Strage di Parigi: il casus belli che ci aspettavamo

L’Isis ha fino ad ora rappresentato gli interessi della NATO e delle multinazionali, facendo il lavoro sporco che l’opinione pubblica internazionale non doveva sapere.

La strage di Parigi è il casus belli che serviva alle diplomazie ufficiali per intervenire direttamente nel conflitto siriano dove l’Isis stava perdendo le sue posizioni in seguito all’intervento della Russia.

Francia, USA, UK, Israele e i loro alleati intervengono in nome di una guerra ad un terrorismo islamico che loro stessi hanno sempre diretto e finanziato. Questo ha dimostrato Putin denunciandoli nel suo intervento al vertice del G20 di Antalya Terrorismo-Russia ONU-Sicurezza-Arte-Contrabbando

Almeno i nazisti avevano il coraggio di dichiarare apertamente la loro ideologia e i loro scopi.

Il nuovo ordine mondiale opera attraverso la finanza e il terrorismo per i medeismi scopi di dominio ma ingannando le popolazioni e usando cinicamente le stragi per manipolarne l’opinione.

Serviva una scusa per fermare la Russia che ha scompaginato sul terreno i loro piani.

Ora siamo in guerra. Una guerra che il capitalismo ha scatenato contro la democrazia, il diritto dei popoli e il benessere di tutti. Per affermare invece l’obbligo feudale di sottomissione a pochi gerarchi che accentrano nelle loro mani la ricchezza mondiale.

 

2 commenti per “Strage di Parigi: il casus belli che ci aspettavamo

  1. MAURIZIO BAROZZI
    17 novembre 2015 at 9:12

    NON SOLO MA GLI EFFETTI DI QUESTO TERRORISMO BEN GIOSTRATO VANNO ANCHE PIU’ IN Là , OVVERO A CAMBAIRE LA COSTITUZIONE, COME CHIEDE HOLLANDE PER AVERE LIBERTà DI SCENDERE IN GUERRA A COMANDO.

  2. Paperotto
    18 novembre 2015 at 10:13

    Uguale a 9/11. Allora serviva una scusa per andare in medio oriente e crearono un evento di portata mondiale, adesso hanno fatto le cose più in piccolo ma l’effetto è stato uguale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di essere al corrente che i commenti agli articoli della testata devono rispettare il principio di continenza verbale, ovvero l'assenza di espressioni offensive o lesive dell'altrui dignità, e di assumermi la piena responsabilità di ciò che scrivo.