Arcobaleni

Thomas Müntzer[1] nella battaglia di Frankenhausen, combattuta il 14-15 maggio 1525, in nome della giustizia e dell’uguaglianza fu sconfitto dai principi tedeschi. Le grida dei contadini che sostennero la riforma luterana nella versione anabattista giungono fino a noi, ci rammentano che la lotta è sempre possibile, e specialmente, alla nuda vita da consumare nell’oppressione è preferibile il rischio della lotta. L’arcobaleno è stato il simbolo dei contadini in rivolta, il loro arcobaleno non era inclusivo, l’arcobaleno dei contadini era simbolo dell’esodo verso un nuovo sistema nel quale l’umiliazione quotidiana e il bisogno materiale erano cancellati dalla partecipazione democratica e dal ripristino delle consuetudini comunitarie fino alla materiale realizzazione del comunismo. Il motto con cui si ricorda il comunismo di Thomas Müntzer  è “Omnia sunt communia”. La legge di Dio è nel dono della terra e dei suoi frutti a tutti, ciascuno ha il diritto naturale di vivere l’Eden promesso in terra, per cui l’oppressione proprietaria e feudale dei principi  è contraria alla legge naturale, non è voluta da Dio, ma dall’azione predatoria di una manciata di individui che hanno usato il testo sacro per opprimere e giustificare il dominio. L’arcobaleno è il segno della pasqua, ovvero del passaggio verso un’altra realtà sociale ed economica, in cui ogni essere umano è liberato dall’angoscia del dominio e dell’illimitato desiderio crematistico. L’arcobaleno dei contadini in rivolta splende ancora, malgrado la sconfitta, è il segnale che indica l’uscita dalla gabbia d’acciaio e dall’oppressione reificante. I contadini in quella battaglia usarono l’arcobaleno come bandiera, lottavano per tutti, l’arcobaleno indicava l’uscita dalla normalità del male per accedere ad un’altra pratica di vita, in cui i beni in comune “erano spiritualizzati” nel riconoscersi fratelli tutti in uno stesso principio. Dai testi di Thomas Müntzer si alza un’accusa che giunge fino a noi, la rapacità proprietaria dissecca la vita alla fonte con il suo agire predatorio:

“Guarda, i signori e i prìncipi sono l’origine di ogni usura, d’ogni ladrocinio e rapina; essi si appropriano di tutte le creature: dei pesci dell’acqua, degli uccelli dell’aria, degli alberi della terra (Isaia 5, 8). E poi fanno divulgare tra i poveri il comandamento di Dio: “Non rubare”. Ma questo non vale per loro. Riducono in miseria tutti gli uomini, pelano e scorticano contadini e artigiani e ogni essere vivente (Michea, 3, 2–4); ma per costoro, alla più piccola mancanza, c’è la forca[2]”.

Dopo la caduta della Germania Est Thomas Müntzer è scomparso nella riunificazione delle due germanie, da simbolo della lotta comunista è divenuto, fra non pochi imbarazzi, eroe nazionale, si vuole cancellare il ricordo della radicalità della sua lotta per addomesticarlo nell’inclusione. Il nuovo arcobaleno che sventola sull’Europa è  a tinte fosche, è l’arcobaleno dell’inclusione. I movimenti che lo utilizzano sono gli armigeri della nuova conservazione. Si utilizzano gli slogan libertari fino all’anarchia liquida per consolidare il modo di produzione capitalistico che si offre quale protettore delle diversità, purché le loro parole e i loro progetti siano organici alla gabbia d’acciaio. L’arcobaleno da simbolo dell’esodo è divenuto l’inganno delle nuove sinistre-liberal che accolgono per normalizzare ogni differenza all’interno delle logiche proprietarie, individualistiche e consumistiche. Il capitale è un sistema che accoglie allo scopo di rendere le critiche endogene. Si schiera dalla parte di coloro che confermano il sistema, apre la gabbia ai nuovi venuti, ne accoglie le critiche per neutralizzarle con l’inclusione adattiva. I movimenti arcobaleno sono l’avanguardia che critica il “vietato vietare” per disporsi al consumo illimitato. Essere liquidi è la virtù esaltata dai manifestanti che si accalcano intorno alle bandiere multicolorate della nuova conservazione. Si usano slogan della sinistra per rafforzare il capitale, il nuovo arcobaleno non splende e non indica un nuovo mondo, ma biecamente conserva il presente e necrotizza la prassi. Rammentare l’arcobaleno della guerra dei contadini ci deve far pensare che l’attualità con i suoi simboli e le sue scenografie non è la totalità. In contesti diversi la stessa simbologia può rappresentare la corrente calda che spezza la coazione a ripetere della conservazione. Sul nostro futuro sventolano due arcobaleni: l’arcobaleno del politicamente corretto e l’arcobaleno della critica radicale che segnala un movimento tellurico teso verso un futuro in cui non vi è la semplice ripetizione del medesimo, ma la speranza del logos che si fa storia. Riappropriarsi dei simboli della tradizione della sinistra radicale e delle parole è indispensabile, in quanto il capitalismo assoluto ha imparato a rendere endogena ogni manifestazione di dissenso, riduce le battaglie per la libertà a semplici desideri narcisistici. Sta a noi tutti innalzare l’arcobaleno della guerra dei contadini nel presente.

[1] Thomas Müntzer, da un’erronea tradizione scritto anche Münzer (Stolberg, 1489 – Mühlhausen, 27 maggio 1525)

[2] Thomas Müntzer, Confutazione ben fondata, 1524

Tributo a Thomás Muntzer | Brasília Capital

1 commento per “Arcobaleni

  1. Ugo
    23 Febbraio 2022 at 17:59

    Su quale pianeta esosolare vive il compagno bravo?

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