L’imperialismo
israeliano, che sta cercando di trasformare Tel Aviv in una “Super Sparta”
nel Bacino del Mediterraneo, ha dovuto prendere atto della superiorità iraniana
nella “guerra convenzionale”. Il dittatore post-moderno Netanyahu
ha replicato ad una disfatta militare con la pianificazione di nuove guerre
neocoloniali: in Cisgiordania, in Libano ed in Turchia, saggiando l’incapacità
sionista di vincere un conflitto territoriale, ovvero una guerra che valorizza
le capacità umane come l’intelligenza (la proiezione strategica) ed il coraggio
(il combattimento ravvicinato). Per questo motivo, dopo una attenta disamina
militare, ho concluso su “L’Interferenza” che Israele è un regime
militarmente bollito.
La
Convenzione di La Mecca – il patto militare fra Turchia, Arabia Saudita e
Pakistan – secondo analisti importanti come Davide Rossi (intervistato sul
canale de “L’Interferenza”) e la Rete Voltaire, è un contrappeso
geopolitico all’imperialismo israeliano in Asia occidentale ed all’imperialismo
indù (stretto alleato di Washington) in Asia meridionale: Teheran, consultando
le primissime fonti interne, guarda con interesse al processo unificante della Umma
nella transizione al multipolarismo. Ankara, inoltre, qualora venisse attaccata
dal regime sionista, potrebbe rispondere con delle operazioni militari
terresti, magari attraversando il Sirystan filo-turco.
Il
passaggio dall’imperialismo israeliano, un laboratorio della “società della
sorveglianza”, all’impero ebraico-fascista sistematizzato dal sionismo-revisionista
è impossibile grazie alla formazione di nuovi blocchi egemonici: l’Eurasia
(l’alleanza strategica fra Russia e Cina), la nuova Umma sunnita e l’Asse
sciita della Resistenza, un nuovo modo d’intendere le relazioni
geopolitiche e la conflittualità sociale.
Gli
ultimi deliri dei sionisti-revisionisti, ritornati al potere con un
golpe post-moderno, dimostrano ampiamente la loro scollatura dalla
realtà fattuale:
“Lo scorso 28 agosto il kahanista – ovvero discepolo
del rabbino terrorista Meir Kahane – Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza
nazionale, ha annunciato che i suoi uomini avevano ritrovato il relitto
dell’Altalena, la nave noleggiata dai sionisti revisionisti con circa 900
miliziani a bordo, che il primo ministro sionista David Ben Gurion fece
affondare prima che attraccasse in Israele, il 22 giugno 1948.
I sionisti revisionisti, ovvero i seguaci
dell’ucraino Vladimir Zeev Jabotinsky, e i sionisti tout court, ovvero i
seguaci dell’ungherese Theodor Herzl, si sono ferocemente odiati. Herzl voleva
una patria in cui gli ebrei potessero sfuggire ai pogrom, mentre Jabotinsky
voleva un impero ebraico simile a quelli italiano e tedesco.
Il nome Altalena era un riferimento allo
pseudonimo di Jabotinsky. Questa nave era salpata da Marsiglia carica di armi.
All’arrivo in Israele i miliziani intendevano assassinare i sionisti e prendere
il potere. I lavoratori portuali francesi, su invito della CGT [Confédération
Générale du Travail, una delle più importanti organizzazioni sindacali
francesi, che durante la Resistenza si trasformò in organizzazione segreta,
ndt] indissero uno sciopero nel porto per bloccarne la partenza e proteggere
gli ebrei di Palestina.” 1
Protetti dall’élite massonica che dopo aver
abbracciato il fascismo nel dopoguerra si riciclò come europeista, i fascio-sionisti
partirono ugualmente nel tentativo di compiere un massacro antisemita
(anti-arabo ed anti-ebraico); il loro obiettivo era quello di distruggere il progetto
sovietico di costruzione di uno Stato arabo-israeliano, semi-socialista
e binazionale. La nascita di Israele è caratterizzata da intrighi e trame
occulte, dando vita ad uno “Stato colono”: privo di legittimità
internazionale e voltando le spalle all’Urss, Israele fin dal 1948 si è
configurato come uno “stato del male”, diventando (per dirla con Chavez)
“un braccio assassino dell’impero yankee”.
La tesi dell’11 settembre mediorientale
occulta la natura fallita del regime sionista
Il nuovo scoop di Haaretz 2,
l’ennesimo della medesima natura investigativa, rivela che il dittatore
emiratino Zayed (trasformato dalla stampa israeliana in presidente eletto)
chiamò il serial killer Netanyahu, per avvisarlo degli attacchi del 7
ottobre: in poche parole, si è trattato di un’ operazione premeditata dalla
lobby degli straussiani per rilanciare la dottrina della “guerra eterna”
in Asia occidentale. Il 30 gennaio 2024, su “Futura Società”, testata
del Partito Comunista di Unità Popolare (PCUP), analizzai la
provenienza della fake news concernente il fantomatico pogrom antisemita
addebitato ad Hamas e consumato da Mossad ed IDF, leggiamo:
“Domanda:
chi ha diffuso la fake news sulle atrocità commesse da Hamas il 7 ottobre?
Fondato da uno stupratore seriale noto come “Haredi Jeffrey Epstein”, il gruppo
di soccorso ultraortodosso israeliano Zaka è responsabile sulla diffusione
delle bufale concernenti l’alquanto fantasioso “femminicidio di massa”
consumato dal Movimento Islamico.”
““Che Zaka sia
protagonista di una importante indagine sugli stupri è però paradossale. Fino a
poco tempo fa, la presenza sulla stampa israeliana dell’organizzazione era
soprattutto dovuta ai raccapriccianti crimini sessuali commessi proprio dal suo
fondatore, il pezzo grosso ultraortodosso Yehuda Meshi-Zahav. Conosciuto
nella comunità ortodossa di Gerusalemme come ‘l’Haredi Jeffrey Epstein’ a causa
della sua ben documentata propensione a stuprare giovani di entrambi i sessi,
la decennale attività predatoria di Meshi-Zahav era senza dubbio nota ai membri
dello staff Zaka – e si è conclusa solo col suo suicidio.
Oltre
ad essere uno stupratore seriale, il leader di lunga data di Zaka era un
imbroglione dissoluto, che finanziava il suo stile di vita sontuoso con i
milioni di dollari intascati illegalmente dalla sua organizzazione. Brad
Pearce, uno studioso indipendente che ha pubblicato un ampio profilo della
corruzione di Zaka nell’ottobre 2023, ha descritto il gruppo come “l’organizzazione
non governativa più opaca e sospetta su cui abbia mai indagato.” (cit. Max
Blumenthal) 3
Israele,
rilanciando la tesi dell’11 settembre mediorientale, vuole semplicemente
salvare il proprio mito, costruito da giornalisti lubrificati,
d’invincibilità: il 7 ottobre 2023, Tel Aviv ha fatto i conti con la propria
incapacità di vincere una “guerra territoriale”, una debolezza
strutturale che potrebbe portare al collasso della dittatura sionista. Iran e
Turchia ne sono pienamente consapevoli. Israele è tanto crudele con civili
innocenti, quanto incapace di elaborare strategie militari coerenti; su “L’Interferenza”,
a partire dall’ottobre 2023, ho decostruito la natura sociale d’una dittatura
fallita, esaminando documenti di prima e seconda mano. L’impero sionista delle
banane.
I
massacri in Libano e Cisgiordania, i nuovi insediamenti militari in Albania e
nel Salento, oppure la riconversione aziendale teleguidata dal Mossad in
Germania, non salveranno Tel Aviv dal proprio destino: l’emarginazione
geopolitica e la necessaria de-fascistizzazione. Israele, al momento, è la
dittatura post-moderna più pericolosa del pianeta.
Israele,
davanti alla vittoria militare russa in Ucraina ed al trionfo della Cina
socialista nella “guerra commerciale” inventata e persa dal fascista
sociopatico Donald Trump Trump, è prossima al collasso.
https://www.voltairenet.org/article224869.html
https://diegosiragusa.blogspot.com/2026/09/haaretz-ricostruisce-cio-che-accadde.html
https://futurasocieta.com/2024/01/30/la-verita-sul-7-ottobre-2023-il-giornalismo-occidentale-a-lezione-dagli-allievi-di-jeffrey-epstein/
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