservare la propria differenza”; e addirittura sostiene che questa attitudine lo apparenterebbe (di nuovo!) ad Evola, più precisamente all’Evola impegnato nella campagna razziale del regime fascista, che celebrava l’”affermazione della qualità e della differenza di fronte al mito livellatore dell’umanitarismo demomassonico e enciclopedico”. E strumentale viene addirittura giudicata la dura critica di de Benoist al biologismo razzista, perché, citando Taguieff, in queste forzature davvero cattivo maestro, l’attacco alle assolutizzazioni del dato razziale fondato sul sangue e su presunte leggi di natura viene interpretato come un trasferimento della logica razzista sui “termini nobili della postmodernità: etnia, cultura, patrimonio (culturale e genetico), ereditarietà, memoria, storia, tradizione, mentalità, differenza e identità. In questo uso fuorviante delle limpide affermazioni debenoistiane in materia di razzismo, Germinario arriva buon ultimo. La schiera dei discepoli maldestri di Taguieff è ormai ampia, e l’infondatezza delle loro accuse, mosse da preoccupazioni esclusivamente ideologico-politiche, merita una trattazione a parte, che abbiamo già iniziato e presto proseguiremo. Ma è grave, e spiacevole, che in un testo che si vorrebbe riassuntivo – oltre che critico – delle opinioni dell’autore studiato, delle repliche che de Benoist ha in più sedi fornito alle insinuazioni dei suoi detrattori non si tenga alcun conto. Se lo si fosse fatto, ci si sarebbe resi conto di come, dietro alla denuncia del presunto “razzismo differenzialista”, si celi spesso la volontà di criminalizzare per fini politici proprio alcune delle nozioni che Taguieff cita: identità, differenza, tradizione, etnia, patrimonio culturale, imponendo il diktat del “politicamente corretto” tipico di ogni forma di pensiero intollerante e smaniosa di egemonia.”
      Anche da questo punto di vista, inserire a forza Alain de Benoist nella tradizione culturale della destra significa misconoscerne l’originalità. Che questo sia l’obiettivo di fondo del libro di Germinario appare, finalmente, evidente quando egli scrive che “il differenzialismo debenoistiano non è solo significativo perché ha aggiornato lo statuto teorico di un razzismo screditato e indifendibile, dopo il 1945, davanti alla memoria collettiva” (come si vede, l’accusa di criptonazismo congedata dalla porta viene fatta rientrare, con tutti gli onori, dalla finestra), ma anche perché “dalla contrapposizione fra monoteismo giudaico-cristiano, universalismo, totalitarismo, sinistra da un lato, e politeismo, differenzialismo, destra dall’altro, de Benoist conclude a un giudizio di perversa innaturalità dell’universalismo e quindi della sinistra”. Questo giudizio sull’innaturalità della sinistra non risulta, a nostra conoscenza, da alcuna delle molte migliaia di pagine vergate dal teorico della Nouvelle droite. Germinario però lo legge in filigrana, lo decodifica, lo profetizza ricomponendo, nella sua mente di militante della Giusta Causa, tasselli sparsi e non collimanti. Sarebbe interessante sapere se lo fa senza rendersi conto di regalare così un’icona, un autore di culto, un’immaginetta beatificante alle destre reali, e soprattutto agli ambienti giovanili neofascisti alla disperata ricerca di una cultura già pronta in scatola di montaggio che li assolva dai sospetti di impresentabili nostalgie senza farli passare per la fatica dell’autocritica, o se lo fa invece proprio perché vuole ottenere questo risultato, dando in pasto le idee della Nuova Destra all’ultima progenie di una destra stravecchia pur di non rischiare di lasciarle entrare in sinergia con i ben più promettenti e vivaci ambienti di una sinistra non liberale, preda di una sempre più lacerante crisi di identità e strategie.”

      Per quanto riguarda la questione comunità, afferma :

      “Una micro comunità in una micro regione, si badi bene, fondata su presupposti gerarchici e interclassisti, dove l’operaio resta l’operaio, cioè un subalterno, e il padrone resta il padrone, quindi dominante, dove il compromesso sociale è dato appunto dal fatto che l’operaio, in quanto appartenente alla comunità, è garantito rispetto allo straniero (che non viene proprio fatto entrare) e quindi accetta più o meno di buon grado la sua condizione di subalterno”

      Non aderendo al marxismo (in nessuna delle sue molteplici forme) non sono d’accordo con questa impostazione ma qui dovremmo parlare di altro . Mi limito solo a dire che personalmente non sostengo la posizione che vorrebbe l’operaio /lavoratore subalterno e sfruttato rispetto al “padrone” e non sostengo che allo straniero vada riconosciuto il nulla, è ovvio che in un contesto pianificato allo straniero che lavora debbano essere riconosciuti gli stessi diritti sociali dell’operaio (per il politici è un discorso diverso,dipende dalla volontà dello stesso straniero, dal suo desiderio, o meno, di entrare a far parte della comunità e accettarne i principi su cui si basa ).
      Lo straniero, e la sua identità (perché un uomo non è solo un corpo) devono essere riconosciuti e accettati nei limiti in cui quest’ultimo accetta i principi morali ed etici della comunità in cui vuole lavorare, ergo si crea un dialogo interculturale.
      Per esserci dialogo deve esservi una differenza, se tutti fossimo uguali e ci differenziassimo solo dal fatto che tizio mangia da Burger King e Caio al ristorante vegano (un esempio tra i tantissimi ) allora vorrebbe dire che il capitalismo e i suoi (dis)valori avrebbero vinto e l’umanità in tutte le sue forme plurali e diverse verrebbero meno, potremmo parlare di un’umanità nuova, livellata e standardizzata .

      “Comunque io non volevo dire che tutti i cittadini europei sono privilegiati rispetto agli immigrati (ma forse mi sono espresso male anche se credo che il concetto fosse chiaro…) ma solo che nella maggior parte dei casi la qualità della vita media di un cittadino europeo è superiore a quella di un immigrato medio.”

      Capisco il punto e condivido, mi permetto solo di dire che pur essendo materialmente più ricchi noi “occidentali ” siamo allo stesso tempo incommensurabilmente più poveri perché culturalmente non esistono più classi diverse da quella borghese, non esistono più (o esistono sempre meno) valori diversi da quelli del mercato, ogni aspetto della vita umana è sempre più mercificato, tutto ciò è frutto della malsana idea di progresso penetrata come un veleno nella cultura socialista.

      f) e g)
      “Possiamo anche decidere (ma non siamo noi a deciderlo…) che queste categorie abbiano fatto il loro tempo e debbano essere definite altrimenti, ma la sostanza resta”

      Su questa tematica mi sento di sostenere il pensiero di Jean Claude Michèa (mi pare che se ne sia parlato anche qui se non erro poco tempo fa).
      Suggerisco (oltre ai suoi scritti) questo link, l’autore del pezzo è De Benoist :
      http://www.criticasociale.net/files/2_0004833_file_1.pdf
      Socialismo né destra né sinistra.

      Se Marx fosse vivo (stessa cosa Proudhon, Sorel, Bakunin) non credo che si definirebbe “di sinistra”, dal mio modestissimo punto di vita questa dicotomia è stata travolta dalla realtà e dalla storia, un altro autore che sostenne questo fatto era Preve le cui osservazioni sono determinanti per capire la questione.

      “Ciò detto, ci sarebbe molto altro da dire per rispondere al tuo commento, ma mi fermo perché il tempo che avevo a disposizione è scaduto”

      Grazie mille per il tempo concessomi, se ne avrà ancora in futuro potremmo continuare la discussione che reputo molto stimolante.

      • Fabrizio Marchi
        30 Marzo 2015 at 16:38

        Caro Alberto, se dovessi risponderti punto per punto dovrei scrivere un enciclopedia e se dovessi rispondere a tutti i commenti a cui sono chiamato a rispondere sui vari blog e su face book non dovei fare altro nella vita.
        Per cui mi limito solo ad alcune brevissime considerazioni generali, in relazione al tuo secondo commento in risposta al mio, senza entrare nel merito. Perché se ci mettiamo a fare le pulci e a entrare in quello che ha scritto De Benoist e Taguieff ecc. ecc. non ne usciamo veramente più. Si può anche fare ma non qui per ragioni di tempo. Lasciamo quindi perdere i vari intellettuali di riferimento di ciascuno e limitiamoci al nostro modo di vedere le cose che poi è sempre la cosa migliore.
        Commetti un errore (e non lo commetti solo tu ma tutte le persone di una certa destra e anche di un’area in crescita da un po’ d tempo, quella che io chiamo degli “oltristi”, quelli cioè del superamento delle categorie di destra e sinistra; in genere sono quasi tutti di destra quelli che la vedono in questo modo ma ce ne sono altri, seppur la minoranza, che provengono da sinistra) che è quello di considerare il capitalismo come “livellatore”, come portatore di eguaglianza. E’ un errore madornale e clamoroso perché il capitalismo è un modello sociale intrinsecamente fondato sulla diseguaglianza. Una diseguaglianza sulla base del reddito, della ricchezza posseduta, certo, non sulla base dell’appartenenza a delle caste o a degli ordini come era nelle società medioevali o anche antiche. Ma è ovvio che la diseguaglianza sulla base della ricchezza posseduta ha un riverbero su tutto lo scibile dell’esistenza umana, non riguarda soltanto la possibilità di comprarsi la barca, la villa al mare o la Ferrari. La diseguaglianza economica presuppone e comporta anche una diseguaglianza sociale, e anche e soprattutto morale e psicologica, potremmo dire anche esistenziale. Chi ha i soldi è un vincente, chi non li ha è un fallito, con tutto ciò che ne consegue.
        Affermare quindi che la diseguaglianza nelle società capitalistiche è data solo dalla differenza di capacità di consumo, è un errore enorme, perché la diseguaglianza economica e sociale ha degli effetti e delle ricadute di ordine morale, psicologico ed esistenziale, ENORMI.
        Secondo errore che commettete. Confondete il concetto di eguaglianza con quello di omogeneizzazione, omologazione, indifferenziazione e distruzione delle identità che in effetti il sistema capitalistico sta portando avanti e sta attuando da tempo. Ma i due concetti sono completamente diversi ed è stupefacente ch non cogliate le differenza profonda tra i due. Rifiutare la “macdonaldizzazione” del mondo è sacrosanto. Se è per questo tutti i popoli che hanno combattuto contro il colonialismo e l’imperialismo hanno rivendicato la propria storia, cultura, identità, usi e costumi. Ma questo è tutto un altro discorso che nulla ha a che vedere con l’eguaglianza. Questo è un errore tipico di chi ha una formazione di Destra (antilluminista, antiliberale, anticomunista e anche anticristiana ecc.) che tende ad individuare nel liberalismo e nel capitalismo il gene dell’eguaglianza. Ma è proprio per contrastare l’ipocrisia di questa concezione che sono nati il socialismo e il comunismo; l’eguaglianza proposta dai liberali e dagli illuministi è l’eguaglianza formale che non corrisponde ad un’eguaglianza reale. La Destra (è il caso qui di metterla con la maiuscola proprio per distinguerla dalla destra liberista e capitalista) confonde e sovrappone tutti questi piani, e quindi liberalismo, illuminismo, universalismo, egualitarismo, socialismo, comunismo, diventano in ultima analisi figli dello stesso Dio (minore o maggiore…), cioè il cristianesimo, che sarebbe il padre di tutte queste ideologie e in ultima analisi, del totalitarismo livellatore ed egualitario. E questo è il filo conduttore di tutta la Destra antiliberale e antiborghese (e naturalmente anticomunista), soprattutto quella “nuova”. Questa Destra è antiegualitaria per definizione, e quindi anche antiuniversalista, identitarista e per forza di cose “differenzialista”. Il differenzialismo sostiene in parole poverissime che ogni etnia e ogni popolo (e anche ogni razza) ha le sue peculiarità e che ciascuno produce il meglio nel suo campo (quello degli africani immagino sia la musica e il ballo, quella degli occidentali la logica e la razionalità scientifica e quella degli asiatici la meditazione…). E’ a mio parere solo un nuovo modo politicamente più corretto per dire che è meglio che ciascuno se ne stia a casa propria e che è meglio evitare di mescolarci troppo perché altrimenti rischieremmo di vanificare queste peculiarità che sono la combinazione di elementi naturali e culturali ecc. ecc. A mio parere questo è un sostanziale razzismo, anche se appunto in salsa politicamente corretta e un po’ più accettabile, dopo di che chiudo questo discorso altrimenti non se ne esce più. Però questi sono i due errori interpretativi fondamentali che commetti e che commettete.
        Sull’immigrazione. Concordi sul fatto che l’immigrazione è un fenomeno creato oggettivamente dallo sviluppo capitalistico che crea necessariamente diseguaglianze (che poi però contestualmente neghi quando parli di un capitalismo livellatore…), dopo di che però alla fin fine tendi a prendertela con l’effetto (cioè l’immigrazione, come fosse questa la causa prima di tutti i mali…) e non con la causa (tipico di tutta la Destra, vecchia e “nuova”). Vado a logica. Se l’immigrazione è uno degli epifenomeni del capitalismo, ma quest’ultimo ne è la causa, logica vorrebbe che ce la prendessimo con il primo, non con la seconda. Mi rendo conto che tu non hai neanche un briciolo di concezione di classe quindi da questo punto di vista è un dialogo fra sordi. Ma se provi a partire da questo concetto (di classe), la distinzione fra “proletari” (passami il termine anche se desueto…) autoctoni e proletari stranieri è del tutto priva di significato. E infatti questa distinzione viene alimentata ad arte dalle diverse destre, tradizionaliste o neoliberiste. Dal mio punto di vista è come ad esempio creare una guerra fra occupati e disoccupati, in cui una parte politica si mette dalla parte degli occupati e l’altra da quella dei disoccupati. Ma di che cosa stiamo parlando? Oppure pensiamo che l’immigrato sia una cosa “altra” perché è straniero, e quindi il fatto che sia straniero lo escluderebbe dalla logica di cui sopra? Ma ci rendiamo conto dell’assurdità di tutto ciò? Il proletario è tale, sia esso straniero o autoctono. Giocare invece su questa dicotomia creata ad arte è ciò che distingue la Destra dalla Sinistra (ho usato le maiuscole e non ho messo le virgolette, quindi sto parlando dal punto di vista concettuale, non mi riferisco all’ignobile farsa delle attuali “destra” e “sinistra”). Ma dal mio punto di vista non ha senso perché per me non è la questione dell’appartenenza etnica o nazionale il prius, anzi, secondo me questa è una vera sovrastruttura, perché per me la struttura è data dall’appartenenza di classe data da condizioni oggettive. E, ripeto, non solo non ha senso ma è profondamente sbagliato creare una divisione fra sfruttati e oppressi (termini anch’essi desueti ma ci capiamo…), o dare delle priorità all’autoctono, in quanto autoctono, e considerare di serie B lo straniero in quanto straniero. Perché, forse l’essere cittadini italiani o europei è un titolo di merito rispetto a uno che viene dal Bangladesh? Io me ne sbatto della cittadinanza. Non ho nulla che spartire con Marchionne, Briatore, Agnelli, Berlusconi, Draghi, Renzi, e ho molto di più da condividere con tanti subordinati italiani e stranieri. Punto. Io la vedo così ma mi rendo conto, ed è legittimo, che tanti altri non la vedano come me. E credo che per quanti sforzi anche tu possa fare, caro Alberto, io e te la vediamo in modo diametralmente opposto. Poi sulla critica al colonialismo “culturale” occidentale sono d’accordissimo con te, ma questo è un altro discorso. E il fatto che la gran parte dei popoli del mondo sia attratta dal modello vita occidentale testimonia appunto del fatto che il capitalismo e i suoi modelli sono seduttivi e vincenti, per lo meno in questa fase storica.
        In conclusione, ciò che è fondamentale è avere le idee chiare su chi sono gli “amici” e chi i “nemici”. Io penso di averle molto chiare da questo punto di vista e certamente il mio nemico non è le masse degli immigrati e dei poveracci che vengono qui in cerca di un futuro migliore. Il mio nemico è chi crea le condizioni affinchè masse di poveracci vengano qui ad aggiungersi ad altri poveracci ai quali gli si racconta che se loro sono nelle condizioni in cui si trovano è per colpa di altri poveracci che sarebbe meglio respingere quando ancora non hanno messo piede sul barcone (o qualsiasi altro mezzo) che li porterà qui. Questo è in ultima analisi il messaggio che la Destra veicola e che comunque come tale (ed è ciò che conta…) viene recepito e interpretato. Perché la Destra non fa la lotta di classe contro il Capitale per (cercare di) trasformare la realtà, invece di battere e ribattere contro l’immigrazione? Invece cioè di alimentare un sostanziale depistaggio ideologico? Domanda provocatoria, ovviamente, perché se la Destra facesse questo non sarebbe più tale ma sarebbe un’altra cosa, cioè Sinistra (che purtroppo non esiste più). E questo spiega anche perché, in ultimissima analisi, dietro a tante chiacchiere, la Destra è sempre stata uno strumento del Capitale delle classi dominanti. La non esistenza di una Sinistra e l’esistenza di una falsa “sinistra” fanno sì che tanta gente abbia smarrito la strada, abbia perso l’orientamento, non capisca più nulla e prenda lucciole per lanterne, scambiando la sinistra per destra e viceversa. Tutto il dibattito sul presunto superamento delle categorie di destra e di sinistra ruota intorno a questa finzione, rappresentata dalle attuali declinazioni politiche di destra e di sinistra (soprattutto di sinistra) che ovviamente hanno ingenerato tanta confusione nella gran parte della popolazione. La Destra non fa altro che alimentare questa confusione.
        Dopo di che, come ti ho già spiegato (non mi far ripetere le cose, per favore…), possiamo anche decidere che i termini di destra e sinistra non sono più validi perché, dato il contesto storico, per le ragioni suddette, non sono più abili a significare la relazione dialettica di classe che ha caratterizzato la storia dell’umanità fino ad ora (e a mio parere chissà per quanto tempo la caratterizzerà ancora…), ma questo è un altro discorso. Possiamo decidere di chiamarle Pinco e pallino, e forse oggi avrebbe anche più senso. Ma, come vedi, io e te siamo su posizioni molto diverse, se non opposte. Come vogliamo chiamare, linguisticamente parlando, questa dialettica che c vede opposti? Decidi tu, per me non c’è problema. Però dobbiamo chiarirci nella sostanza. E io credo in effetti che ci siamo chiariti e anche bene…Poi si può continuare a discutere all’infinito per il puro gusto di farlo ma questo è un altro discorso. Nei limiti però perchè è evidente che non posso, come dicevo, rispondere ad ogni commento in modo esaustivo come ho fatto con te, intervengo in tante altre situazioni e luoghi e il tempo non è infinito…

    • Alberto
      27 Marzo 2015 at 15:01

      Per Rita; scrive:

      “anche se su questo punto avrei molto da dire sentendomi cittadina del mondo.”

      Immagino che lei aderisca al pensiero marxista, non capisco quindi questa frase che non ha nulla di marxista perché fa riferimento al cosmopolitismo liberale (e liberista) e non all’internazionalismo marxiano (in Marx la lotta di classe non è riferita solo all’interno di un determinato contesto statale ma è estesa anche alle nazioni ergo alle comunità nazionali).

      Successivamente scrive:

      “Gli occidentali hanno chiesto il permesso quando hanno occupato bombardando le popolazioni di mezzo mondo, fatto saltare governi come in Libia, in Siria, il diversi paesi dell’Africa? Hanno chiesto a quelle ‘comunità’ quali erano le regole per ‘scegliere chi doveva entrare’ a depredare i loro territori. A massacrare e distruggere ponti, infrastrutture, persino ospedali. hanno chiesto il permesso di far diventare diventare carne da macello per affogare nel mare o asfissiati nei camion che giungevano dall’ex Yugoslavia per arricchire trafficanti in accordo con i governi europei che avevano necessità di abbassare i salari della classe operaia, facendo di loro una riserva di manodopera a basso costo per salvare i loro profitti in crisi? Insomma hanno chiesto il permesso di ‘entrare’ per compiere tutto questo nelle loro comunità e distruggere il welfare nei nostri paesi utilizzandoli come forza lavoro schiavizzata? mi scuso di qualche errore di forma, ma l’indignazione è tanta.”

      Non capisco a cosa dovrei rispondere, il mio commento iniziale non voleva in alcun modo essere una apologia dell’occidente e delle sue politiche capitaliste .
      E’ proprio grazie alle politiche imperialiste- capitaliste che il medio oriente è in fiamme (e anche altre aree del mondo), ma chi ha beneficiato di tutto ciò? il salariato europeo che non ha nemmeno il tempo di fermarsi a pensare e a capire il mondo che lo
      circonda perché si deve preoccupare di essere produttivo e competitivo per non finire in mezzo ad una strada? il disoccupato di lungo corso che non ha alcuna aspettativa di futuro stabile ? e oggi è anche peggio perché oltre a doversi sbattere per sbancare il lunario la società dello spettacolo colonizza culturalmente ogni individuo creando miti a cui ci si deve conformare pena l’esclusione sociale.
      Chi ne beneficia? e poi ci sarebbe la questione delle elite che sono sempre più globali, sempre più cosmopolite, sempre più liberi da vincoli.

      • Paola Pavese
        30 Marzo 2015 at 12:52

        Concordo con le affermazioni di Alberto.
        L’immigrazione di massa è un fenomeno necessario al turbocapitalismo, necessario da un punto di vista produttivo e necessario – politicamente, socialmente e culturalmente – alla formazione del nuovo soggetto dello sfruttamento e del consumo.
        La consapevolezza di ciò non fa di noi dei razzisti, ma ci porta a valutare il fenomeno che, oltre ad essere direttamente percepibile e innegabile in tutti i suoi attriti – è in relazione al formarsi, anche in Italia, di quel nuovo modello di realtà ad altissimo tasso di sfruttamento e bassissimo tasso di resistenza politica e culturale, necessario all’attuale sistema economico e di potere.
        Ora, questo non vuol dire vedere nell’immigrato il nemico, ma vedere nell’immigrazione di massa un fenomeno che vorremmo fosse superato da un assetto politico ed economico futuro. Per questo è necessario che il discorso sull’immigrazioni inizi a parlare conseguentemente con il vocabolario dell’antimperialismo, parola ormai vecchia, desueta, ma che spiega i fenomeni migratori. I movimenti degli immigrati il più delle volte eterodiretti dai loro referenti italiani, che giustamente cercano soluzioni al presente, che io sappia non hanno però mai voluto percorrere questa strada. Un qualsiasi immigrato africano conosce la realtà internazionale assai meglio di una persona mediamente informata e spesso anche di chi è impegnato politicamente. Costruire insieme agli immigrati una mappa del mondo dello sfruttamento. per comprenderne i meccanismi, sarebbe molto più utile che ascoltare i monologhi di Giulietto Chiesa. Insomma, quello che volevo dire , un po’ contortamente è che l’immigrazione, che la sinistra e non solo di governo, vorrebe vedere come un arricchimento, credo che allo stato dei fatti arricchisca solo il capitale, mentre non è mai arrivata ad essere, sicuramente in Italia, un occasione per comprendere i meccanismi di un capitalismo ossessivo oltre le possibilità umane e ambientali, né tantomeno un’occasione per contrastarle.

  6. 27 Marzo 2015 at 9:16

    La signora “Lucia” è soltanto una donna ignorante, una vittima impaurita del nostro Sistema, che l’ha portata ad esprimersi nei confronti di quelle altrettanto vittime in maniera incivile, probabilmente spinta anche da una rabbia repressa nei confronti di questa forte crisi che ha colpito volutamente il nostro Paese. E subito pronti ad additarla come nazionalsocialista, razzista, fascista o appartenente alla nuova destra. Questo collocare a tutti i costi un individuo alla destra o alla sinistra sta diventando deleterio. Il problema degli “immigrati” deve essere affrontato purtroppo, nel bene o nel male. Siamo arrivati al punto che non possiamo nemmeno definirli immigrati, è un termine dispregiativo. Sta di fatto, però, che i barconi continuano ad attraversare il Mediterraneo, il numero dei morti annegati cresce in maniera esponenziale…il territorio italiano non è vasto, se ogni settimana continuano a sbarcare 200/300 PERSONE di altri paesi dove e come vivranno, o meglio sopravviveranno?! Tutti gli Stati limitrofi hanno chiuso le frontiere, noi invece, per dimostrare al mondo intero che non siamo un Paese razzista, li accogliamo. Il nostro governo ha portato l’Italia in una situazione di grave deficit economico-finanziario, come può pensare di gestire questa tragica situazione? Ricordo un’intervista ad Alessandro Di Battista, deputato del m5s, di poco tempo fa, al quale era stato chiesto cosa ne pensasse dei “clandestini”, la sua risposta fu “«Dovunque vado le persone mi fermano e mi dicono: ‘Guarda, io non sono razzista, ma sono troppi”…“Io non capisco cosa c’è di razzista nel dire: ‘Oggi i clandestini sono troppi’. Cosa c’è di razzista?”.,e su tutti i giornali..”Dichiarazioni shock di Di Battista”..”Di Battista fascista, come Grillo e tutto il m5s”..! Insomma, la signora Lucia è fascista e nazionalsocialista, Di Battista è fascista, per non parlare dei cittadini di Lampedusa..tutti fascisti! Va bene. Il problema si è risolto?

    • Claudia
      31 Marzo 2015 at 22:31

      Mi scusi, io sarei la signora Lucia di cui il tizio che ha scritto l’articolo ha eatrapolato una frase da un contesto piu’ ampio che non definisce bene la questione posta. Non sono un’intellettuale ma neanche un’ ignorante: sono laureata in storia moderna con il massimo dei voti e sono giornalista pubblicista. Credo semplicemente che il lassismo di questo paese, il buonismo peloso di chi ci governa che sugli immigrati ci mangia e si e’ visto con mafia capitale, e la mancanza assoluta di legalità unita ad una crisi economica grave, non consenta all’italia di spalancare le frontiere non ai profughi veri che rappresentano solo il 10% degli immigrati, ma al restante 90% che fraudolentemente cerca di spacciarsi come tale. E che quando arriva qui pretende soldi, lavoro, cibo di proprio guato e tutto quello che nessun italiano potrebbe mai ” pretendere”. Le sembra giusto? A me no e se per questo devo essere presa ad es negativo dal tizio in questione, ben venga. Ne sono fiera. Loro vogliono per ideologia la distruzione di questo paese. Io no.

      • Fabrizio Marchi
        31 Marzo 2015 at 23:55

        Io invece sono il tizio che ha estrapolato la sua frase e non mi pare proprio che il resto dei suoi commenti si discostasse molto dalla suddetta, anzi…. Il livello era quello che era, nonostante la sua laurea in storia e il resto del suo pedegree.
        Per la cronaca, da queste parti si abbonda in lauree (non parlo solo per il sottoscritto, ovviamente, ma per un gran numero di persone che orbitano intorno a questo giornale), ma non ne facciamo ostentazione, non ne abbiamo bisogno e soprattutto non ci crediamo neanche un pò…
        Per il resto, stia tranquilla, anche se non è un intellettuale (il termine, sempre da queste parti, ci fa pure un pò senso…), non c’è nessun problema; la democrazia è il dialogo fra ignoranti…
        P.S. solo per la cronaca… sono figlio di un uomo, un partigiano, un antifascista, un lavoratore, un padre di famiglia, un militante e un dirigente socialista, che questo paese ha contribuito a costruirlo, non a distruggerlo. Sono altri quelli che lo hanno distrutto e lo stanno distruggendo…Vada per la sua strada Claudia/Lucia, e perdiamoci di vista…

      • Simona
        4 Aprile 2015 at 18:59

        Salve ,lei si presenta sempre con questa scritta sul suo biglietto?
        : sono laureata in storia moderna con il massimo dei voti e sono giornalista pubblicista.

        A me personalmente interessa zero tutta quella scritta che sventola compiaciuta, a me interessa guardarla negli occhi nel momento che vede un ”immigrato” su un barcone segnato dalla sofferenza , lei cosa fa gli domanda se è un uomo o una donna, se è di destra o di sinistra, a quale razza appartiene???Oppure mette da parte ogni pregiudizio ed agisce come una semplice persona che soccorre un suo simile?

        Che qualcuno ci specula su tutto questo non mi stupisce, ma non è certo l’immigrato che espone la sua vita mettendosi in viaggio e rischiando la morte che ne deve pagare altre spese, in più le dico che il buono ed il cattivo c’è anche fra la nostra gente comune……stia tranquilla.

  7. armando
    27 Marzo 2015 at 12:13

    Sull’immigrazione: che l’occidente non abbia alcun titolo morale per pontificare contro gli immigrati è fuori di dubbio. Non vengono in gita di piacere ma solo perchè nei loro paesi non hanno alcuna prospettiva, anche perchè gliela abbiamo in più modi sottratta anche noi.
    Che gli immigrati non siano persone peggiori di noi, anche questo è fuor di dubbio. Che alcuni di loro si dedichino ad attività illecite è verissimo, ma lo fanno anche tanti autoctoni.
    Rimane però il problema dell’amalgama fra persone di culture diverse, con abitudini diverse e che ovviamente si stabiliscono nei quartieri popolari e non ai Parioli, il che spiega quelle tracce di risorgente razzismo che notiamo proprio in quei ceti che sono più a contatto con gli immigrati (facile per i radical chic pariolini fare i buoni accoglienti, che in romanesco potrebbe essere tradotto con fare i froci col culo altrui). Il razzismo, sotto diverse forme, è un pericolo mai sopito interamente, che risorge quando si determinano alcune condizioni materiali di disagio sociale crescente. Non credo nemmeno sia tanto un problema di culture in sè incompatibili, quanto di tempi necessari per l’osmosi culturale ed anche di quantità. Sono falliti finora sia i modelli assimilazionisti sia quelli multiculturalisti. Perchè?
    Io non sarei così sprezzante nei confronti delle piccole comunità omogenee che finora si sono dimostrate quelle più integrate al loro interno, se per tali non si intendono comunità chiuse e diffidenti, ma comunità che sanno e riescono ad accogliere lo straniero nel proprio corpo senza snaturare le proprie tradizioni. Ma ciò è chiaramente impossibile se i soggetti da accogliere sono troppi e arrivano tutti insieme. Se è così, e se quindi non si crede ad un razzismo congenito nel popolo, è illusorio combatterlo col generico buonismo, ma è illusorio anche il richiamo all’internazionalismo proletario o come si voglia dire. Sarebbe una fuga in avanti.
    Ora, poichè il comunismo non è all’ordine del giorno, occorre porsi obbiettivi concreti e fattibili nel breve periodo. Mi sembra altrettanto evidente che credere di fermare l’immigrazione solo col controllo delle coste o con misure di polizia è pura illusione e si risolverà in disastri umani enormi. Tali controlli hanno senso se, e solo se, si attivino contemporaneamente misure verso, e accordi con, quei paesi da cui l’immigrazione proviene da cui parte. Fare di tutto, cioè, per dare a quelle genti la speranza di vivere decentemente nei loro paesi. Quindi che quei paesi siano aiutati a reggersi sulle proprie forze utilizzando autunomamente le proprie risorse e che “esportino” quote limitate di persone.
    Possibile? Non certo nella logica dell’ipercapitalismo attuale al quale, tutto sommato, l’immigrazione di manodopera a basso costo è funzionale, anche per tenere basso il costo di quella autoctona.
    Senza perdersi in voli pindarici su inattuali sistemi comunisti o sull’attualità della rivoluzione, a me basterebbe un governo che volesse rimettere l’economia sotto il controllo della politica, che prendesse misure in tal senso e che quindi, anche verso quei paesi, facesse una politica diversa dall’attuale, interamente subordinata a quella delle amministrazioni americane. Un governo, ad esempio, che facesse accordi autonomi sull’energia o sulle materie prime, del tipo Eni di Mattei per intenderci. Certo così non sarà finchè ci si subordina agli Usa e si fa fuori Gheddafi, col risultato che l’Italia non conta più nulla in Libia, o si tenta di far fuori Assad.

  8. armando
    27 Marzo 2015 at 12:41

    Ancora io su una questione diciamo metodologica.
    Fabrizio si dichiara, giustamente, di sinistra e sostiene anche che esistono partiti o movimenti (es il Pd o Sel) che dicono di essere di sinistra in realtà non lo sono o lo sono molto parzialmente. Il che può significare due cose.
    1) Che la sinistra è molto articolata e diversificata al suo interno, oppure 2)Che non merita quell’appellativo anche se lo rivendica.
    Vorrebbe dire che esistono criteri oggettivi per potersi dire di sinistra. Fabrizio, da un certo punto di vista a ragione, ritiene che siano i suoi, ma naturalmente altri potrebbero non essere d’accordo.
    Nel caso 1), perchè non applicare lo stesso criterio alla destra e ammettere che ci sono molte destre diverse l’una dall’altra, alle volte più distanti fra di sè di quanto lo siano rispetto ai tradizionali avversari politici? Per esempio i neocon americani somigliano molto più ai liberal che non a certi altri conservatori.
    Nel caso 2) la questione teorica è chiusa perchè, dati certi criteri, chi non risponde ad essi è automaticamente classificabile dall’altra parte, con la possibilità, però, che si finisca per considerare di sx formazioni che dicono di non esserlo e viceversa, od anche che la sinistra “pura” si riduca a ben poco, da cercare insomma col lumicino. Il che dovrebbe far riflettere. Detto questo, la questione rimarrebbe pur sempre aperta sul piano dell’azione politica, come dimostra l’esempio della Grecia, dove la sinistra vittoriosa si è alleata con una piccola formazione di destra anzichè col centro sinistra o sinistra moderata che dir si voglia. Perchè? evidentemente perchè sul piano concreto esisteva una maggior vicinanza. Non trovo altre spiegazioni, il che però ci riporta al punto 1).
    Mi sembra la dimostrazione di come sia difficile districarsi con categorie nate in tempi molto diversi dall’attuale. Il tutto vale, è ovvio, anche per chi si ponesse la questione dal punto di vista opposto.

  9. Riccardo
    27 Marzo 2015 at 14:24

    Brava Silvia Franceschini.
    ———
    Fabrizio, io di idee ne ho anche troppe (…), ma siccome qui sono “a casa tua”, evito di esprimerle perché so che non ne passeresti nemmeno mezza (non una…), come hai già fatto in altra sede, in un recente passato.

    • Fabrizio marchi
      28 Marzo 2015 at 11:55

      Riccardo stai dicendo delle scemenze e lo sai benissimo.qui non censuriamo nessuna opinione, anche la più distante, purché seriamente argomentata. E non é questo il tuo caso. Abbiamo censurato alcune tue provocazioni che non hanno nulla a che vedere con un dibattito o una critica magari anche radicale ma costruttiva. Quindi non fare la vittima perché non lo sei affatto. Se questo giornale non ti piace cambia pure strada…

  10. 28 Marzo 2015 at 14:40

    Comunque c’è da considerare che tra la nuova destra di Salvini (o chi per lui ) e la sinistra tipo SEL , anche se sembrano agli antipodi ,hanno molti punti in comune ,mi sono imbattuto su le “invasioni barbariche ” (proprio per caso, programma che non vedo mai ) e chi era presente? Oltre a Salvini che ormai è presente anche dentro le patatine, c’era anche Lella Costa, non certo esponente di SEL ma diciamo di una certa sinistra ,subito lei ,per dimostrare che non è razzista ha tirato fuori che gli immigrati lasciano il posto nella metropolitana, cosa senz’altro vera, dimostrando chi sono i “buoni” della situazione ,comunque era in teatro con il programma “ferite a morte” contro i femminicidi ,quindi i cattivi erano rappresentati dagli uomini ,tra i discorsi di Salvini e quelli di Lella Costa cambiavano i soggetti ,ma la matrice era la stessa ,di trovare il nemico da combattere e ,stranamente(nemmeno poi tanto) ,non era mai il capitale ,ma certi tipi di persone ,per Salvini senza gli immigrati si vive meglio ,per Lella Costa senza uomini si vive meglio ,non riesco a vedere la differenza tra i due

  11. rita chiavoni
    30 Marzo 2015 at 13:02

    Certo che sono una marxista convinta e proprio per questo mi sento cittadina del mondo. Le dinamiche economiche che al momento sostengono la globalizzazione dei mercati, il capitalismo di ieri e il liberismo di oggi confermano la visione che le condizioni economiche che regolano le società sono le stesse al di la degli stati, per questo,ad Alberto ricordo che l’internazionalismo è uno dei capisaldi del socialismo e che l’organizzazione in stati è un passaggio verso una comunità più ampia. Non credo comunque di dover dar conto della mia affermazione sul sentirmi cittadina del mondo.

    Il mio commento parla da se. Vedo che Alberto ha qualche difficoltà a conciliare una generica e alquanto confusa visione anticapitalistica e antimperialistica con la difesa delle ‘comunità’ che sostengono il primato etico di un modo di vivere al punto da doverlo ‘esportare’;
    ‘non tutti emigrano per fame, molti sono attirati dal nostro stile di vita e quindi in ultima analisi dal consumismo che di fatto è l’unica vera identità che permea sempre più la nostra società’ , é vero, il colonialismo culturale ha esportato il modello identitario occidentale e noi occidentali ci meritiamo i derelitti in cerca di sopravvivenza attratti, secondo lei, dai miti del benessere dell’occidente. Una premessa mi sembra necessaria. Ritengo ipocrita la distinzione posta in essere dalla comunità internazionale tra rifugiati, richiedenti asilo e semplici sfigati immigrati proprio perchè creano dei privilegi fittizi, che portano ad altrettanto ipocrite forme di ‘accoglienza’. Le motivazioni personali delle migrazioni sono molteplici, strettamente legate alla storia individuale, eppure quando assumono le proporzioni attuali è evidente che il fenomeno è sostenuto in primis da condizioni sociali ed economiche strutturali: ed oggi sono le guerre, scientemente sostenute dai poli imperialisti Usa, UE e non solo, per una ridefinizione delle aree d’intervento di ciascuno. Quindi chiunque arriva è spinto dalla necessità, e non ci sono brutti sporchi e cattivi più di chiunque altro, anche autoctono, spinto dalla necessità.
    Francamente a conclusione, ritengo che l’articolo di Fabrizio Marchi sia dirimente e chiaro e non necessiti, almeno per quanto mi riguarda, di ulteriori commenti, con i quali si rischia di perdere il senso vero dell’articolo: l’attualità delle dinamiche di classe marxianamente intese, non solamente del fenomeno migratorio in se , ma anche delle nuove forme di razzismo basate sull’ipotetica difesa di tradizioni e comunità. Concordando con Marchi sull’attualità delle categorie di dx e sn, penso che la visione interclassista sia funzionale a distrarre le coscienze sulla condizione di nuova schiavitù alla quale sono consegnate le popolazioni del mondo.

    • armando
      21 Aprile 2015 at 19:53

      Scrive Rita, se ho capito bene: “é vero, il colonialismo culturale ha esportato il modello identitario occidentale e noi occidentali ci meritiamo i derelitti in cerca di sopravvivenza”
      Una cosa è a)riconoscere che nel mondo è bene che ci siano modi di vita diversi in quanto espressione di culture e civiltà diverse, un’altra b) affermare il primato etico della propria e proporsi di esportarlo.
      Attenzione, però. Nel caso a) è difficile dichiararsi cittadini del mondo se con questa espressione si sottintende che il cittadino del mondo non affonda le proprie radici nella sua cultura. Che è diversa dalle altre. Tutte ugualmente legittime ed è giusto che chi vi è cresciuto vi sia anche “affezionato” e non le rinneghi.
      Questa mi sembra, fra l’altro, l’unica base possibile del diritto internazionale.
      Se questa concezione è sincera e non un modo di far rientrare dalla finestra ciò che si è cacciato dalla porta, si pone tuttavia un problema. L’osmosi, la contaminazione,, ci sono sempre state. Tipica è quella fra la cultura occidentale e quella araba. Ma è una questione di tempi, di processi lenti di assimilazione reciproca. Quando diventano accellerati allora nascono problemi sociali, oltre le buone intenzioni.

  12. Simona
    3 Aprile 2015 at 11:08

    Come definire infatti una persona che ragiona come la “nostra” Lucia? Certamente non una persona idealmente e concettualmente di Sinistra, questo è poco ma sicuro.

    Vede Sig. Marchi, ho letto attentamente il suo articolo,lei ha attirato la mia attenzione esattamente come la signora Lucia ha attirato la sua….

    Come definire lei allora? Non molto diverso da chi punta il dito verso chi ha un ideologia diversa dalla sua, e come se guardassi il film intitolato ”Come portare acqua al proprio mulino ”.

    E’ assurdo parlare di oriente e occidente, destra e sinistra, maschilismo e femminismo e poi TUTTI indistintamente RAZZISTI di genere.

    LEI è anche un ”privilegiato ”, puo’ sfruttare questi spazi per infondere Pace nell’animo umano, invece che schierarsi compiaciuto verso tutti quelli che parlano la sua lingua…

    Vogliamo parlare degli ”immigrati”? Certamente ha fatto dei bellissimi paragoni con le situazioni ove in passato i nostri nonni si trovavano nelle stesse condizioni , continui su questa linea…perchè non lo fa?
    Perchè deve riempire ”uno spazio giornalistico ” dove tutela la sua ideologia!!!!!
    Bene la tuteli pure, ma per favore non si metta nella ”condizione” di additare gli altri

    ”è un pessimo messaggio che incita le persone ad additare lei……”

    Saluti

    • Fabrizio Marchi
      3 Aprile 2015 at 11:50

      Cara Simona, in tutta franchezza non credo neanche un pò nella sua buona fede e trovo che le sue critiche al mio articolo e soprattutto al mio presunto modo di pormi siano capziose e del tutto prive di ogni fondamento.
      Buona giornata.

  13. simona
    3 Aprile 2015 at 18:06

    Vediamo Signor Marchi se le avessi scritto in questo modo: Lei scrive divinamente, il suo articolo non fa una grinza, lei è propositivo ed imparziale, un genio intellettuale..etc..etc Le sta bene l’elogio? Per carità lei lo merita anche, per il solo ”impegno verso le diseguaglianze”, ma qui non lo ha dimostrato molto anzi è di parte, perchè difende i suoi interessi esattamente come la signora Lucia difendeva a sua volta i suoi.

    Lei pensa di dare la ”libertà” di parola a tutti in questo modo? Sminuendo il senso profondo del pensiero che il lettore dà su ciò che scrive? La prenda come una critica costruttiva e non invasiva, guardando sotto questo profilo lei cambierà il senso di veduta verso chi è in buona fede e non diversamente.

    Lei voleva spronarmi a parlare, voleva che le riconfermassi che le diseguaglianze ideologiche pacifiche, come in questo caso, possono coesistere se lei lo permette però….

    Posso dirle che il suo ruolo è da privilegiato rispetto al mio che non ha nessuna voce in capitolo, già è lei che decide se far scivolare la discussione o farla troncare anche adesso se non quadra con quello standard comunicativo dietro il quale opera o mi sbaglio?

    • Fabrizio Marchi
      3 Aprile 2015 at 19:53

      Come può ben vedere, Simona, non sto troncando proprio nulla…Per quanto mi riguarda non posso che ribadirle quanto già le ho scritto. Nutro forti dubbi sulla sua buona fede e ritengo del tutto strumentali e infondate le sue critiche.
      Ora, se ha delle opinioni da esprimere nel merito degli articoli pubblicati su questo giornale lo faccia pure liberamente; continuare questa stucchevole polemica non è invece di interesse per nessuno, questo è poco ma sicuro, tanto meno per i nostri lettori. Sono certo che ne converrà anche lei.
      Buona lettura e buon proseguimento

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