In Spagna le
manifestazioni per il cinquantesimo della morte del “caudillo, capo militare,
come si aveva abitudine chiamare Franco” sono state segnate da un susseguirsi
di manifestazioni a ricordo del dittatore. Tra i manifestanti che lo ricordavano
molti giovani tra cui la pronipote di Mussolini Orsola Mussolini. Le
manifestazioni sono state organizzate dalla Falange, organizzazione che si
considera l’erede dell’esperienza falangista. I nuovi falangisti accusano il
sistema democratico spagnolo di non essere realmente democratico, poiché esso è
“un regime democratico”, ovvero un
sistema autoritario mascherato da democrazia.
La democrazia spagnola
è assediata al suo interno dai medesimi mali che stanno corrodendo la
democrazia italiana ed europea. Il mercato ha divorato la politica, per cui i
padroni dell’economia, nuovi signori feudali, hanno gradualmente reso il popolo
plebe. Il lavoro è precarizzato, esso coincide con il normale sfruttamento dei
lavoratori. La legge che in Spagna ha cercato di limitare lo sfruttamento
legale, ha introdotto formule bizantine
che non risolvono il problema, ma lo esasperano, si pensi al “contratto
permanente discontinuo”. Quest’ultimo è un contratto a tempo
indeterminato dove il lavoratore è a disposizione a chiamata. Il contratto è
dunque solo nominalmente a tempo indeterminato, poiché l’attività lavorativa
non è tale e, dunque, anche i salari sono più bassi con questa formula. Il
sistema democratico spagnolo con tale riforma cerca di tacitare i lavoratori,
ormai plebe a disposizione di chiamata, e si mostra chiaramente schierato con i
padroni. Tale formula dovrebbe conciliare gli interessi dei lavoratori e dei
padroni, ma in realtà i padroni dei mezzi di produzione hanno un chiaro potere
di ricatto sui lavoratori, perché fuori dal perimetro del “contratto permanente
discontinuo” continua a regnare il precariato. La formula contrattuale è stata
pensata per soddisfare le esigenze dei padroni che gestiscono stazioni sciistiche
o per le campagne agricole e per esigenze
estive o natalizie. Se le aziende necessitano di lavoratori dipendenti soltanto
per un determinato periodo all’anno e l’esigenza si ripresenta costantemente
ogni anno, l’impresa è obbligata a richiamare il lavoratore ogni anno per
svolgere le attività per cui è stato assunto. I padroni dell’economia in Spagna
hanno contratti e lavoratori su loro misura. Il popolo dei lavoratori nel regime
democratico diventa funzione economica e, di conseguenza, deve cancellare dal
proprio orizzonte la possibilità di progettare la vita famigliare o affettiva.
Un lavoratore a
disposizione, dunque, come fosse una macchina da usare solo in determinate
circostanze. Il lavoratore è un essere umano, questa variabile non è più
contemplata, pertanto non può che viversi e pensarsi come uno schiavo posto a
disposizione del padrone.
Nella Spagna che lotta
contro il precariato a parole, ma che nei fatti continua a reificare i
lavoratori e con un sistema scolastico che ha notevolmente abbassato la qualità
dell’istruzione, la nostalgia per il passato non può meravigliare. Negli
anni novanta per la scuola c’è stata la riforma LOGSE (acronimo
di Ley Organica de Ordenacion General del Systema Educativo) e dal 2008
ulteriori interventi con cui si è drasticamente ridotto lo spazio alle
discipline teoriche e critiche (storia e filosofia) per prediligere l’educazione
finanziaria e digitale. Spazio notevole hanno avuto le materie
professionalizzanti come il mercato richiedeva. A marciare in ricordo di Franco
è, dunque, una generazione precarizzata, anche quando le si offre contratti a
tempo indeterminato, e sostanzialmente analfabeta. Gli analfabeti sono coloro
che non hanno senso critico e sono stati addestrati a non pensare secondo
modalità complesse. Il semplicismo e la precarietà sociale ed esistenziale difficilmente
consentono di progettare e di pensare il futuro, per cui ci si rifugia in un
passato mitico o da alcuni mitizzato (Franco). Il popolo dei giovani precarizzato
e senza futuro abbandonato dalle sinistre si guarda indietro e fantastica su
Franco e sul suo tempo storico non conoscendolo. Le nuove generazioni nell’Europa
dei soli diritti individuali sono singolarità senza riferimenti forti. La
Spagna tradizionale con la sua storia e i suoi valori cristiani si è dissolta e
continua ad essere vilipesa, mentre il presente è solo precarietà e vuoto
identitario. Sullo sfondo una vita politica di corruzione e di partiti
interscambiabili. Le nuove generazioni mentre affondano in esistenze precarie e
senza futuro devono stare a guardare e subire dichiarazioni sullo stile
dell’eurodeputatata Dolors Montserrat nel giugno 2025:
“Ogni giorno la Spagna si sveglia con un nuovo
scandalo di corruzione. Figure fidate vicine a Pedro Sánchez sono state
sorprese a distribuire tangenti, a prostituirsi e a nominare i loro amici nelle
istituzioni pubbliche. Nel frattempo, il procuratore generale nominato da
Sánchez sta per essere processato per aver divulgato informazioni destinate a
danneggiare un rivale politico del PPE. Quando è troppo è troppo. L’Europa deve
esigere che Sánchez ponga fine a tutto questo”.
Ed ancora il vicepresidente del gruppo PPE Tomas Tobé sul
declino della Spagna:
“La corruzione e l’abuso di potere sono una minaccia
diretta allo Stato di diritto. Il crescente scandalo che coinvolge il Primo
Ministro spagnolo, i suoi parenti, il Partito Socialista e il suo governo è profondamente
preoccupante. Gli attacchi alla stampa libera, alle forze dell’ordine e alla
magistratura che indaga su questi casi sono inaccettabili. Lo Stato di diritto
è il fondamento della nostra democrazia – si applica a tutti, senza eccezioni.
Dobbiamo difenderlo e chiedere responsabilità”.
Perché sfilano i nostalgici di Franco?
La risposta non è difficile: precarietà lavorativa-affettiva,
ignoranza e corruzione. La triade del sistema liberista avanza e lascia il
popolo dei lavoratori soli e disperati, mentre i media osannano le vite dei
membri della famiglia reale e dei vip.
In questo vuoto siderale è inevitabile che alcuni guardino al passato. Gli
spettri del passato regime autoritario sono legittimati dal presente regime “democratico”
sempre al servizio dei padroni e sordo e cieco ai reali bisogni del
popolo. Naturalmente in Italia e in
Europa vige il silenzio assoluto sul cinquantesimo della morte di Franco.
Nessuna notizia sulle manifestazioni spagnole e nessuna discussione sul
significato che il regime di Franco ebbe per gli spagnoli. Renzo De Felice nei
suoi studi su Mussolini trattò spesso del “caso Franco”, ma nessuno sembra
voler rammentare la storia. L’ignoranza
di regime non vuole dialettica ma solo obbedienza, per cui non possiamo
stupirci dei risultati di taluni sondaggi. L’Istituto 40dB per El Pais e radio
Cadena Ser riporta che quasi un giovane su quattro (23,6%) nella Generazione Z
(18-28 anni) e un quinto dei giovani millennials (22,9% tra i 29-44 anni) valuta
positivamente il regime franchista. L’erosione dei diritti sociali,
l’annichilimento dell’identità spagnola e l’omaggio perpetuo ai soli diritti
individuali funzionali al consumismo nichilistico non possono che riportare in
vita un passato tenebroso. Il
capitalismo nella sua fase assoluta e funebre sta aprendo la botola
dell’inferno e, di questo, dobbiamo prendere atto. Le parole di Pedro Sanchez
appaiono in questo contesto distanti e anch’esse spettrali:
“La democracia es nuestro poder. Defendámosla”
La democrazia si difende con i diritti sociali, con la cultura e con l’identità patria scevra da forme deleterie di nazionalismo.
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