L’Uni-Pi deve fare chiarezza sui rapporti intercorrenti fra università e industria bellica

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO:

 

Corrispondenza da Pisa

Conferenza stampa di Sabato 7 Ottobre davanti al rettorato. Ne abbiamo parlato con Andrea Venturi e Stefano Zecchinelli di No Camp Darby e Federico Giusti della Cub

 

Perchè una conferenza stampa proprio davanti al Rettorato?

Per sollecitare una risposta dopo la lettera inviata da settimane, ai sensi art.5, comma 2, D.Lgs.33/2013 ,  per ricevere informazioni sui rapporti intercorsi tra l’Università di Pisa e aziende impegnate nella produzione e commercio di armi.

 

Nello specifico che cosa chiedete?

Abbiamo rivolto innumerevoli quesiti ma prima di riportarli integralmente vogliamo ricordare la giornata di mobilitazione del 21 Ottobre con manifestazioni a Ghedi, Pisa e In Sicilia, fermare la escalation della guerra e della militarizzazione dei territori. Perchè la guerra ha ripercussioni interne ed esterne, la condizione di vita e lavorativa subisce ripercussioni negative dal rincaro dei generi di prima necessità e dell’energia ma anche dall’aumento del costo della vita e la riduzione sistematica del potere di acquisto di salari e pensioni. Questo nesso risulta invece incomprensibile a molti, anche a quanti si definiscono antimperialisti finendo con l’acquisire posizioni sulla guerra giuste magari ma assolutamente astratte. Questo conflitto sancisce nei fatti la crisi irreversibile anche delle componenti antimperialiste nel movimento contro la guerra, incapaci di guardare al conflitto e alle sue ripercussioni in termini materiali e non solo ideologici.

Una riflessione necessaria ed elementare? Diventa più semplice e comodo criticare il movimento pacifista per posizioni ambigue sulla guerra ma senza mai sporcarsi le mani con la realtà, non esiste solo una analisi sui fenomeni in corso senza porsi il problema di pratiche conseguenti. E non basta asserire che siamo decimati nei numeri, non è da ora la perdita di consensi reali e diffusi delle realtà comuniste.

 

Volete farci degli esempi pratici?

Intanto comprendere quali siano gli interessi materiali del settore bellico, i processi ideologici ed economici che sorreggono la presenza di aziende, fondazioni militari e forze armate nelle scuole e nelle università, fare iniziative a favore del diritto di studio senza cedere alla tentazione di compensare i mancati aiuti pubblici con sovvenzionamenti privati. Poi ci sono le iniziative nei luoghi di lavoro, nelle realtà sociali, la denuncia della militarizzazione dei territori e delle conseguenze che avrà sul tessuto locale. Un approccio, a nostro avviso, pratico e indispensabile oltre a letture critiche sulla guerra in corso. E’ evidente che una lettura antimperialista della realtà non ha solo bisogno di analisi corrette ma anche di iniziative concrete, se pensiamo alla nostra incapacità di promuovere perfino delle assemblee su determinati argomenti possiamo solo constatare la residualità di alcuni percorsi che potrebbero invece avere un senso se ragionassimo sul rapporto tra i nemici interni (il capitale, i settori economici e finanziari che speculano sulla guerra e sulle sanzioni) e i nemici esterni che sono l’Alleanza Atlantica e gli Usa.

 

Per chiudere, elencateci le vostre richieste all’Ateneo…

Quali siano i rapporti tra Ateneo e Ministero della difesa e a che titolo, se studenti e ricercatori universitari hanno collaborato, in che termini con quali numeri, costi e a che fine, se all’interno di progetti di ricerca autonomi o commissionati da terzi, se questi progetti rientrano all’interno di percorsi finalizzati invece alla produzione di sistemi di arma, alla loro commercializzazione?

Chiediamo se esistono protocolli tra Ministeri e Ateneo Pisano collegati allo studio, commercializzazione e produzione di sistemi di arma?

Per quanto concerne invece il rapporto tra Ateneo e imprese private si chiedesse i progetti prevedono borse di studio, finanziamenti privati all’ateneo, contratti di natura individuale, contratti di ricerca e apprendistato presso aziende impegnate nel settore bellico, se docenti e ricercatori hanno chiesto debita autorizzazione per prestazioni di tale genere?

 

Lettera inviata all’Università di Pisa

Si chiede all’Ateneo se è al corrente dell’eventuale assunzione di ex studenti e ricercatori di varia natura presso aziende private a seguito di percorsi di studio e di ricerca precedentemente intrattenuti (in ambito scientifico ma anche umanistico), se docenti dell’università di Pisa intrattengono rapporti di collaborazione, a vario titolo, con le imprese belliche e, omessi i dati sensibili, ricevere informazioni in tale senso?

Abbiamo letto di stages riservati a studenti del Sant’Anna in accordo con la Marina Mercantile e chiediamo delucidazioni a partire dal fatto che questi studenti, o studentesse, potrebbero appartenere all’Ateneo di Pisa.

Chiediamo infine l’ammontare dei finanziamenti eventuali di aziende private del settore bellico all’ateneo pisano, l’attivarsi di progetti di ricerca e di collaborazioni a vario titolo.

 

Comitato No Camp Darby

 

Nessuna descrizione disponibile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di essere al corrente che i commenti agli articoli della testata devono rispettare il principio di continenza verbale, ovvero l'assenza di espressioni offensive o lesive dell'altrui dignità, e di assumermi la piena responsabilità di ciò che scrivo.