Il vertice dell’Organizzazione per la
Cooperazione di Shanghai, che si è riunito a Biškek in Kirghizistan, tra il 31
agosto e il 1º settembre 2026, rappresenta un evento di notevole importanza. La
SCO non è un’alleanza militare paragonabile alla NATO né un mercato comune sul
modello dell’Unione europea, tuttavia è diventato uno dei principali luoghi nei
quali Cina, Russia, India, Iran e numerosi paesi asiatici cercano di costruire
un sistema internazionale non dipendente dalle istituzioni e dalle disposizioni
dell’occidente. In questa riorganizzazione dell’Eurasia è da approfondire il
comportamento del Vietnam. Hanoi non è completamente assente dalle riunioni
dello SCO, partecipa ai vertici allargati, incontra i dirigenti della SCO e
propone collaborazioni nei settori della sicurezza, dell’economia, delle
tecnologie e dell’istruzione, ma il Vietnam, nonostante abbia manifestato
interesse fin dal 2011, non è ancora diventata neppure un paese partner dello
SCO. In un certo senso il Vietnam vuole beneficiare contemporaneamente dei
rapporti con Cina, Russia, India, Stati Uniti, Giappone ed Europa. La sua
cosiddetta “diplomazia del bambù” viene ufficialmente presentata come una
strategia di indipendenza e flessibilità. Ma questa condotta rischia sempre più
di trasformarsi in una politica puramente attendista. Hanoi chiede
collaborazione a tutti, approfitta delle opportunità offerte dal nuovo
multipolarismo, ma evita di assumere una posizione politica riconoscibile
quando questa potrebbe disturbare Washington.
L’origine
della SCO risale al 26 aprile 1996, quando Cina, Russia, Kazakistan,
Kirghizistan e Tagikistan costituirono il cosiddetto “Gruppo dei Cinque di
Shanghai”. La prima finalità era ridurre le tensioni militari lungo le
frontiere sino-ex repubbliche sovietiche e costruire meccanismi di fiducia
reciproca tra la Cina e le nuove repubbliche nate dalla dissoluzione
dell’Unione Sovietica. Nel 1997 venne sottoscritto a Mosca un accordo sulla
riduzione delle forze militari nelle zone di confine. Il gruppo cominciò quindi
a occuparsi della lotta contro quelli che vennero definiti i “tre mali”,
terrorismo, separatismo ed estremismo. Con l’ingresso dell’Uzbekistan, il 15
giugno 2001, nacque formalmente l’Organizzazione per la Cooperazione di
Shanghai. Nel giugno 2002 venne firmata a San Pietroburgo la Carta della SCO,
entrata in vigore nel settembre 2003. Essa definì gli obiettivi fondamentali
dell’organizzazione che consistono nel rafforzare la fiducia degli stati
aderenti, promuovere la cooperazione politica, economica e scientifica, nel
quadro della lotta contro terrorismo, separatismo e criminalità transnazionale,
per perseguire la sicurezza e stabilità regionale e la costruzione di un ordine
internazionale multipolare. Lo SCO venne posto sotto la direzione del Consiglio
dei ministri degli Esteri e coordinato dal Segretariato permanente di Pechino.
A Tashkent venne inoltre istituita la Regional Anti-Terrorist Structure, nota
come RATS, incaricata di coordinare informazioni, attività ed esercitazioni
contro terrorismo ed estremismo.
Per diversi anni la SCO rimase
un’organizzazione prevalentemente centroasiatica. La trasformazione cominciò
con la creazione degli status di osservatore e partner di dialogo, attraverso i
quali numerosi Stati poterono partecipare senza diventare membri effettivi. Nel
2017 entrarono India e Pakistan, una svolta decisiva, per la prima volta la SCO
accoglieva due grandi potenze dell’Asia meridionale, peraltro rivali tra loro.
Nel 2023 aderì l’Iran e nel 2024 la Bielorussia. L’organizzazione comprende
oggi dieci membri. La SCO raccoglie così una quota enorme della popolazione
mondiale e una parte decisiva del territorio eurasiatico. Riunisce potenze
nucleari, grandi produttori di energia, paesi industriali, economie emergenti e
territori attraversati dalle principali vie terrestri che collegano Asia ed
Europa. L’espansione ha però accresciuto le contraddizioni interne. India e
Pakistan restano avversari, Cina e India hanno una controversia territoriale
irrisolta; le repubbliche centroasiatiche temono un’eccessiva dipendenza
economica dalla Cina; Russia e Cina, pur collaborando, non hanno interessi
perfettamente coincidenti. La SCO non elimina queste divergenze. Offre invece
uno spazio nel quale esse possono essere amministrate senza
impedire ogni forma di cooperazione. È una struttura fondata più sul
coordinamento che sull’integrazione e più sulla ricerca del consenso che
sull’imposizione di una linea unitaria.
Uno studio
dell’Australian Strategic Policy Institute ha sottolineato che la SCO rimane
forte sul piano del simbolismo geopolitico, ma più debole nei risultati
concreti di sicurezza. Le rivalità sino-indiane e indo-pakistane ne limitano la
capacità di agire come un blocco omogeneo. Ma proprio la debolezza
dell’integrazione militare rende meno credibile uno degli argomenti utilizzati
per giustificare la prudenza vietnamita. Diventare partner della SCO non
significherebbe entrare in un’alleanza comandata dalla Cina, né rinunciare
all’autonomia nazionale. L’India ne costituisce la dimostrazione più evidente,
partecipa alla SCO ma, contemporaneamente, collabora con Stati Uniti, Giappone
e Australia nel Quad. Se Nuova Delhi riesce a conciliare l’appartenenza alla
SCO con la rivalità verso Pechino, il Vietnam potrebbe almeno diventare partner
senza trasformarsi in un satellite cinese.
Negli ultimi anni la SCO
ha esteso considerevolmente la propria attività. Alla sicurezza si sono aggiunti
l’energia, i trasporti, il commercio, la digitalizzazione, l’agricoltura e la
sicurezza alimentare, l’ambiente, l’università e la formazione, la sanità, la
cooperazione scientifica, la protezione civile, la lotta al traffico di droga e
alla criminalità organizzata. La Dichiarazione di Astana del 2024 ha sostenuto
la nascita di “un ordine mondiale multipolare più giusto” e ha proposto
un’architettura di sicurezza eurasiatica “uguale e indivisibile”. Ha inoltre
rilanciato la discussione su una Banca di sviluppo della SCO, un fondo speciale
per finanziare progetti e una strategia di cooperazione energetica fino al
2030. La SCO non possiede ancora una capacità finanziaria paragonabile alla
Banca Mondiale, al Fondo monetario internazionale o alle istituzioni europee.
Molti progetti restano bilaterali, soprattutto tra la Cina e i singoli paesi.
Tuttavia, l’organizzazione li può progressivamente avvicinare.
I rapporti istituzionali tra SCO e
ASEAN risalgono al 2005. Per lungo tempo sono rimasti limitati a incontri
formali tra i rispettivi segretari generali. L’Asia centrale non costituiva una
priorità per il Sud-est asiatico, mentre la SCO concentrava la propria attività
principalmente sulle questioni continentali. La situazione ha cominciato a
cambiare con l’intensificazione della competizione fra Stati Uniti e Cina, le
sanzioni occidentali contro la Russia, la crescita dei BRICS e il ritorno del
protezionismo statunitense. La Cambogia è diventata partner di dialogo della
SCO nel 2015. Il Myanmar ha ottenuto lo stesso status nel 2023. Il Laos ha
presentato la domanda nel 2024 ed è stato accolto nel 2025. Il vertice SCO Plus
di Tianjin del settembre 2025 ha segnato un ulteriore avvicinamento, vi hanno
partecipato sei paesi del Sud-est asiatico e il segretario generale dell’ASEAN.
Il nuovo status unitario di “partner SCO” ha sostituito inoltre la precedente distinzione tra osservatori e partner di dialogo. Alcuni
paesi asiatici considerano ormai la SCO uno strumento supplementare per
affrontare l’instabilità geopolitica, ampliare i rapporti economici e
proteggersi dalla aggressiva politica commerciale americana. Altri rimangono
prudenti a causa della debolezza istituzionale della SCO, delle tensioni con la
Cina o del timore che una partecipazione venga interpretata come una scelta
antioccidentale.
Il caso vietnamita è
particolarmente significativo denso di interrogativi sulla politica di questo
paese del sud-est asiatico. Già nel 2011 Hanoi ha manifestato interesse per uno
status di osservatore o partner. Tuttavia, questo interesse non si è
trasformato in un’adesione formale. Nel settembre 2025 il primo ministro Phạm
Minh Chính ha partecipato al vertice SCO Plus di Tianjin. È stata la prima
volta che un dirigente vietnamita di questo livello è intervenuto in una
riunione SCO. Sembrava che il suo discorso contenesse tutti gli elementi che
avrebbero potuto giustificare un avvicinamento all’alleanza. Nel suo discorso
da primo ministro promise che il Vietnam avrebbe continuato a collaborare con
membri e partner della SCO. Evitò però di annunciare una richiesta di adesione.
Nell’aprile 2026, durante i rapporti ad alto livello con la Cina, il Vietnam si
dichiarò disposto a “mantenere gli scambi sulla possibilità” di diventare
partner della SCO. La cautela della formula è evidente. Hanoi non chiedeva di
aderire, ma si diceva disponibile a continuare a discutere dell’eventualità di
farlo.
Alla vigilia del vertice del 2026,
la vicepresidente vietnamita Võ Thị Ánh Xuân ha incontrato a Biškek il
segretario generale della SCO Nurlan Yermekbayev, kazako. L’incontro, secondo
il resoconto ufficiale, si è svolto su iniziativa vietnamita. La vicepresidente
ha espresso l’interesse di Hanoi a portare la collaborazione con la SCO “a un
nuovo livello”. Ha inoltre dichiarato che il Vietnam è pronto a favorire il
rafforzamento delle relazioni fra SCO e ASEAN. Il segretario generale ha accolto favorevolmente l’interesse
vietnamita, insistendo sulla possibilità di sviluppare progetti concreti.
Questi fatti dimostrano che parlare di totale disinteresse vietnamita sarebbe
inesatto. Il Vietnam è interessato alla SCO, ma in maniera selettiva, desidera
cooperazione, tecnologie, sicurezza, commercio e formazione, senza neppure aver
ancora assunto l’impegno politico di diventare partner, è proprio questa
ambiguità a rendere criticabile la sua posizione. La dichiarazione di Biškek
del 1º settembre 2026 è stata adottata consensualmente da tutti i dieci Stati
membri effettivi della SCO. Il Vietnam non l’ha firmata, non perché si
sia opposto al contenuto, ma perché al momento del
vertice non poteva sottoscriverla in qualità di Stato membro, non essendo per
sua scelta uno stato membro, osservatore o partner formalmente riconosciuto
della SCO. La posizione del Vietnam ricorda spesso i partiti della prima
Repubblica italiana, che nelle alleanze non si
compromettevano più di tanto, per avere sempre le mani libere e poter fare
qualsiasi maneggio politico. La politica estera vietnamita viene definita con
enfasi “diplomazia del bambù”, radici robuste, tronco solido e rami flessibili.
Le radici rappresentano i principi del regime e l’indipendenza nazionale, il
tronco la stabilità della linea politica, i rami la capacità di adattarsi alle
circostanze. Questa strategia ha permesso al Vietnam di sviluppare
contemporaneamente relazioni con Cina, Russia, Stati Uniti evitando di
compromettersi con ciascuna di queste potenze. In teoria si tratta di una
politica multidirezionale. Il Vietnam non vuole diventare una pedina della Cina
contro gli Stati Uniti né degli Stati Uniti contro la Cina. La dottrina
militare dei “quattro no” esclude alleanze militari, basi straniere,
schieramenti con un paese contro un altro e uso della forza nelle relazioni
internazionali, tuttavia l’equilibrio spesso appare
trasformarsi in opportunismo. Hanoi cerca i mercati occidentali e gli
investimenti giapponesi e sudcoreani; utilizza i rapporti con Washington per
contenere la pressione cinese nel Mar Cinese Meridionale; conserva la
cooperazione militare ed energetica con la Russia; dipende in maniera
determinante dall’economia cinese; si avvicina ai BRICS senza aderirvi
pienamente; partecipa alla SCO senza diventarne partner.
Il Vietnam tenta così di ottenere
tutti i vantaggi riducendo al minimo ogni responsabilità politica. La
principale spiegazione della cautela vietnamita è il timore che l’adesione alla
SCO venga interpretata a Washington come uno spostamento verso Cina e Russia.
L’economia vietnamita dipende in misura considerevole dall’accesso al mercato
statunitense. Il paese ha inoltre beneficiato del trasferimento di produzioni
industriali dalla Cina, diventando un punto di assemblaggio ed esportazione verso
gli Stati Uniti. Hanoi vuole preservare questa posizione ed evitare sanzioni o
barriere tariffarie. Anche nei confronti dei BRICS la prudenza è stata
evidente. Il Vietnam ha partecipato alle riunioni, ha ottenuto sostegno russo
per un possibile status di partner, ma ha evitato una rapida adesione piena.
Secondo diverse analisi, una delle ragioni risiede proprio nel timore delle
reazioni occidentali. Questa cautela non può essere semplicemente presentata
come neutralità. Se un paese rinuncia a partecipare a un organismo
internazionale per paura delle conseguenze economiche imposte da Washington, la
sua autonomia strategica appare meno solida di quanto affermi.
Il Vietnam potrebbe adottare un
comportamento simile, almeno attraverso lo status di partner. La SCO potrebbe
offrirgli un luogo ulteriore nel quale discutere direttamente con Cina, Russia,
India e paesi centroasiatici, senza obbligarlo a rinunciare ai rapporti con
Washington. Anzi, partecipare potrebbe aumentare la capacità negoziale
vietnamita nei confronti degli Stati Uniti. Un Vietnam dotato di alternative
credibili avrebbe un peso maggiore di un Vietnam economicamente costretto a
rassicurare continuamente Washington.
Tutto ciò porta ad un confronto
impietoso con il Laos. Il Laos è molto più piccolo del Vietnam, dispone di
risorse economiche limitate e dipende fortemente dalla Cina. Nonostante ciò, ha
richiesto e ottenuto lo status di partner della SCO. La scelta laotiana non
significa automaticamente subordinazione. Vientiane cerca anche di utilizzare
l’organizzazione per diversificare i rapporti economici, accedere a nuovi
mercati e ridurre la dipendenza esclusiva da Pechino. Il Vietnam ha circa cento
milioni di abitanti, una base industriale considerevole, un esercito
importante, una posizione strategica, dei rapporti storici con Russia e India,
un forte peso politico nell’ASEAN. Malgrado ciò rimane più esitante del Laos.
Hanoi sostiene di voler avvicinare SCO e ASEAN, ma non appartiene neppure alla
categoria dei partner dell’organizzazione. Pretende di svolgere una funzione di
ponte senza essersi ancora collocata stabilmente su una delle due sponde,
mentre Russia, Cina e Iran sopportano una parte consistente del conflitto con
l’Occidente, il Vietnam sembra disposto a beneficiare del multipolarismo senza
contribuire apertamente alla sua costruzione. Chiede alla Russia collaborazione
nel settore petrolifero, gasiero e nucleare; mantiene un importante rapporto
economico con la Cina; cerca tecnologie e investimenti dall’India; partecipa
alle riunioni BRICS e SCO, ma nel momento in cui dovrebbe trasformare queste
relazioni in una collocazione politica più definita, preferisce rinviare.
La SCO è ancora, almeno in parte,
una cornice politica in costruzione. Non rappresenta un’alternativa completa
alle istituzioni occidentali, questi limiti rendono ancora meno comprensibile
la paura vietnamita, proprio perché la SCO non è un’alleanza rigida, lo status
di partner permetterebbe ad Hanoi di selezionare i settori nei quali cooperare
senza assumere obblighi militari. Uno studio dedicato espressamente alla
possibile partecipazione vietnamita “A Case for Vietnam’s
Membership in the SCO”
ha concluso che lo status di partner costituirebbe il compromesso più adatto in quanto consentirebbe al Vietnam di partecipare
alle discussioni, scegliere gli ambiti economici e di sicurezza non
tradizionale e valutare successivamente un eventuale avanzamento. Questa
soluzione era indicata già anni fa. Hanoi, tuttavia, continua a rimandarla. Il Vietnam
non è estraneo alla SCO e non è realmente disinteressato. Il vertice di Tianjin
del 2025, le dichiarazioni dell’aprile 2026 e l’incontro di Biškek dimostrano
che Hanoi segue attentamente l’evoluzione dell’organizzazione. Ma proprio
questa attenzione rende la sua mancata adesione ancora più politica. Il Vietnam
desidera i benefici della cooperazione senza assumersi il costo di una scelta.
Vuole ottenere energia, tecnologie, mercati, sicurezza e collegamenti con
l’Eurasia, ma teme che persino lo status di partner possa provocare una
reazione americana. La “diplomazia del bambù” rischia così di diventare la
diplomazia dell’attesa, osservare quale blocco prevarrà, mantenere rapporti con
tutti e impegnarsi soltanto quando i vantaggi saranno certi. Una simile
strategia può funzionare per qualche tempo. Ma nel lungo periodo può produrre
isolamento e perdita di credibilità. I paesi che contribuiscono alla
costruzione delle nuove istituzioni definiranno anche le loro regole. Chi
arriva alla fine potrà partecipare, ma difficilmente potrà influire sulla loro
forma. Il Vietnam, per peso demografico, storia, posizione geografica e forza
militare, potrebbe svolgere un ruolo importante nel collegamento fra ASEAN ed
Eurasia. Invece rimane sulla soglia, mentre perfino Laos e Cambogia hanno
assunto una posizione più chiara. Per un paese che ha costruito la propria
leggenda politica sulla lotta contro le potenze egemoni, il timore di irritare
Washington costituisce una contraddizione difficile da nascondere. Hanoi parla
di indipendenza, multipolarismo e solidarietà fra paesi del Sud globale; quando
però si presenta l’occasione di tradurre queste parole in una scelta,
preferisce limitarsi a “continuare gli scambi sulla possibilità” di diventare
partner. Questa è una formula diplomaticamente elegante. Politicamente, però,
significa ancora una volta non decidere.
Sitografia
Fonti
ufficiali vietnamite e dell’ASEAN
Studi
e centri specialistici
- Ian
Storey, ISEAS–Yusof Ishak Institute, Southeast Asia and the
Shanghai Cooperation Organisation: Edging Closer in an Era of Geopolitical
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- Ian
Storey, Fulcrum, Southeast Asia and the
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- Rajeswari
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- Danish
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- A Case for Vietnam’s
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- Foreign
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- Vietnam
Journal, Basic Aspects of
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Agenzie
e stampa internazionale
- Associated
Press, Leaders of China,
Russia and India meet at the SCO summit, 31 agosto 2026.
- Associated
Press, Russia says it will
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- Reuters,
China and Vietnam
support multilateral trade amid US tariff pressure, 15 aprile 2025.
- Reuters,
Vietnam says it will
work with BRICS while meeting Chinese and Russian leaders, 25 ottobre 2024.
- Reuters,
Russia offers LNG and
crude oil to Vietnam,
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- Le
Monde, Vietnam harbors a
profound strategic distrust of the US, 4 febbraio 2026.
https://thecradle.co/articles/eurasian-leaders-gather-in-kyrgyzstan-for-sco-summit-as-wars-in-iran-ukraine-take-center-stage
https://thecradle.co/articles/sco-leaders-sign-bishkek-declaration-against-western-unilateralism
Fonte foto: da Google