La destabilizzazione del mondo non globalizzato

Il Bacino dei Caraibi è a rischio destabilizzazione. Dopo aver sottovalutato il sionismo ed il neoconservatorismo, la sinistra è rimasta ancorata ad una concezione novecentesca del colonialismo: lo scontro fra socialismo e capitalismo. L’imperialismo del ventunesimo secolo si basa sulla demolizione controllata degli Stati nazionali: il nemico principale non è più il proletariato, ma la Nazione.

 

Mentre il governo statunitense finge di ritirare le truppe dal Medio Oriente, il Pentagono proietta la Dottrina Rumsfeld – Cebrowski nel Bacino dei Caraibi. Nell’articolo Haiti: Washington rilancia la distruzione del Bacino dei Caraibi?, scrivevo: ‘’Al momento non possiamo dire con certezza se l’assassinio del presidente sia ‘’una conseguenza del conflitto interno di lunga data, degli scoppi di violenza e della criminalità dilagante in quel paese’’ o se Washington voglia rilanciare la Dottrina della ‘’guerra senza fine’’, nonostante ciò le inchieste giornalistiche vanno in quest’ultima direzione. Riprende la distruzione del Bacino dei Caraibi?’’ 1. A distanza di pochi giorni abbiamo degli elementi che confermano la tesi ivi esposta:

  • La Colombia, una sorta di Israele dell’America Latina, ha fatto da base logistica agli assassini del presidente haitiano. Il capo dell’Operazione contro Jovenel Moïse, uomo di potere incapace e corrotto,  Emmanuel Sanon, proviene dagli Stati Uniti e non può non aver agito senza l’autorizzazione della CIA.
  • A Cuba, secondo il Manuale dell’Open Society e delle ONG imperialiste, è scoppiata una pseudo ‘’rivoluzione colorata’’ tele-guidata dalla mafia di Miami. Fin da subito, avevo chiarito che la mattanza haitiana avrebbe infiammato la controrivoluzione preventiva nel Bacino dei Caraibi.

Una parte importante della sinistra di classe seguita nel ritenere lo scontro fra antimperialisti e ‘’vendi patria’’ il conflitto principale: la nuova strategia di Washington, successiva all’11/9, ha il proprio perno nella ‘’guerra senza fine’’, le guerre non si combattono più per ottenere la vittoria, ma per gettare intere aeree geografiche nel caos. Moise era un criminale qualsiasi, per quanto incapace, al servizio di Washington, nonostante ciò lo Stato profondo non ha esitato nel far partire dalla Colombia i sicari che l’hanno deposto.

La domanda non è ‘’Sicari colombiani o complotto internazionale’’ 2, stiamo assistendo al rilancio della strategia adoperata dal complesso militar-industriale nel Medio Oriente: la distruzione delle infrastrutture statali senza distinzione fra ‘’nemici’’ (nazioni sovrane e non allineate) e ‘’vassalli’’ (Stati alleati degli USA). Il ‘’complotto’’ è una categoria caratterizzante la storia della borghesia, nonostante ciò deve essere inquadrato in quanto tattica politica, non concezione ‘’paranoica’’ e ‘’demonologica’’ dei processi storico-sociali.

La Colombia è uno Stato, ma non una Nazione: le classi sociali occupano differenti aeree geografiche del paese, di conseguenza la borghesia metropolitana non ha alcuna conoscenza dell’entroterra, mentre il sottoproletariato viene – il più delle volte – arruolato nei gruppi paramilitari d’estrema destra. Il presidente cristiano-sionista Ivan Duque ha rigettato gli Accordi con la guerriglia marxista-leninista delle FARC-EP riprendendo la strategia terroristica degli assassinii mirati: nel maggio scorso, sicari colombiani hanno assassinato il leader rivoluzionario Jesus Santrich , probabilmente nel territorio venezuelano. Bogotà è la Tel Aviv dell’America Latina.

 

Cuba affronta la ‘’rivoluzione colorata’’ della mafia Anglo-Sionista

La Nazione non allineata cubana, forte di uno stato sociale dinamico, ha affrontato e vinto l’emergenza sanitaria internazionale per Covid-19. L’Havana, non soltanto ha protetto i suoi cittadini, ma ha esportato le proprie innovazioni farmacologiche e vaccinali nel resto del mondo, rilanciando la minaccia del ‘’buon esempio’’: lo stato sociale funziona, il capitalismo no. Soberana batte Big Pharma, il pessimo esempio dei vaccini mRNA e gli speculatori della Pfizer.

Inasprendo le sanzioni, il presidente Biden ha accentuato le provocazioni di Trump: il capitalismo, secondo la cerchia dei ‘’dem’’, non è soltanto padronale e militarista, ma anche pianificatore e finanziario teso ad edificare una nuova Architettura di potere. Nella logica delle Fondazioni Gates e Clinton, l’inferno del caos creativo travolgerà tanto gli Stati alleati del Deep State quanto le nazioni impegnate nella costruzione di un mondo multipolare. Una concezione crudele delle relazioni geopolitiche e della conflittualità sociale che trova le proprie radici nel pensiero di Thomas Hobbes, Friedrich Nietzsche, vero precursore dell’ “anarcocapitalismo”, Leo Strauss, ma soprattutto Samuel Huntington.

Il Presidente di Cuba Miguel Díaz-Canel ha denunciato il tentativo statunitense di destabilizzare il paese, leggiamo:

“Vogliono soffocarci per porre fine alla Rivoluzione, se si preoccupano del popolo, aprano il blocco”

“In modo subdolo, codardo e opportunista, chi sostiene sempre il blocco e si serve di mercenari e lacchè dell’impero, appare con dottrine umanitarie per rafforzare l’idea che il governo cubano non sappia uscire da questa situazione, se sono preoccupati del popolo di Cuba, aprano il blocco (…) sappiamo che non lo fanno perché non hanno dignità” 3

 

La nuova politica imperialista degli USA va ben oltre il blocco e le trame dell’estrema destra filo-statunitense: Washington si prepara ad infiammare un’intera aerea geografica utilizzando il paramilitarismo evangelico, gruppi di provocatori ben addestrati nelle centrali ‘’occulte’’ della CIA nel centro e sud America. L’Havana, per resistere, dovrebbe intensificare lo scambio d’informazioni con Damasco; la Siria è la prima nazione non allineata ad aver affrontato e vinto l’edificazione d’una nuova Architettura di potere. Se così fosse, nei prossimi anni Bashar al-Assad potrebbe guidare la costruzione del nuovo Movimento dei non allineati.

E’ chiaro che il presidente Biden voglia allargare in America Latina la Dottrina Rumsfeld – Cebrowski: i grandi paesi, come Brasile ed Argentina, rimarranno dominate dal conflitto fra socialdemocratici radicali (ora nella variante populista) e capitalisti (ora nella variante nazi-evangelica), mentre una parte del continente sprofonderebbe nel caos.  Strumentalizzando la crisi pandemica, Washington ha esportato forme di destabilizzazione analoghe perfino in Europa: il mondo dopo la pandemia conoscerà nuovi rapporti di subordinazione, lo “schiavismo digitale” – acclamato dalla ‘’sinistra’’ politicamente corretta – accelererà dinamiche di deprivazione dei diritti senza precedenti.

 

http://www.linterferenza.info/esteri/haiti-washington-rilancia-la-distruzione-del-bacino-dei-caraibi/

http://aurorasito.altervista.org/?p=18604

http://aurorasito.altervista.org/?p=18630

Usa in America Latina: interventi militari, golpe, Cuba. - Limes

Fonte foto: Limes (da Google)

 

 

 

1 commento per “La destabilizzazione del mondo non globalizzato

  1. Enza
    13 luglio 2021 at 18:56

    Ottima analisi.
    Credo che Biden abbia dovuto, in un certo senso, ripiegare verso l’antica vocazione Usa, ossia il dominio dell’America centromeridionale, da quando, le mire espansionistiche sul Pacifico si sono arenate. E sappiamo perchè.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di essere al corrente che i commenti agli articoli della testata devono rispettare il principio di continenza verbale, ovvero l'assenza di espressioni offensive o lesive dell'altrui dignità, e di assumermi la piena responsabilità di ciò che scrivo.