Gli operai dell’ex ILVA di Taranto: “Sembra che nessuno ci ascolti”


Gli operai dell’indotto ex Ilva sono scesi in piazza a Taranto il 14 settembre 2026. Uno sciopero di 24 ore che ha visto gli operai sfilare per la città. Le lettere di licenziamento sono ormai partite a seguito dello spegnimento dell’area a caldo entro ottobre. Gli operai hanno mostrato il vero volto del lavoro in Italia: solitudine e divisione. Il disprezzo verso i lavoratori è la normalità del nostro tempo a capitalismo integrale. Disprezzo sintetizzabile nelle parole di un operaio che all’intervistatore ha detto:

“Sembra che nessuno ci ascolti”.

Le rare immagini, prive di dibattito reale, che i servizi televisivi hanno mandato in TV mostrano operai anziani e stanchi che tremano al pensiero del licenziamento. Per loro e per i loro cari, se i licenziamenti fossero confermati, il futuro si chiude oggi.

Gli operai dell’ex Ilva e i lavoratori non sono ascoltati, anzi le oligarchie padronali, perché tali sono, usano la rabbia e la disperazione dei subalterni per i loro giochi di potere. Gli operai dell’indotto sono usati per fare pressione sui poteri centrali in modo che si giunga ad una “decisione” che non scontenti i padroni. L’unico dato è la solitudine politica dei lavoratori. La sinistra ufficiale, sensibile ai diritti individuali, non era presente a Taranto. La Schlein, erede del fu Partito comunista, tace, perché il cuore del PD batte per il capitale e per il mercato.

La mobilitazione è stata organizzata da Fim, Fiom, Uilm e Usb. Dove era la politica incapace di dare risposte da decenni? Dove erano gli altri lavoratori? Dove erano gli altri sindacati? La divisione fra i subalterni favorisce i padroni e uccide il futuro e il presente di operai e famiglie che si ritroveranno senza presente e senza futuro. In una nazione che si dichiara europea ed è sempre pronta a far usare le proprie basi per bombardare gli stati in cui i diritti elementari non sono rispettati, a Taranto, gli operai devono scegliere tra lavoro e morte. Gli interventi dello Stato e dei padroni sono stati insufficienti a garantire la vita degli operai e dei cittadini, ma dinanzi alla possibilità della lenta morte per disoccupazione non sappiamo cosa sceglierebbero i lavoratori. La magistratura ha fermato con l’ordinanza l’area a caldo in difesa della salute e della vita. La conseguenza è stata il licenziamento sempre più concreto di ben 2500 lavoratori. A Taranto non c’è futuro per gli operai e per gli impiegati e si avvia a diventare una realtà deindustrializzata e senza futuro. Una politica insensibile al “grido di dolore di tanti” non ha il coraggio di risposte radicali e coraggiose per rispondere alla tragedia che Taranto vive da decenni. Questa è la classe politica che abbiamo; il lavoro è stato umiliato e precarizzato. Il disprezzo per i lavoratori dipendenti conduce al silenzio a cui stiamo assistendo in questi giorni bui per Taranto e per tutti i lavoratori. Dovremmo reimparare il messaggio con cui Marx chiuse il Manifesto del Partito comunista:

 “I proletari non hanno da perdervi che le loro catene. Hanno un

mondo da guadagnare.

PROLETARI DI TUTTI I PAESI, UNITEVI!”.

 Nel frattempo la Bce ha lanciato un sondaggio fra i cittadini per scegliere le immagini delle nuove banconote. Questa è la democrazia europea e italiana, in cui i cittadini sono chiamati a scegliere l’inessenziale. La democrazia del “niente” è la nostra amara realtà, dobbiamo accontentarci di queste farse, in cui siamo chiamati a scegliere le immagini delle banconote e non certo il loro uso.

È in corso uno sciopero di 24 ore dei lavoratori dell'indotto dell'ex ILVA  di Taranto

Fonte foto: Il Fatto Quotidiano (da Google)

1 commento per “Gli operai dell’ex ILVA di Taranto: “Sembra che nessuno ci ascolti”

  1. a.p.
    16 Settembre 2026 at 9:34

    Il proletariato si accorge che non conta nulla? Troppa fatica leggere Marx, troppa fatica a rinunciare alle slot machine, troppa fatica a rinunciare a seguire ossessivamente il calcio, troppa fatica a rinunciare a sniffare coca per resistere alle ore lavorative, troppa fatica occuparsi veramente della famiglia; insomma troppa fatica la pratica dell’emancipazione dalla catene del capitale monopolistico. Il Pd è un partito di venduti e come auto giustificazione ha convinto il proletariato a seguirne le sue tracce.
    Il proletariato ha esultato quando il muro è crollato, peccato che è rimasto sotto le macerie. Adesso il proletariato si affiderà ad Afd o a vannacci o qualche altro demagogo adesso di moda: chiaro, lo libererà dalle macerie per riportarlo in gabbia. Questo è il destino del proletariato: l’energia profusa per garantire il profitto al capitale consuma le forze necessarie alla propria emancipazione, lo dice la storia non certo io. Si può cambiare il destino? Assolutamente si, ribaltare la volontà di potenza nietzschana da reazionaria a rivoluzionaria, la storia suggerisce che non c’è altra strada.

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