Complessità, banalità e pavidità

Invito a leggere questa analisi interessantissima di Pierluigi Fagan, lucida come sempre, ricchissima di spunti, al di là della sua condivisione o meno (ed io, in buona parte, la condivido), che naturalmente necessiterebbe, per quanto mi riguarda, di un’analisi altrettanto lunga e complessa per riprendere tutti i punti toccati. https://pierluigifagan.wordpress.com/2016/12/05/andando-incontro-alla-tempesta-senza-mappe-e-bussole-litigando-in-un-vascello-di-cui-non-abbiamo-il-timone/

Ma a quel punto tanto varrebbe fare una serie di articoli per snocciolare, uno ad uno, tutti i temi affrontati. Cosa che non escludo di fare, con la modestia dei miei mezzi, prossimamente.

Per ora, mi limito ad una sola osservazione critica che mi è sorta spontanea dopo aver letto il pregevole articolo.

Ma è possibile che un teorico e un analista della complessità di tale calibro e spessore come Pierluigi Fagan, quando si tratta di affrontare il tema della relazione fra i sessi, butti nel cestino tutta quella complessità di cui sopra, che pure contraddistingue il suo metodo di indagine e il suo pensiero, e riproponga, para para, come si suol dire, la narrazione ideologica femminista della storia e della realtà (della relazione fra i sessi)?

Di primo acchito mi verrebbe da dire che è sconcertante. Poi però uno ci ripensa e si rende conto che non c’è un solo intellettuale che sia uno (per lo meno fra quelli riconosciuti come tali…) che produca una sia pur pallida critica nei confronti del femminismo. Quindi non ci si stupisce se un altro ancora – fra i tanti – sia allineato e coperto sotto questo aspetto.

E’ crollato tutto – come spiega Fagan – ma veramente tutto: “cosucce” come il comunismo, il socialismo ecc. e anche i concetti di eguaglianza e democrazia non stanno tanto in salute…

Insomma tutto quello che poteva crollare è crollato, siamo in una fase nuova (e inquietante) un tunnel al termine del quale non si vede luce, e però una certezza, che brilla come una cometa nella notte, sembriamo averla: il femminismo, o meglio, la sua ricostruzione della storia, giudicata infallibile, naturalmente anche da Fagan.   E,  anche se può apparire paradossale, proprio il fatto che nella complessità della sua analisi dedichi appena una riga o due per riproporre la logica del sempiterno e scontato dominio maschile, conferma la sua adesione, praticamente scontata (“Che diamine, non c’è neanche bisogno di approfondire, vogliamo scherzare?…) all’ideologia femminista.

Che dirvi, sarà che tutti “tengono famiglia”, metaforicamente parlando (tradotto, ma chi me lo fa fare di mettermi contro uno dei pilastri, forse il più potente, che caratterizza l’attuale “spirito dei tempi”?…), e però anche quelli in cui riponiamo più fiducia, non tanto per la loro erudizione (sono in tanti ad essere eruditi e non per questo costituiscono un pericolo per i padroni del vapore, anzi…) ma per il loro approccio alla realtà (appunto la famosa complessità…) che dovrebbe metterli al riparo dai dogmi e dai luoghi comuni, quando si affronta questo tema cadono clamorosamente. E tutta quella complessità di cui sopra – di cui pure, meritevolmente, sono teorici e studiosi, al di là, ripeto, della condivisione o meno delle loro analisi – si capovolge nel suo esatto contrario, e cioè in una sconcertante e disarmante banalità e adesione acritica a uno dei mattoni dell’attuale ideologia dominante, e sfido chiunque a sostenere che non lo sia (basta vedere che capolavoro di personaggio è stato nominato come ministro dell’istruzione…)

Peccato.Un vero peccato.

Ricordo che a scuola i prof. dicevano sempre ai genitori nei colloqui:“E’ un ragazzo intelligente, sveglio, brillante ma non si applica” (lo dicevo anche io per un breve periodo che ho insegnato in un liceo…).

Nel caso specifico (ma non riguarda certo il solo Fagan, pur meritevole di stima, per tanti versi) è forse il caso di dire:”E’ un pensatore molto intelligente, colto e complesso ma non è un cuor di leone…”.

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13 commenti per “Complessità, banalità e pavidità

  1. Rino DV
    14 Dicembre 2016 at 16:33

    Lo stesso E. Morin, riconosciuto “padre” del pensiero complesso, non si discosta di una virgola dal racconto femminista.
    Ciò vale, in pratica, per la totalità dei filosofi, sociologi, psicologi, epistemologi, etc. di tutte le scuole e tendenze.
    Oltre a Preve (e, parzialmente, al suo allievo Fusaro), è possibile che ci sia qualcun altro. Ma chi?
    .
    Qualche pensatore di destra c’è (almeno in Francia). Ma la critica al femminismo se proveniente da destra ha le polveri bagnate. E’ solo un eterno flop.
    .
    Del resto chi parla contro il femminismo non viene citato-rilanciato.
    Se viene citato ciò accade una sola volta per prenderne le distanze, e poi silenzio.
    Se è oscuro non lo si vede. Se è noto e affermato subirà l’ostracismo e la fine della carriera. E si oscurerà.
    .
    Quanto ai “complessisti” non è questa loro prospettiva che in sé possa indurli a vedere-criticare lo sfondo presente, ma la sociologia delle conoscenza (da cui peraltro il complessismo trae origine, se si ricorda delle sue origini).
    .
    I marxisti avrebbero nelle mani proprio quello strumento, ma non lo usano, perché a loro volta non possono. E se non lo usano questi, figuriamoci quelli.

  2. Alessandro
    14 Dicembre 2016 at 20:10

    Abbiamo riflettuto molto su questo tema: come tanti ottimi pensatori e critici della contemporaneità, e sicuramente Fagan rientra nel novero, manifestino un’analisi così modesta quando si tratta di esprimersi su uno dei pilastri della società occidentale attuale, ossia il neofemminismo, e lo definisco così non a caso.
    Alcune di queste ragioni sono state evidenziate nell’articolo: il femminismo non fa prigionieri. Di conseguenza, la critica può essere portata avanti solo da chi ha davvero il coraggio di sfidare la solitudine, l’isolamento, per ora, in futuro, chissà, magari il licenziamento per “giusta causa”. Egli, qualora avanzi anche solo una semplice critica in un contesto qualsiasi, tranne eccezioni, sentirà farsi tutt’attorno il vuoto, quasi come se improvvisamente ci si rivelasse come un appestato, un individuo repellente.
    Ma una buona parte degli individui non sono consapevoli della situazione in atto, è la storia della falsa coscienza: essi sono scresciuti a pane e femminismo, soprattutto a sinistra, quindi perchè interrogarsi? Sul tema è già stato tutto scritto, non c’è bisogno di aggiungere nient’altro, al massimo si ripete lo spartito.
    E va bene, passi la valutazione storica oramai istituzionalizzata, che giudica il femminismo un movimento di liberazione e di emancipazione tout court e di esso ne adotta anche gli eccessi, ma che di quello attuale, appunto neofemminista, non se ne colga l’evidentissima impronta anti-libertaria, moralista, conservatrice, sostanziamente sessista, fatta di agevolazioni, di statistiche taroccate, di linciaggi mediatici verso chi ha la sola colpa di avanzare una critica, ovunque in Occidente verso uomini ma anche donne, a me, semplice cittadino senza pretese intellettuali, mi susciterà sempre un certo stupore, spiegabile forse solo attraverso quel “tengo famiglia” di cui si scrive poco sopra.
    Ma come diceva Giorgio Gaber, lui sì uno che aveva capito anche sul tema in questione( ma mi viene in mente anche un altro grande come Tiziano Terzani): la storia è più avanti, siamo sempre indietro.

  3. ARMANDO
    14 Dicembre 2016 at 22:58

    intanto dovremmo iniziare a definire con più precisione i concetti di uguaglianza e di ineguaglianza: rispetto a chi e a cosa? uguaglianza econimica o anche oltre? uguaglianza al punto di arrivo o a quello di partenza? e qual’è il confine fra uguaglianza e omologazione? e fra uguaglianza e identità dov’è la differenza?
    E una volta definiti i concetti, con quali mezzi?
    Altrimenti si rimane nel campo delle aspirazioni vaghe che dicono tuitto e nulla.

  4. pierluigi fagan
    15 Dicembre 2016 at 8:37

    Il commento (admin ha anche un nome umano?) riportato ha due parti distinte. La prima (sino a “… all’ideologia femminista.”) lo accetto come invito a discutere e più avanti lo discuto. La seconda parte (da “Che dirvi, …) no. Non capisco cosa c’entri quella tirata giudicante, forse i vostri lettori non sono in grado di giudicare da soli? Forse hanno bisogno della maestrina dalla matta rossa che sottolinei davanti alla classe, il reprobo? Scusi sa ma lei è solito discutere le altrui tesi attingendo all’argomento “ad hominem “ e nella fattispecie alla categoria del coraggio ideologico che io non avrei perché “tengo famiglia” e lei che è duro e puro, sì? Tanto coraggioso da celarsi nell’anonimato? Bah, la prendo come un’incarnazione del demonio nella sua tastiera, sicuramente non voleva dire quelle cose e non voglio avvelenare la discussione che invece merita dialogo, quindi transeat. Anche se la citazione finale di Maradona mi mette il dubbio che il demonio si sia trovato a suo agio nel suo computer e si sia dato creativamente da fare coi .jpeg oltre il dovuto. Provi con l’aglio, che fa anche bene al cuore anche se voi “cuor di leone” non ne avete bisogno, o almeno così vi piace pensare. E ne faccia una coroncina anche per il titolista, quello non è un titolo dignitoso a meno che non abbiate lo stesso titolista di Libero o giù di lì.

    Sul punto, visto che segue l’articolo che ha linkato, immagino si riferisca alla frase “ampio dominio dei maschi sulle femmine” al secondo paragrafo del punto 3. Il punto 3 viene dopo il 2 ed in quello si parla grossomodo di ciò che è successo dalla seconda metà del XIX secolo in poi, in un elenco di contraddizioni che giunge con la recente categoria di populismo a gli ultimi, tristi tempi. Visto che l’affermazione è situata tra i rivoluzionari leninisti ed i moti studenteschi, dovrebbe riferirsi grossomodo alla prima metà del Novecento e dopoguerra. Ribadisco il concetto ma se lei ha opinione contraria me la espliciti motivandola e vediamo se riusciamo ad intenderci, se vuole s’intende.

    Per non darle però l’impressione di voler sfuggire alla tenzone, le dirò che la confermerei anche per i decenni successivi sebbene con ammorbidimento dell’aggettivo “ampio” e pur con molti distinguo di cui magari avremo modo di discutere. In breve, il mio era un giudizio storico, mi interesso poco di polemica contemporanea e quindi La prego di non annoverarmi tra i femministi diritto-civilisti. Non sono molto addentro al tema ma delle pensatrici delle donne per le donne degli ultimi cento anni, apprezzo quelle che hanno posto in questione quale sia lo specifico femminile e come poterlo far emergere. Per intenderci, non credo che lo specifico femminile sia fare le stesse cose dei maschi come le fanno i maschi altrimenti che specifico è? Né credo che sia per forza migliore, non vedo perché dovrebbe, avrà i suoi pro e i suoi contro e su questo stesso giudizio si tenderà a pensarla diversamente, tra le stesse donne, tra gli uomini, tra uomini che discutono con donne e viceversa. Sarebbe però un’ altra varietà, una emancipazione di una mentalità che origina da una diversa biologia (a meno di non appartenere a quel gruppo di dissennati che pensano che la natura non c’entri e sia tutta cultura, tra cui anche alcune “femministe” a mio avviso molto confuse) , utile a pluralizzare la società, a dar sfogo alla sua intrinseca complessità che si tende a ridurre ad unum, un po’ tutti, un po’ su tutto, un po’ da sempre.

    Infine La ringrazio per gli apprezzamenti comunque espressi rimanendo una volta di più sorpreso dal fatto che c’è chi si sottopone stoicamente alla lettura di pipponi così lunghi quali l’articolo che ha così bi-polarmente presentato ai suoi lettori. Grazie, a Lei ed al manipolo di intrepidi che sono pure venuti a leggerselo sul mio sito.

    [Al lettore RinoDV: non sono un seguace di Morin (nella colonna di destra su mio sito sono riportati coloro che sono più volte citati nei 176 articoli prodotti in questi quattro anni e come potrà notare Morin è citato meno di Eraclito) e non saprei neanche se definirmi un complessologo, francamente non credo. Cosa intendo per “complessità” lo troverà nelle presentazioni del blog -link sulla bacchetta nera- se ne ha curiosità. Per me complessità, impatta l’ontologia che essendo filosofia prima, condiziona tutte le altre dall’etica alla gnoseologia che a sua volta determina come definiamo l’ontologia, stante ovviamente che siamo tutti sessual – anagrafo – socio – storicamente determinati e che -spesso- la verità è solo la presunzione che la mia opinione è migliore della sua o viceversa] Cordialità.

    .

    • Fabrizio Marchi
      15 Dicembre 2016 at 15:25

      Chiedo scusa, l’autore dell’articolo sono io, Fabrizio Marchi, direttore di questo giornale. per una banalissima disattenzione ho pubblicato l’articolo con “admin” invece che con il mio nome e cognome.
      Risponderò nel merito nei prossimi giorni. Al momento mi limito soltanto a dire che la tua, direi veemente, reazione, lascia trasparire un certo nervosismo e anche una certa aggressività che non era contenuta nel mio articolo.
      Nulla di grave, in ogni caso, sono abituato a ben peggio… 🙂
      A presto!.

    • Fabrizio Marchi
      15 Dicembre 2016 at 18:59

      Caro Pierluigi (ci davamo del tu e propongo di continuare a darcelo), come già detto, solo per una banalissima svista tecnica del tutto fortuita non mi sono firmato. Ero in partenza, ho letto il tuo articolo e al volo ho deciso di commentarlo e nella fretta ho omesso di firmarlo (convinto di averlo fatto…). In ogni caso l’ “admin” non potevo che essere io o al limite qualche altro redattore di cui comunque avrei avallato l’articolo e relativo contenuto, dal momento che tutto ciò che viene pubblicato su questo giornale viene preventivamente letto e vagliato dal sottoscritto che ne è il direttore responsabile (e ne risponde legalmente). Trovo quindi francamente del tutto fuori luogo da parte tua il richiamo all’anonimato, lasciando intendere che avrei timore a firmarmi (cos’è? Una ripicca per averti dato del pavido?…) . “Ma anonimato de che?” si direbbe dalle mie parti, non siamo mica il Corriere della Sera o la Repubblica che hanno otto vicedirettori e trecento redattori. Chi poteva essere l’admin se non il sottoscritto? Bubusettete?… Lascerei perdere, dunque, sia l’aglio che il demonio che avrebbe trovato dimora nel mio computer o nella mia testa… Battute maldestre e anche poco spiritose; hai ben altre specificità e al tuo posto insisterei su quelle…
      Ciò detto, non entro nel merito per la semplice ragione che sarebbe impossibile risponderti adeguatamente in poche battute. Oltretutto, come noto, non ho neanche il dono della sintesi (sembra che abbiamo lo stesso “problema”…anche se per me non lo è affatto…), per cui, se veramente sei intenzionato ad approfondire non posso che rimandarti alle centinaia (forse ormai migliaia) di articoli, analisi e riflessioni in tema che il sottoscritto (così come tanti altri amici) ha pubblicato su questo stesso giornale, sul sito del Movimento degli Uomini Beta http://www.uominibeta.org (fondato dal sottoscritto) e anche al sito di Rino Della Vecchia http://www.altrosenso.info oltre che alle numerose pubblicazioni, libri ecc. che abbiamo prodotto in questi anni (è in attesa di pubblicazione il mio prossimo libro, parte del quale dedicato proprio a questi temi…).
      Sono stato improvvido o presuntuoso a darti del pavido? Si, è probabile. Però è anche assai probabile che non mi sia sbagliato. Del resto questo nessuno può saperlo. Solo tu lo sai. Certo che se il termine di paragone è quello dell’attuale “ceto intellettuale” di ogni ordine e grado e colore politico, bè non c’è uno che è uno fra questi che abbia osato anche solo sollevare un sia pur minima critica al femminismo (tranne alcuni parziali e a mio parere assai deboli accenni di Preve, Fusaro e dell’improvvido Massimo Fini; ben poca cosa, in termini di numeri, rispetto all’ “universo” mediatico/accademico trasversale da destra fino all’estrema sinistra).
      Tu fai eccezione? No, a quanto pare, perché, pur non essendo un femminista militante o un “femminista diritto-civilista” (e di questo te ne do atto), sei pur sempre uno che aderisce alla narrazione ideologica femminista e alla sua ricostruzione/rivisitazione della storia (donne oppresse/subordinate, sempre, comunque e dovunque e uomini oppressori e dominanti, sempre, comunque e dovunque). E’ vero, non è un tema che approfondisci, anzi, nei tuoi tanti articoli che ho letto (con grande interesse, come ben sai, e continuerò a pubblicarli su questo giornale), lo liquidi sempre con poche battute (riproponendo la scontatissima lettura femminista). Ma proprio per questo sorge il sospetto. Sembrerebbe una specie di tributo, di atto dovuto, come fanno in molti (che non ci credono ma “tengono famiglia”, cioè sono in attesa di una cattedra oppure della risposta di un editore, o di una consulenza, o di un posto in una redazione, o, o, o…). O forse una sincera adesione. Se così fosse, di certo non dimostreresti una grande originalità di pensiero per lo meno su questo tema. Ed è un peccato perché uno come te avrebbe gli strumenti per approfondire. Che diamine, lo abbiamo fatto noi, non puoi farlo tu?
      Però è anche vero che non è scritto da nessuna parte che si debba essere per forza originali. Allora diciamo che, per convinzione o per opportunismo (questo, ripeto, lo sai solo tu e non c’è nessun bisogno che ti arrabbi…) non ti discosti dal racconto ideologico ormai largamente dominante (vogliamo negare anche che lo sia?…).
      Dicevo prima che sono stato improvvido e presuntuoso a darti del pavido. Si, è vero, lo riconosco, ma sono atteggiamenti che un “cuor di leone” come il sottoscritto può permettersi ogni tanto. Ammetto di avere moltissimi difetti (ma tanti…) ma di sicuro la pavidità non è fra quelli. Anzi, mi considero un audace. E lo dico in questo caso senza nessun timore di esagerare o di essere tacciato di presunzione. Lo ero quando prendevo (e cercavo di restituire con gli interessi…) bastonate dai fascisti e dalla polizia, quando salivo sul ring sia pure solo per passione, quando ero un dirigente di partito e non mi sono mai piegato ai compromessi e ai diktat dei vertici, quando non ho scritto articoli per compiacere questo o quello, e lo sono MOLTO di più, INFINITAMENTE di più da una dozzina di anni a questa parte, da quando cioè ho scelto di portare avanti questa fiera battaglia antisessista (antifemminista). Per la semplice ragione che quando prendevamo le botte dai fascisti e dalla polizia eravamo in tanti e, diciamoci la verità, avevamo anche il vento in poppa; lo spirito dei tempi soffiava nella nostra direzione. Oggi invece siamo un piccolissimo e sparuto gruppo (compatto, avrebbe detto Lenin…), di audaci. Si, di audaci, che ci mettono la faccia con tutto ciò che ne consegue.
      Tutte scelte per le quali ho pagato un prezzo discretamente alto in termini professionali, politici e umani. In fondo, nella vita non faccio e non ho fatto il manovale (mestiere per il quale nutro un grandissimo e “socialistissimo” e/o “comunistissimo”rispetto…) e il mio curriculum non è poi così malaccio. Insomma, non avrei neanche dovuto agitarmi più di tanto per avere qualche posticino al sole; sarebbe stato sufficiente restarmene in silenzio. E invece non l’ho fatto.
      Ma va benissimo così perché, evidentemente, in fondo, in fondo, forse della carriera non me ne è mai sostanzialmente fregato più di tanto (altrimenti non sarei qui a fare quello che faccio…).
      Per cui, caro Pierluigi, alla luce di tutto ciò, io mi tengo volentieri la corona d’aglio – nonché l’ essere paragonato al titolista del giornalaccio “Libero” – e tu accetta di essere sospettato di essere un pavido, senza agitarti più di tanto… Tanto se non lo sei qual è il problema? Il fatto che qualcuno possa pensarlo? E che sarà mai! Sapessi quello che pensa del sottoscritto tanta gente…Se gli avessi dato ascolto da quel dì che avrei dovuto essermi buttato dal ponte di Ariccia…
      Del resto, una persona della tua levatura intellettuale e culturale (parlo sempre molto seriamente…), se lo vuole, è in grado di vanificare tali sospetti.
      Con rinnovata e sincera stima.
      P.S. da queste parti non abbiamo fatto mai sconti a nessuno, ma veramente a nessuno. E in fondo ti ha detto anche abbastanzaa bene.. 🙂

  5. pierluigi fagan
    15 Dicembre 2016 at 18:04

    Capisco, a darmi del vigliacco intellettuale non sei stato tu, deve esser stato il demonio a tua insaputa …. 🙂

  6. pierluigi fagan
    16 Dicembre 2016 at 10:56

    Caro Fabrizio, accetto la tua appassionata e sincera risposta. Capisco che non sia facile essere “contro” anche quando si finisce con l’esser contro anche contro quelli che dicono di essere contro ma poi, per pigrizia intellettuale o spirito gregario non vanno fino in fondo. Da quella scomoda posizione, almeno verso quelli che poi non ti sembravano così malaccio, esce spontaneo l’urlo di “quoque tu?”. Nel nostro caso però, si è ingenerato forse un equivoco poiché non è una frase di sei parole annegate in quel tipo di testo che da il senso inequivoco di ciò che avevo in testa io. Insomma tra quello che avevi in testa tu che interpreti e quello che avevo in testa io che svolgevo un diverso discorso c’è stato un apparente punto di incontro/scontro ma ci siamo dati appuntamento su una mattonella giungendo da lunghe traiettorie ed intenzioni ben diverse. Abbiamo già avuto accenni di discussione sull’argomento su facebook, ricorderai e già lì mi avevi rimandato a dare un occhio ai siti, cosa che non ho fatto ammetto. Tu reclami maggior attenzione ad un tema di cui hai fatto bandiera ma comprenderai che poiché io approfondisco abbastanza prima di esprimere giudizi e poiché i temi da approfondire sono “n alla seconda”, non si può esser lucidi su tutto. Restiamo con questo chiarimento e due possibilità ulteriori, per me quella di leggermi finalmente il materiale da Voi sviluppato almeno su Uomini Beta, per te quello di inquadrare meglio da che punto di vista tratto l’argomento quando l’ho tratto (qui due puntate di analisi sulla filosofia delle donne, ripeto “donne” a me interessano in quanto “donne”, in quanto “femministe” ci sarebbe da discutere: https://pierluigifagan.wordpress.com/2014/12/29/laltra-meta-del-cielo-ulteriori-riflessioni-sul-principio-di-gerarchia-12/; https://pierluigifagan.wordpress.com/2015/01/05/laltra-meta-del-cielo-ulteriori-riflessioni-sul-principio-di-gerarchia-22/ ). Chissà magari scopriremo che abbiamo anche qualche punto di vista in comune oppure capiterà di tornare a discutere ma almeno non partendo da quello che uno pensa che l’altro pensi ma partendo da una più trasparente divergenza di pensiero oggettiva. A questa igiene minima del dialogo, almeno tra chi ha pur pezzi di immagine di mondo in comune, invito ad attenerci, non aumentiamo l’entropia e soprattutto, come regola generale, atteniamoci alle idee e controlliamo (entrambi) i pur umani e comprensibili, stati d’animo. Me ne sarei ben fregato di un giudizio legittimo di probabile banalità ma non di uno di pavidità tanto più se da parte di uno che conosco (cercando di capire chi fosse admin ho scoperto che sono anche tra i collaboratori alla testa, wow!”) e tanto più se basato forse su una proiezione di presunti intenti. Io non cerco posti in redazione che pure mi sono stati offerti perché vorrei esser uno studioso e non un opinionista,se volessi consulenze le farei sul mio precedente mestiere dove venivo pagato assai, l’editore mi ha trovato lui leggendo miei articoli di geopolitica (tema nel quale la questione femminile c’entra assai poco) e non aspiro a cattedre visto che non sono neanche laureato. In breve, cerco “riconoscimento” intellettuale ma non economico perché grazie alla fortuna, vivo di poco e quel poco ce l’ho (più o meno, direi sempre meno ma va bene così…). Quel titolo col giudizio di pavidità era semplicemente ingiustificato, lo sai. Con cordialità e rispetto.

    P.S. Se ti va, mandami il tuo libro quando esce, lo leggerò volentieri così io farò altrettanto col mio che esce tra un mese

    • Fabrizio Marchi
      16 Dicembre 2016 at 13:20

      Caro Pierluigi, mi fa piacere che gli animi si siano rasserenati e sono certo che il nostro confronto continuerà fattivamente e proficuamente. Al più presto leggerò gli articoli che mi hai segnalato e ti farò sapere.
      Una precisazione importante. Sapevo già perfettamente che il tuo problema non è quello di ottenere incarichi accademici, politici o altro. In quel caso, infatti, non mi riferivo a te.
      Esiste però uno “spirito dei tempi”, come ben sappiamo, e questo è in grado di esercitare una pressione psicologica MOLTO POTENTE sulle persone, su tutte le persone. Lo “spirito dei tempi” è sempre esistito, in ogni epoca storica. Paradossalmente però, oggi, è molto più potente che nelle epoche passate, dove comunque era sempre accompagnato dal terrore che il sovrano esercitava sui sudditi. Nonostante ciò, anche nei regimi più retrivi e tirannici, tante persone osavano sfidare il potere costituito, andando incontro a forme di repressione fra le più brutali, tortura, rogo, carcere durissimo, morte (nelle più disparate e orrende modalità).
      Paradossalmente oggi che – per lo meno in questa fase storica e in questa circoscritta parte di mondo (che poi è il cuore della “metropoli capitalista” occidentale) non si rischia quasi nulla di tutto questo (per lo meno se parliamo di “reati” di opinione), l’adesione acritica allo “spirito dei tempi” o quanto meno ad alcuni aspetti di questo, è incredibilmente maggiore.
      L’ideologia femminista o meglio ancora neo e post femminista, ha completamente colonizzato l’immaginario psichico ed è essa stessa che ha contribuito a determinare in modo fondamentale lo spirito dei tempi di cui sopra. Sono/siamo giunti alla conclusione che la vergogna, il senso di colpa e la paura di infrangere quel tabù (che impone, volente o nolente, il mettere mano a corde assai delicate e che riguardano la sfera intima di tutti) è più potente del terrore.
      Lo dimostra il fatto che, eccezion fatta per un manipolo di audaci (è il caso di ribadirlo), la narrazione femminista non incontra praticamente nessuna critica. Il che, caro Pierluigi, non può non farci riflettere, perché anche ammettendo che questa sia quanto di più possibile prossimo alla infallibilità e alla perfezione, non potrà comunque essere OGGETTIVAMENTE perfetta e infallibile, tanto più che si tratta di una ideologia e NON di una scienza (che è comunque sempre perfettibile e suscettibile di revisione, anche assoluta, perché ciò che può essere certo oggi potrebbe essere smentito domani…). Eppure, non una sola sia pur timidissima critica, da parte di NESSUNO.
      La qual cosa non può non ingenerare sospetto. E mi meraviglia che un analista così attento al tema della complessità come sei te, non abbia neanche notato questo risvolto. Non dico che tu debba essere d’accordo con la nostra critica al femminismo, però, quanto meno, avresti dovuto notare questo aspetto, che NON può non saltare agli occhi di un attento e serio analista (quale tu sei).
      E allora, per scuotere gli animi, diciamo così, ben venga anche una provocazione. Il riferimento di Rino Della Vecchia a Morin è assolutamente calzante. Che poi tu non sia un “moriniano” è altro discorso. Resta il fatto che anche un autorevolissimo pensatore, analista della complessità e critico della modernità, sia pure dal suo punto di vista, come Morin, si sia tranquillamente sdraiato sulla narrazione femminista. Insomma, non è esistita e non esiste al mondo nessuna ideologia che non sia stata sottoposta a severa critica. L’unica ideologia che incontra il favore UNIVERSALE è quella femminista!
      Possibile che tutto ciò in te non desti qualche perplessità? Possibile che tu (come tutti gli altri) non riesca a scorgere in questa conformistica adesione di massa qualcosa che non quadra (e anche di inquietante, a mio parere)?
      Ti invito a riflettere almeno su questo (sarebbe già un bel passo…), poi ovviamente sei libero di ritenere che la narrazione storica femminista sia la più giusta di tutte le narrazioni ideologiche che abbiano mai fatto la loro comparsa nella storia.
      Chissà se la pensano così, fra gli altri, anche i nove milioni di “privilegiati” maschi (e poveri) crepati nelle trincee durante la prima guerra mondiale, gli schiavi (rigorosamente maschi) incatenati al remo di una galera, o tutti gli uomini crepati in esclusiva sul lavoro, da sempre. A meno che anche tu non mi risponda che anche le sofferenze patite dai maschi siano dovute alla cultura maschilista e patriarcale…
      Ma sto entrando nel merito e non voglio farlo. Per farlo bisogna prima sviscerare l’argomento. Il senso di questo commento era un altro ed è quello a cui facevo cenno poc’anzi.

  7. Rino DV
    16 Dicembre 2016 at 20:50

    Marchi scrive:
    >>
    …non è esistita e non esiste al mondo nessuna ideologia che non sia stata sottoposta a severa critica. L’unica ideologia che incontra il favore UNIVERSALE è quella femminista!
    >>
    E’ così.
    Ciò indica che essa ideoutopia non riguarda solo ciò che si vede, ma gli strumenti stessi con i quali la realtà viene vista.
    Non solo le entità che si vedono ma lo sfondo stesso che ne consente-impone la percezione.
    Non solo ciò che è visibile nel firmamento, ma i cannocchiali, i binocoli, i telescopi attraverso i quali si vede quel cielo e non un altro.
    .
    Piatto davvero ghiotto per la sociologia della conoscenza, la prospettiva complessista e l’epistemologia. Per l’analisi critica (a 360°) della società.
    .
    Occasione superba per praticare quelle scienze, per esercitarsi nell’applicazione dei loro principi.
    .
    Ma chi lo fa? Solo noi.
    Abbiamo cercato di sviscerare la ragione di questa solitudine (cioè delle sue cause) in migliaia di pagine elettroniche e cartacee.
    .
    Crediamo dunque noi di essere tra i pochissimi a farlo?
    .
    Sì.
    Se la risposta suona pretenziosa, chiedo: perché no?
    .
    In fondo, il vento soffia dove vuole.
    .
    Attendiamo che gonfi le vele ad altri naviganti.
    .
    Se Fagan si unisse alla nostra flottiglia, sarebbe una buona notizia.

  8. Gianni Sartori
    16 Dicembre 2016 at 23:12

    Commento, si fa per dire, agli eventi di Parma di cui recentemente si è parlato (v.RAF)

    “Fedeli e ubbidienti, i Mirmidoni servivano bene il loro padrone, agendo nell’anonimato come EFFICACI AGENTI DI TERRORE. In un senso molto reale, in seno alla nostra società gli stupratori svolgono una funzione di Mirmidoni per tutti gli uomini. Ammantati da miti che oscurano la loro identità, anch’essi fungono da ANONIMI AGENTI DI TERRORE.
    Sebbene siano questi a sporcarsi le mani, SONO GLI ALTRI UOMINI, QUELLI SUPERIORI A LORO COME CLASSE E CONDIZIONE SOCIALE, CHE HANNO SEMPRE BENEFICIATO DEI VANTAGGI DURATURI del loro stolido misfatto.
    Un mondo privo di stupratori sarebbe UN MONDO DOVE LE DONNE POTREBBERO MUOVERSI LIBERAMENTE SENZA PAURA DEGLI UOMINI.
    Il fatto che ALCUNI UOMINI stuprino costituisce una MINACCIA SUFFICIENTE A MANTENERE TUTTE LE DONNE IN UNO STATO COSTANTE DI INTIMIDAZIONE”.
    (Susan Brownmiller “AGAINST OUR WILL” 1975)

    Fermo restando che i miliziani della colonna Durruti gli stupratori semplicemente li fucilavano (soprattutto quando provenivano dai loro ranghi).
    Forse perché loro erano veramente comunisti anarchici e veramente antifascisti (loro sì, non queste indegne, miserabili caricature degli Arditi del Popolo, questi abusivi di Parma, sia i responsabili della violenza, sia coloro che sapendo hanno taciuto).
    Gianni Sartori

    PS a mio avviso il problema non è il “femminismo” ma comprendere la differenza tra oppresso e oppressore. E schierarsi.

    • Fabrizio Marchi
      17 Dicembre 2016 at 9:07

      Quindi, in base a quanto sostiene Susan Brownmiller (e che tu condividi, altrimenti non avresti pubblicato quella frase), vado a logica, mutatis mutandis, siccome alcuni uomini e alcune donne sono degli assassini/e e dei violenti/e, questo costituirebbe una minaccia sufficiente a mantenere tutti gli uomini e tutte le donne in uno stato di costante intimidazione…
      Scusa ma non riesco a capire cosa vuoi dire. O meglio, lo capisco perfettamente ma lo trovo del tutto privo di fondamento. Se quella è la logica, allora siamo tutti/e in una condizione di perenne intimidazione e quindi di paralisi. Non solo le donne ma anche e soprattutto gli uomini visto che vengono assassinati in misura tre volte superiore delle donne e visto che la violenza agita dai maschi è agita nella grandissima maggioranza dei casi nei confronti di altri maschi (anche le donne agiscono in modo violento, ovviamente, non solo nei confronti di altre donne e degli uomini ma anche e soprattutto contro i minori e gli anziani, e in questi ultimi due casi in misura maggiore rispetto ai maschi adulti, non certo perché più “cattive” ma perché sono molto più a contatto con i minori e gli anziani rispetto agli uomini).
      Ergo? Ce ne stiamo tutti/e dentro casa per paura di essere picchiati, rapinati o assassinati? Ma che discorso è?…
      Ciò detto, i miliziani della colonna Durruti (così come altrove e in altri contesti) giustiziavano gli stupratori perché erano in un contesto di guerra. In guerra si passa un uomo per le armi con molta più disinvoltura per le ragioni più disparate. Mio padre durante la guerra è stato capo di una Brigata partigiana e mi ha raccontato quanto la disciplina fosse ferrea. Anche se qualcuno fosse stato scoperto a rubare del cibo agli altri del gruppo o alla gente dei paesi e dei villaggi (quindi un reato che in tempi di pace non comporterebbe praticamente nessuna sanzione o quasi), la punizione sarebbe stata estremamente severa, come è normale e giusto che sia in tempi di guerra e di scarsità di generei di primissima necessità…
      Quindi il termine di paragone che fai, NON regge, sotto ogni punto di vista e anzi è assai pericoloso.
      Oggi la forza politica più forcaiola in tema di reati sessuali è la Lega Nord, cioè il partito neo razzista e neo populista di estrema destra per eccellenza che chiede la castrazione per coloro riconosciuti colpevoli di reati sessuali (molti/e chiedono anche la pena di morte).
      Allora non facciamo i garantisti a senso unico e quando ci pare a noi. Perché o lo siamo sempre (situazioni eccezionali a parte, come quelle di uno stato di guerra) e in tutti i casi o non lo siamo mai.
      Tu metteresti al muro una madre infanticida (reato pressochè tutto o quasi al femminile)? Fatti la domanda e datti la risposta.
      Dopo di che sono assolutamente d’accordo con te sulla necessità di comprendere la differenza fra oppresso e oppressore e di schierarsi. E proprio perché l’ho compresa perfettamente, e proprio perché mi sono sempre schierato, io combatto contro quel sistema dominante (fra le altre cose, oggettivamente sessista) che continua a criminalizzare l’intero genere maschile tout court, a prescindere. Spero che te ne sia accorto. O forse no, perchè il sistema è talmente sofisticato che è riuscito anche a modificare l’apparato visivo delle persone. Ci vogliono “lenti” particolari per vedere la realtà per quella che è e non per quella che ci viene proposta…
      A tal proposito, mi permetto di segnalarti questo breve ma credo efficace articolo indirizzato proprio a tutti quei militanti di sinistra radicale e ”antagonista” malati di strabismo: http://www.uominibeta.org/editoriali/chi-e-sordo-orbo-e-tace-campa-centanni-in-pace-e-nella-menzogna/

  9. Ethans
    17 Dicembre 2016 at 1:25

    Già, l’ideologia femminista, che ha traviato queste sante donne che una volta erano pure e angeliche e assolutamente sin pecado… poverine!!! È l’ideologia femminista che trova il favore universale, questo è certo, non quel triangolino peloso che hanno in mezzo alle gambe e che fattura più di Microsoft e Apple e Facebook messe assieme. È l’ideologia femminista il busillis, non certo la fica.

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