Amadeo Bordiga


“Gli àuguri antichi sorridevano quando si incontravano per la strada. I moderni hanno una opposta consegna, che per loro è questione di pagnotta: sanno reciprocamente quanto sono bestie e bugiardi, ma ostentano di prendersi sul serio tra di loro. L’età capitalista è più carica di superstizioni di tutte quelle che l’hanno preceduta. La storia rivoluzionaria non la definirà età del razionale, ma età della magagna. Di tutti gli idoli che ha conosciuto l’uomo, sarà quello del progresso moderno della tecnica che cadrà dagli altari col più tremendo fragore. Amadeo Bordiga Da “Prometeo”, serie II, n. 3-4 del luglio-settembre 1952”

Amadeo Bordiga fu uno dei fondatori del Partito comunista italiano con Antonio Gramsci. La storia non è mai neutra, poiché è la storia materiale  degli uomini e delle donne e delle loro lotte ideologiche e di classe. Il nome di Antonio Gramsci è diventato un riferimento per la storia del comunismo, mentre per Amadeo Bordiga l’operato e la produzione teorica sono state eclissate. Una controstoria del comunismo potrebbe riportare in luce pensatori e prospettive sconfitte all’interno del periodare comunista.  Il brano sopra riportato è rilevante per comprendere l’uomo Amadeo Bordiga, egli fu alieno da ogni compromesso, pertanto la sua critica è vera e graffiante. Da uomo libero da ambizioni carrieristiche fu diretto nella critica e sosteneva la necessità di schierarsi contro un sistema, il capitalismo, che deumanizza e rinchiude le soggettività nella “particolarità interessata”. Nel modo di produzione capitalistico anche il saluto è in vendita, pertanto il compromesso con esso è già complicità, e questa fu la posizione che conservò nell’arco della sua testimonianza.  Il capitalismo è il tempo della “magagna”, per cui  tutto è falso e riducibile alla sola pratica dell’egoismo privato.

A sinistra del Partito comunista

Egli si schierò a sinistra del partito comunista e fu internazionalista, mentre Antonio Gramsci si poneva al centro ed era disponibile al compromesso con i socialisti. Ragioni ne avevano entrambi, il dato di fatto è che, forse, l’intransigenza di Bordiga è stata capace di individuare errori e falle che avrebbero condotto alla fine ingloriosa del comunismo reale. Non accettò la linea della Terza internazionale: il socialismo in un solo paese. Tale scelta avrebbe condotto all’isolamento dell’Unione Sovietica e alla fine, mentre essa era in vita, del “progetto comunista mai realizzato nei fatti”. Fedele fino all’idolatria alle posizioni della “scienza marxiana” fu internazionalista, poiché la lotta di classe può essere vinta solo se i proletari si uniscono a livello internazionale contro i comuni nemici: i capitalisti. Il comunismo in un solo paese, invece, divide e contrappone i proletari e con essi i partiti che dovrebbero rappresentarli. Ammirò Lenin, ma fu critico verso talune posizioni del fondatore dell’Unione Sovietica come il suo “cedimento” al “fronte unico stabilito nel Comintern” nel quale dovevano rientrare anche i socialisti. Lenin fu il marxista che riportò il comunismo alla sua scientificità e, dunque, su tale fondamento edificò il comunismo. Fu per Bordiga baluardo contro le derive umanistiche e misticheggianti, ma fu critico, come detto, su non poche posizioni e strategie del leader sovietico, benché  riconoscesse le difficili condizioni storiche, in cui il comunismo fu edificato:

“A un certo momento della complessa storia del movimento marxista russo, a cui dovrò ancora accennare, sorge una scuola, capeggiata dal filosofo Bogdanov, che vorrebbe sottoporre a una revisione la concezione materialista e dialettica marxista, per dare al movimento operaio una base filosofica a carattere idealistico e quasi mistico. Questa scuola vorrebbe far riconoscere ai marxisti il preteso superamento della filosofia materialista e scientifica da parte di moderne scuole filosofiche neo-idealistiche. Lenin risponde a essa in modo definitivo con un’opera (Materialismo ed empiriocriticismo) disgraziatamente poco tradotta e poco nota, apparsa in russo nel 1908, nella quale, dopo un poderoso lavoro di preparazione, svolge una critica dei sistemi filosofici idealistici antichi e moderni, difende la concezione del realismo dialettico di Marx ed Engels nella sua brillante integrità, superatrice delle astruserie in cui si imbottigliano i filosofi ufficiali, dimostra infine come le scuole idealistiche moderne siano espressione di uno stato d’animo recente della classe borghese, e una loro penetrazione nel pensiero del partito proletario non corrisponda che a uno stato psicologico di impotenza, di smarrimento, non è che il derivato ideologico della situazione effettiva di disfatta del proletariato russo dopo il 1905. Lenin stabilisce, in modo che per noi esclude ulteriori dubbi, che “non vi può essere una dottrina socialista e proletaria su basi spiritualiste, idealiste, mistiche, morali[1]“.

Nessun idealismo, dunque, il marxismo è scienza e ogni deviazione è un errore. Lenin riportò il marxismo nell’alveo della scienza decontaminandolo da soggettivismo e dal misticismo. Amadeo Bordiga fu un positivista di ferro, per il comunista italiano la rivoluzione non dipende dal volere umano ma dagli eventi della storia che si susseguono secondo leggi inossidabili.

Bordiga e l’industrialismo sovietico

Amadeo Bordiga fu  ostile alla linea di Stalin e, notoriamente, gli rivolse ampie e aspre critiche direttamente. Egli utilizzò il termine “industrialismo di stato” per definire l’Unione Sovietica. L’industrialismo di stato produceva merci con lo sfruttamento dei lavoratori e le vendeva sul mercato mondiale, per cui  accumulo di capitali, sfruttamento e mercificazione erano l’ordinaria normalità di un’economia che conservava i fondamenti del capitalismo. Le analisi di Bordiga sono illuminanti, per il pensatore dissidente il capitalismo è una forza sociale che non necessariamente coincide con la proprietà personale. Il capitalismo si sviluppa anche nella direzione di abolire la proprietà personale per  sfruttare ed astrarre plusvalore  dal lavoro vivo. Il capitalismo è lo sfruttamento del lavoro vivo perpetrato da una minoranza organizzata, di conseguenza esso non è riducibile alla proprietà privata.  La sconfitta del comunismo si è consumata nell’analisi di Bordiga a metà degli anni venti del Novecento. Statizzazione e pianificazione, dunque,  non implicano il socialismo, ma sono l’espressione e la piena proiezione di una “forma di capitalismo” non meno deleteria del capitalismo occidentale. Nella pianificazione sovietica sono presenti soggetti che agiscono in modo indipendente in nome della competizione tra gli apparati industriali e i prodotti sono oggetto di appropriazione e sottrazione da parte della burocrazia con la sua rete internazionale di interessi. Gli operai sono solo strumenti di lavoro, e quindi  si riproducono le medesime dinamiche del capitalismo denunciate da Marx. Il prodotto nel comunismo sovietico è dunque ancora “merce” da valorizzare. L’Unione Sovietica duplicava le medesime dinamiche del capitalismo avvolte nella bandiera rossa. Struttura economica e sociale della Russia d’oggi è l’opera del 1966 nella quale denuncia in modo inequivocabile “il capitalismo di stato sovietico”.  Il comunismo sovietico non fu mai riconosciuto da Bordiga come “comunismo” durante tutta la sua esistenza.  Negli anni che precedettero la Seconda Guerra mondiale definì lo scontro che andava delineandosi, non come una contrapposizione tra capitalismo e comunismo, ma come contraddizione tra differenti capitalismi.

Non aderì al Partito comunista di Togliatti con la sua via democratica verso il comunismo e sostenne da esterno il Partito Comunista Internazionalista (1943 1952). Fu nei fatti isolato, ma continuò a lottare in modo pugnace per il comunismo fino al 1970 quando la morte ebbe il sopravvento a Formia. Scrisse articoli e partecipò attivamente a non poche testate comuniste e internazionaliste. Per un lungo periodo non firmò i suoi articoli e i suoi interventi. La firma era un vezzo borghese e capitalista, pertanto un vero comunista doveva rinunciare alla presunzione della proprietà  cognitiva. Le conoscenze e le prospettive teoriche sono l’effetto finale dell’oggettivazione dell’esperienza collettiva del sapere. Nessuno è proprietario esclusivo delle proprie produzioni teoretiche. Il comunista è radicale nella sua coerenza e testimonianza. Il narcisismo dei nostri giorni e l’individualismo decerebrato sono distanti anni luce dalle posizioni di Amadeo Bordiga. L’impegno per il comunismo non fu solo politico, ma fu anche e, specialmente, etico. Egli testimoniò un umanesimo rigoroso con la sua passione etica che non si nutriva delle leggi scientifiche della storia ma dello scandalo concettualizzato dinanzi alle ingiustizie. Non possiamo che definire umanistico il suo schierarsi con gli ultimi e gli sconfitti. Fu uomo dalla “coscienza infelice”, non lottò per gli ultimi a  causa delle leggi della storia ma per l’umano sentire il dolore dei subalterni, pertanto egli fa parte della storia dell’umanesimo, benché  la sua idiosincrasia verso l’umanesimo sia evidente.

Bordiga e Gramsci

La sua formazione fu scientifica e lesse il marxismo come una scienza dalle leggi inossidabili e oggettive; fu, dunque, l’antitesi di Antonio Gramsci, almeno apparentemente, ciò che li divise, forse, non fu l’umanesimo ma le strategie da adottare in funzione del fine ultimo.  Per il comunista di Ercolano non era necessario il partito partecipato di Antonio Gramsci che avrebbe dovuto preparare la rivoluzione, perchè egli caldeggiava un partito di puri e duri pronti a scendere in campo, quando si sarebbe materializzata la rivoluzione. Scientificità, antiumanesimo e attesa messianica dell’ora fatale erano compresenti nel suo pensiero. La distanza dall’umanesimo gramsciano non lo indusse ad assumere comportamenti di distacco emotivo dall’amico e compagno, ma gli fu vicino e non pochi testimoni riportano gli atteggiamenti paterni assunti verso il fragile compagno comunista. Furono confinati a Ustica durante il fascismo e assieme collaborarono per istituire sull’isola una scuola finalizzata alla crescita qualitativa della coscienza di classe, in essa gli abitanti del luogo potevano imparare anche  la lettura e la scrittura. Malgrado le divisioni, dopo il Congresso di Lione del 1926 nel quale Amadeo Bordiga fu posto in minoranza e la linea di Antonio Gramsci si affermò, ciò malgrado, in seguito, collaborarono costruttivamente. Si ritrovarono nel 1926 nel comune confino ad Ustica, dove Bordiga dimostrò un profilo umano non comune. Nella scuola che i confinati organizzarono egli si dedicò alle attività scientifiche, mentre Gramsci alle discipline umanistiche. La scuola sull’isola progettò la formazione globale e permanente dei subalterni. L’esperienza di collaborazione pur nella sua brevità fu prolifica, perché ad Ustica prevalse l’unità ideale sulle divisioni. Abitarono assieme e nell’ultima intervista rilasciata alla RAI dichiarò:

“I rapporti di amico, oltre che di compagno, che avevo sempre avuto con Antonio che certamente meritava tutta la mia ammirazione, furono sempre cordialissimi. La nostra ultima convivenza in ambiente che ben può dirsi di partito, risale all’anno 1926, quando entrambi fummo condotti al confino nell’isola di Ustica. In quel periodo, allorché con un uditorio di altri confinati veniva in discussione un problema che interessasse i nostri principi e il nostro movimento, Antonio ed io, come per una tacita intesa, ci offrivamo di illustrare ai presenti la visione che l’altro propugnava sul tema esaminato. Con ciò, è chiaro che nessuno dei due voleva in qualche modo attenuare il proprio dissenso dal pensiero dell’altro e della sua corrente. La doppia esposizione si concludeva di regola con una reciproca conferma, chiesta ed ottenuta, di avere bene interpretato l’insieme delle concezioni dell’altro[2]”.

Furono solidali, al di là delle divisioni ideologiche, e Antonio Gramsci lo rammenta nelle sue lettere. Al confino vi erano uomini e anche donne con storie differenti, ma furono uniti nella consapevolezza del comune nemico (il capitalismo):

“Siamo ad Ustica in 30 confinati politici: abbiamo già iniziato tutta una serie di corsi, elementari e di cultura generale, per i diversi gruppi di confinati; inizieremo anche delle serie di conferenze. Bordiga dirige la sezione scientifica, io la sezione storico-letteraria; ecco la ragione per cui ho commissionato determinati libri. Speriamo così di trascorrere il tempo senza abbrutirci e giovando agli altri amici, che rappresentano tutta la gamma dei partiti e della preparazione culturale. Con me c’è Schiavello e Fiorio di Milano; di massimalisti c’è anche l’ex deputato Conca di Milano. Di unitari c’è l’avv. Sbaraglini di Perugia e un magnifico tipo di contadino molinellese. Un repubblicano di Massa e 6 anarchici di composizione morale complessa; il resto comunisti, cioè la grande maggioranza. Ci sono 3 o 4 analfabeti o quasi; il resto ha una preparazione diversa, ma con media generale molto bassa. Tutti però sono contenti di avere la scuola, che è frequentata con grande assiduità e diligenza[3]”.

Per comprendere la totalità della storia del comunismo è necessario riconquistare i suoi protagonisti anche per “comprendere” le motivazioni della loro rimozione. In tali dinamiche non si svela solo la storia, ma probabilmente è in quella piega della storia che possiamo individuare le ragioni profonde di una sconfitta che non chiude la storia del comunismo. Oggi prevale l’io sulla progettualità e il narcisismo sulla passione, pertanto l’uomo Amadeo Bordiga ci rammenta il senso della politica, la quale non è carriera ma passione per la verità e per la giustizia sociale

Costanzo Preve e Amadeo Bordiga

Costanzo Preve, studioso della storia del marxismo, ne palesò il valore etico e la capacità di orientarsi in modo autonomo in una realtà complessa, in cui le trappole ideologiche erano innumerevoli e gli opportunismi vigliacchi prevalevano sull’onesta intellettuale e sulla passione politica. Amadeo Bordiga in una realtà di “ultimi uomini” ebbe vita sensata da “comunista” e questo è il primo dato macroscopico su cui dovremmo riflettere, noi che siamo in un orizzonte di disfacimento politico e di “primitivismo di massa”:

Dopo mezzo secolo Bordiga, ormai vicino alla morte, ha la piena consapevolezza di aver vissuto una vita sensata, del tutto indipendentemente dai conflitti secondari di tipo ideologico e politico[4]”.

Costanzo Preve operò una sintesi della concezione del comunismo secondo Amadeo Bordiga. Il suo comunismo era rigorosamente internazionalista:

“Primo, la rivoluzione di Bordiga sarà plurinazionale. Può sembrare assolutamente evidente, anche perché Bordiga aveva già scritto a lungo sui cosiddetti “fattori” di razza e di nazione nella teoria marxista. Per Bordiga le nazioni sono certo un fatto storico e non naturale, ma tuttavia esistono e sono un dato imprescindibile. Questa è una posizione classica, e pienamente corretta, che risale a Marx ed alla Seconda Internazionale (cfr. R. Monteleone, Marxismo, Internazionalismo, Questione Nazionale, Loescher, Torino 1982)[5]”.

Il comunismo doveva  essere monopartitico e lineare, ovvero occidentale, egli proiettò la concezione occidentale della storia  nella globalità delle storie nazionali  peccando di eurocentrismo:

“Secondo, la rivoluzione comunista di Bordiga sarà monopartitica. Si tratta della concezione originaria dell’Internazionale Comunista del 1919, per cui esisteva un solo partito comunista internazionalista mondiale unificato da un programma (il “programma comunista”, appunto), di cui le diverse sezioni nazionali erano solo divisioni secondarie. È questa la grande utopia internazionalista del 1919, estremamente generosa, che si basava però su di un presupposto errato, e cioè l’esportazione del modello eurocentrico unilineare, un modello che il maoismo giustamente corresse, prendendo atto del carattere di sviluppo multilineare della storia mondiale. Occorre capire che la concezione del monopartitismo internazionalista mondiale, che Bordiga difese fino alla morte, è solo la radicalizzazione estremistica di una concezione eurocentrica ed unilineare della storia mondiale, con un solo partito comunista che si “espande” a macchia d’olio nel mondo intero[6]”.

Il monoclassismo rivoluzionario era anch’esso sintomatico di un atteggiamento settario fino al semplicismo, poiché il capitalismo opprime anche le classi medie, i colonizzati e le donne (operaie e dipendenti in genere):

“Terzo, la rivoluzione comunista di Bordiga sarà monoclassista. Monoclassista significa, ovviamente, che sarà una rivoluzione esclusiva della classe operaia e proletaria mondiale, senza muffa interclassista, senza studenti, impiegati, contadini, artigiani, ceti medi, eccetera eccetera[7]”.

Amadeo Bordiga con il suo scientismo marxista finì col ridurre il pensiero di Marx a formule religiose astratte avulse dal contesto e dall’evoluzione del pensiero marxiano, il quale non fu certo sistematico, ma fu piuttosto un campo aperto di possibilità. Egli trasformò l’approssimativo in un “grido religioso”. A noi spetta il compito severo e complesso di riconoscergli la fermezza morale e la capacità di aver colto le contraddizioni del comunismo reale e di non averle taciute, e questo non è poco e ciò fa di lui un testimone di verità.


[1] Amadeo Bordiga, Lenin nel cammino della Rivoluzione,  Conferenza tenuta alla Casa del Popolo, Roma, 24 febbraio 1924

[2]EdekOsser, Una intervista ad Amadeo Bordiga, «Storia contemporanea», n. 3, settembre 1973.

[3]Lettera del 21 dicembre 1926, in Antonio Gramsci, Lettere dal carcere, Einaudi, Torino, 1965, p. 25.

[4] Costanzo Preve, Note critiche sul bordighismo Contributi per una discussione da proseguire  VIII parte, paragrafo XX

[5] Ibidem

[6] Ibidem

[7] Ibidem

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