Ursula Von der Leyen ha lanciato il suo grido di guerra

Dichiarazioni di guerra

“L’Ucraina è una di noi e la vogliamo nell’Unione”

 

La dichiarazione della Presidente dell’unione europea alla vigilia dell’incontro delle delegazioni ucraine e russe suona come un requiem ai colloqui di pace. Si alza la tensione, si istiga alla guerra e specialmente si lancia un messaggio agli ucraini, i quali devono essere assimilati dalla NATO. Non vi sono alternative: bisogna accerchiare il popolo russo e minacciarlo con la potenza militare al fine di saccheggiarne le ricchezze. Sarebbe interessante riflettere, anche, sull’immagine stereotipata delle donne in politica, che nel conformismo attuale sono sempre migliori e diverse dagli uomini. Lo stereotipo positivo cade assieme alla pace, la quale  muore sulla bocca della Presidente esecutrice degli ordine americani. Istigare alla guerra e tacere sull’invio di armi da parte dei paesi europei è un chiaro messaggio di guerra, anzi, è fare la guerra. Nel contempo nelle piazze si grida alla pace e si descrivono i crimini di guerra dei russi. Una collettività ipnotizzata dalle menzogne del potere e che ha perso la visione totale degli eventi è solo una pedina nel gioco della manipolazione politica. L’Europa unita non è certo una comunità, ma solo euro, vaccini e guerra. La verità si svela a noi nella sua cruda ed ostica verità: l’ istituzione europea è il gendarme della Nato, è la serva fedele che ha perso ogni identità sociale e pacifista per essere il braccio armato anglofono che si dirige ad est. La politica imperiale degli Stati Uniti ha trovato i suoi vassalli più realisti del re. Le affermazione della signora Ursula Von der Leyen non sorprendono, ma sconvolgono. L’Europa della pace e dei diritti sociali è seppellita sotto le macerie delle guerre che si succedono dal 1989, al suo posto vi è la copia brutale degli Stati Uniti scollata dalla realtà dei popoli, che ha taciuto e tace sulla sospensione delle libertà democratiche nei paesi europei durante la pandemia, ma trova fiato per urlare ed inneggiare alla guerra. Il “vogliamo” è spaventoso, Ursula von der Leyen parla per tutti noi, senza aver ascoltato nessuno, al massimo ha sentito solo la voce del padrone. Vi è da chiedersi, se il patto di Varsavia avesse puntato i suoi missili in Messico o in Canada cosa avrebbe fatto la NATO? La prima vittima di tale condizione di sussunzione formale e materiale è la ragione pubblica, al suo posto vi è solo menzogna e guerra. I futuri cittadini europei nutriti ad Erasmus e guerra che tipo di cittadini saranno? La ragione pubblica tace ed è stata ridotta al silenzio. Le ombre del presente si allungano sul domani e inquietano per la normalità della violenza divenuta endogena. Si insegna la menzogna resecando la parte dal tutto, la conseguenza è l’irrazionalità pubblica e l’incapacità di leggere olisticamente i fenomeni storici. La violenza è preparata da un grido sul cui fondo ci sono decenni di distruzione del dibattito pubblico, per cui l’Europa non è alternativa alla Russia o agli Stati Uniti, ma è parte del corpo guerriero e marcescente dell’imperialismo americano. L’ANPI ha osato dichiarare che la NATO persegue solo politiche di potenza, naturalmente le parole dell’ANPI sono subissate da dichiarazioni  scandalizzate dei nostri politici che hanno dimenticato l’articolo XI della nostra Costituzione e affilano le armi per la guerra con l’affiancamento acefalo e senza prospettive alla politica militare della NATO. Ricordiamoci della Costituzione per comprendere il tradimento ideologico che si consuma sotto i nostri sguardi:

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

Cosa resta di una civiltà del diritto e della sua prima radice la quale è filosofica, e dunque, dialogica. Nel grido di Ursula Von der Leyen vi è un requiem ad una civiltà, nella quale ci sono i nostri destini e dei nostri figli. Dobbiamo radicarci nella nostra storia senza idolatrie e tribalismi per creare oasi di pensiero nel deserto che avanza. Ricordiamoci delle parole di Nietzsche:

“Il deserto cresce; guai a chi in sè cela deserti”.

La politica degli elmetti porta sola ai deserti delle e nelle menti che preparano la rovina totale.

Von der Leyen, Finlandia può contare su Unione europea - Europa - ANSA.it

Fonte foto: da Google

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