Dopo la denuncia della Cgil abbiamo chiesto a
Federico Giusti della Cub di riflettere con lla nostra testata sulle
condizioni di lavoro e di vita negli ipermercati
I fatti
Oltre 60 lavoratori sono
stati messi alla porta da Pam tra Siena, Livorno, Firenze e Roma con
il cosiddetto “test del cliente fantasma”, a cui va aggiunta la
chiusura del supermercato di Campi
Bisenzio (45 posti di lavoro a rischio).
Una “riorganizzazione” del gruppo sulla pelle dei lavoratori e
delle lavoratrici con l’utilizzo delle contestazioni come anticamera
dei licenziamenti di personale avanti negli anni e al massimo
dell’anzianità di servizio da sostituire con giovani pagati assai
meno e disposti, per tenersi il posto, a subire ogni imposizione
padronale
1) La prima domanda
sorge spontanea: come siamo arrivati a questo punto?
In Italia da
anni perdiamo potere di acquisto, hanno poi ridotto il potere
contrattuale. I due aspetti vanno trattati insieme, se perdi salario
vai smarrendo anche il tuo ruolo sindacale, non combatti e non
difendi le prerogative della contrattazione,. In Italia poi i salari
dimìnuivano mentre in ogni altro paese europeo andavano crescendo,
esiste una sterminata bibliografia su questo argomento. Ci sono
comunque differenze tra settori produttivi, ad esempio nella
manifattura si è perso meno potere di acquisto di quanto avvenuto
nella Pubblica amministrazione ove registriamo i salari più bassi in
assoluto (con l’ultimo contratto la perdita è assai vistosa ossia
quasi il 12% di potere di acquisto).
E allo
stesso tempo le disuguaglianze salariali sono cresciute a dismisura
senza alcun controllo e freno da parte dei contratti nazionali e
della stessa azione da parte sindacale. Veniamo da anni nei quali il
sindacato ha accettato di tutto e di più, perfino la
liberalizzazione degli orari che ha portato esercizi commerciali a
restare aperti 365 giorni l’anno per almeno 14 ore giornaliere. Poi
hanno fatto incetta di contratti precari, ad esempio quei contratti
per weekend pensati ad arte per studenti e studentesse per mantenersi
agli studi, poi la esternalizzazione di parte dei servizi, il marchio
dato in franchising che ha nascosto condizioni di lavoro ancor
peggiori
2) Quale sarà la
causa della caduta verso il basso delle buste paga con il
deteriorarsi della condizioni di lavoro?
Il sistema
italico si basa sui bassi salari e sulle privatizzazioni dove il
costo del lavoro è minore. Una delle ultime proposte avanzate dalla
Cgil è inserire l’aumento della produttività direttamente nei
CCNL ma prima di ogni altra azione dovremmo intanto potenziare il
potere contrattuale, rivedere i meccanismi che assegnano aumenti
contrattuali al di sotto del costo della vita reale, eliminare ogni
deroga peggiorativa, eliminare il codice Ipca sostituendolo con
automatismi effettivi dei salari al costo della vita. Vuoi recuperare
potere di acquisto? Devi abrogare il codice Ipca e la indennità di
vacanza contrattuale, quando scade un contratto immediatamente in
busta paga hai 60 euro netti per i primi 6 mesi e la cifra si
raddoppia all’inizio del semestre successivo. Se questi soldi poi non
fossero anticipi dei futuri aumenti ma spettanze dovute senza
rimborso, i contratti verrebbero siglati in tempi rapidi
3) il lavoro povero
riguarda anche gli ipermercati ormai
Soprattutto
certi discount che dopo un periodo di crisi hanno ripreso a crescere,
segno che ci sono meno soldi e maggiore povertà. Un lavoratore
povero può anche avere un contratto a tempo indeterminato, povero è
anche chi supera il 60% del salario mediano ma la sua busta paga è
la sola presente in una famiglia numerosa e poveri sono i salariati
negli appalti e nei subappalti dove il contratto di riferimento è
quasi sempre part time. Troppe tipologie contrattuali all’insegna
della precarietà, questo è il vero problema, con l’arrivo
dell’online poi sono scomparsi posti di lavoro e si è intensificato
lo sfruttamento specie nella logistica.
4) la
repressione aziendale
Quanto sta
avvenendo in alcuni supermercati italiani è emblematico. Non solo
negli ipermercati ma in tanti posti di lavoro si applicano tecniche
di controllo asfissianti che poi conducono a contestazioni
disciplinari, sanzioni e licenziamenti: il personale viene accusato
del mancato rispetto dei cosiddetti doveri aziendali. I motivi
addotti sono i più disparati e sovente anche pretestuosi: merce
esposta in modo non consono dalle indicazioni aziendali, se un
prodotto è appena scaduto e viene buttato via senza essere rimesso a
scaffale potrebbe essere donato alla forza lavoro. Questo non accade,
noi registriamo licenziamenti tra dipendenti che sono stati accusati
di furto semplicemente per avere preso merce scaduta che sarebbe
stata il giorno stesso buttata via. Anni fa ci siamo difesi dal
licenziamento di una dipendente che aveva dimenticato di pagare una
bottiglietta d’acqua in un giorno estivo nel quale l’aria
condizionata era guasta e parliamo di un piccolo esercizio
commerciale. Un altro licenziamento è arrivato su segnalazione di
fantomatici clienti che avrebbero asserito di essersi imbattuti in
atteggiamenti di mera scortesia. E un altro licenziamento ha colpito
un delegato sindacale a cui hanno contestato di avere battuto uno
scontrino più basso del dovuto a un amico.
Poi ci sono
contestazioni di mancata sorveglianza a qualche dipendente che deve
controllare più file e non è oggettivamente responsabile di un
eventuale furto. E poi i ritardi nell’ingresso al lavoro considerati
grave mancanza e puniti con giorni di sospensione, quei ritardi sui
quali pesano i rincari dei parcheggi, un lavoratore ci ha confessato
di lasciare la vettura a distanza di 2 km dall’ipermercato perchè
non è permesso al personale utilizzare il parcheggio dei dipendenti.
Nel corso
degli anni sono avvenute trasformazioni rilevanti nella
organizzazione degli ipermercati (non vogliamo fare di ogni erba un
fascio), ad esempio le casse automatiche ove una sola operatrice deve
controllare sette od otto , talvolta anche dieci anche dieci
postazioni. La cassiera deve aiutare gli utenti nella corretta
digitalizzazione dei prodotti, sbloccare lo scontrino se acquisti
degli alcoolici, controllare se nello scontrino è incluso anche
l’acquisto di una busta che vale solo pochi centesimi. Sempre la
stessa cassiera interviene se il cliente non sa usare l’automatica in
maniera appropriata e quando il codice a sbarre è deteriorato deve
intervenire direttamente, insomma la pluralità delle mansioni
richieste è tanto vasta da far risparmiare l’azienda che se la cava
a buon mercato (permetteteci un po’ di ironia) ma sulla pelle dei
lavoratori e delle lavoratrici. Forse peggiore la situazione degli
interinali o delle cooperative che lavorano di notte, qualcuno ci ha
anche detto di essere spiato dalle telecamere interno ma poi al
momento di denunciare il tutto alla direzione territoriale del lavoro
hanno fatto marcia indietro e quindi non è dato sapere se questa
accusa sia fondata oppure no.
Nei discount
l’addetto alla cassa nei momenti di minore affluenza può essere
spostato agli scaffali o al banco, questa flessibilità di mansione è
ormai fuori controllo, serve per far risparmiare l’azienda, evitare
assunzioni, accrescere i carichi di lavoro e se non sufficientemente
rapido incorri in provvedimenti disciplinari.
5) il
test del carrello ultima invenzione padronale
Il
famigerato “test carrello”, non siamo noi a dirlo ma perfino Cgil
Cisl Uil con comunicati aziendali e articoli sulla stampa. Ci parlano
di un ispettore aziendale che occulta volutamente della merce dentro
altre confezioni per poi contestare al cassiere di non avere prestato
la dovuta attenzione recando un danno economico alla azienda. E da
qui partono sanzioni e licenziamenti
Prendiamo un
giorno a caso di dicembre tra file interminabili alle casse, poco
personale, trovarsi un oggetto di piccole dimensioni occultato dentro
una confezione più grande è possibile specie se hai 10 carrelli in
fila. Se chiunque di noi dovesse controllare ogni oggetto le file
sarebbero interminabili e il datore contesterebbe al cassiere una
eccessiva lentezza. E i numeri della forza lavoro sono tanto bassi
che anche il recupero psicofisico è impossibile da rispettare.
Invece di
assumere ispettori dovrebbero prima di tutto assumere personale non
per funzioni repressive, pensate che ci viene riferito da lavoratori
che in alcune realtà non metterebbero più le strisce
antitaccheggio, se rubi un oggetto all’uscita non suona l’allarme,
risparmiano perfino su questi dispositivi e poi se la prendono con i
lavoratori.
Immagine da Google