Allarmi son fascisti

Si definiscono “antimondialisti”, anticapitalisti e antimperialisti ma sono solo fascisti, vecchi o nuovi, del secondo o del terzo millennio, in camicia nera o in camicia verde. I concetti che sostengono e i metodi che utilizzano sono più o meno sempre gli stessi.
Dicono di lottare per la difesa delle identità culturali contro i processi di omologazione imposti dalla globalizzazione capitalista (lo chiamano “differenzialismo”), ma è solo un escamotage per coprire il loro razzismo ideologico e pratico (il razzismo “biologico” è ormai impresentabile e improponibile, anche per loro…). Confondono e sovrappongono, a volte per malafede (i leader e i gruppi dirigenti) e spesso per ignoranza (la base e la manovalanza) il concetto di omogeneizzazione (che è un processo effettivamente posto in essere dal sistema capitalistico assoluto che vuole ridurre il pianeta ad un gigantesco Mac Donald) con quello di eguaglianza (che nulla ha a che vedere con il primo) nei confronti del quale sono profondamente, visceralmente e violentemente ostili (altrimenti non sarebbero quello che sono, cioè fascisti…).
Sostengono che il loro nemico non sarebbero gli immigrati ma il sistema (capitalista) che produce l’immigrazione, ma poi, all’atto pratico (che è quello che conta), il loro presunto anticapitalismo si traduce nell’aggressione sistematica e violenta nei confronti degli extracomunitari, come è successo ieri in quel quartiere residenziale a nord di Roma dove solo la presenza della polizia ha impedito che alcuni migranti fossero linciati, o come è successo qualche giorno fa nel Trevigiano, anche se in quel caso indossavano la casacca verde.
Il loro livore e la loro rabbia si scarica sempre sugli ultimi, sulle prime vittime di quel sistema che a parole dicono di voler combattere. Ma sono solo menzogne. Avete forse mai visto dei fascisti assaltare con la stessa veemenza con cui aggrediscono un gruppo di immigrati la sede di una banca, di una multinazionale, di una base militare degli USA o della NATO oppure contestare con altrettanta virulenza questo o quel vertice dei potenti della Terra oppure ancora, che so, un ritrovo di “vip” in qualche località esclusiva per soli ultraricchi? Per quanto mi riguarda, mai. Sempre in prima fila, invece, quando si tratta di prendere a sprangate un immigrato.
Non perché serva a qualcosa prendere a sassate la filiale di una banca o di una multinazionale, sia chiaro, anzi, il più delle volte si tratta di atti politicamente sciocchi e controproducenti. Però, dal momento che quegli stessi atti, per quanto infantili, hanno un valore simbolico (e per questa ragione vengono posti in essere), allora vale anche e soprattutto per le “bravate” dei “fascisti del terzo millennio”, come amano definirsi. E se tanto mi da tanto, se me lo permettete, tra assaltare la filiale di una multinazionale o contestare anche in modo violento un vertice del G8 o l’inaugurazione di una “kermesse di regime” come l’Expo da una parte, e aggredire un gruppo di immigrati dall’altra, c’è una bella differenza. E chi non riesce a vederla e mette tutto e tutti nello stesso calderone, vuol dire che è ottuso oppure in malafede.
Purtroppo queste organizzazioni neofasciste (vale per la Lega Nord come per Casa Pound o simili, comunque oggi alleati) hanno buon gioco nel fare ciò che fanno. Speculano, come sempre hanno fatto, sull’insicurezza di tanta gente che vive una condizione di sofferenza e di forte disagio sociale e che, priva di una coscienza politica e di classe, individua negli immigrati, cioè in quelli che se la passano ancora peggio di loro, la causa o una delle cause principali della loro condizione. Ma anche sull’egoismo di quei settori della piccola e della media borghesia, impauriti anch’essi e in parte impoveriti dalla crisi economica, che credono di difendersi chiudendosi, non solo metaforicamente, nei loro fortilizi. Quanto accaduto in questi giorni a Roma e nel Trevigiano è emblematico in tal senso. Ciò che ha animato la “rivolta” non è stato in questi casi solo l’ostilità nei confronti degli “stranieri” ma il timore, molto più prosaico, che le loro case potessero deprezzarsi, perdere di valore a causa della presenza di questi ultimi che, in quanto tale, è considerata come fonte e causa di degrado.
Questo non vuole essere un giudizio moralistico e men che meno un atteggiamento ideologico e supponente nei confronti di chi, in molti casi anche faticosamente e a prezzo di grandi sacrifici, si è messo un tetto sotto la testa e ha costruito per se e per la propria famiglia una vita decente, ma solo il tentativo di abbozzare un’analisi lucida (che non vuol dire giustificare…), sia pur estremamente sintetica, sulle cause che sono a monte dell’ ostilità nei confronti dei migranti.
Il caso di Casale San Nicola è simile (nell’ostilità) ma allo stesso tempo in larga parte diverso (nella sostanza) da quello di Tor Sapienza dove, non molto tempo fa, scoppiò una rivolta contro il centro che ospitava gli immigrati. Tor Sapienza è una borgata, un quartiere periferico da sempre disagiato e degradato, che una volta avremmo definito “proletario” (oggi il termine è desueto ma la sostanza è la stessa…), dove gli autoctoni e gli stranieri si trovano a condividere lo stesso degrado sociale, la stessa assenza di servizi e di strutture, la stessa mancanza di lavoro e di prospettive e la stessa condizione di miseria esistenziale, oltre che materiale. E’ in questo contesto che cresce e si sviluppa una sorta di competizione che finisce per sfociare nell’ ostilità e nel risentimento, anche e soprattutto in questo caso, da parte dei primi nei confronti dei secondi: la famosa “guerra fra poveri” alimentata ad arte dai padroni del vapore (divide et impera) e da quelle forze neofasciste che su di essa proliferano.
Casale San Nicola è invece un quartiere residenziale, abitato per lo più da una neo piccola e media borghesia di commercianti e piccolissimi imprenditori, per lo più culturalmente sprovveduti, in molti casi di origine popolare, che difendono il loro “status” di “neo borghesi” (termine anche questo improprio ma ci capiamo anche in questo caso) e il “loro” territorio che rischia di essere “invaso” dagli stranieri. I quali, è bene ricordarlo, sono poveri, anzi poverissimi, e questa è la loro “colpa”. Perché se invece di essere poveri fossero benestanti e abitassero nella villetta accanto alla loro o addirittura in una villa, qualora fossero ricchi, il problema non si porrebbe e le “rivolte” non scoppierebbero. Tutt’al più ci sarebbe una sorta di rancore, di invidia più o meno manifesta nei confronti di quello straniero “che ha fatto i soldi”.
Quindi, come vediamo, il problema non è dato tanto dalla questione etnica quanto da quella sociale. E’poi ovvio che quando questi due aspetti si sovrappongono si crea una miscela esplosiva.
Ed è sempre facendo leva su questi “sentimenti” che la destra neofascista e leghista riesce a costruire un blocco sociale interclassista (e ad esercitare anche egemonia politica e culturale), il cui collante è appunto l’ostilità nei confronti degli stranieri e di un non meglio identificato “sistema” (nulla a che vedere con una critica strutturale del dominio capitalistico che non ha nessuna intenzione di mettere realmente in discussione se non in determinati aspetti “culturali”) che provocherebbe questa situazione (e in effetti è così, solo che sono sia la diagnosi che la “cura” ad essere completamente sballate…). In questo blocco sociale interclassista è solo apparentemente assente la borghesia più ricca e altolocata per un motivo molto semplice: i ricchi e i potenti non vivranno mai le contraddizioni create dal loro stesso sistema per la semplicissima ragione che ne godono solo i vantaggi e i privilegi. Del resto, per fare solo un esempio, nessun centro di accoglienza per migranti verrà mai collocato in una quartiere di ricchi. Il rapporto che questi ultimi hanno con gli immigrati è solo quello che hanno con i nuovi “servi”, cioè con i camerieri e le cameriere, i badanti e la badanti, le baby sitter e i dog sitter che prestano servizio nelle loro case. Questa alta borghesia (diciamo classe sociale ultracapitalistica), data la sua condizione, può permettersi anche di assumere rispetto a questo ordine di problemi, un atteggiamento liberale e “politicamente corretto”, ed in effetti è proprio quello che il più delle volte assume, fingendo di scandalizzarsi per i comportamenti intolleranti, rancorosi e violenti di quei settori popolari e di piccola e media borghesia di cui sopra. Ma è proprio qui che continua il depistaggio ideologico da parte della destra neofascista e neoreazionaria la quale si guarda bene, ovviamente, dall’organizzare la rabbia dei ceti popolari verso i veri responsabili della loro condizione di oppressione e disagio sociale (altrimenti sarebbe un’altra cosa…), per dirottarla contro quelli che vivono una condizione ancora peggiore. Ecco che in questo modo si chiude il cerchio. Nella migliore scuola fascista, si acchiappano due, anzi, tanti piccioni con una fava: si alimenta ad arte una guerra fra poveri, si depistano ideologicamente le masse, si crea una gigantesca falsa coscienza e ultimo, ma niente affatto per ultimo, si disinnesca il conflitto di classe.
Coloro che, specie negli ultimi anni (fra cui anche autorevoli pensatori), hanno sostenuto che il fascismo fosse un fenomeno ormai storicamente superato, hanno commesso un grave errore interpretativo. Certo, se per fascismo intendiamo solo ed esclusivamente quello che si è determinato nel ventennio italiano dal 1922 al 1943, allora hanno “tecnicamente” ragione, perché quello è un evento che in quelle date forme e modalità appartiene appunto alla storia e non è ripetibile. Ma noi sappiamo che tutto si trasforma, con il trasformarsi della realtà storica. Questo vale naturalmente anche per il fascismo che si manifesta in forme e modalità sia pure in parte nuove, come è normale che sia, date le differenti circostanze e contesti storici. E non c’è alcun dubbio sul fatto che gli atteggiamenti di ostilità, di razzismo, di intolleranza diffusa e di odio nei confronti degli immigrati affondino le loro radici nella cultura e nell’ideologia fascista e nelle sue propaggini.
E’ doveroso sottolineare che questa sorta di fascismo diffuso (la logica degli “sparuti gruppi di provocatori e violenti “ non regge più, bisogna affrontare il toro per le corna e non raccontarsi balle…) prolifera anche e soprattutto a causa dell’assenza sempre più drammatica di una forza politica in grado di sviluppare una moderna ma forte critica di classe e anticapitalistica.

15 commenti per “Allarmi son fascisti

  1. Mark72
    18 Luglio 2015 at 19:11

    La mia riflessione da figlio di operai e da povero è che, una volta che il conflitto tra poveri è stato creato ad arte, è difficile uscirne se ne sei coinvolto, cioè se sei nella mischia, se appartieni ad una delle classi svantaggiate.
    Puoi capire chi è l’artefice e resistere contro quelle forze che ti spingono a competere e quindi ad accettare compromessi, ma finisci con il diventare oggi un emarginato.
    Conosco il processo mentale e sociale che ti conduce lungo questo cammino. Nel caso in cui invece uno si opponga, come ben si sa le prospettive sono lo stato di eversivo e fuorilegge o la pazzia.
    Se l’intento del potente e dei suoi servi (consci o no) è di sostituire un’intera classe di persone che hanno la presunzione di avere dei diritti (o di averli con il tempo conquistati), e quindi forse ancora nelle condizioni di negoziare, con un’altra troppo disperata o ignorante per rivendicarne di uguali, allora la realizzazione di quell’intento è una strada in discesa qualora nessuno si preoccupi di fornire adeguata coscienza ai nuovi arrivati o se nessuno si preoccupa di evitare che siano ricattabili.
    Ma questo concorderete è un compito assai arduo, perché in fondo i nuovi arrivati non appartengono a quel contesto sociale che si vuole mantenere inalterato, e di cui si vogliono eliminare o alienare le tensioni. Così quel lungo e lento processo di dialogo e negoziazione tra le parti sociali di quel luogo, interrottosi probabilmente molto prima, è onesto riconoscerlo, diventa anche obsoleto.
    Tra gli ultimi esistono gli ultimi, quelli per cui nessuno si preoccupa di organizzare un’accoglienza o che ne attraversano le larghe maglie per disperdersi chi sa dove o per andare ad alimentare i voraci mercati della droga e della prostituzione.
    Perciò non sono abbastanza candido da credere che non ci sia della discriminazione voluta: mater artium necessitas. Sono stato un immigrato in Scozia e ho anche tentato di calarmi nel ruolo chiedendo una casa quando le necessità erano grandi, salvo accorgermi che alcuni diritti erano riservati o agli immigrati provenienti dalle ex colonie o alle donne. Esistono sottocategorie anche tra gli ultimi.
    La disonestà intellettuale esiste, ed è ciò che maggiormente mi preoccupa perché aiuta i burattinai a muovere i fili.
    Tuttavia nella mischia ciò che avverti di più è disperazione, brutalità e necessità di difenderti in qualche modo o di fuggire anche tu altrove.
    Nessuno però sembra voler evidenziare il fatto che immigrazione ed emigrazione siano lo stesso identico problema, cambia solo la prospettiva da cui si osserva. Nessuno lo fa perché l’etica del capitalismo secondo cui il povero è fuori dalla grazia di Dio (cioè la società), e quindi non è una persona e non ha diritti, ha permeato anche i paesi di fede cattolica ed è diventata per la maggior parte della gente un valore, capace di condizionarne il pensiero ed il comportamento.

  2. Andrea
    19 Luglio 2015 at 10:22

    Immaginiamo che questa fase di capitalismo finanziario proceda ancora per altri 20 anni. Che i principi ideologici in essere si estendano in tutto il mondo. Femminismo, atomismo sociale, universalismo astratto, genderismo, matrimoni gay, legittimazione dell’immigrazionismo e della libera circolazione ecc…. Nel 2035 avremo una sterminata massa omologata atomistica consumeristica, priva di componenti maschili e paterne, priva di coesione sociale e di coscienza nazionale e storica.
    Se è così è pensabile una coscienza di classe in un contesto di individualismo di massa esteso a tutto il mondo? Il legame di classe è sempre stato labile. Ha avuto forza e profondità nel contesto della fabbrica fordiana ed in presenza di sindacati e di partiti comunisti. La tutela del lavoro è sostituita dalla tutela del consumatore.
    Ii concetto di lotta di classe è perduto definitivamente.
    L’unica contestazione al capitalismo viene dal contesto nazionale e provinciale.
    Attribuire la categoria fascista alle manifestazioni anti-immigrati significa porsi all’interno del punto di vista dell’elite deteritorializzata che sono guarda caso antifasciste ed antirazziste. La loro rappresentazione del mondo prescinde dalle nazioni ed è votata dall’uguaglianza dei consumatori davanti alla merce.
    Una crisi del capitalismo porterebbe al rafforzamento del sovranismo e delle elite nazionali.
    Un punto di vista di classe che raccolga gli interessi di tutti i dominati non c’è, nemmeno potenzialmente.
    Dobbiamo ancora ritenere che i processi storici siano determinati dall’energia delle forze produttive e del capitale e non da scelte delle elite?

    • Fabrizio Marchi
      19 Luglio 2015 at 11:42

      Il tuo discorso, caro Mark72, avrebbe una sua validità se quella feccia fascista, invece di prendersela con quella rabbia, livore e violenza che affondano le loro radici in un substrato ideologico fatto di un razzismo profondo più la convinzione di essere superiori agli altri (non si sa bene in virtù di cosa: il militante neofascista medio, specie quello degli ultimi vent’anni è un rozzo ignorante che invece di parlare grugnisce e ha pure la presunzione di sentirsi “superiore”…) nei confronti di un gruppo di rifugiati (neanche immigrati per ragioni economiche, la qual cosa sarebbe stata egualmente gravissima, ma rifugiati, cioè poveracci in fuga da guerre, peraltro create dall’Occidente…), se la fosse presa e se la prendesse contro i veri padroni del vapore, come ho già ampiamente spiegato nell’articolo che ti invito a rileggere. Invece non ho mai visto una di quelle canaglie scagliarsi contro il sistema, contro il capitale e tutte le sue le sue strutture, le banche, le multinazionali, lo stato, gli eserciti e gli apparati di sicurezza ecc.
      E non lo fanno per una semplice ragione, cioè perché sono fascisti. Se lo facessero non sarebbero più tali ma un’altra cosa. E invece sono fascisti, cioè omuncoli ancora più rozzi e stupidi di quanto non sia rozzo e stupido l’uomo (o la donna) medio oggi in circolazione, rispetto al quale però sono convinti di essere “superiori”. Conosco troppo bene quella gente, la loro ideologia, il loro modo di essere, di pensare e di sentire. Ce n’è tanta di feccia sulla Terra, non solo i fascisti, su questo non c’è dubbio, ma non c’è altrettanto dubbio che loro ne fanno parte integrante e portano la bandiera.
      E anche i recenti squallidi (a dir poco…) fatti di Roma dimostrano la loro natura e la loro vocazione di servi. Si sono schierati in difesa di un gruppo di “arricchiti” (conosco Roma da bravo romano come le mie tasche, sotto ogni punto di vista…) con villetta o villa con tanto di giardino con piscina di un quartiere residenziale, che non volevano “intrusi” fra le palle. Gente gretta (diciamola tutta, perché è bene non raccontarsi balle…), meschina, che pensa solo a comprarsi l’ultimo modello di Suv, a come evadere le tasse nel modo più paraculo e a come costruirsi un’altra casa abusiva nell’attesa di un nuovo condono.
      Questa è la tipologia dei “rivoltosi” di Casale San Nicola. I fascisti sono andati a difendere il gretto egoismo di questa gente che difende quello che considera il “suo” territorio.
      Io non ho mai visto fascisti andare a difendere gli occupanti delle case quando questi venivano sgomberati dalla polizia. E guarda che a Roma c’è sempre stato, fin dai primissimi anni ’70, un forte movimento di occupazione delle case. Le sole volte che li ho visti è quando sono stati inviati da questo o quel costruttore ad attaccare gli occupanti (potei fare nomi, cognomi e date, visto che in alcune occasioni ero anche presente, ma evito per ovvie ragioni…).
      Naturalmente, è bene sottolinearlo, se anche ci avessero provato (a cavalcare quelle occupazioni) sarebbero stati cacciati, giustamente, a calci nel culo. Ho 40 di militanza politica sulle spalle, caro Mark72, e sono provvisto di una certa memoria storica. A San Basilio nel 1975 ci furono quattro giorni di battaglia fra gli occupanti delle case, la gente del quartiere e i gruppi della sinistra extraparlamentare (che erano radicati nel quartiere, non erano studentelli o intellettuali, la sinistra era ancora la sinistra, da lì a pochissimo sarebbe morta…), un giovane militante fu ucciso dalla polizia, ci furono decine di feriti. Insomma, una storica battaglia. I fascisti non c’erano e se ci fossero stati sarebbero stati dall’altra parte della barricata, anche perché all’epoca, la destra fascista, specie quella romana, era protetta e foraggiata dai poteri forti locali, in primis dai costruttori (che a Roma sono sempre stati il ceto forte, ora sono anche proprietari dib anche e giornali).
      Questa è la natura, l’ideologia e la vocazione (pensa un po’…) dei fascisti. Non ce ne sono altre.
      Una volta erano chiamati ad attaccare gli operai e i braccianti,poi gli studenti, ora gli immigrati, cioè gli ultimi nella catena dello sfruttamento e della subordinazione sociale. Questo sono e questo hanno sempre fatto, e per questo devono essere messi nella condizione di non nuocere, con le buone o con le cattive. E siccome loro le buone non le concepiscono, il cerchio si stringe…
      Chiuso (e non voglio neanche tornarci) il discorso sulla feccia fascista, una considerazione più interessante invece su quello che dicevi sulla fine della lotta di classe. Anche questo è un discorso tipicamente fascista, che oggi viene portato avanti anche da una certa area cosiddetta “rosso bruna”. Anche da questo si capisce come il fascismo, in tutte le sue declinazioni, sia contiguo al capitalismo. E’ il capitale che vuole eliminare il conflitto di classe, o comunque disinnescarlo o tenerlo sotto controllo. E’ il capitale che ha interesse alla pace sociale, per ovvie ragioni. Quindi il superamento del concetto di classe, strutturale all’ideologa fascista, non fa che andare incontro al Capitale che infatti se ne è storicamente servito, come ben sappiamo. Questo è il tratto distintivo di tutti i fascismi che si sono succeduti nella storia, da quello italiano, che ha dato il la, a tutti gli altri, europei, sudamericani ecc. Nella pratica il fascismo si traduce in una dittatura di classe (della borghesia e/o delle classi capitalistiche).
      Oggi cercano di rifarsi il look, e li capisco, non c’è più il comunismo e allora devono ritagliarsi uno spazio. Tirano fuori dal cilindro un po’di chiacchiere sull’antimondialismo ma poi alla fine ecco quello che fanno.
      In conclusione, per rispondere a quello che dicevi tu sulla atomizzazione della società capitalistica e sull’individualismo sfrenato che la contraddistingue, è evidente che una forza critica anticapitalistica debba andare in controtendenza rispetto a tutto ciò. E ricostruire un tessuto e una coscienza di classe va proprio in quella direzione. Poi è ovvio, come ben sappiamo, che ci sono altre contraddizioni che il sistema capitalistico ha prodotto e che devono essere affrontate, ma se dobbiamo superare quell’individualismo atomistico, è ovvio che dobbiamo ricostruire un punto di vista di classe, e aggiungo io, anche comunitario, ma non nel senso del comunitarismo fascista fondato sul sangue, il suolo e il territorio (e tutti gli altri fuori dai coglioni…), ma un “comunitarismo comunista” di classe e solidale ed effettivamente anticapitalista.
      Il fascismo, in ogni sua declinazione, non sarà mai anticapitalista. Il fascismo è al meglio una truffa ideologica che va disvelata. Esattamente come va disvelata la truffa ideologica dell’ideologia politicamente corretta e “di sinistra”.

  3. mauro recher
    19 Luglio 2015 at 10:45

    Forse faccio un’analisi un pochino banale
    Io sono comunque convinto di una cosa, se al posto di 101 profughi maschi africani c’erano 101 ragazze russe ,ucraine,brasiliane,asiatiche e anche africane (sempre extracomunitarie sono ) ,tutto questo casino non sarebbe successo ,anzi ,i militanti di forza nuova e capapound ,e anche i leghisti avrebbero fatto a gara per avere gli appartamenti vicino a loro , ovviamente non sono ipocrita e anch’io non avrei disdegnato una sistemazione del genere , ma ho in mente questo “tarlo”

    • Fabrizio Marchi
      19 Luglio 2015 at 13:02

      Caro Mauro, sono d’accordissimo con quanto dici, ma è quello che ho detto in forme diverse anche io.
      Se quel gruppo di rifugiati, invece di essere composto da poveracci nullatenenti, fosse stato composto, che so, da giovani appartenenti all’elite di questo o quello stato (magari giovani dell’elite di uno stato cosiddetto “canaglia”) rifugiatisi in Italia, oppure venuti qui a studiare, quella gente non avrebbe inscenato quella gazzarra. Questo è poco ma sicuro.
      Quindi, come ho già spiegato nel mio articolo, il problema vero non è la presenza dello straniero ma la “qualità” dello straniero. L’ostilità è ne confronti del poveraccio,non tanto dello straniero. Tante parti di questo paese sono state letteralmente saccheggiate da ricchi stranieri, aziende privati che si sono comprati terre e case. Qualcuno ha protestato o inscenato “rivolte”? Non mi pare proprio.
      Tutto ciò dimostra la natura classista e razzista (e fascista) di certi comportamenti.

  4. Bernardo
    19 Luglio 2015 at 17:35

    Analisi quanto mai condivisibile e corretta ma superficiale e ferma nel tempo, incapace mi pare di compiere un percorso storica su quello che è l’odierno materialismo.
    Ricordo che in ordine economico e di classe lo scontro tra la visione socialista di Gramsci e quella sociale di Mussolini si risolveva che il primo aveva come principale riferimento la classe operaia e il secondo la classe contadina. Da qui consegue il respiro internazionalista del primo (la classe operaia è comunque legata al mercato e alla lotta di classe con il capitale) e l’asfissia nazionalista del secondo (la classe contadina è legata al luogo, alla terra come il suo padrone, quindi nazionalista). Era ovvio e inevitabile che in un paese prevalentemente agricolo e arretrato, dove l’industrializzazione era diffusa solo in Liguria, Piemonte e in parte della Lombardia prevalesse Mussolini e la sua visione economica nazionalista e agraria.
    Questo è il fascismo italiano, oltre la retorica di regime che serviva a rafforzare il senso d’appartenenza, coprire magagne e accusare oppositori. Una dittatura centrata sulla terra e sulle masse, portata a conquistare nuove terre con la forza delle braccia armate. Oggi questo fascismo non esiste più, come non può esistere più un socialismo centrato sull’operaio e quindi sulla produzione industriale (il moltiplicatore produttivo della tecnica e la questione ecologica lo impediscono), il bene stesso della Terra e la stessa visione socialista (che ci impone di non essere consumisti) ce lo impediscono.
    Allo stesso tempo è vero che la destre “fascista” (metto il termine tra virgolette perché per quanto detto sopra il tempo ne ha trasformato la matrice) non assalta banche e luoghi dei vip (cosa che non mi pare faccia neanche la sinistra, salvo i black bloc che credo converrete non appargtengono propriamente alla sinistra), per il resto queste destre sono dichiaratamente contro il sistema bancario (sia pure con limiti e confusioni come ad esempio nelle idee di Giacinto Auriti) forse da ben prima della sinistra e hanno da tempo compreso (leggere quanto scriveva Ida Magli in Contro l’Europa nel 1997 che ben rifletteva le posizioni della Lega ) la funzione nefasta per gli stati e le classi subalterne della Unione Europea.
    Per quanto riguarda gli scontri, come ben ci ha insegnato Marx, è vero tutti i rapporti sono conflittuali, conflitti che si muovono sempre intorno a un interesse, dietro questi conflitti altre forse conflittuali (minoritarie e organizzate in forma politica o economica) agiscono secondo i loro specifici interessi, oggi le destre (definite per questo fasciste), domani le sinistre (definite per questo comuniste).
    Si ripete giustamente che i migranti sono i più poveri e appaiono come vittime di una sia pur miserevole classe “semi-proletaria” locale, questo non significa che siano i più deboli. Non lo sono per due motivi, per prima cosa rappresentano la parte della popolazione extraeuropea più intraprendente, capace d’affrontare un viaggio costoso e pericoloso in ragione di un proprio desiderio di emancipazione economica e sociale, sono affascinati dal sogno capitalista e consumista e per questo sono disposti a qualsiasi cosa. Secondo, questa loro specifica qualità e determinazione li rende particolarmente graditi al sistema capitalistico che vede in loro individui ben più funzionali e organici rispetto agli sfessati e marginalizzati individui della classe “semi-proletaria” locale.
    A mio parere, se non si prendono in esame con attenzione questi fattori, non si può fare nessuna analisi marxista o marxiana e si finisce nella retorica ormai scontata e sterile dello scontro minoritario e marginale tra fascismo e comunismo a tutto vantaggio del “migliore dei mondi” raccontatoci dalla retorica liberale occidentale e dal buonismo peloso e servile delle sinistre di regime.

    • Fabrizio Marchi
      19 Luglio 2015 at 19:30

      Caro Bernardo, il mio articolo non voleva né poteva essere un trattato storico analitico sulla natura, le origini e le evoluzioni del fascismo, dei diversi fascismi e delle loro diverse declinazioni storiche e politiche
      Questo giornale si propone di portare avanti una riflessione a 360° sui temi più svariati e complessi sui quali ogni volta si potrebbero scrivere dei libri e, ovviamente, come capisci bene, non è possibile. Per cui si cerca di sintetizzare. L’Interferenza non è una rivista monografica o a temi dove è possibile pubblicare dei veri e propri saggi. Quello che ci proponiamo (e mi pare che ci stiamo riuscendo tutto sommato abbastanza bene) è di creare un luogo di riflessione alla portata di tutti. Un luogo che possa essere frequentato da persone con diversi bagagli culturali ma tutte animate dallo stesso desiderio di riflettere fuori da schemi, liturgie e luoghi comuni di ogni genere. Questa, o anche questa, è la “mission” di questo giornale e cerchiamo di portarla avanti al meglio.
      In fondo anche tu in pochissime righe altrettanto superficiali delle mie (ma non poteva essere altrimenti data la vastità del tema) hai cercato di tracciare un’analisi e un profilo storico del fascismo. Non entro neanche nel merito altrimenti non la finiremmo più; del resto sono stati critti dei tomi da autorevolissimi intellettuali sul fascismo (in questo caso quello doc, diciamo così, cioè quello del ventennio), da Gramsci a De Felice.
      Il mio articolo aveva un’altra finalità, molto più modesta, ed era quella di svelare la menzogna di questa destra, come Casa Pound e altri gruppi, dichiaratamente neofascisti (anche la lega Nord lo è anche se sotto altre spoglie) che sostiene di essere “antisistema” mentre secondo me non lo è affatto. Ho cercato, sempre molto sinteticamente di spiegarne le ragioni, per quello che si può fare in un articolo di giornale (perché, ripeto, questo è un giornale, non la pubblicazione annuale o semestrale di un centro studi).
      Per quanto riguarda la logica degli scontri e anche della pratica “militare” o se preferisci dell’uso della violenza, non sono affatto d’accordo con quanto hai detto e ribadisco quanto ho scritto. Non ho MAI, dico MAI, visto gruppi fascisti indirizzare la loro violenza se non contro i lavoratori, gli studenti, le loro organizzazioni, i singoli militanti, e ora gli immigrati. Lascia stare ora i black block, il mio era un riferimento simbolico, e credo che si sia anche capito (chi ha voluto capirlo…), anche perché l’ho spiegato. I gruppuscoli di estremisti di sinistra che sfasciano le vetrine dei Mac Donald o delle filiali di qualche banca saranno pure (e lo sono) degli estremisti e degli infantili, e su questo non ci piove. Ma tra l’assaltare la sede di una banca e aggredire un gruppo di immigrati, la differenza c’è ed è tanta, e chi non la vuol vedere, come ho già detto, o è un ottuso o in malafede (scegli…). Se mio figlio tornasse a casa e mi raccontasse che durante una manifestazione ha sfasciato le vetrine di una banca, gli direi che ha fatto una coglionata politicamente stupida e infantile e cercherei di ragionarci. Se invece mio figlio tornasse a casa e mi raccontasse che ha aggredito degli immigrati al grido di “negri di merda, tornate vena a casa vostra”, io mi vergognerei di lui. Sono due cose un po’ diverse che corrispondo a due ordini simbolici diversi. E siccome alcuni mesi fa per qualche vetrina rotta in occasione di quella vomitevole kermesse che è l’Expo, è stato sollevato (ma guarda po’…) un casino mediatico, allora mi chiedo cosa dovrebbe succedere in questo caso che non esito a definire vergognoso.
      Per quanto riguarda il resto, Ida Magli e Giacinto Auriti possono dire quello che vogliono. Per quanto mi riguarda la storia e la realtà dicono altro, poi che ci sia una destra che ha sviluppato una critica nei confronti dell’attuale sistema capitalistico non lo nego (un nostro redattore, peraltro, Matteo Luca Andriola, ha scritto un libro molto interessante e dettagliato sulla nuova destra in Europa, che ho anche presentato…). Resta il fatto che prospettive e orizzonti sono comunque diametralmente opposti; è una destra che non si propone affatto la fuoriuscita dal capitalismo neanche come orizzonte culturale né tanto meno il superamento della contraddizione di classe. Ne abbiamo parlato anche in questo caso tante volte.
      Sul tema destra/sinistra ti rimando comunque al mio primo editoriale su questo giornale https://www.linterferenza.info/editoriali/destra-e-sinistra/
      Ultimo punto sugli immigrati. Scusa ma la tua obiezione è fuorviante. Cosa significa dire che sono o sarebbero meno deboli o più forti di altri (i “proletari” nostrani) perché sono disposti ad affrontare prove così dure come i viaggi in cui spesso perdono drammaticamente la vita? Sono disposti a questo proprio perché più disperati, perché le loro condizioni di vita sono peggiori, né più e né meno di come lo erano quelle dei nostri connazionali che sono emigrati a milioni nelle Americhe e in Europa.
      Che poi siano funzionali al capitale è ovvio, si tratta di manodopera ultraprecaria a basso o a bassissimo costo molto più ricattabile e sfruttabile; è il nuovo esercito industriale di riserva che va a gravare ulteriormente e in taluni casi a sostituire quello dei disoccupati nostrani. E allora? Lo sapevamo già. E la risposta quale sarebbe? Quella di prendersela con loro? Allora dovevamo prendercela anche prima con i disoccupati,che niente altro sono se non lavoratori senza lavoro. Proletari come altri proletari. E noi che facciamo? Mettiamo proletari contro altri proletari? Il discorso che fai sul fatto che gli immigrati sarebbero ancora più aperti ad interiorizzare il messaggio capitalista è ancora più fuorviante. Se è per questo in primis i “proletari” nostrani da quel dì che hanno smarrito la coscienza di classe e hanno interiorizzato l’ideologia del capitale. Conosco personalmente tanti immigrati dotati di coscienza politica, molto più di tanti proletari italiani, così come conosco anche tanti immigrati che cercando di integrarsi e magari di diventare dei piccoli imprenditori, certo. Ma questo non riguarda gli immigrati o gli autoctoni, questo è il sistema in cui viviamo che ci mette di fronte a delle scelte e a volte con le spalle al muro.
      Un marxista, ma mi pare che tu non lo sa altrimenti non faresti un simile discorso (nulla di male, sia chiaro, non è mica un titolo di merito essere o non essere marxisti) deve saper spiegare queste cose alla gente, non alimentare la guerra fra poveri. Quella a farla ci pensano già i padroni del vapore e i loro servi sciocchi, cioè i fascisti, del XX o del XXI secolo.

      • bernardo
        19 Luglio 2015 at 23:06

        Probabilmente sto diventando di destra, come successe già nel passato a tanti che avevano iniziato il loro percorso a sinistra e questo per sostanziale incapacità nell’affrontare e risolvere i problemi da parte della sinistra. Costanzo Preve diceva che la destra è paranoica (la questione immigrazione corrisponde a pieno a tale faccia della destra), mentre la sinistra è schizofrenica ed incapace di trovare un centro e una intesa comune.
        Lei dice che il giornale deve sintetizzare temi complessi, ma il giornalismo dovrebbe documentare e raccontare i fatti, non schematizzarli e giudicarli. Certo si tratta di un foglio di sinistra (di vera sinistra), ed è indubbio e naturale che sia di parte (parte di un uno e non già “partito” dall’uno e quindi diviso), però dal mio punto di vista occorrerebbe più analisi riguardo questi temi, partendo dal fatto evidente che la maggior parte del popolo e del proletario non è favorevole all’immigrazione e alle attuali politiche di accoglienza, per questo è facile per i “fascisti” strumentalizzarlo, d’altronde la sinistra a suo tempo abbandonò e perse questi settori del popolo e ora dire che si fan strumentalizzare, sono privi di cultura politica e forse in mala fede non mi pare una croce da porre sulle loro spalle ma su quelle della sinistra e delle sue riletture liberal.
        Per il resto la ringrazio per l’ottimo lavoro che nel complesso il suo giornale sta facendo e che seguirò con piacere, bella e interessante (l’ho appena letta) la sua analisi in: Gay Pride e Family Day: “progressisti” e “conservatori”?

  5. armando
    20 Luglio 2015 at 14:16

    Qulcuno, per alcune mie idee, potrebbe darmi del “rossobrunista”. A me, ad esempio, la parola “differenzialista” non fa saltare sulla seggiola, e ritengo più utile approfondirla in tutte le sue implicazioni. Finchè la discussione rimane nel campo della teoria, non mi sconvolge affatto, anzi è utile per chiarire. Tuttavia, qualsiasi idea e qualsiasi teoria, poi deve essere applicata nel concreto. Secondo il “differenzialismo”, l’origine dei problemi che abbiamo in Occidente, risale all’espansione mondialista del capitale che omologa ogni cultura e azzera ogni differenza, volendo fare di tutto un’unica pappa indifferenziata. Credo che questa analisi sia sostanzialmente giusta, ma allora ne consegue che prendersela cogli immigrati (cioè con l’effetto) invece che col capitale (la causa), non solo non ha alcun senso, ma serve a celare la verità e, nella misura in cui i flussi migratori non sono fermabili con misure di polizia o con le chiacchere e tantomeno con l’assalti ai campi rom, a scatenare una guerra fra poveri insensata. La quale guerra, a sua volta, alimenta quella culturale (cristianesimo contro islam, ad esempio) perchè ciascuno è portato a vedere nell’altro il simbolo e la causa del proprio disagio. “Tu immigrato mi rubi il lavoro, tu occidentale mi costringi ad emigrare dal mio paese”. Chi, non solo a parole, vorrebbe porre un freno all’immigrazione, cosa pure necessaria, a mio avviso, perchè l’impatto repentino fra abitudini diverse crea necessariamente conflitto (appunto, fra poveri), dovrebbe in primo luogo esigere che la politica estera del proprio paese fosse tesa a favorire lo sviluppo economico dei paesi poveri salvaguardandone al tempo stesso la coesione sociale e culturale. Esattamente il contrario di ciò che fa oggi l’Occidente. Esattamente quello che non propone davvero alcun partito politico italiano (dalla Lega al PD).
    Anche in questo si confrontano opposti “coincidenti”. Da un lato i buonisti liberal che accoglierebbero tutti (anche perchè la manodopera a basso costo fa comodo) nella speranza che ogni immigrato si trasformi in un clone dell’homo consumans occidentale, senza fede, tradizioni, consuetudini. Dall’altra i beoti che non si accorgono che non sono gli immigrati a mettere in pericolo la cultura occidentale, ma è l’occidente stesso a farlo, e proprio in nome del capitale. Scambiare però la causa con l’effetto è imperdonabile politicamente. Posto poi che è altrettanto sbagliato considerare gli immigrati “cattivi” perchè diversi o “buoni” perchè poveri, ( ovvero odio e amore indifferenziati sono due facce della stessa medaglia per niente laica) , le spedizioni punitive, i progrom , presentano anche aspetti (dis)umani inaccettabili perchè finiscono per omologare tutti sotto lo stesso “stigma” , come se gli immigrati non fossero persone ma simboli. E quando accade questo, chiunque se ne faccia portatore, diventano possibili le cose peggiori.

  6. Giuseppe
    20 Luglio 2015 at 16:43

    Dal suo scritto si evidenziano due discrepanze:

    1 perchè mai il mondialismo à la Soros, quello della grande finanza capitalista per intenderci, non dovrebbe fare il paio con le istanze, anch’esse mondialiste di chi soffia sul vento delle migrazioni? In fondo se il fenomeno immigratorio è un meccanismo insito all’interno del sistema capitalistico, appoggiarlo equivale a dire che tutti gli uomini della terra sono merci. L’egualitarismo sostenuto dalla sinistra radicale oltre che omogenizzante è anche criminale e come ho sempre sostenuto offre più di un appoggio al grande capitale apolide per sua natura. Chiesa + potere finanziario + sinistra radicale = Stati Uniti del mondo.
    Non è un caso che tutti i maggiori consiglieri della casa bianca (mi viene in mente l’orrido e imbarazzante Paul Wolfowitz sottosegretario alla difesa durante l’ultimo governo Bush ed ex presidente della Banca Mondiale), e i grandi uomini che dentengono il potere abbiano un passato o all’interno degli apparati ecclesiastici (si pensi in Italia a CL) o militanze da giovani trozkisti. Parliamo pur sempre di internazionalismo, o no?

    2 A me sembra di non aver mai visto dal 2001 a questa parte una manifestazione di sinistra contro il G8 o altri eventi della cupola mondialista (escludo l’inavvicinabile riunione del Bilderberg). Scendere in piazza, come hanno fatto, per manifestare contro l’Expo a giochi già fatti è inutile e idiota. Nè più e nemmeno come quando la Cgil è scesa in piazza per protestare contro l’abolizione dell’art. 18 a legge già approvata…
    E ce ne sarebbero altre. I “fascisti del terzo millennio” di simbolico hanno fatto abbanstanza: i manichini impiccati in 80 città davanti alle sedi di Equitalia, o il flash mob fatto davanti alle filiali di Mps dove i militanti si erano accodati davanti agli sportelli bancomat per protesta contro i buchi creati dalla fondazione a guida Pd. Non hanno bisogno di imbrattare, bruciare e spaccare le vetrine. Non serve assolutamente a nulla anche perchè le banche sono assicurate.

    In conclusione piuttosto che soffermarsi sull’immarcescibile odio verso il fascista mi soffermerei sul significato che si deve dare ad una sinistra in cerca di autore, tra spinte liberiste in atto in seno al Pd, derive borghesi che inondano Sel e la consueta e incomprensibile frammentazione presente tra tutte le formazioni extra parlamentari.

    In tempi non sospetti, e parliamo di decenni fa, l’antifascismo smuoveva anche la società civile. I sit-in, i presidi e le manifestazioni erano oceaniche. Oggi va bene se ci si conta in qualche centinaio. Ponetevela una domanda. CasaPound ha avuto l’ardire di ripresentare il fascismo con un’inclinazione sociale mai vista. E non sono le illazioni legate ad eventuali e presunti aggressioni ad extra comunitari che la rendono inagibile. Sono riusciti a coagularsi attorno ai giovani come fecero i collettivi studenteschi di sinistra nei decenni passati. Parlano una lingua nuova mentre l’antifascismo è rimasto uguale a se stesso. Anacronistico e fuori tempo massimo.

    • Fabrizio Marchi
      20 Luglio 2015 at 17:54

      Caro Giuseppe, anche in questo caso debbo dirle che lei mi costringe a ripetermi su concetti sui quali mi sono espresso tante e tante volte.
      Il fatto che la “sinistra” attuale, che non ha più nulla a che vedere con la Sinistra storica e con il fu Movimento operaio, Socialista e Comunista mondiale, sia un pezzo dell’attuale sistema dominante capitalistico (esattamente come la destra, e anche in questo caso, come ho fatto con altri la rimando alla lettura di questo mio articolo https://www.linterferenza.info/editoriali/destra-e-sinistra/), non ci esime dall’analizzare lucidamente, dal nostro punto di vista, cosa sia la neo destra fascista. E noi riteniamo, a grandi linee, che sia quella cosa lì di cui abbiamo parlato appunto in quell’articolo.
      Ciò detto, con tutta la critica che io muovo all’attuale area cosiddetta “antagonista”, non mi pare proprio che non si sia mai mobilitata in occasione dei G8 o dei vari summit delle grandi potenze. Ricordo anche che a Genova, quindici anni fa, un giovane fu ucciso dai carabinieri, proprio in occasione della contestazione del G8, quindi bisognerebbe andarci cauti (e non mi pare che la neodestra abbia mai promosso mobilitazioni di quelle dimensioni, anche perché non gli interessa farlo, anche laddove ne avesse le forze…).
      Se poi vogliamo giocare a fare la gara a chi è più “utile idiota”, bè, non lo so se lo siano di più quelli che tirano i sassi alle filiali delle banche o ai Mac Donald (che in effetti lo sono…) per contestare l’Expo oppure quelli che tentano di aggredire degli immigrati in quanto tali e spesso purtroppo ci riescono. Faccia un po’ lei…Ma mi pare di capire che siamo proprio su posizioni irrimediabilmente inconciliabili (ciò dimostra quanto sia democratico questo giornale…)
      Per quanto riguarda la capacità di gruppuscoli come Casa Pound di essere egemoni, io ci andrei un po’ più cauto. La vera forza di neo destra emergente oggi è la Lega Nord, al quale carro la stessa Casa Pound si è legata. Casa Pound e fascisteria varia da soli non vanno proprio da nessuna parte proprio perchè puzzano di fascismo lontano un chilometro nonostante il loro tentativo di rifarsi un look e il loro millantato essere “antisistema”. Quando hanno tentato di presentarsi alle elezioni non sono mai fortunatamente andati oltre lo 0,00 e rotti… Purtroppo invece la Lega Nord ci riesce e sta anche in parte sfondando al centro sud, ma questo è un altro discorso ancora che necessita di un approfondimento a parte.
      Ciò detto, lei arriva addirittura a negare la pratica violenta e razzista di questi gruppi di destra neofascista. Cito testualmente:” E non sono le illazioni legate ad eventuali e presunti aggressioni ad extra comunitari che la rendono inagibile”. Se per lei sono illazioni non so cosa dirle. Una cosa è certa. Se non ci fosse stata la polizia (che è stata estremamente morbida nei confronti dei militanti di Casa Pound, non lo è affatto in altre occasioni…) quel gruppo di immigrati sarebbe stato linciato. E questo è un fatto. Anche perché conosco molto bene i miei polli, come si suol dire, caro Giuseppe. Mi ci sono misurato per anni e anni con quella gent(aglia), e non con le armi della dialettica, come in questo caso con lei, quando il vigore e l’ardore giovanili (e anche una certa preparazione tecnico-agonistica) me lo consentivano . Del resto, era impossibile fare altrimenti. E’ stato giusto e lo rifarei senza alcun indugio. Mio padre, ex partigiano, ha fatto di “peggio”…

      • Giuseppe
        20 Luglio 2015 at 19:05

        La Lega è destra liberista senza se e senza ma. Del resto lo stesso Salvini non si vergogna ancora oggi di parlare di “rivoluzione liberale”, come se quella a cui siamo stati soggetti negli ultimi 20 anni fosse stata altra cosa…
        CasaPound è certamente diversa da Forza Nuova che batte più il seme delle battaglie di tipo “spirituale”: no all’aborto, no alle coppie gay, difesa della famiglia tradizionale, etc.
        Va viceversa dato atto a Casapound di essersene uscita qualche anno fa con un documento congiunto con Paola Concia sui diritti civile ai gay. Che poi sia stato un atto di furbizia politica o meno questo non mi è dato saperlo.
        Questo per distinguere anche le varie sigle di “fascisteria” presenti nella destra estrema.
        Sulle aggressione agli immigrati faccio fatica a ricordarne una a carico di esponenti di casapound. Più facile trovare notizie di cronaca legate a scontri con i centri sociali e area antagonista. Diversa la situazione di Militia e altri gruppi neo fascisti che viceversa hanno sul groppone diverse aggressioni a gay e extra comunitari.
        Quindi non nego ma faccio dei distinguo.
        Ad ogni modo concordo con lei. Quando casapound si è presentata alle elezioni non è andata oltre lo 0,2% dei consensi, con l’eccezione di Bolzano alle ultime amministrative dove se non ricordo male ha preso il 7% e un consigliere comunale. Ma va da sè che le ideologie, tutte ahimè, hanno poco terreno fertile su cui poter crescere. La post modernità ci ha reso tutti più poveri di idee, sicuramente più borghesi, ma anche atomizzati. Quindi fascismo, comunismo e socialismo non hanno più spazi di crescita e restano ancorati a riscontri elettorali infimi se paragonati allo sforzo politico dei militanti dei rispettivi partiti. Ma questo è un altro argomento e io sto uscendo dal topic dell’articolo.
        Rispetto le sue idee e i suoi trascorsi politici ma come avrà intuito mi colloco in un area che è assolutamente metapolitica e per questa ragione non mi ritengo nè di destra nè di sinistra. Resto un incallito critico del sistema socio economico che ci domina, quello sì.
        Un caro saluto

        • Fabrizio Marchi
          20 Luglio 2015 at 19:37

          “Va viceversa dato atto a Casapound di essersene uscita qualche anno fa con un documento congiunto con Paola Concia sui diritti civile ai gay” (Giuseppe)
          Se voleva essere un tentativo di salvataggio di Casa Pound, peggio mi sento, per quanto mi riguarda. Quanto lei dice è assolutamente vero e dimostra la totale subalternità di quell’organizzazione all’ideologia politicamente corretta dominante. Proprio quella stessa ideologia/falsa coscienza che oggi viene utilizzata per esportare “diritti e democrazia” ai popoli “oppressi” dagli “stati canaglia”. Per non parlare della funzione e della valenza “interna” di quella stessa. Hanno proprio capito tutto i “fascisti del terzo millennio”! Complimenti! Non c’è che dire. Gli immigrati li prendiamo a calci in bocca (quando ci riusciamo) però poi facciamo lingua in bocca con gli esponenti del genderismo!
          Non paghi stringono un’alleanza di ferro con la destra liberista (la Lega Nord), cioè quella che dovrebbero coerentemente combattere, un’alleanza, siamo seri, dove non faranno altro che la parte dei portatori di acqua e di quei (pochi, ma comunque sempre preziosi: non si butta via mai niente…) voti di cui dispongono. Subalterni a tutto e a tutti. La stessa lega Nord che inevitabilmente farà un patto politico elettorale con la destra liberista doc, cioè quella berlusconiana e affini. Hai capito che svolta epocale, quale novità…
          Credono di essere degli “antisistema” (la manovalanza, i capi sono perfettamente consapevoli della loro funzione…) ma non lo sono affatto, anzi, sono servi inconsapevoli, veri e propri utili idioti. E non poteva esserci esempio migliore dell’adesione all’ideologia gender .Un bell’autogol, caro Giuseppe, se me lo consente.
          Quanto al resto, che dirle, se vogliamo metterci a fare i distinguo fra i vari gruppetti e gruppuscoli della fascisteria a chi ha sprangato di più gay, militanti dei centri sociali o immigrati, possiamo pure farlo. Non mi pare però che il discorso cambi di molto. Quella è la loro ideologia e quella soprattutto è la loro pratica “politica”.
          Per il resto il discorso, specie quello sulle ideologie, sarebbe molto lungo. Lo affronteremo di volta in volta. In parte però ho già risposto al suo quesito rispondendo ad Andrea nell’ambito dell’articolo “Immigrati e lavoratori europei: un unico fronte di classe”.
          Grazie del contributo e continui a seguirci se le fa piacere.

    • armando
      23 Luglio 2015 at 14:17

      Giuseppe: “In fondo se il fenomeno immigratorio è un meccanismo insito all’interno del sistema capitalistico, appoggiarlo equivale a dire che tutti gli uomini della terra sono merci.” Lo è, senza dubbio. Ma prendersela con gli immigrati come fossero una causa e non l’effetto è del tutto sbagliato e fuorviante. Sarebbe come prendersela con chi fa parte dell’esercito industriale (o salariale) di riserva e accetta lavori sottopagati, invece che con chi crea le condizioni affichè esista quel meccanismo “di mercato”, creato apposta per tenere bassi i salari. Purtroppo è vero anche che tutti gli uomini della terra si vogliono far diventare merci, ma poichè nessuno diventa merce volontariamente ma solo perchè costretto per non morire di fame, non ha senso prendersela con le vittime. Si innesca una guerra fra poveri devastante. Non vuol dire aprire le frontiere indiscriminatamente e accogliere tutt sempre e comunque. Significa battersi per limitare il fenomeno.
      a) salario minimo b)controlli stretti sul lavoro nero e pesanti sanzioni. c)forme di protezionismo, d)investimenti forti nei paesi di emigrazione per far si che si trovi là il lavoro.
      Esattamente l’opposto del liberismo selvaggio. Ma, poichè tutti i governi occidentali fanno le corse per dichiararsi i più liberisti, questo non avviene. Avviene anzi il contrario. il baco è nella politica aggiogata al carro dell’economia

      • Fabrizio Marchi
        24 Luglio 2015 at 11:59

        sostanzialmente d’accordo anche in questo caso…

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