Infodemia, discorso d’odio e giustificazione della guerra

La disinformazione a flusso continuo ha sicuramente lo scopo di plasmare le convinzioni di chi è disposto a farsi imbeccare per mancanza di strumenti. Non ha, però, lo scopo di far cambiare idea allo zoccolo duro di quanti hanno ormai da tempo capito che il mainstream non è minimamente attendibile, e io penso non siano pochi. Lo scopo è, allora, un altro, quello di reiterare la narrazione ufficiale, in modo tale che questa si affermi, gobbelsianamente, venendo continuamente ripetuta, senza contraddittorio, senza smentite, urlata. Si impone, dunque, come un atto di prepotenza. Serve a far sentire chi esercita il dubbio e il senso critico il più solo possibile. Anche più solo di quanto non sia in realtà. Le voci contrarie e ragionanti esistono, si tratta dunque di sotterrarle.

 

Stiamo vedendo, infatti, come i giornaloni pubblichino notizie false, non verificate o fuorvianti e una volta fatto il titolone non si preoccupino minimamente di smentire o rettificare. È quindi una narrazione urlata, si tratta di un puro atto vessatorio, sono la ripetizione e la reiterazione che devono affermare il racconto ufficiale. Allo stesso modo in cui si sbraita in faccia a qualcuno come devono andare le cose senza aspettare la sua replica. Non è informazione e non vuole esserlo, vuol essere una imposizione. Ha lo scopo di intimidire: guarda che le cose vanno così e tu non puoi farci proprio niente!

 

In Italia, ad aver progressivamente accentrato il controllo dell’informazione sono per altro pochissime famiglie imprenditoriali. I grandi gruppi economici controllano i maggiori organi di informazione. Si tratta, dunque, di un oligopolio informativo. Ove si aggiunga che il capitalismo italiano è molto attivo nel business delle armi, non ci vuole molto a capire quale sia il risultato della commistione tra questo tipo di affari e il controllo dell’informazione, e non ci si può sorprendere del livello raggiunto da quest’ultima.

 

Lasciando la televisione e la carta stampata le cose non vanno meglio. Bisogna infatti ripetere che i social media non sono affatto l’alternativa al maintream, ma l’ambiente utilizzato dal capitalismo digitale (o “capitalismo della sorveglianza”, secondo la fortunata definizione di S. Zuboff) per realizzare i suoi stratosferici profitti attraverso la costante profilazione degli utenti e l’estrazione di dati. I potentati economici che controllano le grandi piattaforme fanno apparire minuscoli i nomi di punta del capitalismo italiano e i loro patrimoni. Questa circostanza dovrebbe da tempo aver fatto strage dell’illusione che la rete sia neutra. Chiunque abbia minimamente approfondito la natura del modello imprenditoriale alla base del capitalismo digitale sa che è vero il contrario. Questo modello tende alla semplificazione e alla polarizzazione delle opinioni, costruendo un eterno presente nel quale mettere in prospettiva i fatti diventati una pena inutile.   Sono, queste, le premesse ideali sia per la  proposizione di contenuti tutt’altro che obiettivi, ritagliati “su misura” per ciascun utente in modo da aderire alle sue convinzioni e confermarle, sia per far accettare come inevitabili e fondate le decisioni di guerra.

 

Ovviamente tutto questo richiede che ci sia, sui social come per la strada, una larga schiera di persone che difende il “buon senso” comune militarizzato, emanazione del Capitalismo mercantilistico e rinsaldato dagli oligopoli informativi.

 

E, in effetti, i kapò non mancano mai. Gli intelligentoni perbenisti che amano sentirsi sempre dalla parte giusta senza dover fare il minimo sforzo, per diritto acquisito, hanno trovato l’ultima banalizzazione di moda per fare sfoggio di tutto il loro potenziale intellettivo:  sottolineano la continuità tra i “no-vax” e i “filo-putiniani”. Con il grande acume che li contraddistingue, notano soddisfatti: “Ma guarda, ci avete fatto caso, quelli che prima erano no-vax, ora sono filo-putiniani, sono gli stessi!”. Per essere ancora più sicuri che la loro intelligenza spicchi il volo verso vette inarrivabili, si chiedono anche se possa esistere una qualche ragione, da ricercare nelle profondità dell’animo umano, a fondamento di questa continuità.

 

I nemici giurati della complessità, i piccoli kapò social della militarizzazione delle coscienze, da un mese sono in prima linea nell’affibbiare l’onta del disdoro ad ogni ragionamento critico messo in campo da chi non vuole ridursi ad una sogliola monodimensionale e unirsi alla furia guerrafondaia imperante.

Se decidessero anche di provare a usarla un poco, l’intelligenza, ogni tanto, e a farne, ancor meglio e più insperato, un uso critico, forse si renderebbero conto che le categorie di “no vax” e di “filo-putiniano” corrispondono ad altrettanti meccanismi di silenziamento di ogni pensiero critico e divergente.

 

Senza soluzione di continuità la pandemia si è prolungata nella guerra, ma occorre  mettere sotto osservazione da una parte le politiche vaccinali, dall’altra la costruzione del nemico.

Per due anni, nel comodissimo contenitore indifferenziato dei “no-vax” sono confluiti sia quanti hanno manifestato riserve anche fondate nei confronti di questi vaccini contro il covid-19 (una posizione nettamente diversa dall’anti-vaccinismo ideologico), sia quanti sono andati esprimendo critiche contro le specifiche politiche vaccinali poste in essere, comprese applicazioni del green pass discriminatorie, lesive dei diritti del Lavoro e non motivate da ragioni di ordine sanitario ed epidemiologico. Almeno tre categorie distinte, no-vax ideologici, non vaccinati e critici a vario titolo verso le politiche vaccinali sono state convenientemente ridotte ad una sola, la prima. In questo modo, i non vaccinati sono stati trasformati in legittimi bersagli di discorsi d’odio, che hanno colpito anche cinesi e asiatici considerati rei di aver diffuso il virus.

 

Contro i non vaccinati equiparati dall’informazione a no-vax ideologici sono state non solo tollerate, ma di fatto incoraggiate esternazioni verbali violente, compreso l’augurio di morte. Il commento più “gentile” ha ricalcato lo schema: “In fondo se l’è cercata…”, moltissimi hanno cinicamente suggerito che la selezione naturale compia anche in questo modo il suo lavoro (mostrando di aver profondamente interiorizzato l’”eugenetica neoliberale” alla base dei pluridecennali tagli alla sanità che hanno amplificato la letalità della pandemia), e molto frequentemente si è fatto notare che i non vaccinati gravavano indebitamente sui sistemi sanitari nazionali e avrebbero pertanto meritato di non essere curati. Con molta evidenza si è dunque preparato il terreno ideale per ulteriori privatizzazioni, tagli alla sanità e addirittura per restrizioni al welfare universalistico. La guerra ha fatto il resto, con l’aumento delle risorse destinate non certo alla sanità, ma al riarmo.

 

Vi è stata una demonizzazione dei non vaccinati, considerati in definitiva riprovevoli, moralmente condannabili e, quindi, additati come bersagli legittimi e trasformati nello strumento ideale per creare un consenso intorno alle politiche vaccinali a prescindere.

 

Lo stesso sta accadendo da un mese a questa parte con la nuova etichetta, quella dei “filo-putiniani”, o “putiniani”, atta a racchiudere chiunque provi a mettere in movimento un ragionamento, a vedere tutte le responsabilità in modo obiettivo e a suggerire che la complessità non sia il contrassegno della complicità, ma il necessario approccio che deve affiancare anche, soprattutto, le difficili prospettive della pace.

 

Gli intelligentoni veri perbenisti si accorgerebbero, se dell’intelligenza volessero fare uso, che non esiste una reale e significativa continuità tra “no-vax” e “filo-putiniani”, come ripetono per potersi sentire migliori senza fare troppa fatica; e che il partito degli adoratori di Putin è esiguo quanto e più di quello dei no-vax ideologici. Esiste, invece, una continuità tra l’uso che è stato fatto della categoria di “no-vax” per silenziare e stigmatizzare qualunque posizione critica nei confronti non dei vaccini ma delle politiche vaccinali, e l’uso della categoria di “filo-putinismo”, agitata in modo demenziale contro chiunque adotti una posizione critica nei confronti della foga bellicistica che sta portando a ingrossare il conflitto.

Capitalismo de vigilancia – El Colectivo: Comunicación Popular

Fonte foto: da Google

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