I selfie a Birkenau

Il 15 aprile a Birkenau, campo di sterminio nazista, una folla di giovani si è accalcata sui binari, una di loro si è stesa sui binari ed ha  posato per una foto, altri giocavano sui binari, cercavano di tenersi in equilibrio. I “luoghi” dove un numero spaventoso  di uomini e donne sono stati eliminati dopo atroci sofferenze e umiliazioni sono diventati il “paese dei balocchi” dove svernare. L’assurdo è tra di noi, la dismisura non ha misura e non ha logica. Ogni consequenzialità logica è annichilita dal vuoto siderale del valore di scambio.

Le foto hanno avuto milioni di visualizzazioni. Questo è lo stato delle cose  in cui siamo e  di cui non si vuole prendere atto. Generazioni di giovani e adulti vivono quotidianamente l’esperienza del “terrifico”, come l’ebbe a definire Heidegger. Il terrifico è la scissione tra l’io e il mondo, non vi è alcuna relazione tra il sé e il mondo, la derealizzazione diviene, così, la normalità del male.  Il mondo con la sua storia non è ascoltato, non è sentito e non è conosciuto. Il soggetto si ritira dal mondo, è scisso dal corpo vissuto, le parole non sono più sentite nella profondità del loro significato che evocano la storia, la quale non è una pagina da manuale, ma è il tempo dove l’umanità vive esperienze e tragedie da cui trarre l’autocoscienza collettiva. Gesti che sono  sintomi  della verità del capitalismo non ricevono la dovuta attenzione da esperti e da media. Le dichiarazioni di scandalo sono cerimoniali, restano alla superficie del problema volutamente, perché capire significa giungere alla causa prima che avvelena la natura etica e sociale dell’essere umano. La causa inaggirabile di tanta indifferenza è il capitale che prosciuga la sensibilità e la facoltà di giudizio. Il capitalismo è una pratica e una visione del mondo; la pedagogia del capitale insegna a competere e a consumare, nella scuola-famiglia azienda si insegna a rispettare le leggi del mercato con il suo ferreo imperativo:

“Godi e Vinci”

 

Piombo

La sensibilità si desertifica se si vive da monade che ha un unico obiettivo: accumulare, consumare, usare, “godere”. In questa cornice di violenza generalizzata nella quale non vi sono spazi pubblici dove praticare la facoltà di giudizio, ovvero la capacità di pensare e riflettere sui dati e sugli eventi della storia nelle sue espressioni “micro” e “macro”, la sensibilità e l’intelligenza etica si atrofizzano. La conseguenza dell’atrofizzazione del pensiero riflettente senza il quale non vi è giudizio qualitativo è l’omologazione dei luoghi e dei tempi. Se si è abituati a consumare e alla stimolazione continua che non consente l’emergere della facoltà di giudizio, un campo di sterminio è simile ad un comune pub. Senza discernimento non vi è capacità di partecipare alla realtà, non si è soggetti politico ma biechi spettatori. Anche la visita in un campo di sterminio diviene  esperienza astratta, non si è toccati e non ci si lascia toccare, è un’esperienza turistica come altre.

La facoltà di giudizio che la comunità tutta dovrebbe insegnare, ha lo scopo di ritagliare spazi comuni nei quali il mondo diventa reale e razionale. Il logos è sospensione dell’azione, è comunione di pensieri ed emotività che si strutturano e insegnano a decentrarsi. Il capitalismo ha dichiarato guerra al pensiero e all’interiorità, per poter sopravvivere deve porre in atto la cattiva educazione dell’illimitato e del narcisismo.

Primo Levi in Il Sistema periodico compara il “male” al piombo, minerale senza luce, che penetra nel corpo di chi lo maneggia fino a renderlo parte della gravità che trascina verso il basso, uccide molti e rende ricchi pochi, si può affermare che  uccide diversamente anche i vincenti:

“Ora, in cinque o sei generazioni il giacimento si è esaurito: qualcuno ha proposto di seguirlo sotto terra scavando gallerie, ed ha anche provato con suo danno; infine il parere dei più prudenti ha prevalso. Tutti gli uomini hanno ripreso i vecchi mestieri, ma io no: come il piombo, senza di noi, non vede la luce, così noi senza piombo non possiamo vivere. La nostra è un’arte che rende ricchi, ma fa morire giovani. Qualcuno dice che questo avviene perché il metallo entra nel sangue e lo smagrisce a poco a poco; altri pensano piuttosto che sia una vendetta degli Dei, ma in ogni modo a noi Rodmund importa poco che la nostra vita sia breve, perché siamo ricchi, rispettati e vediamo il mondo. Infatti, il caso di quel mio proavo dai denti azzurri è eccezionale, perché era eccezionalmente ricco il giacimento che lui aveva scoperto: in generale, noi cercatori siamo anche viaggiatori. Lui stesso, mi hanno raccontato, veniva da molto lontano, da un paese dove il sole è freddo e non tramonta mai, la gente abita in palazzi di ghiaccio, e nel mare nuotano mostri marini lunghi mille passi[1]”.

L’episodio del selfie è parte della storia del veleno della “mercatura”, come direbbe Dante, è ovunque ed è penetrata nei corpi senza pelle e difese delle nuove generazioni, le quali sono state tradite dalle istituzioni etiche, in primis la scuola, che hanno scelto l’aziendalizzazione delle classi e dei singoli alunni a cui si insegna ad essere clienti e non persone. Per uscire dalla tragedia etica della mercatura è necessario ricostruire spazi pubblici nei quali esercitare la facoltà di giudizio ed educare l’immaginazione.  Senza logos si è aggredibili, non si hanno gli strumenti per pensare il proprio tempo.

A ciascuno spetta il compito di agire con una microfisica dello spazio pubblico in cui esercitare il logos. Al dominio bisogna opporre il contropotere costituito da punti ottici di resistenza, avanzamento e, se è sarà possibile, di organizzazione della resistenza. Al piombo che soffoca e avvolge i corpi e le menti anestetizzandoli bisogna opporre la discussione sui sintomi  e le cause del male  sempre più palesi. La parola libera, ma viviamo in un momento storico in cui l’ordine del discorso e delle grammatiche congela le menti e i cuori neutralizzando l’immaginazione etica, abbiamo bisogno di mettere in circolo nuove parole, nuovi concetti per la prassi dei cuori di pietra da trasformare in cuori di carne.

[1] Primo Levi, Il Sistema periodico, Piombo

I selfie a Birkenau: in posa sdraiati sui binari. Sui social sbarca il turismo dell'orrore - La Stampa

Fonte foto: La Stampa (da Google)

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