Antagonismo compatibile?

Luci della ribalta per Karim Franceschi, giovane militante di un centro sociale delle Marche, di ritorno dalla città curda di Kobane dove ha combattuto, armi in pugno, insieme agli altri guerriglieri dell’YPG (milizia curda o a grande maggioranza curda), per difenderla dagli attacchi dello Stato Islamico. Qui lo vediamo intervistato da Corrado Formigli a “Piazzapulita”  dove ha presentato il suo libro, scritto per la verità in tempi assai brevi, dal titolo “Il combattente”. Storia dell’italiano che ha difeso Kobane dall’ISIS”, edito da Rizzoli, e qui   da Roberto Saviano (che, per la verità, non si distingue per impegno antimperialista e antisionista) su Repubblica, più numerose altre interviste, a partire dal TG3 ( e altri) fino a magazine di costume, diciamo così, come Donna Moderna, Vanity Fair, Grazia e via discorrendo (non postiamo i link perché l’elenco sarebbe troppo lungo e chiunque può reperirli sulla rete).

Niente male – va riconosciuto – per coloro i quali, come i media di cui sopra, dell’ “internazionalismo proletario” hanno da sempre fatto una missione (ca va sans dire…) …

Ora, la premessa è che si deve sempre il massimo del rispetto per tutti quelli che, come Karim, hanno scelto di combattere e di mettere a repentaglio la loro stessa vita per un ideale, o comunque per quello che loro considerano tale.

Tuttavia, con tutto l’affetto e la simpatia che può suscitare una figura come la sua, qualche perplessità sorge spontanea, non sulla buona fede e sull’autenticità della sua scelta, che non mettiamo in discussione , ma nel merito delle cose.

Insomma Karim, comunista dichiarato nonché militante di un centro sociale cosiddetto “antagonista”,  torna da Kobane, dove sembrerebbe essere in corso quello che viene da lui stesso definito come un  esperimento di “confederalismo democratico ecologista e femminista” , e viene accolto e celebrato dai media al suo ritorno come un eroe. I conti non tornano. Vero è che è andato a combattere contro lo Stato Islamico, cioè il nuovo “male assoluto” del momento (sia i media che Karim in tutte le sue interviste, omettono però di  spiegare che si tratta di un “male assoluto” prodotto dai più fedeli alleati dell’Occidente, cioè l’Arabia Saudita wahabita, la Turchia e il Qatar, con il silenzio-assenso e forse anche qualcosa di più da parte di Israele…), tuttavia tanta attenzione mediatica non può non far pensare, specie se partiamo dal presupposto, ironia a parte, che i media di regime accendono i riflettori solo su chi e cosa ritengono possa portare dei vantaggi al sistema di cui sono fedeli servitori e all’interno del quale giocano un ruolo fondamentale.  Se la logica non è acqua, ne dovremmo dedurre che l’ “esperimento confederalista democratico, ecologista e femminista” dei curdi del Rojava non è evidentemente considerato particolarmente sovversivo né pericoloso dal sistema capitalista (e imperialista) occidentale e dal suo apparato mediatico, e forse gli è addirittura simpatico per diverse ragioni di ordine “geopolitico”, come si suol dire.

E’ doveroso ricordare, mutatis mutandis,  che nell’ormai lontano 1980 lo storico leader dei Comitati Autonomi Operai, Daniele Pifano, fu arrestato e condannato a sette anni di reclusione (che scontò tutti o quasi) insieme ad altri suoi compagni dell’Autonomia Operaia romana, mentre trasportava, sul territorio italiano, un lanciarazzi antiaereo destinato al Fronte Popolare di Liberazione della Palestina. Il FPLP, peraltro, rivendicò ufficialmente la proprietà dell’arma, scagionando di fatto gli accusati da ogni responsabilità. Ma fu tutto inutile perché il vero obiettivo era quello di arrivare ad una sentenza politica, con la duplice finalità di mandare un messaggio alle organizzazioni più radicali dell’OLP e contestualmente  tagliare la testa al movimento del ’77 in Italia.  Anche Pifano finì sui giornali, non come un eroe bensì come un pericoloso estremista e terrorista.  Nessuna casa editrice, tanto più del calibro della Rizzoli,  si fece avanti per pubblicare la possibile storia di un “comunista (non di un italiano) che voleva aiutare il popolo palestinese a difendersi dall’aggressione neocolonialista israeliana”…

L’operazione mediatica, dunque, è già in pieno svolgimento.  Qualche “guru” dell’industria editoriale e mediatica ha fiutato la possibile occasione e ha ritenuto (probabilmente anche in virtù di indagini di mercato svolte tra il primo viaggio di Karim e il secondo) che l’ “italiano” – non certo il comunista – “che ha difeso Kobane dall’ISIS” potesse fare audience e mercato, ed è per questo che la Rizzoli, “Grosse Bertha” del mondo editoriale nazionale, è scesa in campo.

Il risvolto politico è altrettanto evidente. I “confederalisti democratici, ecologisti e femministi” di Kobane sono considerati compatibili (e gestibili), a differenza, ad esempio, delle milizie  di Hezbollah, troppo mussulmane, troppo filo iraniane e soprattutto troppo, troppo anti israeliane, nonostante a combattere l’Isis sul campo ci siano anche e soprattutto loro (come dimostra l’attentato di Beirut da parte dello Stato Islamico).

Ma andiamo a vedere cosa dice Karim nella sua intervista a “Piazzapulita”. Al minuto 1,12 dice:”A Kobane si combatteva per la democrazia, per la libertà, per un mondo più giusto, e dall’altra parte c’era l’Isis che è l’aberrazione della libertà e della democrazia”. Al che Formigli gli chiede:”Quindi è davvero una battaglia tra il Bene e il Male, in cui una volta tanto il Male è davvero il Male?”. E lui risponde:”Bè, l’Isis si avvicina molto a quello che possiamo definire come il Male”.

Ora, in tutta franchezza, da chi si definisce comunista e che dovrebbe essere provvisto di ben altre categorie interpretative del reale, ci si aspetterebbe una risposta quanto meno un pochino più articolata. Non nella forma (che ci interessa poco se non per nulla), sia chiaro, ma nei contenuti. Perché detta così , come l’ha detta lui, sembra appunto che la dialettica politica che sconvolge l’intera regione mediorientale possa essere ridotta al “Male”, l’Isis, da una parte, e al Bene, la Coalizione che sostiene di combatterlo sia pure a corrente alternata (cioè gli USA, la NATO e i suoi alleati, Israele in testa, che da un lato fanno finta di combatterlo e dall’altro lo foraggiano e lo armano), dall’altra. Non penso di bestemmiare se dico che mi sarei aspettato una risposta un po’ più politica, in grado di spiegare la “complessità” della vicenda e di andare oltre le categorie meta politiche del Bene e del Male. Non una parola che è una sul ruolo e le responsabilità degli attori in campo che hanno generato tale situazione, cioè le potenze regionali in competizione fra loro per la spartizione e l’egemonia in Medio Oriente, sul ruolo delle potenze imperialiste e degli USA e dell’UE  in particolare (Francia in testa), così come sulle guerre, gli embarghi criminali, i bombardamenti e le occupazioni militari da parte degli eserciti della NATO in Irak e Afghanistan che hanno causato centinaia di migliaia di vittime , le destabilizzazioni violente della Libia e della Siria ad opera delle bande jihadiste e dell’IS sostenute da quella stessa “Coalizione” che dice di combatterle, sul colonialismo di cui sono vittime i popoli arabi e mussulmani fin dai tempi dell’accordo Sikes-Picot con cui Francia e Gran Bretagna si spartirono l’area prima di passare il testimone a USA e Israele, e non una parola neanche sulla natura e le origini ideologiche e politiche dello Stato islamico che si ispira al wahabismo, cioè una sorta di “creatura ideologica” scaturita dall’ “incontro” fra il colonialismo britannico e una corrente degenerata dell’Islam (e da esso ripudiata).

Nulla di nulla. L’imperialismo, il colonialismo, la competizione fra potenze imperialiste, l’utilizzo delle organizzazioni terroriste da parte dei burattinai della “geopolitica” mondiale, le contraddizioni generate dal sistema capitalista, una parvenza di approccio ai fatti non dico marxista ma semplicemente razionale, quella che qualsiasi analista lucido sarebbe in grado di fare, vanno a farsi benedire. In campo restano solo il Male, l’Isis, e il Bene, la Coalizione che lo combatte, naturalmente a seconda delle necessità e delle opportunità.  Anche un giornalista allineato e coperto al mainstream ideologico , penso a qualcuno di Limes ad esempio (rivista di politica internazionale molto seria che potremmo definire di area “liberal”…) o a un Sergio Romano, avrebbe fornito, se non altro per competenza e serietà professionale, un’interpretazione un po’ meno manichea  e un po’ più politica della situazione, non riducendo il tutto ad una lotta fra il Bene e il Male, fra la democrazia e la barbarie.

Ma l’apice lo tocchiamo al minuto 5,15 quando Formigli chiede a Karim:”Ad un certo punto voi venite salvati da un bombardamento americano; questo significa che la guerra all’Isis non si può vincere senza l’aiuto delle bombe dal cielo (tradotto, senza l’intervento della NATO)?”. Risponde Karim:”No, la guerra all’Isis non si può vincere se non ci uniamo tutti per sconfiggerli. Abbiamo liberato Kobane  e non l’abbiamo fatto da soli, c’era una coalizione dietro, che sfortunatamente oggi sta vacillando,perdendo concentrazione. La verità è che dobbiamo unirci tutti, tutti i popoli, le nazioni, i gruppi, che credono nella democrazia e nella libertà si devono unire per debellare questo grande male che sta crescendo oggi”.

Quindi il mondo sarebbe diviso fra le nazioni e i popoli che credono nella democrazia e nella libertà da una parte, e l’IS, dall’altra? Forse una nuova categoria interpretativa? Quindi in quella parte di mondo che crede nella democrazia e nella libertà c’è anche la dittatura saudita (che dice di combattere l’IS) e Israele che occupa la Palestina da più di mezzo secolo? Tanto per capire…

Francamente, lo dico anche con un certo rammarico, ha detto cose molto più di sinistra, come si suol dire, Massimo D’Alema in questa recente intervista al Corriere della Sera  in cui, fra le altre cose, focalizza l’attenzione sul ruolo nefasto di Israele, individuandolo come un “problema”, piuttosto che Karim. Tutto ciò, indipendentemente dagli interessi e dalle “opportunità” politiche che hanno spinto un leader politico come D’Alema ad assumere determinate posizioni.

Ora, è bene ribadire un fatto. Il coraggio, l’audacia, lo slancio ideale, la buona fede e la nobiltà d’animo  di Karim Franceschi sono indiscutibili. Resta il fatto che le sue posizioni contengono delle contraddizioni clamorose, per lo meno per chi si dichiara essere un “antagonista”. E non possono essere fatti,  a mò di giustificazione politica, riferimenti storici al passato.  La guerra civile spagnola e l’opposizione al franchismo così come la Resistenza antifascista in Italia (ma vale anche per l’alleanza fra i comunisti cinesi e il Kuomintang in funzione antigiapponese), ad esempio, che pure hanno visto le forze socialiste e comuniste stipulare dei patti di unità d’azione con le forze liberali e borghesi, si verificavano in un contesto storico e politico completamente diverso da quello mediorientale attuale. E in ogni caso c’era estrema chiarezza su quello che si stava facendo da parte di entrambi i contraenti quelle passeggere e contingenti alleanze. Mi pare che la stessa chiarezza non ci sia in tutte le numerose interviste rilasciate da Karim.   E siccome il problema, come ho ampiamente ripetuto, è di natura politica e non certo personale, quello che vorrei capire è se le posizioni da lui assunte riguardano lui e soltanto lui (magari sull’onda del legittimo e comprensibilissimo entusiasmo), oppure, come purtroppo temo, rappresentano la “sensibilità” e l’orientamento politico di tanta parte della sinistra, anche di quella cosiddetta “antagonista”, all’interno della quale lo stesso Karim è cresciuto.

Se così fosse, credo sia doveroso aprire una riflessione, con l’obiettivo di fare chiarezza, confrontarsi nel merito, approfondire, sciogliere alcuni nodi fondamentali, ed eventualmente giungere alla conclusione che si hanno approcci,analisi,  interpretazioni e forse anche orizzonti diversi (cosa del tutto legittima… ), e non certo per mettere sulla graticola nessuno,  tanto meno Karim, il cui slancio ideale, in tempi come questi, non può che essere elogiato e portato ad esempio.

14 commenti per “Antagonismo compatibile?

  1. elisa campioni
    22 gennaio 2016 at 14:19

    Mi rifaccio al titolo, a Kobane e a Rojava: non è solo compatibile, è funzionale.
    Serve a far identificare Curdi (divisi geo-policamente e diversamente schierati) con l’ “eroica” Kobane_comunista che sta a cuore alle sinistre e proprio l’eroismo impedisce di rivelarne l’atteggiamento oppressivo, e il sospetto di pulizia etnica, sulle popolazione di altra etnia.

  2. Un compagno
    22 gennaio 2016 at 15:41

    Di cosa parlate, ma chi vi credete di essere?
    Siete i soliti quattro, forse due, sfortunati della finta sinistra radicale comunista italiana, che in primo luogo non rappresenta nessuno e poi non fate altro che scrive stronzate e pontificare..ma in piazza, nelle strade ci andate mai? Dovreste solo prendere esempio sia teorico che pratico da compagni come Karim che dai centri sociali e tutto quello che fanno di concreto ogni giorno.
    Leggendo questo articolo si vede che non sapete niente di Kudistan, PKK, YPG e tutto quello che c’è in torno al Rojava, staccatevi da quei pc e andate in quelle terre e vedete di cosa si parla, solo in quel modo potreste capire e avere un confronto altrimenti fate una cortesia state zitti che fate più bella figura, il problema della sinistra italiana è la gente come voi.

    • Fabrizio Marchi
      22 gennaio 2016 at 17:07

      Che il sottoscritto non sia nessuno, non si creda di essere nessuno e che non rappresenti nessuno non c’è alcun dubbio. Per quanto mi riguarda sono soltanto uno che cerca di riflettere quanto più possibile serenamente e fuori dagli steccati. Esattamente quello che non fai tu che ti limiti a imprecare e di fatto a insultare. Sul fatto che i centri sociali rappresentino molto di più del sottoscritto e di tanti altri come lui, ho seri dubbi…
      Ciò detto, io nelle piazze (e purtroppo non solo in quelle ma anche in spazi un po’ più angusti) ci sono stato fin da quando avevo 14 anni e non ho mai smesso di andarci. Non so se questo possa rendermi più titolato ai tuoi occhi per poter avere diritto a parlare, ma tant’è. L’ultima manifestazione a cui ho partecipato è stata quella di sabato scorso contro la NATO e la guerra, promossa dalla Rete dei Comunisti, alla quale, guarda un po’, i centri sociali non hanno aderito, tranne pochissimi, a Roma forse uno o due. Casuale? Non lo so, non credo.
      Per il resto, ho gironzolato per un po’ di tempo in lungo e in largo per il Medio oriente come reporter e anche come militante. Non so se anche questo possa rendermi più titolato ai tuoi occhi e mi conceda il diritto ad esprimere la mia opinione. In ogni caso, anche se fossi stato in panciolle e al caldo per tutta la mia vita, non vedo per quale ragione non avrei potuto esprimere la mia opinione su un fatto salito alle cronache politiche come tanti altri. Per ragionare di politica internazionale o di politica in generale bisogna essere per forza degli esperti o dei militanti (qualcuno sostiene che lo siamo stati…) o dei combattenti sul campo? E chi l’ha detto?
      Detto questo, perché ti scaldi tanto, cosa ho detto di tanto grave? Perché ti senti chiamato in causa? Hai un nervo scoperto? Qual è il problema? Ho scelto di aprire una riflessione a partire dalle dichiarazioni di Karim che mi hanno lasciato alquanto perplesso. E allora? E vietato? Da chi? Perché? In virtù di cosa?
      Datti una calmata e ragioniamo, e ricordati che qui non sei il solo ad avere il pedigree, ammesso che tu lo abbia. Quindi calma e gesso. E poi riflettiamo nel merito. Se ne hai voglia e se ne sei capace.

      • raffaella
        23 gennaio 2016 at 10:04

        C’è un momento degli intramontabili film di Bud Spencer e Terence Hill che scatena in me una vera e propria goduria…cioè quando il grande e forte Bud ,una volta provocato ‘ingenuamente’ da dei ridicoli avversari,con uno sguardo sicuro, che racconta la sua superiorità, riesce a ridimensionare tutti gli sforzi vani degli inconsapevoli avversari che non sanno con chi si vanno a scontrare…
        Ecco,secondo me, dov’è la bravura…e di chi la sa veramente dimostrare!!
        Complimenti Fabrizio!!

      • Un compagno
        24 gennaio 2016 at 7:32

        fatti un giro in Rojava poi ne ripalriamo

        • Fabrizio Marchi
          24 gennaio 2016 at 9:49

          Complimenti, una risposta davvero altamente politica e soprattutto esaustiva che entra nel merito delle cose e fa la dovuta chiarezza. E’ grazie a gente come te che la Sinistra ricostruirà la sua ragion d’essere…
          P.S. invece che andare nel Rojava, a mio parere sarebbe molto più utile essere un po’ più presenti a Torbellamonaca o a San Basilio, borgate romane dove una volta il PCI prendeva da solo il 60% dei voti e ora la destra fa il pieno…Fatti una domanda e datti una risposta, se ci riesci…La vedo dura ma puoi provarci, sforzati almeno…

          • Un compagno
            24 gennaio 2016 at 19:02

            quando andavi te in medio oriente come militante andava bene, quando ci vanno gli altri dovrebbero restare sul territorio?
            Quindi te eri uno della “nuova polizia” del PCI…ora si capiscono tante cose.

  3. 22 gennaio 2016 at 17:05

    Non conosco nulla del personaggio. Ma quando anche i media puttaneschi si mettono a esaltare la verginita’, anche la verginita’ viene sputtanata. A meno che si tratti di un’operazione commerciale, e da quanto leggo puzza come tale. Nel qual caso tanto di cappello.
    Se questa e’ la “sinistra”, chi qui scrive e’ Vercingetorige.

  4. armando
    22 gennaio 2016 at 21:36

    Ma è chiarissimo, che diamine. La chiave della popolarità mediatica di Karim è in una parola: “femminista”. Se non l’avesse usata non sarebbe stato così “attenzionato” dai media di regime, che si sono del tutto disinteressati dai giovani italiani che sono andati a combattere in Ucraina contro i nazi di Previ Sektor. Lì non c’è nessun femminismo da rivendicare, nessun occidente “liberatore” da esaltare. Non conosco Karim e comunque lo rispetto, ma di antagonista, almeno dalle parole che ha pronunciato e dalle puntuali obiezioni di Fabrizio, non c’è nulla. L’Isis è un gruppo o come lo si voglia chiamare, terrorista, non ci sono dubbi in proposito. Ma finora, anche volendo ignorare gli appoggi offerti concretamente, in contrasto con le dichiarazioni ufficiali da Usa, Arabia Saudita, Turchia, a combattere davvero l’Isis sono stati: il governo siriano, Hezbollah., l’Iran, la Russia. Il resto è mancia-

  5. Fabrizio Marchi
    24 gennaio 2016 at 20:17

    “Un compagno”, sei fuori di testa, parli a vanvera senza sapere nulla, cioè straparli, anche in modo arrogante. Ciò che hai scritto non ha bisogno di commenti. Guarda che stai facendo una figuraccia, per quanto te ne possa importare. In ogni modo, questo genere di “confronto” non ha nessun senso, quindi lo sospendo, nel senso che da ora in poi se continui con questo atteggiamento sarai bannato (così potrai andare in giro a dire quanto siamo stalinisti…). A meno che tu non abbia qualcosa di politico e di relativamente intelligente da dire. La speranza non è mai l’ultima morire…

    • Un compagno
      29 gennaio 2016 at 12:27

      Allora rispiegaci te politicamente cosa non va bene dell’andare in Siria a combattere con lo YPG, YPJ perchè sinceramente non l’ho capito.

      • Fabrizio Marchi
        29 gennaio 2016 at 13:53

        Caro “Un compagno”, a Roma si dice “O ce sei o ce fai”. Scegli. Drammaticamente, penso che tu ci sia. Purtroppo per te (e per tanti come te) è ciò che penso. Nel senso che il vostro “imprinting” ideologico è talmente potente che ti/vi impedisce anche di leggere le cose che uno scrive nero su bianco.
        Se provassi a leggere con maggiore attenzione ciò che ho scritto, e soprattutto se provassi a toglierti le lenti deformanti che hai, capiresti che io non ho criticato la scelta di andare a combattere l’Isis nelle fila dell’YPG (che pure qualche contraddizioncella ce l’ha, ma non siamo dei giudici e non stiamo qui a fare il processo a nessuno…), ma quanto dichiarato da Karim Franceschi, che mi lascia alquanto perplesso per non dire basito.
        E allora vorrei capire se quanto ha dichiarato in tutte le sue interviste, e in particolare in quella da Formigli, è soltanto farina del suo sacco (magari è solo un po’ confuso, politicamente inesperto ecc. …) oppure è anche la posizione di altri, della sua area politica, o di altre aree politiche. Perché se così fosse, dal mio punto di vista, sarebbe grave. Perché se riduciamo la situazione mediorientale, in tutta la sua complessità, alla lotta tra il Bene, cioè la Coalizione che combatte contro l’Isis o dice di combatterlo (USA, NATO, Israele, Turchia, Arabia Saudita, Qatar), al Male, cioè l’Isis (a sua volta finanziato, armato e in parte anche creato da quella stessa Coalizione), allora stiamo messi male, molto male. E stiamo messi ancora peggio se diciamo – come ha detto Karim – che quella in corso è una guerra fra la democrazia da una parte e il nuovo nazismo dall’altra.
        Ribadisco che questa è paccottiglia che può andar bene per essere raccontata come propaganda in televisione o pubblicata su un libro edito dalla Rizzoli oppure ancora commentata da un guitto filo sionista come Roberto Saviano, degno “sparring partner” del’altro guitto politicamente corretto a stipendio fisso, Fabio Fazio.
        Da un militante della cosiddetta area “antagonista” ci si aspetterebbe qualcosina di più e soprattutto di diverso. Anche in parole poverissime, sia chiaro, nessuno sta chiedendo chissà quale padronanza di linguaggio. Però ritengo che tu sia in grado di capire da solo che la questione mediorientale non possa essere risolta da chi si dichiara comunista e “antagonista” come a una lotta fra il Bene (la “democrazia”…) da una parte, e il Male (il nuovo nazismo dell’Isis), dall’altra. In dieci minuti di intervista da Formigli, Karim non è riuscito a pronunciare una sola parola fra queste: imperialismo, colonialismo, USA, Israele, Arabia Saudita.
        In ogni caso, ripeto ancora, il problema non è tanto lui, che è un bravo ragazzo. Il problema è capire se le cose che ha detto in quelle interviste sono condivise anche da altri. Siamo ancora in attesa di risposte in tal senso. Sembra, e forse non è un caso, che anche nelle aree “antagoniste” o in alcune di queste sia calato il sipario su questa vicenda, limitandosi ala celebrazione del personaggio e alle sue gesta eroiche, che nessuno di noi peraltro nega o vuole mettere in discussione. Ma il problema,come già spiegato, non è di natura personale bensì politica. Qualcuno/a vorrà raccogliere questa sfida (cioè l’apertura di una dibattito politico sul tema in oggetto) che lanciamo? Questo giornale è nato per questo, non per recitare messe cantate…
        Restiamo in fiduciosa attesa.

  6. ADA
    28 gennaio 2016 at 20:34

    Salve Sig. Marchi

    La mia prima domanda è: Come stà? Io ” spero ” bene….

    Citando questo suo finale: ” La speranza non è mai l’ultima morire…”

    me ne viene a me una iniziale con un interrogativo: e se quella “speranza ” è l’ultima -a – morire perchè ci uccide tutti prima ?

    Ricordo di aver fatto un’ altro intervento su questo tema e quello che leggo oggi mi fa davvero riflettere. L’essere umano porta spesso con sè una Verità…e quello di cui non si rende conto è che questa presunta verità è animata dal desiderio del “Possedere..”.

    * Un compagno
    Io Posseggo questa mia verità: “Di cosa parlate, ma chi vi credete di essere?
    Dovreste solo prendere esempio sia teorico che pratico da compagni come Karim che dai centri sociali e tutto quello che fanno di concreto ogni giorno……”

    *Fabrizio Marchi
    Ed io Posseggo quest’altra mia verità:
    “E’ grazie a gente come te che la Sinistra ricostruirà la sua ragion d’essere
    P.S. invece che andare nel Rojava, a mio parere sarebbe molto più utile essere un po’ più presenti a Torbellamonaca o a San Basilio…”

    *Ada
    Sono un essere umano come Voi e quindi anche io Posseggo una verità, ed è quella di contestarle tutte .
    Allacciandomi in parte al discorso del Sig. Marchi, credo che Se ogni individuo operasse nel piccolo, dando priorità e senso al proprio dovere si ricrederebbe su tante cose, soprattutto del come si sia tutelato contemporaneamente anche il proprio diritto e quello altrui ed oggi non saremmo qui a rapportarci a distanza, a sottovalutare o sopravvalutare un comune essere umano ,Karim, o allo sbandierare sull’efficacia dell’esistenza dei cosiddetti CENTRI SOCIALI, che sono solo Prova del fallimento umano dovuto a carenza affettiva ed effettiva .

    Questa Possessione maniacale ideologica, politica, religiosa, culturale dove porta?Di cosa ci interessiamo di quello che accade o del perchè accade?

    Io credo che tutto quello che accade , anche in questa sede sia una conseguenza di tanti perchè senza risposte o peggio ancora senza domanda….

    In realtà siamo tutti animati da un ottimo senso combattivo o forse ci piace combattere perdendo non solo le battaglie ma anche il SENSO, Un compagno non me ne voglia, stò generalizzando che è peggio ancora….

    Io trovo felicità nel coltivare un sogno che lascia la ”speranza di poter continuare ad illudermi delle incertezze ubriacandomi nelle certezze “…..

    Grazie Sig. Marchi per questa lettura.
    Le auguro una buona serata .

  7. Fabio
    16 marzo 2016 at 21:44

    Basta ascoltare le dichiarazioni di Karim (peraltro numerose in rete) per farsi un’idea di cosa torna e di cosa non torna di certi “ragionamenti”

    https://www.youtube.com/watch?v=-JTHLtiaMAg

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