Gira, tra i notiziari
internazionali, la storia
di una molestia differente da quelle che i media sono soliti
spingere. A Magaluf, sull’isola di Maiorca, una turista irlandese di
trentotto anni alloggiava all’hotel Martinique, e dopo aver frainteso
come flirt quella che era stata solo una chiacchierata con un altro
turista svedese di vent’anni, lo ha seguito in una sauna per poi
fiondarsi a toccargli genitali.
Il ragazzo, risentito, è
andato a lamentarsi alla reception, facendo sollevare quello che ad
oggi è un piccolo caso mediatico: la donna è stata infatti
arrestata e rilasciata su cauzione il giorno seguente, ed ha subìto
una piccola sentenza che la condanna a una multa e al divieto di
lavorare con i minori per un certo periodo di tempo.
Sicuramente si tratta di
un caso che può risultare bizzarro alla percezione comune, che può
destare sorpresa o essere fonte di battute, ma se visto più
attentamente questo caso si presta a una serie di riflessioni di
vario stampo, da quello sociale, passando per il politico filosofico
e andando anche verso l’antropologico. Questo articolo non vuole e
non può essere una analisi approfondita, ma una riflessione che apra
al lettore delle finestre alternative circa un argomento ultra
discusso (anche perché strumentalizzato) nella nostra società.
La prima riflessione
riguarda ovviamente la disparità di trattamento giuridico
dell’aggressore, perché chiunque con un minimo di onestà
intellettuale ammetterebbe che se a commettere la stessa identica
molestia fosse stato un quarantenne su di una ragazza di vent’anni,
la cosa non si sarebbe certamente risolta con una notte in galera e
qualche restrizione. Un doppio standard, quello giuridico,
lapalissianamente riconducibile all’indottrinamento profondamente
misandrico imposto dall’ideologia femminista (tassello fondamentale
dell’odierna impalcatura neoliberale).
La riflessione successiva
è connessa alla prima, ma il doppio standard da giuridico diventa
mediatico. Il caso ha avuto una sua risonanza al livello
internazionale (anche se non paragonabile, per narrazione, reazione e
amplificazione, ai casi dove il molestatore è uomo) ma in Italia è
stato radicalmente cancellato dalla copertura mediatica nazionale. La
notizia è comparsa giusto in qualche giornale regionale e di
provincia, come trafiletto bizzarro e curioso. Non che il caso in sé
abbia una rilevanza tale da giustificarne una promulgazione di ampial
portata, ma anche qui possiamo notare come casi analoghi ma ben più
convenienti alla narrazione dominante, vengano spinti in modo ben
differente (e quantitativamente maggiore).
Una terza riflessione
riguarda l’attacco diretto che le ideologie utilizzate dal sistema
capitalistico neoliberale fanno alle relazioni umane, e quindi di
conseguenza alla comunità. Chi si interessa, con occhio critico,
alla miriade di condanne e punizioni senza senso ai danni di
centinaia, se non migliaia, di uomini accusati di molestia e
violenza, saprà già di cosa parlo, e avrà anche riscontrato una
differenza di trattamento non indifferente per quanto riguarda la
pena. Ma nonostante questo gap di trattamento giuridico, la cosa più
sconfortante è pensare che anche la pena riservata alla donna, per
quanto estremamente più lieve rispetto ai suoi colleghi uomini,
risulti comunque essere un qualcosa di esagerato.
Qualcuno potrà trovare
una similitudine con il caso dell’insegnante Daniela
Casulli, processata per aver fatto sesso
con dei quattordicenni (e tra l’altro assolta), ma c’è una profonda
differenza, e non tanto nella differenza di età, quanto di ruolo:
perché responsabilizzare una figura didattica (e quindi anche, a
modo suo, istituzionale) ha senso, ma criminalizzare un banale
fraintendimento di natura seduttivo sessuale tra una signora ed un
ragazzo, in un contesto vacanziero, non ha alcun senso se non quello
di aggredire in modo diretto le relazioni umane. Quante identiche
gaffe saranno avvenute, senza particolari conseguenze, ma ancor più
quante relazioni di differenti valori e grandezza saranno nate
mettendo in pratica i medesimi comportamenti e le medesime dinamiche,
non è minimamente possibile immaginarlo. Potremmo tranquillamente
affermare che l’intera storia dell’umanità è sorretta da questi
scambi, tentativi, esplorazioni tra persone di sesso differente, che
in caso negativo terminano con un semplice rifiuto di uno dei due.
Non è infatti un caso il dibattito portato avanti dalla sinistra
(non solo italiana) sul consenso, che oltre ad essere un attacco in
termini giuridici al genere maschile (visto che poi per questioni
ideologiche e culturali i tribunali daranno solo più potere di
mentire alle donne, invertendo l’onere della prova) è anche un
attacco sociale alle relazioni uomo donna.
Tutte e tre le
riflessioni proposte a inizio articolo (ossia doppio standard
giuridico, doppio standard mediatico e l’attacco alle relazioni
umane) e l’analisi che le ha susseguite, hanno sicuramente la
necessità del sistema dominante di smantellare le comunità umane
come comun denominatore, e se visti insieme presentano i due
fondamentali fronti d’attacco sui quali l’apparato ideologico
capitalista agisce: da un lato le lotte orizzontali ai danni della
coscienza di classe (per quanto mi spingerei anche a dire coscienza
di popolo), dall’altro la lotta alle relazioni uomo donna e quindi
alla formazione, ma soprattutto alla stabilità, dei nuclei
familiari.
Insistere sulla
criminalizzazione storica e genetica del genere maschile e farla
interiorizzare alle masse (lavoro per il quale lo strumento
femminismo si è fatto lodevole) è di grande aiuto al processo di
disgregazione della famiglia, perché aggredisce la figura paterna,
favorendo l’assenza di disciplina e la tendenza a monadizzare gli
individui, plasmarli a convenienza e piacere delle necessità del
capitale ed eliminare le barriere che dovrebbero difendere la
comunità dal pensiero economicistico, dai sistemi di sfruttamento e
dalle forme più barbare (o subdole) di tirannia, agendo come primo
ingresso, e soprattutto come campo di formazione, dell’individuo
all’interno della vita sociale. Smantellare la famiglia significa
smantellare l’apparato etico di una comunità, e non è un caso
infatti che alcune delle riflessioni filosofico critiche al sistema
capitalista più acute degli ultimi decenni abbiano individuato come
la morale borghese (profondamente e religiosamente legata alla
famiglia) sia stata congedata dal sistema dominante, e venga
mantenuta come nemico fantoccio dalle attuali sinistre quando essa è,
in tutta onestà, oramai marginale ed emarginata in favore delle
ideologie progressiste oggi identificabili sotto il nominativo di
“woke”.
Comprendere questi fattori, vedere e fare vedere la montagna da una prospettiva diversa, è oggi il lavoro più importante per poter tornare ad avere una identità e una coscienza in quanto popolo, per poter così prendere consapevolezza che ciò che ci viene presentato come giustizia, parità, benessere, godimento, sia in realtà solo soggiogazione e sfruttamento che portano al costante depauperamento di tutto ciò che ci circonda e che dovrebbe essere curato e portato avanti
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