Elogio del gioco


Non ho praticamente mai smesso di giocare a calcio (calcetto, calciotto) fin da quando sto al mondo. Da quando sono in pensione ho ripreso a giocare con una notevole frequenza, diciamo mediamente tre partite alla settimana. Chi ama come me giocare a calcio (calciotto o calcetto) sa che cosa significa. Giocare è un divertimento puro, è la sospensione totale di ogni altro pensiero. Quando si gioca si pensa soltanto al gioco, alle geometrie che si disegnano sul campo, al passaggio filtrante, al gol da segnare, all’uomo da marcare, alla giocata di classe (per chi natura l’ha dotato, come recita la famosa canzone di Ligabue, per gli altri c’è sempre la vita da mediano, ma egualmente bella…) e a niente altro.

Nel giocare (la famosa nietzschiana “danza del fanciullo… ) si diventa necessariamente creativi, anche quando si gioca in un ruolo e in una zona del campo ben definiti. Nel gioco c’è immediatezza, non c’è separazione, neanche temporale, fra pensiero e azione, o meglio, spesso c’è, ma solo per pochi secondi, quando devi decidere a chi dare la palla oppure se devi tirare in porta o passarla ad un compagno. Il gioco è l’esatto opposto dell’alienazione. Il gioco è come il sesso. Quando si fa sesso non si pensa a niente altro (per lo meno quando si fa del sesso sano, purtroppo sappiamo che per tanti/e così non è e magari mentre lo si fa si pensa a tutt’altro e spesso anche a qualcun altro/a, ma questo è un altro discorso…). E infatti il sesso è un altro bel gioco, anche se di tutt’altra natura, o per lo meno dovrebbe esserlo (poi sappiamo che è stato sovraccaricato da tonnellate di sovrastrutture di ogni genere ma anche questo è un altro discorso, ancora più complicato…).

Quello che voglio dire è che in entrambi i casi c’è una sospensione totale di ogni altro pensiero. Non si può giocare a pallone (e neanche scopare…) pensando alle bollette e al mutuo da pagare, al capoufficio stronzo, alla suocera rompicoglioni o alle riunioni di condominio ma neanche ai drammi esistenziali. Nel gioco il rapporto con la vita è immediato, cioè non mediato da alcunché. Nel gioco la vita acquista pienezza, totale e assoluta. E’ puro divertimento. Il gioco è il contrario della noia e naturalmente del dolore. Il gioco disinnesca l’angoscia e ci immerge in una condizione di serenità. Specificamente, nel gioco del calcio, oltre alle geometrie più o meno variabili e alla creatività personale, entrano in ballo tanti altri fattori. Il sudore, la fatica, il freddo d’inverno (ma te lo dimentichi perché ti scaldi) la pioggia, a volte, che ti bagna e diventa un tutt’uno con il sudore, il caldo d’estate. E poi il contatto fisico ma anche e soprattutto psicologico con gli altri. Ricordate: come si sta in campo si è anche nella vita. Questo lo posso affermare con assoluta certezza.

Quando si gioca non ci sono telefoni cellulari, smartphone, computer e alcunché di elettronico; ci sono solo il corpo e la mente concentrati nello stesso momento su quello che si sta facendo. Qualcuno potrebbe obiettare:”Ma anche quando si studia o si fa un’attività lavorativa o comunque impegnativa ci si sta con la testa”. Vero ma solo in parte, molto in parte, perché quando si svolge un’attività lavorativa e soprattutto quando si studia ci si distrae spesso e soprattutto volentieri, la nostra mente viaggia da una parte all’altra e poi la dobbiamo riportare faticosamente su quello che stiamo facendo, anche quando e se svolgiamo un’attività magari gratificante o relativamente tale. Ma quando giochiamo non pensiamo a null’altro se non a giocare. Corpo e mente sono totalmente sovrapposti e allineati, in altre parole, in armonia.

Qual è la morale di questo discorsetto? Viviamo la gran parte della nostra vita in una condizione di alienazione. E quindi di noia che produce tristezza, che a sua volta produce sconforto, disperazione, depressione. Ho fatto la scoperta dell’acqua calda, direte voi, e avete ragione. Avete ragione. Però su questi aspetti non ci si sofferma mai, li si danno per scontati. E sbagliamo, a mio parere.

L’aver recuperato gran parte del mio tempo libero mi ha messo nelle condizioni – per lo meno finchè il mio corpo me lo consentirà (penso con terrore a quando non potrò più giocare a pallone) – di recuperare quella dimensione del gioco che il lavoro e le incombenze della vita (in minima parte già elencate sopra) inevitabilmente sottraggono.

Naturalmente avere più tempo ci dà anche altre possibilità, quelle di dedicarci alle attività che più ci gratificano. Ma anche in questo caso rientra la dimensione del gioco, sia pure in forme diverse o sublimate, diciamo così. Scrivere articoli, libri, leggere, vedere dei bei film, è sicuramente gratificante e non alienante, anche se non si raggiunge mai la pienezza del gioco. Una pienezza che forse si raggiunge con l’arte, la musica, la pittura. Non posso saperlo perché non sono un artista, un musicista o un pittore. Penso che chi fa musica raggiunga talvolta quello slancio dionisiaco, vitalistico, che però contiene nello stesso tempo anche il suo rovescio, cioè una dimensione di angoscia, spesso profonda. Solo nel gioco, invece, l’angoscia scompare, le endorfine crescono e la nostra mente si “pulisce”. Ma la “pulizia” della mente (e del corpo) ci fa vedere tutto molto più chiaramente, più lucidamente. Sarà anche per questo che vogliono aumentare l’età pensionabile fino al momento in cui in pensione non ci si andrà forse più?…

A pensar male, diceva uno che se ne intendeva, si fa peccato, ma ci si azzecca quasi sempre…

CHILDREN PLAYING FOOTBALL IN THE STREET

Fonte foto: da Google

2 commenti per “Elogio del gioco

  1. Ciapapüras
    22 Dicembre 2025 at 22:05

    Grande Fabrizio!…personalmente raggiungo questo stato di ‘distacco’ anche quando ascolto musica…

  2. ndr60
    22 Dicembre 2025 at 23:53

    Caro Fabrizio, se giochi tre volte alla settimana sei quasi un professionista :), io a malapena riesco se va bene a giocare il venerdì, così ho due giorni per riprendermi…
    Guardando la foto, ho una considerazione: oggi i bambini non giocano più in strada, e la loro spontaneità viene uccisa nelle scuole calcio.

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