Maria Corina Machado ha ricevuto il premio nobel (volutamente
in minuscolo) per la pace. Il premio era ambito da D. Trumpo, e la Machado lo
ha lui dedicato. Il premio Nobel è stato assegnato ad una esponente della
borghesia oligarchica venezuelana che nel 2002 ha tentato di rovesciare il governo
Chavez. L’occidente relativista ha sicuramente seri problemi con le
definizioni. La pace è un mistero tragico e doloroso, se pensato e osservato
dalla prospettiva della Machado. Il mistero si inarca nell’abisso, se si considera
che la vincitrice del Nobel ha telefonato a B. Netanyahu per dichiarargli,
ammirata, il suo sostegno per l’operazione a Gaza contro Hamas. Siamo dunque in
una realtà che ha rotto gli argini con l’etica, nella quale le parole non hanno
più senso e le istituzioni sono l’incarnazione in terra dei cinici interessi
delle plutocrazie.
Con l’inabissarsi dei principi etici e dei fondamenti della
logica umana si frana verso l’Apocalisse. Il massacro genocidario di centinaia
di migliaia di morti è da considerarsi “pace”, per cui il premio Nobel si è complimentata
con Netanyahu dimentica del valore etico del premio ricevuto. Gaza fuma ancora
per le macerie e per i corpi in decomposizione, eppure tutto questo è “pace”.
Il Comitato Nobel nominato dal parlamento norvegese per assegnare il
prestigioso premio, è ormai evidente, non risponde ad alcun
principio etico ma alla logica dei padroni.
Fin qui nulla di nuovo, ma ciò che è assolutamente innovativo
è l’ostentata negazione di ogni principio razionale dinanzi al mondo. I padroni
della terra, tali si percepiscono, dinanzi alle sconfitte riaffermano di essere
i padroni dell’ordine del discorso come del pianeta. Le grammatiche dei padroni
escono allo scoperto e dimostrano che esse possono decretare che “la pace è
guerra e che la guerra è pace”.
Il mondo ci guarda, oltre il filo spinato dell’occidente vi è
un pianeta in movimento. Immaginiamoci come debba apparire nell’anima e nello
sguardo di un “non occidentale” il premio Nobel assegnato ad un’aristocratica
signora venezuelana che dopo il premio, anziché farsi testimone di pace e della
difesa dei più fragili, il 22 ottobre, con la telefonata al primo ministro
israeliano B. Netanyahu, ha scelto la guerra. Assegnare il premio nobel alla
Machado ha dunque un evidente significato politico, ma ancor più denota lo
stato di declino, in cui versa l’occidente cinicamente abbarbicato ad un
doloroso sogno di onnipotenza ormai superato dalla storia.
La politica senza umanità e senza senso della storia è solo
bieco calcolo incapace di comprendere la dialettica storica. In tale contesto
l’occidente si isola dal mondo e rompe gli ormeggi dall’umano inaugurando un
lungo periodo di tragedie evitabili nelle quali i primi a cadere saranno i più
innocenti. Se si continua a battere il
sentiero dell’assurdo, alla fine dovremo affrontare gli spettri che abbiamo
evocato.
Il premio Nobel è dunque parte di un sistema di potere che
crede ancora di avere il diritto di stabilire ciò che è vero e ciò che è falso
in funzione dei giochi delle oligarchie, i popoli devono solo obbedire e
applaudire, per gli oligarchi i popoli sono plebe e pertanto ai plebei si può
far credere che la guerra è pace.
Questa è la nostra terribile condizione, è la nostra notte di
Valpurga. In un tempo tanto estremo l’irrazionalità del male non deve indurci
alla disperazione, ma si deve piuttosto testimoniare la trasparenza del bene
con la parola, con la prassi e con la testimonianza solidale, è l’unico modo
per vincere gli spettri che sembrano prendere il sopravvento. Testimoniare la
razionalità del bene è oggi urgenza etica a cui gli uomini e le donne di buona
volontà sono chiamati.
Un dato è inaggirabile, il premio Nobel non ha credibilità alcuna, è solo uno dei tanti premi con cui il potere benedice i suoi vassalli e dichiara le sue guerre.
Fonte foto: Avvenire (da Google)