Dialogo sopra Bertinotti

Bertinotti“ATTENZIONE IL VIDEO di you tube su BERTINOTTI È UNA FALSITÀ. Come promesso in altro post ho completato un accertamento di verità attorno alle sue dichiarazioni. L’intervento dal titolo “I vinti giusti: un certo sguardo sul futuro” è stato fatto a Todi durante un’ iniziativa del Partito Radicale. La sua durata è di circa. h 1,30. L’ho sentito TUTTO ed è assolutamente truffaldino isolare i 4 min che vanno dal 48 al 52 dell’intervento. Li si critica la deriva totalitaria dello stalinismo – che condivido come difensore di “Praga sola” – l’omertà dell’intellettualità di sinistra – che condivido come critico hegeliano degli intellettuali “separati” – e infine si sostiene che del liberalismo (cioè del pensiero politico borghese) va recuperata la libertà individuale di coscienza – una banalità da condividere -. Chi avrà pazienza può riascoltare tutto il discorso che riguardava la sconfitta delle culture politiche “profetiche“, cioè cattolicesimo, comunismo e anche liberalismo. Non c’è alcuna abiura ma la tesi, da sempre di Bertinotti, di rimescolare e di ibridare queste culture in quanto “anticapitaliste“. Ho qualche dubbio sul “liberalismo” e molti su facili mescolamenti che alludono a confusi “movimentismi” sui quali molto sperò Fausto, tuttavia l’80% del suo ragionamento lo condivido (fine destra/sinistra, fine progetto “profezia” politica, nascita dell’oligarchia tecno-capitalista e democrazia come retorica, come apparenza). A questo punto andrebbero fatte le necessarie osservazioni sull’indecenza dei media e anche sul “consumo” frettoloso che avviene sui “social” di ragioni ridotte per pigrizia o per dolo a sensazioni. Il risultato è sempre lo stesso: pensiero all’ammasso!”

Ribadisco poi:

“Credo che si possa e debba dissentire dagli argomenti ma la barbarie e l’ignoranza -nel senso ignorante del termine- stanno nello “stalinismo sistematico”, nelle volgarità e banalità (il maglione di cachemire…) dette della persona per sfuggire al pensiero. Dell’altro  e del proprio!

STEFANO informa:

 “Bechis è ex direttore del Tempo e ora pezzo grosso di Libero.”
                

Commento quindi:

“In pratica la stampa italiana è in condizioni assai vicine alle operazioni di “dossieraggio” dei servizi segreti. È come se la “profezia” di Pasolini sulla corruzione intellettuale e morale dei media sia la vomitevole realtà che tutti i giorni da spettacolo!”

Interviene nel merito RITA:

“Caro Roberto, è difficile condividere la tua difesa di Bertinotti. Non ho commentato nessuno dei post su di lui perchè non suscita più in me alcun interesse la sua figura. Come molti ho subito, per un periodo molto breve in verità, il fascino della sua affabulazione, forse anche chi non seguiva in toto il suo pensiero certamente avrà avuto qualche momento di ripensamento critico di fronte al leader del’ movimento dei movimenti’ che riusciva a coagulare aspettative forti come la ‘rifondazione comunista’. Non ho trovato in rete il video integrale, non ho dubbi comunque sulla sua potente capacità retorica. Sono i fatti però che contano, e i fatti ci dicono che proprio quando ‘il movimento dei movimenti’ necessitava di un’organizzazione forte per le sfide che si stavano preparando e non era più tempo di parlare per slogan, ma entrare nella carne e delle questioni: sanità, lavoro, istruzione, lui che fa? Si sfila, le derive già presenti culminano nel 2007, quando la crisi iniziava a manifestarsi in tutta la sua gravità e quando era necessario puntare i piedi. E lui che fa? Si sfila e si ritira a vita privata. Bene, come definire siffatto uomo? Qualche dubbio viene quanto meno sulla sua coerenza. Questa non è un’analisi ci vorrebbe molto tempo, sono solo spunti. Credo che i cervelli all’ammasso possano essere alimentati anche da bei discorsi che non trovano corrispondenza nella prassi!”

Rispondo:

“Sei sempre chiara e “giusta” nella misura. Come dicevo posso difendere gli argomenti di Bertinotti perché non ho mai particolarmente simpatizzato ne per il suo eclettismo culturale ne per il suo movimentismo. Verissimo quello che dici sull’abbandono finale, come è vero però che grazie certo alla sua retorica ma anche alla sua presenza portò Rifondazione ad essere quasi un partito popolare. Accantono il merito e concludo sulla necessità di difendere il percorso collettivo, Rifondazione -che pure frequentavo con molta circospezione- dalla facile liquidazione, dal pentitismo a cui tali basse operazioni alludono!”

MANUEL riprende:

“Donini, io credo piuttosto che le basse operazioni alludano a quanto sia tonto Bertinotti. Da sempre dico che è un cialtrone teorico, una persona che legge i libri a casaccio, fa un frullato di teorie che poi ripropone cercando frasi ad effetto. Credimi io l’ho pure conosciuto ed è una macchietta: sbaglia persino i nomi degli autori che vorrebbe citare. Il tema che resta è piuttosto: perché una generazione è rimasta così affascinata da un personaggio che altrove e in altri tempi lo avrebbero preso a calci e rimandato a scuola?”

Con lui polemizza PIERVITTORIO:

“Roberto ci hai provato (e con generosità) ad approfondire, a discernere ed anche a stigmatizzare ciò che benevolmente hai definito il “consumo” frettoloso che avviene sui “social”.

Ma – vedi? – è tutto inutile.

Ecco prontamente riaffacciarsi graffianti e puntualissime critiche, sostenute da lucide e profonde riflessioni, accompagnate da raffinati e complessi ragionamenti: “tonto”, “cialtrone”, “macchietta”, “in altri tempi lo avrebbero preso a calci”….   altro che “indecenza dei media” e “pensiero all’ammasso”, robbè. 

(questi sono i rarissimi casi in cui davvero apprezzo, come unica reazione possibile, il sonoro   vaffanculo grilliano) “

Ora divampa lo scontro e MANUEL replica:

“Piervittorio, io non so lei, ma le profonde riflessioni io le dedico a chi scrive libri, propone teorie. Come ad Agamben, a Negri, a Nozick, ma non a chi legge questi autori sul bignami e ne fa contenuto di conferenze. Poi, ci mancherebbe, ognuno considera profondo quello che vuole. Anzi, forse gli anni bertinottiani della sinistra dimostrano proprio questo: la produzione di una sottocultura kitsch e pacchiana. Ricordo ancora quando sbagliava Tolstoj con Dostoevskij. Il bertinottismo è l’anticamera del grillismo: vedere le analisi di DI BATTISTA per avere una prova.”


PIERVITTORIO controreplica:

“Sig. Manuel, se avrà la bontà di rileggere attentamente il mio commento di poco fa, non incontrerà certamente difficoltà alcuna nel farsi un’idea piuttosto precisa di quale ritengo sia l’unica possibile risposta al suo precedente ed inqualificabile intervento.”

 Provo a riportare la pace:

“Calma! il mio interesse per questa “falsificazione” e soprattutto per i rancori suscitati, è motivato da un modo “personalistico” -e in definitiva moralistico- di affrontare una storia. Capisco che in questi casi “ci si lasci male” (come nelle storie d’amore) ma ora che il sentimento è illanguidito propongo è di provare a navigare con misura tra errori soggettivi (Bertinotti) e condizioni oggettive. La cultura raffazzonata di Bertinotti non mi è mai piaciuta ma era tuttavia la stimmate di un’epoca “posteriore”, Piervittorio sa quanto io sia distante dagli esiti di quella cultura, cioè dalla sua SEL. Tuttavia se accediamo al giudizio storico -sommariamente- devo riconoscere al Fausto il coraggio di aver preso una barca di ubriachi con riferimenti teorici e filosofici (il marxismo ortodosso) che cadevano a pezzi nella stagione della fine della sinistra, del sindacato. Poteva leggere meglio e di più ma sarebbe cambiato qualcosa? La politica è arte e non accademia e come l’arte abbisogna di “grazia” che nella storia significa “occasione”. La stagione che ha vissuto da dirigente politico era pessima e comunque fece quasi diventare popolare Rifondazione , più con la chiacchiera che con le idee -che però marxianamente non “cadono dal cielo” ma risultanti, relazioni, di azioni umane- . Insomma è responsabile solo della sua parte di miserie e non è il “capro espiatorio” del resto della miseria della sinistra. La verità di questa storia è nelle pagine del mio maestro, ne Il sarto di Ulm, di Lucio Magri col quale ebbi l’onore di combattere contro la liquidazione del “comunismo italiano” -non avendo mai troppo amato il PCI- . In quelle pagine è chiaro dal primo momento ciò che ora è il PD è la svendita per quattro denari di un popolo e la simmetrica debolezza di un pensiero rivoluzionario impigrito dietro un’ ortodossia crollata con Mosca. Dentro questo quadro sta la “dramatis personae” di Bertinotti segnata dal destino già consumato. Ciò ispira la mia comprensione “pietosa”! “

MANUEL risponde:

“Roberto, per essere chiari, è da quando l’ho conosciuto che dico che Bertinotti sarebbe da studiare come un caso sociologico di pacchianeria politica, Di un tempo, fine anni novanta-duemila, in cui veramente la cultura politica diffusa della sinistra aveva assunto la consistenza dello zucchero filato. Basta vedere come da quel momento si è andati avanti con parole tappabuco: moltitudine, alterità, alternativa, partecipazione. E Bertinotti veniva adorato perché dava una possibilità a tutti di improntare un discorso apparentemente sensato e coerente. Mentre invece erano citazioni da bacetti perugina pronunciate con la erre moscia. Insomma, vale il detto di Conan Doyle “uno sciocco troverà sempre uno più sciocco pronto ad ammirarlo”.
     

 Preciso quindi:

“Manuel è così ma il suo “tenerume” va considerato anche sotto il profilo pedagogico di “popolarizzazione”. Il politico è un mediatore tra culture alte e basse, quando quest’ultime sono troppo basse, ovviamente si ottiene un cattivo “ammezzato”. Togliatti mediò marxismo con idealismo crociano in presenza di ricche ed esigenti culture popolari (contadine, operaie, cattoliche). Ne deriva quella formazione che Costanzo Preve definisce “Partito Storicista di massa” cioè “veniamo da lontano e andiamo lontano”. Fede potente e fondata!”


Le conclusioni provvisorie le lascio al buon senso di FRANCESCA:

“Ecco, hai detto bene Roberto, mediazione tra culture alte e basse. La mia cultura non è alta quanto quella tua e di Mauro anselmi, nè ho mai pensato che Bertinotti avesse le qualità per condurre le masse o rappresentasse la cultura popolare e operaia ma, santo cielo, con tanta gente che vorrei crocifiggere certo l’ultimo mio pensiero andrebbe a Bertinotti. Continuiamo così, facciamoci del male.

Per carità la critica si può fare liberamente a chiunque, va bene riflettere ma per una di poca cultura e tanto buon senso era più comprensibile il discorso con la erre moscia che lo sfogio su agamben, nozick … Non sono all’altezza e comincio a pensare che tante teorie non hanno prodotto poi molto nella pratica.”

Ovviamente il dialogo rimane aperto!

 ………

IN APPENDICE, avendo  citato Costanzo Preve, mente filosofica lucidissima, e per completezza del quadro  rinvio alla sua stroncatura maggiore del “bertinottismo”

 http://www.kelebekler.com/occ/bertinotti.htm

1 commento per “Dialogo sopra Bertinotti

  1. armando
    9 settembre 2014 at 12:00

    Premetto che scrivo da esterno, e che le vicende di Rifondazione, più ancora quelle di Bertinotti, non mi hanno mai appassionato. Detto questo, affermo che finchè la sinistra nelle sue varie articolazioni, più o meno pittoresche per copiare un termine che usa volentieri Costanzo Preve, continuerà nella sua litania antimaschio e profemminista, come se il capitale si identificasse nel “fallo” mentre oggi è vero esattamente il contrario, non caverà un ragno dal buco. Al contrario, sarà sempre più culturalmente funzionale alla strategia del capitale. Ad onta dei vari black_block, dei più o meno trinarciuti servizi d’ordine e di tutto l’apparato scenico che vorrebbe dimostrare quanto è anticapitalista. Vendola, che certo è per la non violenza, può essere preso ad esempio dell’involuzione della sinistra sedicente anticapitalista che ha finito per sposare l’ideologia femminista, genderista e omosessualista. Del PD non vale nanche la pena di parlarne. E’ del tutto evidente la sua piena funzionalità, anzi il suo obbiettivo di esserne la guida, al capitale globalizzato e finanziarizzato.

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