La frana di Niscemi in Sicilia non è solo una faglia
materiale che ha diviso il paese siciliano, ma rappresenta una faglia simbolica
della nazione. Non possono non venire in mente le immagini delle alluvioni in
Emilia Romagna degli ultimi anni e nel Nord in generale. I TG di stato con i
servizi in prima serata e la disperazione della popolazione e degli
imprenditori che mostrano le aziende devastate e invase da acqua e fango. Le
polemiche successive sulle cause non erano oziose, in quanto consentivano di
comprendere che i cambiamenti climatici non spiegavano i disastri nella loro
interezza, ma lo sfruttamento illimitato del territorio e l’abbandono di canali
e fiumi al loro destino sono concause determinante dei disastri. La
responsabilità umana non la si può e non la si deve occultare.
Il caso Niscemi non risponde al modello informativo dei
disastri a cui abbiamo assistito in questi anni. Il Presidente della Sicilia
Renato Schifani ha dichiarato che in Sicilia vi sono due miliardi di danni e la
Procura di Gela ha avviato un procedimento per disastro colposo e
danneggiamento a causa della frana. A Niscemi sono più di mille gli sfollati e
il futuro della città è incerto. Il terreno argilloso pregno d’acqua continua a
scivolare portandosi con sé il paese con le sue storie. Come in altri casi
scopriamo che non si doveva costruire sulla collina, stranamente lo si scopre
sempre dopo e mai prima. Il terreno argilloso pregno d’acqua per le piogge e
per le condotte idriche colabrodo hanno reso la terra al suo interno gonfia d’acqua fino a
procurare lo scivolamento. L’impermeabilizzazione del territorio anch’esso ha
contribuito. Fortunatamente non vi sono state vittime a Niscemi e in Sicilia,
ciò malgrado i volti degli sfollati non sono apparsi nelle TV e il caso Niscemi
sta prendendo forma solo nelle ultime ore. Il dato inoppugnabile è la
“sottovalutazione del disastro” e la “distanza” del Governo e dell’informazione
dalla Sicilia. Il Presidente del Consiglio
è a Niscemi in queste ore. Tutto in ritardo, tutto a giorni dall’evento. Non si
possono che fare congetture su tale motivazioni. La prima ipotesi è che non vi
sono state vittime. Un sistema mediatico pubblico e privato sempre alla ricerca
di notizie che attraggono l’attenzione, forse, dinanzi all’ennesimo ordinario
disastro di una nazione senza una “chiara progettualità” ha valutato l’evento
secondario. Niscemi è nel Sud della Sicilia e questo potrebbe aver acuito la
percezione della distanza. La notizia,
comunque, è stata data, ma senza eccessivi approfondimenti.
L’altra ipotesi è che Niscemi è un paese della provincia di
Caltanissetta ad economia prevalentemente agricola. In una realtà in cui il PIL
è molto di più che tutto, Niscemi ha una rilevanza relativa. Forse, ma è solo
una ipotesi, se il medesimo disastro avesse colpito una città o una località
fondamentale per il PIL della nazione l’azione e la reazione sarebbero state
diverse.
Il dato di fatto inaggirabile è che dopo giorni ci si accorge
che Niscemi è minacciata da una frana
che rischia di portare nel vuoto una porzione consistente dell’abitato. Il
silenzio dei cittadini che mai appaiono in TV resta anche questo un elemento su
cui riflettere. In Italia nazione a rischio sismico e idrogeologico i geologi
fanno fatica a trovare lavoro e le conseguenze dell’incuria del territorio sono
sotto i nostri occhi e in quella ferita argillosa che attraversa Niscemi.
Una nazione è tale se ci si percepisce come “nati” da un medesimo grembo, e dunque fratelli nello spirito, tutto questo sembra ancora una volta mancare. Nulla di nuovo, è la storia di sempre.
Fonte foto: Focus.it (da Google)