La manipolazione dell’informazione e la nascita degli ‘’individui programmati’’

“Nulla vi apparteneva, se non quei pochi centimetri cubi che avevate dentro il cranio.” George Orwell

L’istituzione di una agenzia statale di controllo dell’informazione rappresenta, a detta di molti sociologi, una involuzione delle democrazie europee riecheggiando l’opera del grande giornalista britannico George Orwell, 1984. Lo studioso Vladimiro Giacchè, economista e sociologo, autore nel 2008 dello studio La fabbrica del falso. Strategie della menzogna nella politica contemporanea, ha dichiarato con la solita eloquenza: ‘’Non è una proposta nuova: in 1984 di Orwell c’è il ministero della Verità, che si prefiggeva per l’appunto di avere il monopolio sulla verità nel dibattito pubblico e purtroppo serviva a propagandare bugie. Dovremmo tenere ben presente questo scenario perché è il primo rischio di un’operazione di questo tipo, dove qualcuno pretende di avere il monopolio della verità’’ 1. La domanda è questa: chi deve controllare la veridicità di una notizia? La risposta – seguendo la pista di Orwell – è, senza dubbio, i cittadini, ma la successiva domanda, conseguente, è ancora più problematica: come il potere politico esclude i cittadini dal processo democratico? La risposta ripropone, per l’ennesima volta, il tema inerente la compatibilità fra la democrazia rappresentativa ed il neoliberismo, l’ascesa – come scrisse Naomi Klein – del capitalismo dei disastri. Un ‘’regime’’ classista che si colloca agli antipodi di ciò che Eric Arthur Blair avrebbe chiamato una ‘’società decente’’ oppure un ‘’socialismo democratico’’ così come lo intendeva lui. Chi, ad esempio, è realmente più ‘’totalitario’’ oggi? Il governo statunitense o quello russo? Il Ministero della Verità vi ha mentito, i social network – al contrario – potrebbero essere dei forum popolari (come ha proposto il giornalista Thierry Meyssan) contro gli abusi delle oligarchie: l’oligarchia USA prima di tutto.

Il sociologo Vance Packard nel suo saggio I persuasori occulti, del 1957, scrisse che vi sono personaggi che  “studiano segretamente le nostre segrete debolezze e vergogne nell’intento di influenzare più efficacemente il nostro comportamento” 2. Uno di questi personaggi è, certamente, Edward Bernays. L’opera di Bernays sistematizza il passaggio dalla persuasione alla manipolazione vera e propria, legando le masse alla oligarchia guerrafondaia. Una citazione tratta da Propaganda, testo duramente criticato da Noam Chomsky, ci aiuterà a capire: “La manipolazione consapevole e intelligente delle abitudini e delle idee delle masse è un aspetto importante del funzionamento di una società democratica”. Influenzato da Psicologia delle folle di Gustave Le Bon e Psicologia delle masse ed analisi dell’Io dello zio Freud, il giornalista statunitense riteneva che gli individui, all’interno di una collettività ideologizzata, venissero plasmati. L’Io – dice Bernays – subisce una profonda modificazione così riducendo la capacità d’elaborare analisi indipendenti. Ancora una volta è bene citare il teorico nord-americano: “in quasi tutte le azioni della nostra vita, sia in ambito politico, o negli affari o nella nostra condotta sociale, o nel nostro pensiero morale, siamo dominati da un relativamente piccolo numero di persone che comprendono i processi mentali e i modelli di comportamento delle masse. Sono loro che tirano i fili che controllano la mente delle persone”. Il pubblico diventa “un gregge che ha bisogno di essere guidato”. Una concezione del mondo profondamente anti-democratica ed autoritaria che verrà, in seguito, perfezionata.

Il nipote di Freud teorizzò la creazione di un governo ombra che doveva servirsi dei mass media per convincere il ‘’popolo’’ ad accettare guerre e privazioni sociali. Il progetto si realizzò anni dopo, l’oligarchia USA realizzò un Deep state globale veicolando il suo messaggio autoritario, una inedita forma di totalitario neoliberista, attraverso il linguaggio. George Orwell, giornalista e scrittore che dedicò gran parte della sua vita nella lotta contro lo stalinismo, trovò una nuova attualità nella contestazione, da parte di milioni di attivisti, della politica di Washington vedendo realizzate e ribaltate geograficamente (il ‘’grande fratello’’ si è spostato da Mosca a Washington) le sue previsioni. Che cos’è – passando da Bernays ad Orwell – la neolingua? In 1984, questa apprezzabile figura di ‘’socialdemocratico libertario’’, denunciava che: ‘’Lo scopo principale a cui tende la Neolingua è quello di restringere al massimo la sfera d’azione del pensiero. Alla fine renderemo lo psicoreato letteralmente impossibile, perché non ci saranno parole con cui poterlo esprimere. Ogni concetto di cui si possa aver bisogno sarà espresso da una sola parola, il cui significato sarà stato rigidamente definito, priva di tutti i suoi significati ausiliari, che saranno stati cancellati e dimenticati. A ogni nuovo anno, una diminuzione nel numero delle parole e una contrazione ulteriore della coscienza. Anche ora, ovviamente, non esiste nulla che possa spiegare o scusare lo psicoreato. Tutto ciò che si richiede è l’autodisciplina, il controllo della realtà, ma alla fine del processo non ci sarà bisogno neanche di questo’’. Orwell morì di tubercolosi nel 1950 restando fermo sulle sue posizioni antistaliniste (senza rinnegare il socialismo), ma l’attualità della sua lezione resta indiscutibile. Del resto non ebbe timore nello scrivere, proprio nella prefazione all’edizione ucraina di La fattoria degli animali che: ‘’Tuttavia, si dovrebbe tenere a mente che l’Inghilterra non è poi così democratica. E’ anche un paese capitalistico’’. Le cose andarono molto peggio, negli USA si tessevano ‘’elogi dell’apatia’’ e la ‘’non cultura’’ regnava sovrana a livello sociale (lasciando stare i circoli accademici). Che cos’è il Ministero della Verità? Leggiamo: “un’intera catena di dipartimenti autonomi si occupava di letteratura, musica, teatro, e divertimenti in genere per il proletariato. Vi si producevano giornali-spazzatura che contenevano solo sport, fatti di cronaca nera, oroscopi, romanzetti rosa, film stracolmi di sesso e canzonette sentimentali” – tutte uguali – “composte da una specie di caleidoscopio detto “versificatore”. Non mancava un’intera sottosezione . impegnata nella produzione di materiale pornografico della specie più infima”. Il proletariato descritto da Orwell se la passa molto peggio rispetto all’attuale proletariato europeo, ma questa distopia è, ben presto, migrata da est verso ovest. L’occidente produce ben poco ed il neoliberismo offende il progresso. Che cosa avrebbe detto Orwell delle ‘’operazioni falsa bandiera’’ e delle guerre imperialistiche nord-americane? Una rilettura, anche in chiave anticolonialistica, del grande scrittore britannico sarebbe, mettendo da parte alcune perplessità, auspicabile.

 

La CIA creò le ‘’teorie del complotto ’’

I servizi d’intelligence USA, al fine di screditare i giornalisti investigativi che mettevano in dubbio la tesi ufficiale della Commissione Warren sull’assassinio del presidente Kennedy (colpevole secondo l’establishment di voler nazionalizzare la Federal Reserve), emanarono un dispaccio nel 1967, dove le inchieste contro gli abusi governativi – sarebbe il caso di dire del ‘’governo ombra’’ – venivano liquidati in quanto ‘’teorie del complotto ‘’. Il dispaccio è stato reso pubblico nel 1976 in risposta ad una inchiesta del New York Times. Possiamo analizzarne il contenuto.

Leggiamo:

‘’Sostenere che le testimonianze oculari sono inaffidabili

Sostenere che la notizia è vecchia e che nel frattempo sono emerse “nuove evidenze significative”

Ignorare l’argomento a meno che le discussioni non siano già attive

Sostenere che è irresponsabile speculare

Accusare i teorici di essere innamorati delle loro teorie

Accusare i teorici di essere politicamente motivati

Accusare i teorici di avere interessi finanziari nel promuovere le teorie del complotto ’’ 3

 

I ‘’Servizi clandestini’’ della CIA crearono gli argomenti per attaccare gli analisti spostando il dibattito dalla documentazione raccolta alla persona che rielabora le fonti essendo, secondo l’intelligence USA, i teorici ‘’innamorati delle loro teorie’’ e ‘’politicamente motivati’’. Quindi, per questi signori, il giornalismo investigativo – sempre se ostile ai governi neoliberisti – è al servizio d’un fantomatico ‘’nemico esterno ‘’. Questa paranoia, realmente da ‘’teoria del complotto ‘’, caratterizzò l’establishment USA fin da quando l’America fu fondata. I puritani, guarda caso, accusarono Re Giorgio di complottare contro la rivoluzione. La democrazia greca non si basava sul ‘’complotto’’, ma il puritanesimo ne ha fatto la sua unica ragione. Come il Deep state anche la fazione dei Padroni gioca la sua partita nel controllo anti-democratico dell’informazione.

 

Il linguista Noam Chomsky e l’economista Edward S. Herman, nel 1988, in La fabbrica del consenso: l’economia politica dei mass media hanno individuato cinque strategie di manipolazione dei mass media da parte dei grandi gruppi capitalistici.

 

  • La proprietà: le corporation dell’informazione fanno parte di conglomerati industriali più grandi quindi il giornalismo è un ramo dell’industria capitalistica. Per Noam Chomsky ed Edward S. Herman si tratta di persone estremamente ricche dell’establishment corporativo che non farebbe mai nulla contro i propri interessi.
  • Gli introiti: gli autori sostengono che i grandi media dipendono dagli introiti pubblicitari, ragione per cui hanno bisogno d’ascolti d’elite. L’’’informazione’’ negli USA ha connotatati terribilmente classisti.
  • Le fonti: le fonti delle notizie provengono dagli apparati governativi. Scrivono gli autori: ‘’È molto difficile dare del bugiardo alle autorità da cui si dipende, anche se mentono spudoratamente. (p. 22)’’. Ci troviamo davanti una ‘’divisione morale del lavoro ‘’ in cui i reporter ricevano le informazioni dal governo, un ‘’nuovo’’ Grande Fratello orwelliano. La prospettiva del grande scrittore britannico è stata rovesciata.
  • La ‘’risposta negativa’’: l’eliminazione degli avversari politici.
  • L’ideologia: la demonizzazione del nemico “geopolitico” dell’imperialismo statunitense. Chomsky, nonostante condivida la critica di Orwell allo stalinismo, resta profondamente antimperialista almeno nei termini essenziali.

 

L’analisi di Chomsky verrà approfondita dallo storico Webster Tarpley e dal sociologo James Petras il quale analizzerà il ‘’colonialismo convenzionale culturale’’ USA alla luce della transizione dall’’’imperialismo sociale’’ di Washington al militarismo neoliberista. Le documentazioni raccolte gli danno ragione? Sembrerebbe di sì. Il giornalista francese Thierry Meyssan ha sbugiardato la campagna a suon di ‘’fake news’’ della NATO contro la Federazione russa, utilizzando un esempio eloquente: ‘’In definitiva, nell’aprile 2015, l’Unione Europea ha istituito un “Gruppo di lavoro per le comunicazioni strategiche verso l’Est” (East StratCom Task Force). Ogni settimana invia a migliaia di giornalisti una selezione di estratti della propaganda russa. Ad esempio, la sua ultima edizione (datata 11 gennaio 2018) accusa Sputnik di affermare che lo Zoo di Copenaghen nutre le sue bestie selvagge con animali domestici abbandonati. Urca, le “democrazie” sono in pericolo! Ovviamente, è difficile per questi studiosi trovare esempi significativi di interferenze russe. Nell’agosto dello stesso anno, la NATO ha inaugurato il suo “Centro di comunicazione strategica” a Riga (Lettonia). L’anno seguente, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti si è dotato, da parte sua, di un “Centro di confronto globale” (Global Engagement Center) che persegue gli stessi obiettivi’’ 5. I think tank neoconservatori hanno raggiunto un livello di propaganda talmente grottesco che posso denominarlo ‘’complottismo 2.0’’. Oramai la russofobia è la terza ideologia della ‘’fabbrica del consenso’’ nord-americana, facendo crescere a dismisura, in Gran Bretagna ed negli USA, lo spirito patriottardo e sciovinistico, quell’insopportabile bigottismo borghese tanto odiato da un internazionalista come Orwell. I fatti hanno la testa dura, anzi durissima.

 

La Fondazione Clinton ha provato a riprendere il pensiero di Edward Bernays trasformandolo in orientamento politico ma, ad un secolo di distanza, ha dovuto fare i conti con la multipolarizzazione dell’informazione la quale – grazie ai canali alternativi russi, iraniani e sudamericani – ha ridato nuovo vigore al giornalismo investigativo strangolato dalla controrivoluzione del 1967. E’ evidente come la democratizzazione dei media e del sistema dell’informazione nel suo complesso, non possa che procedere di pari passo allo sgretolamento dell’Impero guidato dagli USA. Un percorso molto lungo e faticoso.

 

Fonti:

 

https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/siamo-al-ministero-della-verita-come-in-1984-di-orwell/

 

http://www.psicolinea.it/lingegneria-del-consenso-edward-bernays-e-linvenzione-della-propaganda/

 

https://www.projectexcape.it/neolingua-orwell/

 

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-Nel_1967_La_Cia_Cre%C3%B2_Il_Marchio__teorici_Della_Cospirazione__Per_Attaccare_Chiunque_Sfidasse_La_Narrativa__ufficiale_/82_10720/

 

http://www.voltairenet.org/article199433.html

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di essere al corrente che i commenti agli articoli della testata devono rispettare il principio di continenza verbale, ovvero l'assenza di espressioni offensive o lesive dell'altrui dignità, e di assumermi la piena responsabilità di ciò che scrivo.