Le festività natalizie
sono un tempo privilegiato per comprendere la violenza del nostro tempo e le
pratiche di rimozione della “verità sociale”. La nostra è una società senza
comunità, in cui la violenza quotidiana e le tragedie sono massimamente rese invisibili
con la chiacchiera mediatica e i “seminari televisivi”, in cui i casi più
eclatanti sono motivo per dare voce a “esperti del niente” che praticano
ipotesi e autopsie del caso senza spiegare le cause strutturali della violenza.
La rimozione agisce nel quotidiano mascherata da denuncia e da scandalo per
inabissare realtà e verità. Si tratta di una pratica ben pianificata con la
quale tutto resta eguale e irrazionale, in tal maniera il reale non diventa
razionale, ma si oblia tra le immagini truculente, le chiacchiere e il
narcisismo degli esperti. Il Natale moltiplica in modo esponenziale tale
logica. Si deve far tacere Cristo e il suo messaggio rivoluzionario. Il
cristianesimo ha il merito etico di aver svelato le dinamiche del sacrificio e
di averle rese palesi. Il desiderio mimetico è sempre stato fonte di violenza e
il sacrificio ha consentito di razionalizzare la violenza che covava in grembo
alla comunità. Cristo è il sacrificio che si fa parola e racconta la verità
degli ultimi e delle vittime oltraggiate dalle dinamiche del capro espiatorio.
L’Avvento è la voce della vittima che racconta la sua storia di “sacrificio e
di amore donativo”. Il cristianesimo pone al centro la vittima, insegna la
misericordia e fa parlare coloro che non hanno voce e che, quindi, sono stati
negati nella loro umanità fino ad essere invisibili. Lo scintillio di questi
giorni abbaglia con il suo alone luminoso e rende gli ultimi presenze spettrali
su cui gli sguardi non si posano.
Il salto di qualità
del cristianesimo è il Cristo che si fa carne e si sacrifica, per cui il
sacrificio di un Dio pone fine alla violenza del capro espiatorio, perché non
vi può essere sacrificio superiore e inaugura il tempo nuovo in cui gli esseri
umani si riconoscono “fratelli”. Il frastuono melenso di questi giorni teme la
fraternità, poiché il sistema sociale si fonda sull’atomismo delle solitudini
che spasimano dietro le vetrine. Le luci, il consumismo, le musiche che
invadono le strade e ammutoliscono i viandanti non sono solo un invito al
consumo, sono il modo più efficace per indurre alla dimenticanza. Cristo non è
più tra noi, non è pensato e non è oggetto di celebrazione, ci si limita a
festeggiare con la malinconia dell’allegria obbligata dalle circostanze e se
non si obbedisce alla narrazione del consumo si è sospinti verso la marginalità
sociale.
Il Natale è dunque
oblio del messaggio universale cristico, in tal modo il sistema di sfruttamento
e di consumo può continuare la sua corsa mediante lo spostamento del baricentro
e dell’attenzione dalla mangiatoia, che accoglie un Dio fragile e donato alla
custodia degli esseri umani, al consumatore seriale e bulimico che pone se
stesso al centro della realtà. Il mondo muore nella solitudine dell’ego
narcisista, il cui cuore si chiude agli uomini, alla trascendenza e al sacro.
Restano solo gli idoli a generare mostri e mostruosità su cui si tornerà a
discutere senza comprendere che un mondo senza misericordia non ha pensiero e,
quindi, precipita nell’abisso dell’insensato. A Monte Sant’Angelo per
iniziativa dell’AVIS il presepe è tra le macerie di Gaza. Ecco la verità
dell’Avvento che l’artificio e la menzogna non possono occultare, Egli ci
rammenta che siamo partecipi tutti della comune umanità e tale umanità si
sporge verso l’infinito e l’indicibile. I nostri auguri a tutti gli uomini di
Misericordia che ogni giorno testimoniano la verità.
Natale è in ogni tempo e ogni giorno, sta a noi guardare il mondo con occhi nuovi senza lasciarci abbagliare dalle luci che in questi giorni ci disorientano e ci allontanano dall’essenziale, il quale notoriamente è invisibile agli occhi. Vorrebbero privarci dello sguardo interiore, ma i testimoni della verità sono “i nostri pastori” ed essi sono tra di noi invisibili e chi sa guardare con gli occhi dello spirito li accoglie e segue il loro cammino. L’inverno dello spirito non avrà l’ultima parola. Il primo gesto per vincere l’inverno del niente è porre lo sguardo sulla mangiatoia e riconoscere in quella fragilità ogni essere umano e noi stessi. Natale è il giorno della luce e dell’accoglienza che illumina la nostra comune fragilità.
Fonte foto: La Gazzetta del Mezzogiorno (da Google)